domenica 14 agosto 2011

Festiva di Locarno 2011: Low life / Sette opere di misericordia / The policeman

  • Locarno 8 agosto 2011, Festival.. tra il Fevi e l'ex Rialto, il tempo ci da tregua...
Low life


Se sulla carta Low life poteva avere qualche chance di sembrare interessante a qualche minuto dall'l'inizio si rivela nella sua più totale pretenziosità. Film realizzato da ben due registi (con poca capacità comunicativa tra di loro oltre che con il pubblico) che  si sono dati manforte nell'indugiare inutilmente in una storia a dir poco sconclusionata.
Moralmente Low life vince l'Ernia di marmo, celebre premio metaforico assegnato da pubblico che si ritrova affetto da questa patologia dopo la visione.
Si bazzicano ambienti giovanili, pseudo universitari il cui unico impegno politico si esprime occupando appartamenti. Ovviamente ciò si evince dal catalogo ufficilae del festival in cui il film è presentato con la didascalia "L'amore ai tempi dello squat". Per quel che mi riguarda potevano anche pagare affitti da 1000 euro.
L'incipit è da crisi isterica... i giovani disadattati si esprimono in versi. Mi tramuto in un'attrice del cinema muto, mi metto le mani tra i capelli, la bocca distorta in una smorfia, gli occhi allucinati... Un urlo interiore mi dilania... nooooooo..... in versi non ce la posso fare!!!!
Ma la mattina, vista l'esperienza del panino stantio del giorno prima, ho saccheggiato una COOP locarnense e ho lo zaino pieno di prelibatezze: dolcetti al limone bio, fagottini di pera e cioccolato, crostata Linzertorte, cracker al sesamo e pure una pesca, che però non ce la siamo mai mangiata e credo che sia tornata coraggiosamente con noi a Roma.
Sfogo la mia disperazione sul cibo e in effetti il prelibato dolcetto al limone mi calma la crescente voglia di insultare, ogni volta che lo incrocio, Olivier Père, il suadente patron del festival.
Dicevo... studenti e appartamenti occupati, poi un poeta afghano.
E qui potrei chiudere il discorso... un poeta afghano... Un poeta afghano e clandestino. Si riesce ad immaginare qualcosa di più intrinsecamente palloso?
La bella del gruppo si innamora senza un vero perché e il suo capelluto lacché si rosica l'anima.
Quest'amore non porta da nessuna parte e si intreccia con le vicende di un gruppo di clandestini di colore che fanno fatture a danno dei poliziotti che cercano di rimpatriarli. Parole, parole, parole.... ciondolamenti, discorsi troncati a metà o forse ancora prima di iniziare, movimenti di camera che avrei potuto fare un set di presine bicolori all'uncinetto per le pentole. Il film sembra non finire mai, l'effetto dolcetto al limone comincia a svanire e rinasce la voglia di  prendere i protagonista a schiaffi i  a due a due fino a che non diventano dispari.
Alla fine, incomprensibilmente, applausi.
Scopriremmo poi che si applaude a tutto anche se si proiettasse il filmino delle vacanze a Milano Marittima della celebre casalinga di Voghera.



The Policeman

Film israeliano e come tale interpretato da israeliani. Questo è un dato importante perché gli israeliani sono tra gli uomini più fighi che esistano. Cioè, zitti zitti, questi sono passati dal rappresentare il cliché dell'ebreo col naso adunco, un po' curvo, magro e occhialuto a dei pezzi di uomini che, anche senza volerlo, fanno venire la bava alla bocca. Il policeman non fa eccezione e sebbene indossi la divisa, come si evince dal titolo, sta giustamente a torso nudo, mostrando generosamente i pettorali scolpiti.
Gradasso, un po' superficialotto, donnaiolo e interessato solo a sé stesso nonostante la paternità incipiente il poliziotto passa le sue giornate tra lavoro e amici. Amici tutti belli come lui, con cui c'è un cameratismo fisico che da un momento all'altro ci si aspetta che tutto si trasformi in un gay movie di qualità. Invece no... quest'omosessualità latente se la tengono dentro tutti quanti, poi, alla fine del primo tempo, manco fosse "Dal tramonto all'alba" si cambia completamente registro e si passa al ritratto un gruppo di giovanissimi terroristi che non sono arabi ma israeliani anch'essi.
Insomma... un po' come è successo in Norvegia... la serpe in seno.
Capeggiati da una ragazza capace di tenerli tutti per le palle, il gruppo di giovani arriverà a mettere in atto il piano messo punto, dopo mesi di addestramento e indottrinamento. Finiranno malissimo proprio per mano del poliziotto e dei suoi colleghi.
Se tutto il film è ben diretto con una bella suspance e anche solo raccontando una storia con un certo savoir faire quello che delude è il finale che lascia senza una vera e propria presa di coscienza, concludendosi alla chetichella senza che i protagonisti chiudano il cerchio delle loro esperienze ed ipotetiche evoluzioni.
Indubbiamente comunque buono il film e boni gli israeliani.


Sette opere di misericordia

I fratelli de Serio hanno scomodato niente di meno che uno dei miei miti personali: Roberto Herlitzka, un attore che ha la capacità di rendere capolvaoro qualunque cosa si lustri della sua presenza.
Purtroppo queste sette opere di misericordia, tra i tanti difetti, hanno anche quello di aver sprecato la presenza di questo straordinario attore e già solo questo sarebbe imperdonabile.
Il presupposto extracomunitario che quest'anno sembra essere il polo attorno al quale ruotano le urgenze di cineasti di ogni luogo e genere, si concentra sull'incontro tra periferia torinese e Romania.
Tra soprusi e abusi dovrebbe esserci una parabola di redenzione che prende forma tra sguardi impercettibili e momenti critici. Nulla da rimproverare al cast, la bella e brava Olimpia Melinte, lo straordinario Herlitzka, come il debutto del ragazzino romeno. Francamente non comprensibili i due camei di Ignazio Oliva e Stefano Cassetti, ridotti a comparse.
Sette opere di misericordia oltre ad aggiudicarsi il premio ex-aequo con low life per l'ernia di marmo è uno di quei casi inspiegabili paradigmatici nel nostro paese di come il cinema si perda in una deriva intellettualoide totalmente precostituita sulla carta ed elaborata esclusivamente nella sua forma tecnico/estetica. Un gran lavoro di macchina da presa volutamente (eccessivamente) lenta in cui lo stilema non fa altro che ripetersi stancamente. La ricerca di una simmetria posticcia non giova poi ad una sceneggiatura ridotta a poche frasi e ad una serie di grugniti.
Fuori tempo massimo l'ennesima suddivisione tramite scritte a tutto schermo che indicano  una ad una le opere di misericordia (alcune delle quali totalemnte stravolte, ma vabbè...).
Un film freddo in cui tutto è guardato attraverso un vetro e non comunica alcun vissuto.
E' stata dura arrivare alla fine e ho meditato realmente di abbandonare il cinema.
L'incontro con i registi dopo il film non ha cambiato la sensazione. Due ragazzi giovani che hanno proclamato di non aver fatto un film religioso ma poi non hanno fatto che citare le sacre scritture, che hanno sottolineato la loro intenzione di ricreare un coté pittorico, citando Caravaggio.
Io ho fatto la mia opera di misericordia mentre ero lì. Mi sono stata zitta e ho evitato di fare domande che inevitabilmente avrebbero portato a chiedere loro cosa li aveva spinti al cinema di finzione (pare che abbiano un passato di doumentaristi) e soprattutto grazie a chi erano arrivati ad avere questa opera prima presentata a Locarno...

Buone le brioche, i dolcetti e anche i panini. Perfetto per una sosta per un pranzo leggero, ottimo per la colazione e la merenda! Nel link trovate descrizione e indirizzi!

4 commenti:

Annachiara ha detto...

Ah che splendore Locarno! Ci ho passato i miei anni gioivanili al festival. Sono altamente 'nvidiosa!

veri paccheri ha detto...

ahahah l'ernia di marmo :-))
peccato tu non abbia fatto le domande, chissà cosa avrebbero risposto :-) belle le cronache da locarnia, un po' meno, da quanto evinco, i film... ma quello che ha vinto è davvero così terribile?
un abbraccio!

Kelvin ha detto...

Ciao Marzia,
Se ti va di leggerla, ti ho scritto una mail all'indirizzo di questo sito riguardante la Mostra di Venezia e qualche 'consiglio' 'logistico' sugli alloggi. Ho visto che eri interessata...
Un saluto.
Sauro

Il cinefilante ha detto...

per annachiara... l'anno prossimo ci si potrebbe andare tutti quanti!!!
per veri paccheri... quello che ha vinto non l'abbiamo visto... ma se per caso lo fanno, alla rassegna "locarno a roma" c'è qualcuno qui che avrebbe voglia di procurarsi un'altra ernia... indovina chi? ;-)
per kelvin: Thanks!!!!!