sabato 14 aprile 2018

Ready Player One

Cinema Moderno di Piazza Esedra/della Repubblica.
Spettacolo delle 18.40, tipo 40 minuti di pubblicità, mortacci loro.
Il trailer degli Avengers ce l'hanno fatto vedere almeno tre volte.
Valga l'invito che più avanti gentilmente rivolgo a Steven Spielberg.



Al cinema gratis con il Ballestrero, che ha una convenzione aziendale.
A proposito qualcuno gli ha hackerato l'account e il suo blog è andato perduto come lacrime nella pioggia. Essendo lui una personcina a modo ha da parte tutti i suoi articoli ma al momento non ha né voglia né modo di rimettere in piedi tutto quanto. Ve lo saluto io, state tranquilli.



Quando ero piccola i fornai chiudevano il giovedì pomeriggio.
Era un bel fastidio se proprio in quel momento si aveva voglia di un pezzetto di pizza bianca.
Oggi non è più così, a qualsiasi ora del giorno e della notte puoi uscire e trovare qualcosa di aperto dove fare la spesa.

Non ho mai amato Spielberg, la sua scelta di piacere a tutti,  commerciale,  furbo, senza mai uscire dalle righe. Gli alieni per lui sono sempre e solo stati buoni, bruttini e rugosi ma buoni.
I dinosauri, un vero colpo basso, una serie di film talmente inutile che non merita di essere citata.

Ready Player One  invece è uno spettacolo magnifico e da un senso alla visione sul grande schermo, perché non c'è megaschermo che tenga di fronte alla moltitudini di universi rappresentati.

Chi decide tristemente di affidarsi ad una televisione, seppur enorme, dovrà accettare che le dimensioni contano e quelle di Ready Player One sono smisurate.

Nessun attore di grande richiamo, bel coraggio, che quando c'è la storia non hai bisogno di un Johnny Depp ormai posticcio e nella memoria comunque resteranno sempre più gli avatar digitali delle loro versioni umane.

A questo proposito vado un po' a curiosare tra i protagonisti.
Mi colpisce Mark Rylance, soprattutto per il doppiaggio orrendo.
Ho già detto che il il film è doppiato a cazzo? Mi sembra di no. Bè il film è doppiato a cazzo.
Per il doppiaggio valga l'invito che più avanti gentilmente rivolgo a Tarantino.

Insomma Mark Rylance vedo pure che è stato protagonista di un film dei fratelli Quay.
Bè andiamo a vedere. Cioè dopo quaranta minuti volevo andare a comprare un cilicio per riprendermi e mettermi un po' di buon umore.

Pur nell'appassionante visione comunque la memoria però non può evitare di andare a The Congress, un bel film del 2013 (da un lungo racconto di Stanislaw Lem) che in definitiva mette in scena esattamente la stessa sostanza, sebbene al posto del visore basti ingoiare una pillola.Meno citazioni e inseguimenti supersonici ma il dramma di una civiltà ridotta alla povertà e alla schiavitù fisica e intellettuale, in balia di un'illusione alla portata di tutti è proprio la stessa.

E di fronte alla fine di una civiltà è un tantino raccapricciante che la soluzione spielberghiana sia di chiudere al mondo virtuale il martedì e il giovedì, proprio come le panetterie degli anni '70.
Sì, vivete tranquilli una vita demmerda che tanto non avete altre possibilità, spacciatevi pure per qualcun altro ma non  il martedì  e il giovedì, no, in quei due giorni state a casuccia a farvi le coccole o a dare le capocciate al muro.

Io la butto là, come di consueto in maniera tenue e delicata... Ma mavvaffanculo Spielberg a te e a tre quarti della palazzina tua.
Cioé mi scomodi Parsifal e il Santo Graal, proponendomi pure letture a livelli più profondi e poi mi baratti tutto per due giorni di riposo settimanale?

E passo al vero problema di Ready Player One, le citazioni.
Le citazioni dovrebbero proibirle per legge. A Tarantino l'ergastolo.

Di quale pochezza siamo fatti per trarre il godimento principale nel vedere replicate immagini di film già visti, di personaggi che conosciamo a memoria?
Impossibile stare dietro a tutte le citazioni di Ready Player One, impossibile.
E quindi tutti a cercarle, ad elencarle, con la luce negli occhi e nel cuore, come se il Cinema fosse morto e si cibasse di sé stesso.
E noi spettatori a mangiare avanzi felici e contenti, con tanta soddisfazione.
Chiedo troppo a volere un'idea nuova, mentre stanno facendo il remake di Matrix?

Oh però, cazzo bisogna dirlo, Ready Player One è fico che più fico non si può e ci si diverte un mondo.
Quindi lo consiglio vivamente.
Ma evitate di andarci il martedì e il giovedì, potreste avere un'amara sorpresa.

Doveroso l'abbinamento cinematografico con The Congress, un film che praticamente non si è filato nessuno e che invece è molto interessante. A me è piaciuto molto. Esticazzi, direte voi...

giovedì 29 marzo 2018

Egon Schiele: Tod und Mädchen, recensione in due tempi con digressione sull'arte ai tempi di Facebook e una considerazione su Kevin Spacey

Recensione in due tempi.
Il primo tempo l'ho scritto appena visto il film (luglio 2017).
Il secondo tempo l'ho scritto in questo momento, nel 2018.



Visto al Forum di Cultura Austriaco in Viale Bruno Buozzi che di per sé è già un bel vedere.
Incontro con il regista e la sceneggiatrice prima della proiezione.
Fila lunghissima per entrare e controllo con il metal detector.
Per accedere al giardino passaggio per la splendida biblioteca, con mobili e lampade d'epoca.

Primo tempo
Parliamoci chiaro, se vi andate a vedere le foto del vero Egon Schiele vi ricorderà una specie di Mr. Bean d'epoca, se invece guardate il film scoprirete che l'interprete, Noah Saavedra, è decisamente interessante, tanto che per tutto il tempo mi sono chiesta perché avessero invitato il regista e la sceneggiatrice quando potevano farci trovare l'attore, che magari aveva un debole per le donne mature e procaci e non si sa mai, a Roma, in una sera d'estate.


Diciamo che è sempre interessante gettare uno sguardo sulla possibile vita privata di un'artista, anzi di due artisti, perché qui c'è anche un po' di Klimt oltre che Schiele.
Il problema nasce quando al di là dell'immensa produzione artistica ti trovi di fronte un personaggio discutibile sul piano umano. Ci si interroga su come sia possibile che la modernità dell'opera e l'espressione spregiudicata del tratto scavato e spigoloso non corrispondano ad un vivere altrettanto spavaldo. Si scopre che Egon fa delle scelte personali dettate da puro interesse economico, ha tendenze incestuose e probabilmente anche derive pedofile ma cosa più teribile mette in secondo piano i sentimenti e la sua amante/modella Wally Neuzil. per un volgare matrimonietto di interesse.
Insomma va a finire che Schiele ti sta un po' sul cazzo e anche Klimt non ne esce bene del tutto.
Per il resto forse è poco credibile l'atmosfera alla Tutti insieme appassionatamente in un'Austria prebellica che sembra godere del clima della costiera amalfitana.

Secondo tempo
Penso al povero Kevin Spacey, che per aver approcciato in maniera un po' decisa un ragazzo, di cui non si ricorda nemmeno più, l'hanno addirittura tolto di peso da Tuttii soldi del mondo, in cui interpretava il tirchio Paul Getty, colui che non volle scucire un dollaro per il riscatto del nipote.
E a quel nipote gli tagliarono un orecchio, un atto atroce che resta uno degli incubi della mia infanzia.
Ebbene, dicevo, hanno preso tutte le scene in cui c'era Kevin Spacey e le hanno fatte rigirare a Christopher Plummer (che molti anni prima aveva interpretato Tutti insieme appassionatamente).
E non solo, vogliono pure continuare House of Cards senza di lui  (senza nemmeno sostituirlo con Christopher Plummer).
Quanta ipocrisia, povero Kevin, mentre le vicende private di Schiele sono dimenticate e i suoi quadri sono in tutti i musei.

Digressione sull'arte ai tempi di Facebook
I quadri di Schiele... Schiele piace a tutti.
Sputtanati i girasoli di Van Gogh, che li abbiamo visti ovunque, dai calendari ai tappetini per il mouse e alle piastrelle della cucina, avendone piene le tasche dei baci e degli alberi della vita di Klimt con la foglia d'oro a fare da sfondo, per qualche strano motivo Schiele piace a tutti.
Non le ninfee di Monet o la non pipa di Magritte ma i nudi di Schiele trovano spazio nella rosa degli artisti preferiti del radical chic d'ordinanza.
Diciamo la verità, dichiarare di adorare Schiele fha la doppia valenza di farci sentire un po' tutti degli intenditori di arte sopraffini e anche di provare quel brivido di riconoscersi nel tormento del sublime.
E invece tiè! Schiele è un borghese egocentrico.
Detto ciò il film è uscito di straforo in qualche cineclub. Tutti, su Facebook, a condividere l'evento ma alla fine credo non ci sia andato nessuno a vederlo.
Viviamo davvero in un'epoca particolare.

Considerazione su Kevin Spacey
Secondo me Kevin Spacey se lo ricorda benissimo il tizio che ha sbattuto sul letto in maniera un po' diretta ma di fronte a questa denuncia tardiva si è tolto lo sfizio di farlo sentire una nullità, dichiarando di non ricordare nemmeno chi fosse.
Sì, denunciami pure, toglietemi Tutti i soldi del mondo, toglietemi pure House of Cards, but I'm sorry babe, I dont even know who you are.
Un grande.

Abbinamento floreale e decisamente stagionale con il parco Tulipark, in Via della Giustiniana, alle porte di Roma, che nei prossimi giorni fiorirà con ben duecntomila tulipani. Io ci andrò sicuramente!


lunedì 26 febbraio 2018

Il filo nascosto


 


ATTENZIONE SPOILERONE MAGNO CUM GAUDIO

Inizia bene il filo nascosto, una qualità di cinema superiore, sembra un film in bianco e nero e invece è a colori ma suadenti, tone sur tone.
C'è l'eleganza, la precisione nei gesti, negli sguardi, c'è il recupero pure dell'alta sartoria in un'epoca di industria cinese al ribasso.
Oggi diremmo che lui è uno stilista ma in realtà il personaggio interpretato da Daniel Day Lewis non ha frequentato l'Istituto Europeo per il Design, si è formato con ago, filo e passione forgiata da un lavoro duro e metodico.
Creare abiti è diventata una missione e un rifugio. Gli abiti a dire il vero sono brutti un colpo, non hanno nessun fascino, sono i prodotti di un artigiano eccezionale ed è impossibile infatti non rilevare che Mr. Woodcock sia quanto di più lontano ci possa essere da Valentino.

Ma vi racconto la storia, che è cosa assai  curiosa.
Mr. Woodcock che in italiano dobbiamo inevitabilmente tradurre con Signor Cazzodilegno (e avrei tanta voglia i chiedere a Paul Thomas Anderson cosa l'abbia spinto a scegliere questo cognome così specifico) si invaghisce di una cameriera che esteticamente sembra avere lo stesso pudore di una Joan Fontaine dei bei tempi. La ragazza non ci pensa due volte a lasciare la sua promettente carriera e a diventare la sua amante.
Amante... che sia l'amante lo intuiamo, perché proprio come in un film degli anni 50 non ci è dato mai sapere cosa accade veramente oltre la porta della camera da letto.
Possiamo solo immaginare.
E cosa immagina il Cinefilante, con la sua fervida fantasia?
Non mi immagino niente.
Il signor Cazzodilegno è quanto ci sia di più noioso sulla faccia di questa terra, oltre che petulante e isterico. Lei di contro è una scopa secca (da ora in avanti la chiamerò così) perennemente spettinata. Carica erotica tra i due protagonisti vicina allo zero assoluto, che ricordo essere - 273,15 gradi.

Ma dai, almeno ci sarà un'intesa intellettuale tra Cazzodilegno e Scopasecca?
No, manco pe' gnente, evidentemente l'unica cosa che hanno in comune è il legno, presente sia nel cazzo che nel manico della scopa.
Cazzodilegno dopo un po' si stufa ed è allora che Scopasecca prende sorprendentemente in mano la situazione, con gran stupore  dello spettatore che al massimo si aspetta un suicidio. 
Insomma Scopasecca va a raccogliere i funghi e gli prepara una zuppetta avvelenata.
Il sapiente dosaggio del fungo velenoso è calibrato non per una risoluzione definitiva bensì per per dolori atroci, ingestibile vomito e cacarella, brividi e dolori atroci.
Scopasecca asciuga il sudore sulla fronte di Cazzodilegno, lo accudisce come una badante consumata e lui come un omuncolo di mezza età, che necessita pù di personale di servizio che di una compagna, la sposa.
Poco tempo dopo però si rompe i cojoni un'altra volta ma Scopasecca è lì pronta con altri funghi.
Questa volta lui capirà il gioco perverso ma vi si sottometterà volentieri in nome della follia di entrambi.

Ma per amor del cielo, no Paul, no, proprio non ci siamo.

Sì lo so, non ho parlato del rapporto con la madre morta, del rapporto con la sorella complice e istigatrice, del filo nascosto, della splendida colonna sonora, di tutto il pippone sull'inversione dei ruoli tra schiavo e padrone... ma di fronte a tanta critica iperbolica non sapete il gusto di ridurre tutto alla strana storia di
Cazzodilegno e Scopasecca.

E arrivo pure a Daniel Day Lewis, bravissimo per carità, ma ci sta sfiancando da anni con questa storia che non vuole più recitare. Per me comunque resta sempre il tipo che lasciò tramite fax Isabelle Adjani, incinta di pochi mesi di loro figlio.

Doveva essere il cinema con "C" maiuscola, doveva riscattare tanta immondizia commerciale, mettere fine alle guerre e portare la pace nel mondo...  E invece la magnificenza della regia, la cura maniacale del dettaglio, la confezione simile a quella che Cazzodilegno dedica alla fattura delle sue creazioni si riduce a 50 sfumature di grigio estremo.


Abbinamento cinematografico con La ragazza del peccato, di Claude Autant-Lara del 1958 con una giovane Brigitte Bardot e un dolente Jean Gabin, due volti che meglio avrei visto (giocando al Fantacasting) nei ruoli dei due protagonisti de Il filo nascosto. Da recuperare.

martedì 5 dicembre 2017

Riccardo va all'inferno


Giovedì 16 novembre, ore 21.00
Casa del Cinema a Villa Borghese, proiezione di cortesia con embargo


 

Divertente questa cosa dell'embargo, vedi il film ma non ne puoi parlare ufficialmente sui social media fino al 27 novembre.
Firmi una liberatoria che se vieni meno all'impegno Roberta Torre in persona viene sotto casa tua e sotto la finestra del salotto ti urla li meglio mortacci tua.
Prendo molto seriamente la cosa ma il giorno dopo c'è un articolo di tipo 76 pagine su La Repubblica.
Non oso immaginare le rimostranze.
Fatto sta che poi io il 27 avevo parecchie cose da fare e mi sono ritrovata oggi che è il 5 dicembre, che ancora non ne avevo parlato.
Vengo al film, dunque!
...Piaciuto moltissimo, visionario, struggente come solo Shakespeare sa essere, onirico e psichedelico e che Massimo Ranieri si sentisse a suo agio con la psichedelia lo sapevamo, visto che già nel 1971 cantava Erba di casa mia. Volto meraviglioso che si da completamente alla macchina da presa e non da meno sono tutti altri, Sonia Bergamasco e Silvia Gallerano, fantastiche, fantasmagoriche.
Splendide anche le musiche, non a caso di Mauro Pagani, ma quello che colpisce veramente lo sguardo dello spettatore è la capacità della regista di fare un gran cinema con trovate sfavillanti, eccessive e affascinanti. La luce è grande protagonista di questo film, dove ogni sfaccettatura brilla e si riflette, creando un mondo a sè stante. Poco importa se distrattamente si cita il Tiburtino Terzo, non c'è una vera romanità a caratterizzare la storia, anzi direi che fortunatamente si va oltre oltre qualsiasi provincialismo per entrare in una dimensione universale.
Un corpo di ballo strepitoso, aggiunge lustro e decoro a molte sequenze.
Si pensa a Jeunet e Caro e al Rocky Horror, a certe cose di Julie Taymor e inevitabilmente anche a Baz Luhrmann (e anche alle differenze di budget che però non penalizzano questo Riccardo).
Roberta Torre dirige con grande personalità la piece shakesperiana, la veste e  la sveste, si diverte, ci ricama sopra, scova e scava i volti ma predilige le maschere.
Un film magari non per tutti ma per chiunque voglia ancora godere della magia del grande schermo e di tuffarsi in un cinema di grande potenza evocativa.
Grande dispendio di costumi, cerone, manicure e smalto per le unghie.
Io lo do come privilegiatissimo per rappresentare l'Italia agli Oscar. Vediamo un po'....

Oggi abbino a questo bel film un posto che ho scoperto poco tempo fa a Trastevere. Un posto che defiire una bottega di ceramiche sarebbe veramente riduttivo e erroneo perché si tratta di molto altro.
Fatevi un gitro da Studio Forme.



domenica 15 ottobre 2017

Ma loute

Premessa:
Stavo facendo un po' di pulizia tra le bozze incompiute del blog (che sono parecchie) e ho trovato la seguente che in realtà era pronta per la pubblicazione ma mancavano i link video/immagini e l'abbinamento. Ad oltre un anno dalla visione vi regalo la recensione di Ma Loute.
  • Mercoledì 7 settembre 2016 Cinema Quattro Fontane nella via omonina, spettacolo delle ore 20.00
  • Poca in gente in sala


Tangenziale intasata, qualche minuto per intercettare all'appuntamento a Piazza Lodi il mio amico (responsabile della scelta del film), qualche errore nel prendere i sensi di marcia, parcheggio non proprio facile da provare... in ritardo clamoroso ma ce la facciamo.
E' il destino mi dico! Questo film andava proprio visto, penso!
Ma il destino a volte è crudele, addirittura beffardo.

Io totalmente all'oscuro, adoro andare a vedere un film a scatola chiusa.
Scopro che c'è Fabrice Luchini e sono tutta un gaudio, c'è Fabrice, c'è Fabrice!
Adoro!!!!
Adoro stocazzo.

In meno di cinque minuti, al di là dell'ambientazione divina e i costumi perfetti (ai quali assegno il Cinefilantino d'oro, massimo riconoscimento al quale si possa ambiere se si è dotati di: intelligenza,
sagacia e dono della conversazione brillante),  si svela l'amara verità.

Recitazione agghiacciante, sopra le righe, eccessiva, smisurata, vorrebbe forse essere grottesca ma è solo fastidiosa. Il tutto è aggravato da cigolii continui, scricchiolano gli stivali, cigola il suolo sotto il peso abnorme del poliziotto e i coltelli stridono sui piatti.
Tutto esasperato, ripetuto all'infinito, insopportabile.
Quello che sembrava un colpaccio da cinefili scicchissimi si rivela una condanna infernale.

Ci sono tutti i presupposti per abbandonare la sala facendo tuonare un malimortacci vostra e chi non ve lo dice con la mano alzata ma non riusciamo a credere che ciò a cui stiamo assistendo sia vero e speriamo che un colpo di scena dia un senso a questo pastrocchio patinato e sopra le righe.
Oltretutto siamo totalmente presi contropiede dal nostro Ego snob,  vilipeso e offeso.

Il doppiaggio è micidiale e aggrava una situazione che probabilmente anche in origine era senza speranza alcuna.

Se tutto questo vi mette pensiero aspettate di sentire la storia, di cui ora vi racconto tutto spoilerando dall'inizio alla fine.
Una famiglia di pescatori di cozze in Bretagna è in realtà una famiglia di cannibali che uccidono i turisti per cibarsene.
Il figlio maggiore dei pescatori cannibali si chiama Ma Loute e resta conquistato dall'intrigante nipote di Fabrice Luchini. Scopriremo quasi subito che però che non si tratta di una dolce fanciulla ma di un ragazzo con tendenze transgender, nato dall'incesto degli zii.
Ma Loute è di una bruttezza rara, non lo toccheresti nemmeno con una canna di bambù eppure piace nemmeno fosse George Clooney in Dal tramonto all'alba, che dio se era fico in quel film.

Una coppia di poliziotti inprobabili indagano sulle sparizioni dei turisti nella zona, nel frattempo tutti cadono. Cadono dalle scale, dalle sedie,  inciampano sulla sabbia.
E le cadute dovrebbero far ridere.

No, non è finita. Ad un certo punto Valeria Bruni Tedeschi ascende come se fosse la Madonna e poi tutti iniziano a volare. Onirico? Surreale? Grottesco?
No io ve lo giuro qui l'unico che va preso in considerazione è Franco Lechner, al secolo Bombolo.
Non comprendo evidentemente le motivazioni del regista Bruno Dumont e tendenzialmente nemmeno quelle di chi ha ritenuto opportuno  pubblicare in loop, testuali parole: "(Circa) 1 minuto di MAVVATTENE AFFANCULO con Bombolo, però ritengo altresì calzante l'invito rivolto dall'attore romano e lo faccio mio indirizzandolo alla produzione di Ma Loute.




Abbinamento difficilissimo! Ma parlando di surreale io uno aguardo a Bojack Horseman glielo dare. Senza aspettarsi chissà che cosa si resta piacevolmente sorpresi.

giovedì 12 ottobre 2017

Blade Runner 2049


Giovedì 12 ottobre 2017, Cinema King di Via Fogliano, prima un caffè da De Angelis.

Il cinema King è stato recentemente rinnovato e ora ha tre sale.

Commenti della mia amica Emanuela: "Insostenibile", "Voglio morire".



Io non so se l'ho già raccontata questa cosa, ma è tardi e me la voglio cavare velocemente.

Insomma era l'ultimo anno di liceo e durante il compito in classe di italiano mi accorgo che il mio compagno Paco non sta scrivendo nulla.
Gli faccio: "Paco, ma non scrivi?" e lui: "Sto pensando di risolvere tutto il tema con una sola parola... Un mio amico l'anno scorso l'ha fatto, il tema era "Il coraggio" e lui ha consegnato il foglio con scritto soltanto "Il coraggio è fare questo! E la professoressa gli ha messo ottimo..".
"Paco fa' un tema normale che è meglio!" gli dissi io.

Ora dopo oltre trent'anni, che Paco l'ho pure ritrovato su Facebook, prendo spunto da questo ricordo e invece di scrivere una recensione dettagliata (che ne avrei da dire) mi limito marzullianamente a rispondere alla seguente domanda "Era veramente necessario un sequel di Blade Runner?"

La risposta è NO.

E ottimo me lo do da sola!

Abbinamento con uno qualsiasi dei libri di Philip K. Dick.




mercoledì 27 settembre 2017

Valerian e la città dei mille pianeti





  • Martedì 26 settembre 2017, Cinema Lux, spettacolo delle 21.30 sala 10.

Valerian è uno spettacolo fichissimo che travolge e appassiona, denso di situazioni e personaggi in cui la storia, pur non essendo malaccio, non è che un contorno.

A me comunque è piaciuta pure la storia, certo Besson non è Harold Pinter e spesso i dialoghi sono un po' fanfaroni e gradassi ma del resto si parte dalla solita graphic novel.

Dicevo, è talmente denso che alla fine quasi ti dimentichi che inizia sulle note di Space Oddity, che non c'è verso di ascoltarla senza qualche lacrima.
E' talmente denso che quasi ti dimentichi l'incipit con l'imprimatur del grande vecchio Rutger Hauer, miracolosamente scampato alle navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione.

Forse l'unico neo è  un protagonista  maschile che sembra un quindicenne e per di più con delle tremende borse sotto agli occhi.
Accanto a me due tizie:
"Ma questo è un ragazzino ma quanti anni ha?!".
L'altra prende il cellulare e controlla l'età di Valerian, "Cazzo ma è dell'86! E' un vecchio!".
Non le degno nemmeno di uno sguardo ste stronze ma un sentito mavvaffanculo risuona a lungo nella mia mente.

Cara Delevingne incredibilmente recita,  riesce addirittura a cambiare l'espresione del viso, anche se in generale i due protagonisti hanno un perenne broncetto stile selfie instagram stampato sulla faccia.

I veri protagonisti per me restano la moltitudine di alieni, uno più meraviglioso dell'altro, ogni razza che appare sullo schermo è un viaggio meraviglioso nella fantascienza estrema.
Strepitosa l'esibizione di Rihanna così come è fantastico l'amba aradan del mercato transdimensionale.
Splendido il popolo dei Mul nella sua purezza e incredibile spiritualità.

Incredibilmente su IMDB Valerian ha un punteggio di soli 6,7.
Ma voi andate a vederlo e godetevi lo spettacolo che ne vale la pena.

Abbinamento con Gruè, ottima pasticceria in quel di Viale Regina Margherita, 95 tel 068412220.
Ci sono veramente molte cose buone da provare! C'è solo l'imbarazzo della scelta!