venerdì 11 dicembre 2009

Ink


Eh? Ma di cosa si tratta? Mai sentito....

Bè... è risaputo come io certe cose me le vada a cercare col lanternino, finendo pure per trovarle...
Partiamo dall'inizio... Scopro l'esistenza di questo film per una piacevole sincronicità e grazie ai miei super poteri me lo procuro...
Programmo una seratina per la visione che ci sta sempre bene...
Prima della visione comunico con l'universo, augurandomi che non sia una delle frequenti mazzate che incontro sulla via. Qualcosa mi dice che non rimarrò delusa...
Uno squarcio sulle dimensioni che coesistono al nostro quotidiano ma alle quali non è dato accesso (non a tutti almeno...). Un "Franklin" che mostra qualcosa in più e che rapisce per la sua capacità di sovrapporre, intrecciare, confondere piani temporali, linee di vita, occasioni possibilità...
Se si vuole godere della visione si esca dal tempo e si cerchi di dimenticare la propria esistenza cronologica da alfa ad omega... in Ink tutto coesiste, tutto è prestabilito eppure soggetto a cambiamento... La "scelta" è alla base di ogni momento, consapevole, a volte inconsapevole ma di fatto unico motore di forze ed entità che sopravvivono solo grazie alle nostre emozioni.
Un film che propone una chiavce di lettura della realtà avvincente ed emozionante e che svela l'importanza che c'è dietro ad ogni singolo gesto...
Indubbiamente criptico ma evocativo e di gran fascino, Ink si bilancia tra soluzioni escogitate nella più sconcertante semplicità e visioni inquietanti.
Per il resto... attori mai visti né sentiti... così come il regista... che scrive e dirige i suoi film con la presenza di attori feticcio.
Uscirà mai in Italia? E se uscisse... troverebbe un singolo spettatore disposto ad andare al cinema per pensare invece che per "distrarsi"?
Io di certo se possibile me lo andrò a rivedere....

Direi che per approfondire determinati argomenti si può di sicuro fare un salto in via dei SS. Quattro, 26 a Roma (06 7047 6834), molto vicino al Colosseo...
Troverete la libreria Harmonia Mundi, specializzata in tutto ciò che può aiutarvi a guardare oltre il velo. Una bella sala inoltre accoglie regoalrmente conferenze e seminari a tema e se vi iscriverete alla mailing list riceverete gli appuntamenti mensilmente... Se non erro tra pochi giorni concerto con campane di cristallo per una profonda esperienza meditativa... fatevi sotto!

martedì 1 dicembre 2009

Good Morning Aman

Good Morning Aman non lo sarei mai andata a vedere ma la presenza di Valerio Mastandrea come interprete e produttore mi ha spinto a sceglierlo tra una rosa, a dire il vero, con pochi petali.
Per la prima volta ci rechiamo al Tibur, un cinema nel quartiere di San Lorenzo che sembra quasi di non stare a roma. La sala è pure caruccia, tutta parquettata e con un bagno incredibilmente pulito, scevro da quello squallore classico da bagno di cinema.
Comprendo che qualcuno si starà chiedendo com'è che sto parlano del bagno e dell'arredamento della sala... bè è molto semplice... il film è al limite dell'inguardabile.
La regia è tutta un ridondare di virtuosimi non necessari, il montaggio alla come viene e il film inutilmente lungo, tempi morti come se piovessero, camera che indugia su volti che purtroppo non hanno nulla da dire. La storia che forse è la cosa meno peggio poteva essere ben più approfondita e invece si perde tutta in superficie. Lo spunto extracomunitario non apporta niente di nuovo.
Insomma una completa debacle, anzi non del tutto completa perché Valerio Mastandrea cade sempre in piedi... Un attore che riesce, questa volta in un ruolo drammatico e in finale antipatico, a regalare un'interpretazione intensa e vera.
Ecco... se non fosse per lui ci sarebbe da cercare il regista, prenderlo per un orecchio e suonargliene di santa ragione (detto da me che sono pacifista convinta).
In conclusione è un film che ci si fanno due palle così e non si vede l'ora che finisca.
Se il regista è quello che è... si spera invece nelle future scelte Mastandrea... è un pezzo che i carciofi sono cresciuti a Mimongo...

Entusiasmo unanime dei critici di FilmTV... si sono espressi tutti con voti alti... tutti tranne Boris Sollazzo che, evidentemente, come me, non capisce un .....
Fa rima e c'è... stacce... (citazione da Otto il Passerotto di Latte e i Suoi Derivati).

Abbinamento... Vabè... visto che questo film si svolge nel quartiere Esquilino vi suggerisco una passeggiata in questi luoghi in particolare un salto al celebre ed omonimo mercato coperto per godere dei colori e dei profumi delle bancarelle etniche.... curry, crcuma, cumino, finocchio, peperoncino, cardamomo... da perderci la testa!

lunedì 16 novembre 2009

Nel paese delle creature selvagge

  • Visto pure questo ad Avezzano ma chissà dove è finito il biglietto.... forse nel caminetto...
La grande attesa per la regia di Spike Jonze si è tramutata in una grande delusione. Non metto in discussione il talento e il genio del regista ma purtroppo la scelta dell’ennesimo libro per bambini a mio avviso non si è rivelata congeniale alla riuscita dell’opera.
Trovo che Jonze sia perfetto quando deve estrapolare fantasie e assurdi dal quotidiano, quando con pochi e semplici gesti ci svela le infinite probabilità del caso e del destino, quando con grazia ci fa intuire l’esistenza di altre dimensioni… messo, però, di fronte ad un testo che già è provvisto di suo di una dimensione fantastica (e forse eccessivamente a sfondo moralistico) perde completamente il guizzo e l‘arguzia che lo hanno reso celebre.
I pupazzoni poi sono inguardabili e improbabili nel loro essere fisicamente troppo definiti da corporature e pelurie, un’orgia di peluche di seconda scelta. Nemmeno le espressioni ricreate in digitale riescono a conferire un minimo di simpatia a queste creature, prima ancora che selvagge, palesamente ottuse. Un vero peccato, un’occasione andata miseramente perduta… un boccone amaro da mandare giù, soprattutto dopo i primi 10 minuti che arrivano dritti al cuore, con una messa in scena di grande impatto intimistico, con la descrizione di una famiglia nel pieno di una crisi di crescita/cambiamento. Il dolore del bambino che muove la sua fuga attraverso un oceano immaginario è un momento bellissimo di cinema in cui ogni momento l’immaginario assume toni grandiosi ed epici… l’imbarcazione, la tempesta, l’approdo sull’isola… Poi l’incontro con le creature… brutte, posticce e stoppose, inconcludenti nella loro psicologia primordiale che muta con il vento…
La storia non spicca il volo e resta veramente confinata nei limiti di un testo che avrebbe potuto essere tranquillamente l’ennesimo cartoon prodotto da Tom Hanks o un progetto minore d Ron Howard. Insomma non era necessario scomodare sua maestà Spike Jonze per il racconto di crescita a base di mostri un po’ stupidi…

Qui sotto potete ammirare il Cinefilante in versione "Max", che non ha esitato nemmeno un secondo ad infilare la sua capoccetta nel cartellone del film e a farsi fotografare... senza nessuna vergogna!

Abbinamento mangereccio... perché dopo un film del genere almeno ci si risolleva con una bella mangiata... Il vino di Soup, raffinato ristorante ed enoteca ad Avezzano, in via Garibaldi, 72
tel 0863 411104. Un bel posto elegante e al contempo informale dove poter gustare deliziosi manicaretti... dolci strepitosi e prezzi abbordabili...

domenica 15 novembre 2009

Il nastro bianco

...ma non sono ugualissimi??

Il nastro bianco mi ha ricordato “Il villaggio dei dannati”, un bianco e nero del 1960 (quando ancora non era ancora necessario scomodare Muranu)... questi bambini biondi e cattivi mi provocarono uno shock permanente… da allora ho scelto solo uomini bruni!
Nel villaggio dei dannati il seme del male era instillato da un agente esterno e maligno… e, tutto sommato, per me nel nastro bianco non è tanto diverso…
La malvagità, la violenza programmatica, l’assenza di senzo morale degli inquietanti giovani protagonisti è già in essere nei loro padri che si stermineranno a milioni di lì a breve…
E quand’è che gli esseri umani cessano di essere tali per diventare “guerra”?
Non ha qualcosa di soprannaturale la distruzione che diventa flusso di singoli riuniti sotto un baluardo?
Come negare la furia inarginabile che spinge popoli e paesi a combattere, a mettere da parte la morale comune per legittimare l’uccisione dei propri simili?
E il racconto del maestro è chiaro… dal momento che fu pronunciata la parola “guerra” tutti ebbero in mente solo quella parola... Il male prima di realizzarsi ha bisogno di farsi germe nel pensiero dell’essere umano…
La vicenda di questi bambini gelidi, malvagi e organizzati ha la sua genesi nelle loro famiglie bigotte e ottuse, nella sete di potere che, prima di tutto, coinvolge relazioni individuali che si basano sul sopruso, lo sfruttamento, la mancanza di rispetto e la visione distorta di una presunta superiorità.
Alla base di tutto la negazione di un’energia primordiale: una sessualità repressa che sfoga con rabbia e malamente in tutta una serie di schemi che vedono vittima e carnefice legati a filo doppio, completamente incapaci di liberarsi da reciproche ed aberranti necessità.
La violenza che scaturisce dalla repressione non lascia speranza… è vero terrorismo e proprio ma che non viene nemmeno rivendicato, è l’atto ultimo di chi, impossibilitato ad agire con metodi civili da una “forma” opprimente, permeante, riempita all’inverosimile, trova il modo di lacerarne un punto… ne scaturiscono avvisaglie, getti incontenibili di una follia, simbolo di una normalità negata, che esploderà a livello planetario nel caos distruttivo della guerra.
Ma prima della deflagrazione finale si riesce a cogliere un contorto tentativo di aiutare i propri simili… Il primo incidente infatti è messo in atto per aiutare la ragazza molestata dal padre…
In genere si usa dire che tra adulti consenzienti tutto è permesso… ma cosa succede quando gli adulti consenzienti prolificano e con le loro azioni plasmano inconsapevolmente i loro figli?
Cosa possono generare tali mostri se non altri mostri? E il sopruso, la mancanza di rispetto, lo sfruttamento e la visione distorta della presunta superiorità non sono di fatto alla base della guerra?
Le radici del male non sono certo da cercarsi in quel villaggio ma nel profondo dell’animo di una popolazione che ha messo in atto una forma di arroganza tale e quale a quella che vediamo nella casa del pastore o del dottore…
Un intricato groviglio peccato, giudizio, omertà e vergogna che bloccano qualsiasi via di uscita.
E le colpe ricadranno sui figli fino alla quarta generazione…
Sicuramente interessante come il pubblico abbia voluto a tutti i costi ricondurre il film ad una presunta genesi del nazismo… quando più che altro l’ambiente fortemente repressivo e aberrante del nucleo familiare rappresentato nel film non è diverso da quello presente oggi in due potenze mondiali che da tempo stanno cercando di mettere in scena un'altra Sarajevo…
Il regista stesso dichiara “questo mio film non è un lavoro sulla Germania o sul nazismo”…
Ma forse per lo spettatore è più rassicurante guardare l’orrore del passato al cui cospetto ci si può solo battere il petto (urca! È uscita la rima!) piuttosto che realizzare cosa sta succedendo nel presente… In quel caso dovrebbe fare qualcosa… ah… ma vabbè… si può fare un gruppo su facebook!
L’ideale sarebbe non prestarsi a questo gioco al massacro… riuscire a spezzare le catene invisibili che ci forzano a perpetrare un odio che non ci appartiene e che ci rendono schiavi di imposizioni sociali e religiose che ci sprofondano in un inferno senza fine.
Bene… il mio compitino l’ho fatto ora… Tacabanda!
Non che Haneke si salva solo perché ha vinto a Cannes… e che stiamo a scherza’?
Concludo quindi riassumendo la morale del film alla mia maniera: Non fate la guerra, fate l’amore e se proprio non potete fatevi una sega!

Va da sè che con tutto questo sesso represso non posso fare a meno di consigliarvi un posto come Misty Beethoven... In via degli Zingari, 12 ovviamente a Roma tel 064881878...
Forza ragazzi! Fatevi un giro... e fatemi sapere...

venerdì 13 novembre 2009

Julie & Julia

  • 7 novembre 2009 Multisala Astra, Avezzano (AQ)
Ho avuto la malaugurata esperienza di entrare alla fine dello spettacolo, credendo di essere in ritardo e quindi ho visto gli ultimi minuti di Julie & Julia. È stato terribile... perché ho avuto subito chiaro come il film fosse senza speranza, irrimediabilmente un’occasione sprecata… superficiale, freddo e inutile. Mi chiedo come faccia Meryl Streep ad accettare certe parti e quanto ci metta del suo a renderle ancora più indisponenti…
La sua Julia Child, tutta mossettine ed eccessi, è a dir poco insopportabile. La Julia “attuale” è ancor peggio… un’Amy Adams dal musetto sempre pronto al vittimismo più bieco.
Julie & Julia è un film totalmente privo di passione e pathos, dove non si sente il sapore del cibo… Due vicende che sono appiccicate senza grazia senza minimamente entrare in contatto, praticamente due film diversi e ugualmente inconsistenti.
Più interessante la parte “francese” con una bella ricostruzione di ambienti e costumi e impreziosita dall’interpretazione di Stanley Tucci che riesce sempre ad essere piacevole anche nel mezzo di un’operazione così squisitamente commerciale.
Un film che per me sarebbe dovuto essere relegato al mercato interno così come i film sul baseball e sulle gare di spelling… Pensare che a Julia Child abbiano dedicato addirittura un museo è quantomeno curioso ma vedere che nel film l’ossessiva bloggarola la omaggia con un panetto di burro è ridicolo
Ci troviamo comunque ancora una volta di fronte al tentativo (questa volta mal riuscito) di celebrare il sogno americano, possibile anche dopo l’11 settembre, anzi che necessita di nuove iniezioni di fiducia… Certo se la linfa vitale deve provenire da donne in preda a continue e immotivate crisi isteriche stanno messi proprio bene…
Gli uomini poi invece proprio non sono calcolati… mere figure costrette ad accettare donne con principi di disturbo istrionico della personalità. Insomma un film che è piuttosto deludente e che non riesce nemmeno a parlare di cibo in maniera appassionante… il pranzo di Babette non è da queste parti…

Ed ecco una piccola selezione di film da non perdere se ci si vuole concedere la commistione cinema e cibo: Il pranzo di Babette (appunto..), Mangiare bere, uomo donna e, se vi volete fare 4 risate, Fuori menù...

mercoledì 11 novembre 2009

Up

  • 8 novembre 2009 Cinema Multisala Astra, Avezzano

Reduce da una sfilza di filmacci ero convinta di andare a vedere un remake dell’omonima pellicola di Russ Meyer, cosciente che non potesse essere peggio de “Lo spazio bianco” o di “Oggi sposi”… Avevo intravisto tanti commenti positivi e mi aspettavo il solito film “carino”… battutine geniali, animazione sempre più incredibile e tutta una serie di trovate da ritrovare nell’Happy Meal di Mac Donalds.
Bastano pochi minuti e mi ritrovo a contemplare, con gli occhi lucidi ma ben occultati dagli occhialetti 3D, una delle sequenze più belle che abbia mai visto nella storia del cinema…
Un bambino e una bambina si conoscono e resteranno insieme tutta la vita fino a che la morte di lei lo coglierà, vecchio e solo… Resto destabilizzata… mi chiedo come possa andare avanti il film… sembrava che loro fossero i protagonisti... e adesso? Possibile che a questo vecchietto sia rimasta ancora qualcosa da fare e che ci sia materiale per andare avanti quasi un paio d’ore?
E proprio quando sembra che tutto stia per ridursi alla lotta per il mantenimento della propria casa contro la solita multinazionale che vuole radere al suolo ogni cosa per costruire grattacieli… ecco sbocciare una tra le storie più belle (e Dio grazie! ORIGINALE) che si siano mai viste.
Nessun libro per ragazzi all’origine del soggetto, nessuna incursione nel mondo reale con personaggi che debbano somigliare al divo del momento… solo fantasia pura e tanta tenerezza.
Una sceneggiatura con i fiocchi che, tra la visione di una casa che vola appesa a palloncini multi colori, cani che parlano attraverso un collare dotato di un fantastico congegno e una simpatica creatura esotica, è prima di tutto un racconto di crescita personale.
Il vecchio protagonista dalla mascella quadrata scoprirà che le avversità della vita e la sua triste solitudine non sono altro che uno stimolo a lasciar andare la sua essenza rassegnata e rinunciataria. Scoprirà che liberarsi degli oggetti e della casa a cui era legato indissolubilmente gli porterà nuova vita, nuovi affetti e felicità. E che questo è proprio ciò che gli augurava la sua dolce compagna di vita… Come a dire… che a volte gli uomini sono un po’ di coccio!
Insomma gran coraggio della Pixar che mette su un’operazione come Up con un vecchietto burbero come protagonista, un bambino dalle sembianze orientali (praticamente un Gran Torino in versione Mago di Oz) e con un personaggio femminile che è presente solo con lo spirito.
Grande avventura ma senza gli eccessi visivi degli inseguimenti infiniti e soprattutto senza inseguire la battuta e la risata a tutti i costi. L’immaginario fantastico poi è costruito senza troppe concessioni all’assurdo…. Se i cani parlano è perché hanno un congegno apposito, i palloncini non volano per sempre ma hanno una vita media di 4 giorni, poi si sgonfiano… La casa nel suo viaggio perde i pezzi e si rompono i vetri delle finestre ma giungerà a destinazione…
L’album delle avventure si scopre illustrato con la vita di tutti i giorni che volendo può essere l’avventura più bella.
Da non perdere e da consigliare…

In momentanea trasferta in terra d'Abruzzo segnalo cose abruzzesi ovviamente... Inizio con un Bar di Avezzano che si chiama "Conca d'Oro".... cavolo che posticino! Luci soffuse, soffitto in legno ondulato, comodi divanetti... cioccolata calda da urlo... pasticceria raffinata, caffè eccezionale... mi dicono pure che a pranzo funzionano da ristorante... Un posticino veramente carino dove fare una pausa per una bevanda calda...
Bar Conca d'oro, Via Garibaldi, 118 - Avezzano, tel 0863 20373

mercoledì 14 ottobre 2009

Inglorius basterds

  • Martedì 13 ottobre ore 19.00 Cinema Empire di Viale Regina Margherita. Una decina di persone in sala.
“Ci stanno un americano, un inglese, un tedesco, un francese e un’italiano…”. È l’incipit di tutta una serie di barzellette… ma anche la trama del film di Tarantino.
Calma piatta per l’atteso re del pulp che invece di portare il fumetto al cinema, porta il cinema al fumetto mettendo in scena personaggi perfetti per essere trasferiti sulle tavole di un albo quindicinnale. I “basterdi” come li chiamerebbe anche Lino Banfi sembrano uscire da Freaks di Todd Browning… con improbabili tratti lombrosiani.
Di loro non è dato sapere nulla, né il perché né il per come e lo spettatore deve abbozzare perché si tratta di robba “made in tarantino”.
A Tarantino tutto è permesso…. E io dico… stocazzo!
Ci troviamo di fronte a un pilot che potrebbe avere tutta una serie di epigoni dove lasciar spaziare la fantasia di un autore che si svincola dalla realtà (purtroppo tragica) a cui regala un finale alternativo che senza stravolgere il destino del pianeta si prende la briga di far morire un Hitler butterato nell’incendio di un cinema piuttosto che nel famigerato bunker…. Si chiamano ucronie, quelle storie dove la Storia prende una piega diversa da quella che conosciamo e una delle più celebri è La svastica sul sole di Philip K. Dick in cui la seconda guerra mondiale ha avuto un epilogo vittorioso per Ro-ber-to…. Ma l’ucronia Tarantiniana non fa palpitare il cuore, si dipana totalmente priva della seppur minima tensione, con una messa in scena e dialoghi ai limiti del ridicolo e personaggi tra il freak e il cartoon. Empatia zero. Tutti a dire che Tarantino riscrive la storia al cinema, nel cinema…sai che novità… c’è una letteratura talmente vasta a riguardo… a iniziare da Fatherland. E poi diciamolo un film basato sull’ucronia va definito per quello che è ovvero fantascienza mentre gli ingloriosi bastardi vengono spacciati per un film di guerra.
Evito di ingorgarmi in questa diatriba sul genere… Tarantino può girare il film che vuole ma almeno dovrebbe evitare che sia noioso. Quello sì.
Il film si dilunga a dismisura e non per la quantità di materiale accumulato in fase di realizzazione ma per una dilatazione innaturale di molte scene annacquate e ripetitive. Assolutamente ininfluente e forse addirittura un cincinno forzata la suddivisione in capitoli…Stanche e telefonate le citazioni messe lì per eccitare sessualmente gruppi di segaioli incalliti che riescono a godere anche solo al suono del cognome “Fenech”….accontentati, poi, i feticisti di Enzo G. Castellari che si vorrebbero abbandonare a orge in sala ci si chiede cosa resti degli inglorius basterds….
Un Brad Pitt che sembra un cartoon, sopracciglia che sembrano un accento acuto e uno grave, mascella talmente quadrata da sembrare uno de “Gli incredibili”, tutti a dire che rifa Marlon Brando ne il Padrino. Bah….
C’è anche un pazzo con la mazza da baseball che ricorda Lou Ferrigno…
E poi sì… c’è l’attore tedesco tanto bravo che recita in non so quante lingue diverse… ma sono tutti personaggi abbandonati a sé stessi senza la minima introspezione… costretti a dialoghi del tipo “non mi toccare mangiacrauti!”…
Il dialogo da fumetto, quello che bisogna subire perché il fumetto è così. Bah… sarà per questo che non leggo fumetti da quando avevo 12 anni o giù di lì?
Qua e là tocchi di splatter che, ormai completamente sdoganato da “genere”, fa chic e non impegna… Violenza gratuita… Donne bionde e fredde che però non sarebbero piaciute a Hitchcock nemmeno più di tanto… E a proposito di Hithcock che aveva il vizio di apparire in ogni suo film… Tarantino invece se non ci mette la scena delle pistole triangolate per altro scippata a John Woo (oh pardon si dice citazione…) non è felice…. E per non ripetersi…. questa volta le pistole mirano ai testicoli invece che alla tempia….
Il buon Quentin mi sembra intrappolato in una parabola di verdoniana memoria… avendo esaurito brani di dialogo carpiti qua e là agli amichi del baretto sotto casa, che per altro hanno fatto la sua fortuna, tenta di replicare i celebratissimi dialoghi surreali ma stile e ironia sono completely missing.
Infine mettiamoci un paio di legnate ben assestate da dare a doppiatori/direzione del doppiaggi, responsabili per l’affossamento ulteriore di questo inglorius baraccone… terribile la dizione dell’italiano con l’accento tedesco alla sturmtruppen!
Insomma io a sto film senza infamia, senza lode ma soprattutto inglorius gli darei una piena insufficienza… di quelle che ti ci vuole un intero quadrimestre di bucio di culo se non vuoi la bocciatura a giugno… però francamente… provengo da un periodo un po’ faticoso col lavoro e se dovessi apporre l’infamante singola stelletta attirerei orde di lupi famelici convinti che un film debba per forza piacere a tutti nello stesso modo (e in particolare come è piaciuto a loro).
E vorrei evitare di attirarmi sta gente… quindi esteriormente gli do un sufficiente e internamente gli do pessimo. Poi vabbè… se hanno avuto la pazienza di leggere fino qui allora meritano pure di rientrare in un confronto, quindi venghino pure che sono sempre disponibile al dialogo…
Riassumo però i futili motivi che potrebbero portare chi legge ad avere un giramento di coglioni multiplo:
- l’aver dato del segaiolo incallito a chi si eccita anche solo col cognome della Fenech…
- L’aver dato la solita bastonata al fumetto e ai fumettari (che sono tra gli esseri più permalosi che esistano)…
- L’aver noiosamente buttato lì che Tarantino ha esaurito la sua vena creativa (o citazionista) quando tutto il mondo grida al capolavoro…
- L’aver toccato la casta dei doppiatori (altri essere ad alto tassino di rosicamento)
Ci tengo infine a ricordare che qualora sentiate nel profondo un senso di indignazione per quello che ho scritto e una profonda antipatia per me tutto ciò è generato dal vostro Ego irrisolto che non vi permette di accettare le opinione altrui come valide esattamente come le vostre.
Vi suggerisco un bel giro in una qualsiasi Feltrinelli della vostra città alla sezione “crescita personale e spirituale” vi consiglieranno dei libri interessanti per superare questo vostro limite. Uno molto valido è Il Tao della conversazione di Michael Kahn… cercatelo.. che male non vi farà…

Il Tao della converszione… di Michael Kahn lo potete trovare su Il Girdino dei libri, pregevole sito dedicato alla vendita di libri nel settore della crescita personale e spirituale. Fateci un bel giro e acquistate... non è mai tardi per cambiare…

lunedì 28 settembre 2009

I love you, man

Filmettino ino ino che ti strappa un paio di risate e si lascia vedere senza infamia e senza lode.
Paul Rudd si ritaglia un ruolo da ragazzo della porta accanto che tutto sommato non convince affatto e si fa rubare la scena dalla sua "spalla".
Visto l'antefatto quasi si sperava in un finale alla "In & Out", soprattutto visti i due o tre chili di omosessualità latente ed esplicità che fanno capolino qua e là...
E va bene... reprimiamo! Ma che almeno si renda conto che non può sposare la fidanzata che non gradisce fare pompini, che con lei non c'è futuro.... niente... nemmeno quello...
Continuiamo così... sposiamoci senza un perché....
Isomma ci si rassegna che il film resti nella più totale convenzione, dove gli uomini necessitano di un luogo virile dove poter suonare la batteria e ascoltare musica hard rock mentre donne starnazzanti si riuniscono tutte insieme a ciagolare.
Mi ricordo... Via col Vento: Rossella Hoara che irrompe nella sala dove gli uomini fumano il sigaro e parlano di politica abbandonando la stanza con sole donne che ricamano... solo entrando in quella stanza provoca scompiglio, rompe un tabù, prende in mano una situazione...
Via col Vento... 1939... I love you man 2009... 70 anni per tornare indietro e riproporre degli stereotipi agghiaccianti...
Ma lasciamo perdere l'analisi sociale che meriterebbe ben altri approfondimenti...
Paul Rudd e la sua scialba fidanzata sono insopportabili nella loro totale freddezza e nel non avere nemmeno un guizzo nel loro rapporto... rappresentano il simbolo del matrimonio per convenzione per eccellenza... e al di là di questa rappresentazione orrorifica, che può anche essere una scelta registica, sono banali a livello attoriale, di nessun interesse per la pellicola...
Ha un buon da fare Paul Rudd a scatenarsi in assoli di basso immaginari... resta sempre al palo.
Ma allora com'è che alla fine un paio di risate sto I love you, man te le fa fare?
Ecco.. passiamo all'unico motivo di interesse... Sidney alias Jason Segel... gigantesco, prorompente, tra il candido, malinconico e sprizzante, una spalla con una filosofia tutta sua, sempre in bilico tra angelo custode, genio della lampada e simpatica canaglia... Si teme possa essere un personaggio da "Cattive compagnie" invece poi esce fuori in tutta la sua sincerità e umanità. E' lui che salva il film e che lo fa giungere alla sufficienza... E' lui che illumina un Paul Rudd che brilla di luce riflessa.
Il personaggio di Sidney è fichissimo, non ai livelli di Rys Ifans in Notthing Hill ma ci si avvicina... il ragazzo è giovane e se non fa la fine di un John Candy potrebbe riservare delle belle sorprese...
Per il resto sicuramente un film per cui non vale la pena perdere una serata al cinema ma che se si è di bocca buona può andare bene per un DVD affittato al volo da blockbuster...

Abbinamento cinematografico a "Un biglietto in due" con Steve Martin e il compianto John Candy...

giovedì 24 settembre 2009

L'era glaciale 3

  • Visto al cinema Barberini nell'omonima piazza... non c'è la scansione del biglietto perché ultimamente mi perdo tutto e pure i biglietti... ci sarà un perché....

Non faccio parte di quella tipologia femminile che quando esce il cartone animato sbatte le ciglia e costringe il fidanzato a portarla al cinema, la Disney non mi ha mai eccitato più tanto e la grafica digitale non mi titilla la papilla.... Fatto sta che anche io vado soggetta a botte di rincoglionimento e non riesco a resistere al 3D... il 3D mi piace assai...
Presa quindi da un entusiasmo fanciullesco mi reco al Barberini a prendere i biglietti per tutti...
Chiamo il cinema e un disco informa che il cinema è aperto tutti i giorni dalle 10 del mattino... sono circa le 2 e sono proprio da quelle parti, penso "che culo!"... invece no il Barberini è chiuso sbarrato.
Ci torno la sera... col traffico del sabato sera... roba da far bestemmiare un santo ma come dio vuole finalmente arrivo:... 8 biglietti 80 euri sull'unghia.
C'è il sovrapprezzo per il noleggio degli occhialetti...
- Ah scusate... dovreste cambiare il messaggio che dice che siete aperti dalle 10...
- e vabbè tanto prima o poi dovremmo riaprire....
Finalmente giunge il momento agognato... Ci sediamo e il destino crudele si accanisce su di noi... un bimbo proprio di fronte a noi decide di allietarci la visione:
"Mamma dov'è andato? dov'è andato mamma?"
"Mamma chi è quello? chi èèèè?
"Mamma che successo?"
Dopo la ripetizione meccanica delle stesse domande (peraltro tutte rimaste senza risposta) per circa una mezz'ora, uno del nostro gruppo decide di informarsi:
"Signora..? ...non è che per caso riesce a farlo stare zitto?"
La donna con fare scocciato e arrogante risponde: "Ha 3 anni!".
"Ho capito.. ma io ho pagato un biglietto per vedere questo film.. non per sentire suo figlio!".
E che ci vogliamo fare... ce ne facciamo una ragione... se un bambino cià 3 anni bisogna sorbettarselo e zitti... Stupidi noi ad andare a vedere un cartone animato alle 9 di sera, credendo che quell'ora i bambini se ne stiano a nanna...
Sì abbiamo capito ma il film?
Non è che c'è da dire molto... Il film è caruccio, ti fai quelle risatine del caso, ti appassioni allo scoiattolo che insegue la ghianda (perché il mammut francamente è uno dei personaggi più insulsi che siano stati partoriti per deliziare la fantasia dei frugoletti).... però nessuna grande invenzione e il 3d non era nemmeno sto gran che.. non una zanna che ti arrivasse in faccia.
Direi deludente rispetto a Coraline.
Insomma si è visto, si è lasciato vedere ma dire che ce lo ricorderemo nei tempi dei tempi sarebbe una gran fregnaccia...
Eppure grande successo di pubblico, campione di incassi... non che io pretenda di trovarmi sempre di fornte alla rivelazioni o alla fantasia onirica di un Miyazaki... però insomma sti film ormai li fanno con lo stampino... fanno l'occhiolino ai genitori con le battutine argute e sedano la creatività con lo schema della ripetitività tanto caro agli infanti.
Ne faranno un quarto? Quasi sicuramente e altrettanto sicuramente io me lo risparmierò..

Sulla Disney che mi è sempre stata un po' antipatica vi lascio questo filmato...

Per quanto riguarda l'abbinamento suggerisco la visione de Il castello errante di Howl di Miyazaki... quello sì che è un bel film!

mercoledì 23 settembre 2009

District 9

  • Cosa non si fa per il cinema... nonostante raffreddore, mal di gola, ben 38 di febbre e pure un diluvio settembrino mi sono diretta a Parco Leonardo per l'anteprima di District 9 organizzata da Radio Rock...

Parco Leonardo...
bisognerebbe parlare di questo posto concettualmente simile a District 9 ma una volta tanto preferisco concentrarmi su un film che secondo me è da non perdere...uno dei film dell'anno...
Finalmente un film di idee, un fare cinema come raramente se ne vede in giro...
La fantascienza è un espediente... la ghettizzazione, il razzismo, il totale scollamente tra esseri viventi in realtà li vediamo tutti i giorni... ma che espediente di gran classe, ribaltarla nella sua iconografia di superfici liscie e riflettenti, di strumenti curvilinei, suoni celestiali e derive new-age... qui veniamo messi di fronte alla sporcizia, all'emergenza della sovrappopolazione, a creature che potremmo definire "brutte" e che vengono chiamate "gamberoni"...
L'altra faccia di un ipotetico epilogo di incontri ravvicinati del terzo tipo... dove l'ambientazione sudafricana, praticamente una discarica a cielo aperto, aggiunge una connotazione inquietante all'atmosfera di intolleranza nei confronti degli alieni...
Nel film c'è un po' di tutto dal runaway movie, alla guerra, alla metamorfosi cronenberghiana, tutto frullato ad arte e corredato da inganno, superficialità, disperazione, vigliaccheria, redenzione, speranza...
L'essere umano con il suo percorso evolutivo fatto di strombazzate conquiste socialie progresso è rappresentato come un essere ben lontano dalle vere conquiste per cui dovrebbe combattere... il nostro protagonista infatti forse riesce a cedere al suo malcelato egoismo solo quando il "contagio" alieno comincia ad essere preponderante.
District 9 è un bel film di azione che si lascia vedere non senza una certa angoscia e che ha il pregio di portarci la fantascienza in casa, elimando gli orpelli classici e mostrandoci una realtà quasi agghiacciante nella sua possibilità d'essere.
Difficilmente potrà deludere gli appassionati e anche gli avventori casuali ma attenzione agli stomaci deboli (abbiamo avuto una defezione a metà film..)... sebbene non si possa definire uno splatter nel senso stretto del termine, District 9 non lesina su braccia squartate e carne da macello... ma forse più di tutto indugia su un'umanità allo sbaraglio, priva di valori e di futuro e questo è l'aspetto più raccapricciante...
Non si tratta di un film perfetto, molti interrogativi restano senza risposta, ma finalmente ci troviamo in presenza di un prodotto talmente riuscito da far passare in secondo piano le domande e i misteri.
Mi chiedo infine come sarebbe potuto essere un film del genere se avessero deciso di rappresentare le creature aliene esattamente uguali a noi... sarebbe stato interessante... ma forse troppo troppo realistico....

Abbinamento con la Pasticceria siciliana Nobel che si è trasferita in Via Appia Nuova, 457. Adesso corredata anche da un banco bar e da una bella sfilza di tavolini a cui è possibile sedersi per fantastici aperitivi a base di frittini siciliani (deliziose le minibriochine con le panelle)...
Invariata la qualità e la goduriosità di dolce e salato con la novità del banco rosticceria! Andate... da non perdere... come il film!

giovedì 17 settembre 2009

Drag me to hell



Se si apprezza l'horror c'è anche qualche scena interessante ma la sceneggiatura è scarsa assai, il finale è da "corto" e i personaggi sono scialbi. Poco credibile la psicologia della protagonista che dopo una furiosa aggressione da parte della vecchia zingara nel parcheggio sembra non avere nessun tipo di problema. Un film freddo che non fa sobbalzare nemmeno per sbaglio e che presuppone, per essere apprezzato, la conoscenza di illustri precedenti. Drag me to hell sembra il compitino ben fatto di un alunno secchione ma privo di creatività... una compilazione accurata di tutto ciò che potrebbe servire ma che alla fine è superfluo... scontato nello svolgimento, prevedibile senza alcuna sorpresa...
Faccio bene io ad aver abbandonato il cinema horror che da qualche anno ormai mi ha veramente fatto due scatole immani... sempre le stesse cose, sempre la stessa maniacale ripetitività delle stesse situazioni. Del film non posso dire altro... è quello che è... manderà in visibilio che si eccita sessualmente con l'emissione di vomito verdastro e con bulbi oculari che schizzano fuori dalle orbite. Tutti gli altri possono tranquillamente astenersi.
I protagonisti: Alison Lohman con un'inespressività inconsueta... un personaggio che avrebbe potuto essere scavato nel torbido e che invece viene abbandonato e improntato solo sulla fisicità dei corpo a corpo col maligno.. Il suo fidanzato che ha la sfortuna di somigliare a Ross di Friends in maniera imbarazzante (e sembra altrettanto fesso).
Potrei dire che si salva la vecchia zingara che ha un gran da fare con la dentiera ma insomma... sarebbe una forzatura. Quindi di questo film non si salva nulla... se ne facciano una ragione gli adoratori di Sam Raimi... qui l'unico orrore sta nell'aver passato una serata a vedere sta stronzata...

Ovviamente un abbinamento cinematografico ad uno dei miei horror preferiti... Si tratta de "Gli invasati" (The Haunting - Gran Bretagna, 1963) di Robert Wise. Ne fecero un orrido remake con Katherine Zeta-Jones... Ebbene l'originale per me è un gran film, poco conosciuto e da rivedere. Oggi sono generosa e cito un altra chicca praticamente sconosciuta che ogni cultore dovrebbe conoscere: "Il demonio con la faccia d'angelo", (Full Circle - Francia/Canada, 1977) di Richard Loncraine, con una giovane ed inquietante Mia Farrow. Tanto per dire... ce ne sono di cose da vedere.. lasciate perdere Drag me to hell...


martedì 15 settembre 2009

Videocracy

  • N.B. Recensione senza aver visto il film...


Alcuni anni fa mi stavo facendo fare un bel panino integrale con le zucchine grigliate e la mozzarella dalla ragazza del panettiere sotto l'ufficio...
Visto che io sono una gran simpaticona e tutti quelli che incontro provano l'irresistibile voglia di conversare con me... la tizia mi disse: "Quant'è bbbono Costantino....".
Io... sempre pronta ad informarmi su un bel fico... le chiesi: "E chi è Costantino...?", sperando per lei che fosse il suo fidanzato...
Invece no, mi sbagliavo. Costantino, che Barbara mi mostrò su "Chi" di quella settimana, era l'essere più boro che avessi mai visto....
Ma il danno ormai era fatto... Ormai sapevo chi era Costantino... da quel momento ogni volta che sentivo pronunciare il suo nome potevo associarlo ad una faccia (da culo) e ad uno stile televisivo (defilippiano).
Che brutta cosa... invasiva, fastidiosa, non richiesta...
E come far capire a Barbara il danno che mi aveva fatto?
Lì per lì chiesi uno sconto sul panino alle zucchine... e da quel momento pretesi di pagare sempre una tariffa forfettaria per quel che mangiavo, eccheccazzo.
Ragazzi ma di che stiamo parlando?
Ah sì di Videocracy....
Bè... ma ce voleva un film per capire che la televisione non andrebbe mai accesa?
Che la scusa di coloro che "guardano il telegiornale" è vecchia come il cucco?
Che il teletubbies sono l'anticamera di bambini allucinati e allucinanti?
Che brutta cosa la televisione... che ti abitua a restare seduto a casa tua quando potresti uscire di casa...
Che non ti fa pensare a niente dopo una giornata di ufficio...
Che ti insegna a cucinare senza gustare i sapori...
Che ti convince che quello che vedi ti piace ed è molto fico...
Ma soprattutto che cosa oscena avere il salotto di casa costruito intorno al televisore, come se fosse un caminetto attorno al quale raccogliersi per un po' di tepore.
E poi... pensare che oggigiorno sia impossibile vivere senza il televisore, essere fieri di questa affermzione, esserne profondamente convinti tanto da non pensare mai nemmeno per un secondo di farne a meno.
La teledipendenza quando fa rinunciare alla vita, all'agire, quando ti fa interessare più ai cazzi di Mara Venier che a quelli di tuo figlio o di tuo marito è di uno squallore allucinante e molto più deleteria di qualsiasi droga per la quale ci si indigna al solo pensiero...
Detto ciò... abbiamo veramente bisogno di guardare questo videocracy, sapientemente lanciato da un trailer censurato?
Io dico che Videocracy lo vediamo tutti i giorni, che lo alimentiamo e sostentiamo con i nostri desideri appannati di velinaggio convulso, rispondendo al quiz prima ancora del concorrente di Canicattì che ha appena salutato la mamma, il cugino Astrubale e tutta la squadra di palla prigioniera della parrocchia del paese.
Videocracy siamo noi ogni volta che ci viene la curiosità di sapere gli affari di qualcuno che non conosciamo.
Sapete che c'è... io Videocracy non ci perdo tempo nemmeno a scaricarlo da Internet...
per quanto mi riguarda se ne può andare a fanculo... insieme a tanto altro "cinema" che non ha più nulla di questa nome...

Abbinamento a uno dei miei film cult Farenheit 451... Ray Bradbury incontra Truffaut e ne esce un capolavoro con la faccia dolente di Oscar Werner. Purtroppo è in arrivo un remake... ma voi... guardate l'originale....


martedì 8 settembre 2009

Un amore di testimone


Qualche sera fa su Sky (che ancora non sono riuscita a disdire ma ce la farò... oh se ce la farò...) passavano questo film... E io mi sono detta perché no? (tutto sommato in fondo un animo romantico ce l'ho pure io)...
Ma a volte l'animo romantico ti fa commettere dei passi falsi clamorosi perché un amore di testimone in realtà è una cazzata di film.
Praticamente hanno preso il pregevole "Il matromonio del mio migliore amico".. un film adorabile, senza una sbavatura, che quasi potrebbe competere con gli anni d'oro della commedia hollywodiana, hanno invertito le parti e ci hanno piazzato un lieto fine.
A dire così sembra niente eppure... eppure siamo veramente dalle parti della fregnaccia peggiore dell'anno.
Ma ora voglio parlare un po' di Patrick Dempsey che è la star di Grey's Anatomy, ennesimo telefilm di medici che sta spopolando da un quattro/cinque anni a questa parte.
Patrick ha una di quelle facce ambivalenti che a secondo di come viene inquadrata passa dal sembrare un bel fico ad avere una delle espressioni più ottuse che si siano viste nella storia del cinema. Fatto sta che dopo anni e anni di gavetta il ruolo del tormentato dottore in Gray's Anatomy l'ha lanciato nell'olimpo degli uomini più desiderati dalle casalinghe disperate.
Per tutte le fans del toy boy sappiate che a 21 anni si è sposato con una donna di 48 anni per poi divorziare, ovviamente, qualche anno più tardi.
La star femminile invece è Michelle Monaghan che con la mia consueta abilità di talent scout tenevo d'occhio dai tempi di Kiss kiss bang bang.
Insomma il film è il nulla totale, privo di un qualsiasi spessore e con con punte quasi irritanti.
Come spesso accade nei film americani uno dei protagonisti è ricchissimo grazie ad un'idea di quelle che sembrano non valere nulla e invece rendono miliardi. In questo caso Tom/Patrick ha ideato l'anello di cartone da mettere intorno al bicchiere di carta del caffè Starbucks.
La celebrazione del consumismo spurio... milioni di persone che ogni giorni bevono un indegno bibitone ch poco ha a che vedere con il caffè ma che ormai nell'immaginario del mondo occidentale ha sostituito il prodotto originario. Il tutto con un consumo di carta veramente indegno (compreso l'anello di cartone che rende miliardario il protagonista).
Ora la cosa che mi sorprende di più è come i tipi di Starbucks propongono le quantità:
Tall, Grande e Venti
dove tall è il più piccolo e corrisponde forse ad un quarto di litro e gli altri a seguire, sempre più grandi, solo che Venti è più grande di grande (che però si pronuncia grandi).
Io alla fine in Inghilterra sto starbucks me lo sono bevuto ma prendevo sempre il tall. Una volta avevano finito gli anelli di cartone e per portarlo via mi sono ustionata una mano.
Devo dire che Patrick Dempsey ha avuto proprio una bella idea, anche se il caffè fa schifo...
Il film però lasciatelo perdere....

Abbinamento cinematografico con il piccolo masterpiece: Il matrimonio del mio migliore amico. Una Julia Robert strepitosa, un rupert Everett in stato di grazia e la colonna sonora di Burth Bacharach... un copione che centra ogni singola battuta per una storia dolce/amara che è un gioiello...

lunedì 7 settembre 2009

Sacro e Profano

Una girandola di personaggi che gravitano ai limiti della sopravvivenza fisica ed emotiva in una Londra che assiste senza emozioni allo svolgersi di vite che si intrecciano in nodi che vengono al pettine. Il filo si regge su Eugene Hutz, già irresistibile interprete di “Ogni cosa è illuminata", una faccia e un fascino sincero e sfacciato, un’artista che al di fuori di ogni morale conduce un’esistenza brada destreggiandosi tra le sessualità complicate di personaggi che hanno bisogno di pagare per trovare la loro soddisfazione. Ma il suo essere in un certo modo “prostituto” è scanzonato al pari di un’Irma la dolce… si dedica al mestiere perché così può masterizzare cd con la sua musica, da distribuire a tutti quelli che incontra (effettivamente Eugene Hutz è il leader dei Gogol Bordello… insomma il programma era già nel nome!).
In effetti appare evidente che i "problemi" sono tutti a carico di coloro che conducono la cosi detta "vita normale" di facciata e che i protagonisti non fanno altro che concedere loro momenti di liberazione.
Lungi dal consumarsi tra sensi di colpa e morali da quattro soldi, Eugene intrattiene una serie di rapporti umani dal respiro corto, che anelano ad una realizzazione… l’amicizia con il vicino di casa, un poeta cieco interpretato dal sempre ottimo Richard E. Grant e l’amore per la coinquilina che vive in un mondo tutto suo…
I personaggi sono ritratti di varia umanità dietro i quali non è difficile ravvisare alcuni spunti autobiografici di Madonna, della cui gavetta in certi ambienti non ha mai fatto mistero.
E infatti forse questa psicologie di anime perse che vagano senza incontrarsi pur stando costantemente l’una di fornte all’altra è più una condizione tipica di certe atmosfere degli anni Settanta che dell’epoca presente…
Tutto sommato un film che ha la sua forza negli interpreti e nell’intreccio caciarone delle storie a base multietnica, godibile nel finale liberatorio dove ognuno sembra trovare la sua strada attraverso una formula che più semplice non si può.., seguire le proprie inclinazioni, i propri sogni, i propri desideri, aprirsi agli altri e vivere finalmente la propria vita.
C’è da dire che la regia di Madonna è invisibile, non è caratterizzata da particolare personalità ed è un vero peccato perché questo film con tutti attori sconosciuti (se si eccettua Richard E. Grant) ha un suo perché e sarebbe potuto diventare uno di quei serpeggianti successi basati sul passaparola… invece il fatto che dietro a tutto ci sia l’icona del pop in tutta la sua magnificenza (e purtroppo pure con la sua poco credibile capacità cinematografica), rende tutta l’operazione un po’ tronca… come se dire che questo film sia decente sia quasi un andare contro corrente… a me comunque è piaciuto e Sacro e Profano… Madonna o non Madonna…. l’avrei visto comunque perché Eugene Hutz lo trovo fichissimo!
Abbinamento con un'erboristeria fornitissima che si trova in zona tuscolano. Herbios in Via Paolo Albera, 51/53 tel 067823578. Tanti prodotti selezionati per ogni esigenza, personale competente e disponibile. Che sia ora di iniziare una cura disintossicante dopo l'estate?

venerdì 4 settembre 2009

Espiazione

  • Qualche sera fa...
Questo film per qualche motivo sconosciuto ma sicuramente valido mi era sfuggito fino a ieri sera...
In una sera d'agosto a Roma da sola ho deciso di sottopormi ad Espiazione nonostante non ne avessi nessuna esigenza. Ma perché mi chiedo? col senno di poi...
Ma che tristezza... che ingiustizie... ma soprattutto che mattonata ai limiti del sopportabile...
L'inizio mi incanta... ma vabbè... quasi tutti quelli che mi conoscono sanno il fascino che esercita su di me la classica dimora inglese traboccante di porcellane, tappezzerie e parati fiorati... Una casa che sembra uscita fuori da un arredatore non esente da eccessi che sfocia in un barocchismo esotico e avvolegente.
La storia è piuttosto interessante e non potrebbe essere diversamente vista la provenienza da un romanzo di Ian McEwan... un autore che ha sempre la capacità di rimestare nel torbido, di scavare nelle pieghe di una realtà al di fuori di schemi "normali"... protagonisti con psicologie esuberanti che diventano catalizzatori impietosi dei destini altrui...
In questo caso il perno attorno al quale si consumano le sfortunate vicende di due amanti dal destino infelice è una giovane sorella gelosa. Il suo atto di egoismo sarà causa di sventura e infelicità e la nostra necessità di rivalsa sullo schermo, di un lieto fine, sarà duramente lacerata da una realtà triste e dolorosa.
A sta stronzetta l'avrei voluta riempire di sberle.... sono molto sensibile al tema degli amanti divisi dal destino avverso... dai tempi di Candy Candy e Terence o di Lady Oscar... Interi pomeriggi che devono aver forgiato la mia mente, evidentemente predisposta....
Comunque sia Espiazione non è un brutto film ma provvedete in anticipo a procurarvi una copia di un qualche film tipo "Il letto racconta", "Non mandarmi fiori" o meglio ancora "Amore ritorna".. tutti e tre della regevole coppia Doris Day/Rock Hudson...
Si tratta di tre film troppo carini capaci di rimettere in sesto un'anima trista dopo la visione di Espiazione....
Detto ciò... Keira Knightley ha una mascella pari solo a quella di Ridge di Beautiful e credo di capire che debba mantenersi sotto peso per paura che anche un singolo grammo le si possa piazzare sulla mandibola...
James McAvoy non è male e secondo me farà strada....
Gli inglesi invece dovrebbero un po' rallentare con questa mania di fare tutti sti film in costume... cominciano a scarseggiare i film che ci raccontano l'Inghilterra di oggi....

Sì sì lo sappiamo.... l'acqua di Roma è tanto buona... ma ciò non toglie che se la filtriamo con una brocca Brita dotata di filtro Mantrax è meglio! Inoltre è possibile anche gassare l'acqua, cosa che devo dire da una grande soddisfazione! I costi sono veramente ridotti e oltre a non comprare più acqua minerale, riducendo l'ingombro dei rifiuti... si può usare per fare il tè che viene decisamente molto molto meglio... Perfetto degustarne una bella tazza mentre si guarda questo film...

mercoledì 2 settembre 2009

Baby mama


Ci sono film chen on dovrebbero uscire dal territorio statunitense, quelli sul baseball per esempio…
E poi quelli sulle donne in carriera che sacrificano tutto per il lavoro…
Molti anni fa avevamo visto Baby Boom ora c’è Baby mama… la differenza sta nel fatto che a Diane Keaton un figlio le arrivava per caso tra capo e collo (e nemmeno l’aveva dovuto partorire), Tina Fey invece (giustamente sconosciuta qui da noi) lo desidera ardentemente e alla fine il bambino arriverà anche per lei.
Poteva essere un gioiello se solo il gioco delle parti tra la donna col desiderio di maternità represso e la “ragazza” che concede il suo utero in affitto si fosse svolto sul terreno del cinismo e delle meccaniche perverse delle differenza sociali, invece qui è tutto all’acqua di rose…
L’inutilità fatta film come spesso capita negli ultimi tempi e ancor più inutile importarlo e distribuirlo qui in Italia. Certi film andrebbero disertati in massa, andare a vederli contribuisce ad alimentare il menefreghismo di chi acquista i film all’estero per il mercato italiano che alla fine (c’è la crisi… c’è la crisi…) si beve qualunque cosa, manda giù tutto e magari trova il modo pure di farsi piacere certi film. Non basta il cinema italiano a abbassare lo standard qualitativo?
Abbiamo veramente bisogno di film come baby mama?
Voi direte…”ma non fa del tutto schifo… è una commedia che si lascia vedere…”…
E per me forse questa è la sua colpa peggiore, questo subdolo lasciarsi vedere, quelle tre o quattro battute che magari ti increspano le labbra con la speranza che ne esca un sorriso…
Il piattume che ci insegna a non aspettarci niente di più da un film, da una serata al cinema.
Sono finiti i tempi in cui scorrevi le colonne dei cinema cercando di scovare quel film particolare… ora un pugno di film monopolizza le sale e se si vuole andare al cinema alla fine vai a vedere qualsiasi cosa propongono perché “c’è solo quello da vedere”…
E quando il lavaggio del cervello sarà definitivamente concluso cosa rimarrà del cinema?
Non so… sarà come leggere l’ultimo libro di Bruno Vespa o scendere al ristorante sotto casa sapendo che mangerai peggio di come si cucinerebbe a casa ma almeno non devi lavare le pentole dopo… o andare al mare in vacanza pur sapendo che c’è il divieto di balneazione…. E andar fieri di preferire la piscina all’acqua salata… o tenersi un partner di cui si è stufi da anni…
Sarò pessimista… ma questi sono i rischi che si corrono andando a vedere film come baby mama…
Che dire... un'estate che cinematograficamente parlando è un insulto al cinefilo ma anche all'utente medio, quello che al cinema si vuole solo diverti'... nannì, nannì...
Da evitare… naturalmente…

Abbinamento cinematografico con un film sul tema della maternità che sicuramente non è leggerino ma resta pur sempre un film notevole “La scelta di Sophie”…

martedì 1 settembre 2009

Flash of genius

  • In una sera imprecisata di agosto che si è già persa nella memoria... (esattamente come il film)

Momento d'oro per Greg Kinnear che praticamente è in sala con tre film (Flash of genius, Ghost town e Baby mama, di cui parlerò, male, presto)...
Flash of genius ci è stato spacciato da critici frettolosi come un coppoliano Tucker... ma per carità... lasciamo perdere i paragoni (che lasciano sempre il tempo che trovano) e parliamo di Flash of genius...
La storia di un uomo che inventa il tergicristallo ad intermittenza e al quale la Ford (quella della Fiesta) ruba il brevetto. Seguiranno anni di lotte legali per il riconoscimento della patria potestà del tergicristallo, anni nei quali Greg Kinnear si alienerà l'affetto della moglie (la sempre simpatica e carina "Una mamma per amica" Lauren Graham) con la quale invece prima andava piuttosto d'accordo, visto che ci aveva fatto tipo sei figli.
Ebbene il film scorre piatto come una fiction americana di quelle che viene suddivisa in 2 o 3 parti e che te la vedi 10 anni dopo che è stata prodotta su canali tipo AXN o Fantasy...
Altro che Flash of genius... il titolo poteva essere qualcosa del tipo "la vera storia di Bob Kearns, l'uomo che osò sfidare la Ford".
Insomma tanto rumore per nulla, un film di una piattezza sconcertante che non trova una strada su cui puntare e resta sempre molto in superficie senza mai entrare nei personaggi, che restano fotografie senza anima.
Comprendo che con le schifezze uscite quest'estate almeno Flash of genius ha il pregio di una storia con un suo inizio, uno svolgimento e una conclusione... cosa che sembra scontata ma che è ormai è merce rara... ma ciò non basta a farne un buon film.
Siamo dalle parti del sufficiente stiracchiato, dell'inutilità spinta...
Con una simile storia si dovrebbe uscire dal cinema con l'animo rinforzato di speranza, con la voglia di lottare, di far valere ogni singolo diritto... e invece l'unico pensiero è cheppalle, ammazza quanto è durato sto film...
E va bene.. alla fine di cosa ho parlato? di tutto ciò che sarebbe stato meglio che fosse Flash of genius... e ho detto molto poco del film... ma credetemi... c'è veramente poco da dire....

Dopo tanto tempo passato a chiedersi cosa abbinare a quei film brutti e inutili... ho trovato la soluzione! Da ora in avanti ci sarà l'abbinamento cinematografico... ovvero la nemesi del film da evitare... Ebbene il tempo sprecato a vedere l'inutile Flash of genius mi ha fatto pensare ad un film cult "La fonte meravigliosa" 1949, King Vidor, con Gary Cooper, Patricia Neal e Raymond Massey. In questo film c'è già tutto. E quando dico tutto, dico tutto... tutto il resto è noia. Spero prima o poi di avere l'ispirazione per parlarne diffusamente e per condividere la mia azzardata analisi su questo capolavoro. Nel frattempo se non lo conoscete cercate di procurarvelo (tutti hanno uno spacciatore di bianco e nero d'annata e dannato....). Buona visione!

Knowing

  • Sabato 29 agoisto 2009
  • Attenzione si parla di come va a finire il film... se non volete rovinarvi la visione, egegte dopo averlo visto!


Un film che aspettavo da tempo...
Purtroppo il protagonista è Nicholas Cage, un freak al silicone di prima categoria, con i capelli che gli iniziano a metà della testa come una razza aliena di Babylon 5 e il naso che a forza di sfinarlo gli diventerà come quello di Michal Jackson.
Ma la cosa veramente fastidiosa è che invece di parlare biascica, ha un tono monocorde e per di più di è gigione.
Ma che se giggiona dico io....
Ma saltiamo a piè pari st' insulso e poco credibile protagonsta e passiamo al film che si preannunciava inguardabile...
Ebbene non è così... knowing si può guardare e anche con interesse (almeno per me).
Knowing è prima ancora della storia un bel "cinema" come da anni siamo disabituati a vedere.
Ci sono almeno tre scene epocali tra disastri e distruzioni e questo rientra nella roboante regola della Hollywood degli ultimi 10 anni ma, cavolo, che classe!
La tensione non scende mai, una sottile inquietudine pervade l'atmosfera dall'inizio alla fine...
La fine... un bel mix di annientamento e speranza che ognuno si può permettere di vivere a seconda del proprio stato d'animo. Decisamente Proyas ci aveva già abituato a situazioni intriganti e Dark city per me resta la sua opera emblematica, una specie di sotto programma di Matrix cupo e senza uscita... con knowing si dimostra un regista capace di coniugare grande spettacolo, grande regia pur senza rinunciare a un pessimismo serpeggiante che poco piace al grande pubblico.
Knowing sarebbe potuto essere certamente un ottimo "2012" e resta comunque figlio di una corrente cine/televisiva che negli ultimi 10 anni ha partorito una miriade di storie tra incontri ravvicinati del terzo tipo e necessità di spiritualità.
La novità di Knowing non sta nella distruzione.. (avevamo già avuto un Deep Impact che però si accaniva per lo più col continente americano) ma nella totalità della distruzione, eccetto per pochi esseri eletti chiamati a ripopolare un giardino dell'Eden.
In conclusione da vedere, da godere, da riflettere... una volta tanto...

Abbino Knowing ad una mia recente scoperta... Lo splendido negozio "le spezie del Guru" in Via Lamarmora, 15 tel 347 3601355. Cosa dire? A parte l'impatto affascinante con un il bel pavimento, le pareti e le decorazioni c'è da perdere la testa per tutto ciò che è in vendita... da una bella selezione di risi basmati a tutte le spezie necessarie alla cucina indiana... e poi tutta una serie di prodotti ayurvedici per la cura del corpo e della mente. Vale la pena farci un salto anche solo per immergersi in quell'atmosfera... Un punto di riferimento da tenere sempre presente!

martedì 25 agosto 2009

Ritorno a Brideshead

  • Lunedì 24 agosto 2009, scaricato da internet senza un vero perché...

Improvvisamente l'estate scorsa aveva già sondato in tempi non sospetti il rapporto irrisolto tra madre despota e figlio gay... Ritorno a Brideshead non aggiunge nulla di nuovo ma soprattutto non coinvolge. I personaggi sono slavati e assolutamente privi di fascino, le situazioni sono accennate e poi abbandonate nel più completo disinteresse. Non ci sono punti chiavi capaci di dare respiro a questopseudo drammone che ancora una volta vede come sfonda una splendida dimora inglese. Come a dire che nella terra di Albione sono le case a possedere i loro inquilini.... e in effetti le persone passano mentre le case per lo più restano, pretendendo tributi alla loro esagerata grandezza e eleganza.
Siamo in quel fastidioso territorio in cui un abito non adatto indossato ad una cena può precludere il futuro di una relazione ma soprattutto dove ogni azione imposta e subìta si costruisce sulla possibilità/necessità di generare il senso di colpa... muro, catena, gabbia, immobilità che ne derivano non scalfiscono il dogma di un cattolicesimo arido e aberrante che ben si adatta a menti automartirizzanti.
Ma a parte i temi un po' triti e ritriti e non eccessivamente interessanti tutto è un po' scialbo oltre che noioso. La conclusione è equiparabile ad un pranzo tronfio a cui non segue nemmeno un buon dessert... da dimenticare direi.
nel pomeriggio avevo beccato su skY gli ultimi venti minuti del film su Jane Austen "Becoming Jane", dello stesso regista... sempre roba inglese in costume, case grandi, soldi e matrimoni impossibili... almeno lì ho versato qualche lacrima... ho detto tutto!

Gli abbinamenti sono in vacanza! Almeno loro.....

martedì 11 agosto 2009

Le stagioni del nostro amore

  • Lunedì notte 10 agosto 2009, sul televisore di casa mia....

Ragazzi... ho scoperto l'acqua calda... adesso scarico da internet... non i film che sono in sala (se non non potrei più andare al cinema...) ma gli inediti vecchi film perduti, bianchi e neri dimenticati... filmografie complete che mi riescono a dare una panoramica dell'excursus di un autore....
Ci metto una vita... ed è un lavoro duro però può dare tante soddisfazioni.

Oggi inauguro quindi i film scaricati da internet!

Questo film è passato ogni tanto su Sky sul canale RaiSAT Cinema World... per quelli di voi che ancora non lo sanno canale morto e sepolto!

La crisi di un uomo come tanti che ha abdicato sogni e ideali pubblici e privati. Un bel film corposo e corroborante con un bianco e nero dai bei contrasti, con momenti di grande cinema soprattutto nelle sequenza con la giovane amante Jaqueline Sassard...
Leggermente verbose le discussioni che vertono sulla politica e sul fallimento di una generazione che si è lasciata andare e si è seduta sulle parole, incapace di passare ai fatti. La storia personale del Borghi (un Enrico Maria Salerno dolente in forma smagliante, mi si perdoni l'ossimoro ) sarà lo specchio della sua vicenda professionale... La rinuncia come forma inconsapevole di scelta di una prigionia che prima di tutto è mancanza di assunzione di responsabilità.

Nonostante il quasi mezzo secole che "Le stagioni del nostro amore" ha sul groppone si può affermare che nulla è cambiato.. un film che si potrebbe tranquillamente rieditare con un Bentivoglio di qualche anno fa, la Golino nella parte della moglie che non accetta un matrimonio finito (anche solo questo potrebbe animare tanto gossip giornalistico che tanto piace) e Diane Fleri nella parte della Sassard (che un po' me la ricorda). Mi restano Anouk Aimèe e Gastone Moschin... direi che si potrebbe riciclare Nastassia Kinsky per lei e il sempre valido Ivano Marescotti per lui....
Ah.. quanto mi piacerebbe occuparmi del casting di un film!


Le stagioni del nostro amore è anche una raccolta di Franco Battiato, uno dei pochi veri artisti che abbiamo in Italia. Se non lo conoscete ve ne suggerisco caldamente l'ascolto... Vi trasporterà in mondi densi di esotismo e misticismo che potranno evocare mondi perduti e/o dimenticati....

martedì 28 luglio 2009

Ghost Town

  • Domenica 26 luglio 2009 Cinema Savoy in via Bergamo
I fantasmi attecchiscono bene al cinema... ma diciamo la verità, è Ricky Gervais (conosciutissimo per la serie The Office, in cui interpreta un "capo" gradasso e marpione) a fare il film con la sua maschera cinica e dolente. L'attore inglese si concede sottotono, dosando al meglio le sfumature di un personaggio che ha imboccato la strada della misantropia per non incorrere in ulteriori delusioni.
La solitudine più che una scelta diventa un'arma di difesa che però dovrà suo malgrado deporre.
Dialoghi divertenti e con un tocco surreale dato non dall'elemento fantastico, che è trattato in maniera molto poco gotica, ma dalla volontà di restituire conversazioni tra persone che vivono solo apparentemente nella stessa comunità. Il confronto con i medici o anche semplicemente il senso dell'umorismo incompreso lasciano intravedere una visione delle relazioni interpersonali incentrata sull'isolamento e l'egocentrismo. La prima parte del film in cui questi aspetti sono più marcati.. la scoperta di un mondo altro che fino a poco prima si credeva inaccessibile, la persecuzione delle anime nei confronti del vico che le può vedere... è più riuscita e fluttua con classe nella commistione dei generi poi il gioco un po' si fa ripetitivo e prevedibile, togliendo quel po' di mordente iniziale.
Tèa Leoni, interprete femminile, che sembra sempre sull'orlo di un esaurimento nervoso (una sorta di energica Margherita Buy nostrana) forse non è stata la scelta più riuscita e anche Greg Kinnear sembra essere relegato al cliché del play-boy attempato e superficialotto in cui l'abbiamo visto altre volte.
Indubbiamente come pellicola estiva il film si lascia vedere e strappa anche qualche risata...
Ghost Town va ad arricchire comunque quello che sembra essere diventato un vero e proprio genere al quale il pubblico risponde sempre con discreto entusiasmo dai tempi della Signora Muir.
Detto ciò oggi ho starnutito parecchie volte... non è che proprio mi allieti il pensiero di essere stata "attraversata" da qualche fantasma... tant'è... me ne farò una ragione!

Dopo il cinema piacevole serata al Passaguai, un locale in cui mangiare e bere qualcosa al di sopra di ogni aspettattiva! Purtroppo ora chiude per ferie ma a fine agosto riaprirà!
Passaguai vin cafè, Via Pomponio Leto 1 (piazza Risorgimento)

mercoledì 15 luglio 2009

Chi nasce tondo

Diciamo la verità... fa caldo e non ho voglia di fare nulla.
Sono a Roma e la maggior parte delle mie energie è convogliata nel pensare di stare su una spiaggia bianca, con un mare turchese... 'na fatica!
Sì... al cinema ci vado ma dopo non mi va da scansire biglietti, cercare locandine e abbinamenti... troppa fatica...
Chi nasce tondo invece mi arriva fresco fresco come una bella coca-cola ghiacciata quando ancora non sai di desiderarla.... scaricato illegalmente da internet.
Al cinema c'è stato pochi giorni e sono mesi che chiedo a Blockbuster se arrivano delle copie per il noleggio... ma non sanno nemmeno cosa sia e alla fine a mali estremi, estremi rimedi.
Cavolo... si vede pure benissimo...
Mica male alla fine scaricare da internet...
Che poi io per il cinema sono come Carrie Bradshow per le scarpe.
Con quello che ho speso per il cinema in tutta la mia vita forse ci avrei potuto comprare un appartamento e quindi ora posso tranquillamente usufruire di chi mette gentilmente a disposizione film sulla rete, in barba all'orrido spot anti pirateria, senza sensi di colpa...
Ma torno a chi nasce tondo.
Il film è carino ma tutto sommato la storiella è esile esile, solo un presupposto per una serie di scketch tutti a base di "stocazzo" e "hai rotto il cazzo".
Per carità... ti fai quattro risate e del resto chiunque abbia un po' di sangue romano nelle vene, chissà per quale assurdo motivo, non può fare a meno almeno di increspare le labbra di fronte ad epiteti del genere "limortaccitua"...
Poi si sa... è sempre bello, per chi ha un po' di sangue romano nelle vene, riconoscere il luoghi... eccitarsi senza un vero perché si vede sullo schermo una strada che magari maledici ogni mattina perché ci stai bloccata almeno 5 minuti al semaforo.
Però che fico quando la vedi nel film...
Da segnalare i due protagonisti, il pregevole Valerio Mastandrea, che riesce sempre ad essere simpatico e Raffaele Vannoli che, se messo nelle mani giuste, potrebbe essere un John Belushi nostrano. Si rivede anche Regina Orioli, che mio fratello dice che è una gran fica ma dio santo un corso di recitazione non le farebbe male.
Insomma nella sua impostazione il film è molto già visto e si salva solo grazie alla simpatia dei personaggi che sono sempre un palmo più gagliardi dei comprimari.
Insomma dai... carino... eppoi... Ma quant'è bella Roma... Limortacci....

Come abbinamento ci vorrebbe una di quelle belle trattorie ignoranti che magni bene e spendi poco... praticamente un posto che non esiste. Anche se io continuo a trovarmi molto bene al Pot-pourri della Garbatella, una pizzeria dove fanno la migliore focaccia bianca del pianeta e si riesce ancora a spendere meno di 20 euri, mangiando anche delle ottime falafel come quelle che farebbe tua nonna se fosse araba. Si trova in Via Roberto De Nobili al numero 8 tel 065133312 Giorno di chiusura: Lunedi. D'estate ci fa un caldo boia ma ci sono i ventilatori a pale e un mini dehors dove si sta un po' più freschi.

martedì 16 giugno 2009

I love Radio Rock

  • Sabato 13 giugno 2009, Cinema Barberini nell'omonima piazza
È con grande dispiacere che mi accingo a recensire I love Radio Rock senza potermi esimere dal definirlo una delle più grandi puttanate degli ultimi anni.
Un film che viene spacciato per il manifesto di un’epoca e che non invece non è altro che una carrellata di gag tenute insieme da una regia fredda e posticcia. Un dispendio di energie inaccettabile… attori, scenografie, coreografie, costumi e soprattutto musica…
Tanti colori a contrasto, mescolati con cura maniacale, a confermare il cliché per il quale a metà degli anni Sessanta la donna doveva necessariamente indossare mutandine a fiori sgargianti che facevano capolino da vertiginose minigonne turchesi o arancioni ed avere costumi sessuali da rasentare le cronache di un bordello tailandese.
Il tutto è condito con ripetitivi siparietti di gruppi di persone facenti parte di ogni strato sociale che si agitano come ossessi, ascoltando la radio, per lo più saltando sui letti e ballando il twist (espediente identico a quello del pubblico che seguiva The Truman Show).
Tendenzialmente c’era materiale per il film del decennio invece tutto resta nella sfera delle possibilità perdute… I protagonisti sono una galleria interminabile di facce che sarebbero anche giuste ma che si avvicendano nel contesto corale stancamente senza nessun brio, nella più totale mancanza di alchimia.
I love radio rock è un film di una freddezza glaciale e non bastano i camei di lusso di Emma Thompson o il personaggio à la Monthy Pyton di Kenneth Brannagh… e purtroppo nemmeno la folgorante apparizione di Rhys Ifans riesce a risollevare le sorti di un film che affonda inesorabilmente nel nulla.
Poi mettiamoci il solito doppiaggio da pena corporale per il quale Bill Nighy parla come Alexander Petrosky in Sex and the city e abbiamo un film tra i più deludenti di sempre.
Lasciamo perdere poi gli anacronismi musicali… il film si svolge nel 1966 (glorioso anno che vide la mia nascita) e ci sono pezzi che sono anche di due o tre anni dopo. Cazzo… dico… se fai un film “musicale” minimo minimo questi errori sarebbero da evitare.
Un’altra pecca è che I love radio Rock non finisce mai… due ore e un quarto pesanti con la scena finale del naufragio interminabile, al rallentatore… che oltretutto toglie enfasi all’unica scena decente di tutto il film ovvero l’allagamento della nave con la perdita di tutti i preziosi vinili.
Durante l’allagamento poi in una sorta di sfida Jaques Maillol/Enzo Maiorca, il giovane ragazzo inconcludente e DJ Bob (suo padre a cui è partita la brocca) passano allegramente alcuni minuti sotto acqua per recuperare almeno un solo disco…
Questa per me è il vero tradimento del film.. far credere che chi ama veramente la musica potrebbe morire per salvare un supporto in vinile. La musica vive dentro di sé e non c’è bisogno di sacrificarsi per un pezzo di plastica…
Concetto tra l’altro esposto egregiamente in Farenheit 451 in cui, per chi non lo sapesse, in un futuro tristemente simile al nostro presente la lettura è bandita e perseguita e gruppi di ribelli imparano a memoria i testi affinché possano sopravvivere.
Ma di che sto parlando? Ah già vabbè… questo è Truffaut…

Abbinamento doveroso alla nostrana Radio Rock che dal 1984 allieta noi romani con musica splendida e al quale io sarò sempre grata per avermi fatto conoscere i Porcupine Tree oltre che tanta altra bella musica. Storica organizzatrice di eventi e scopritrice di talenti… a tutt’oggi resta una delle poche radio in cui una rockettara come me si sente a casa…
Frequenza 106,600 ma ormai si può ascoltare anche sul web….

lunedì 15 giugno 2009

Looking for Eric

  • Mercoledì 10 giugno 2009, Cinema Nuovo Sacher (ex Cinema Induno) in Largo Asciani, 1 tel. 065818116
  • Sempre per la rassegna Cannes a Roma, in lingua originale con sottotitoli
  • Nanni Moretti era presente a ricevere il pubblico... très chic...
Un Ken Loach lieve e ridanciano per una commedia piacevole e puntellata di speranza.
Un uomo sull'orlo della crisi di nervi trova la forza di reagire ad una vita che se ne sta fuggendo troppo in fretta grazie al suo idolo calcistico Eric Cantona. I suggerimenti del pittoresco calciatore (che da anni ha il vezzo del mondo del cinema) lo rimetteranno in sesto e lo renderanno il salvatore della famiglia allargata di cui è a capo.
L'inedito tocco surreale che vede la personificazione del salvatore del protagonista nelle vesti di Cantona, che si presta con ironia alla vicenda di cui è anche produttore, funziona e diverte.
Un film figlio dei nostri tempi in cui sembra volersi affermare la fine del nucleo familiare classico a favore di valori affettivi che si estendono all'ambiente lavorativo, alle amicizie del pub e soprattutto alla fede del calcio.
In un'epoca dove sono venute a cadere tante ideologie Loach immortala quello che Antonello Venditti cantava già svariati anni fa (secondo me riferendosi alla Magggica e non alla città eterna)... dimmi chi è che me fa sentì 'mportante anche se nun conto niente...
Esseri umani allo sbaraglio che trovano uno spiraglio di vitalità nell'appartenenza ad una squadra piuttsto che ad un'altra... cosa che per me resta un mistero ben più oscuro di quelli di Fatima.
Ma insomma a parte questa triste presa di coscienza personale... il film è carino e i personaggi sono tutti uno spasso. Il calcio poi tutto sommato è marginale e forse il pregio è che viene inquadrato come metafora della vita, con il lavoro di squadra dove ognuno deve fare la sua parte per raggiungere un obiettivo... tra imprevisti, casualità, incontri, scontri ecc. ecc.
Non credo di sbagliarmi nel dire che piacerà a molti per la sua leggerezza mai superficiale e per quel disincanto tutto anglosassone di cui il cinema italiano difetta in maniera invalidante.

Ovviamente io non avevo idea di chi fosse Erica Cantona... la mia cultura calcistica si ferma a quando mio fratello faceva l'album con le figurine e c'era Falcao. Però mi sono fatta un saco di risate a vedere il video con cui da un bel calcio ad un tifoso che gli ha detto una parola di troppo...


Abbinamento facilissimo alla piccola libreria di cinema annessa al Nuovo Sacher dove è possibile trovare una bella selezione di titoli sia per quanto riguarda i libri che i DVD... qualche tavolino e anche un piccolo bar dove in onore ai risaputi gusti mangerecci morettiani nella stagione più fredda si trova anche la Sachertorte.

giovedì 11 giugno 2009

Un prophete

  • Martedì 9 giugno 2009, Cinema Adriano a Piazza Cavour, nell'ambito della rassegna "Cannes a Roma"
Piccolo antefatto... dopo circa un'ora e mezza di rompe la macchina dei sottotitoli, il film viene interrotto e in sala parte la chiacchiera libera.
Dietro di noi sento conversazioni del tipo (che meraviglia origliare al cinema...):
Lui - "Ma chi è che non gli farebbe una pippa a Berlusconi?"
Lei - "Bè io non gliela farei..."
Lui scuote la testa.. è convinto del contrario.
Le stesse persone dopo un quarto d'ora di attesa a sala accesa confabulano:
"Ma che riprendessero il film! Vediamolo in francese! E sticazzi per quelli che non sanno il francese... peggio per loro..."
Accanto a me: "Voglio vedere se facevano lo stesso discorso se il film era in magrebino.."
Poi finalmente l'addetto alla macchina dei sottotitoli riesce a districarsi nel guasto e la tipa lo apostrofa: "Hai dei problemi a ritrovare il punto esatto per sincronizzare? Se vuoi ti do una mano IO SO IL FRANCESE!"
-"No grazie c'è un database... non è necessario..."
Per fortuna riinizia il film... e il silenzio scende in sala.
Che pazienza!
Arriviamo all’Adriano pensando che al cinema saremo i soliti quattro gatti, invece la sala 4 (quella con i sedili sbracabili) è bella piena. Tra il pubblico Nanni Moretti, Valentina Cervi, Andrea Occhipinti, molti addetti ai lavori e un’aria molto radical-chic.
Un prophet non indugia… l’impatto è immediato, è un film potente, che non fa sconti, tutto corpi e sostanza.
Il film proietta lo spettatore in universo fatto di personaggi che avresti paura a incontrarli per strada, governati da regole sovvertite su cui vige solo la legge del più forte, in uno scenario di violenza ed emarginazione al di fuori del bene e del male.
Protagonista assoluto un giovane francese, Tahar Rahim (classe 1981), con la faccia giusta e la capacità dar vita ad un’evoluzione del personaggio che non si dimentica, perfetto sia nello spaesamento iniziale sia nella sua scalata al potere malavitoso.
La parabola è intrigante e si segue con passione, si fa il tifo per il ragazzo e alla fine quando diventa un boss intoccabile invece di augurargli di finire in una cella per il resto della vita si esce dal cinema felici e contenti! Sto ragazzo nonostante sia diventato un assassino e capo di un importante traffico di droga ci sta simpatico e quindi gioiamo per lui! Bella sta capacità del Cinema (quello con la “C” maiuscola però…) di andare oltre la morale comune e di farci vedere le cose da un differente punto di vista…
Le prophete se ne dura una piao d’ore e mezza in cui si parlano tre diverse lingue, francese, corso e arabo… sebbene non sia facile da seguire (nonostante i sottotitoli) la versione originale, l’aspetto multilingue (e multietnico) è parte integrante del film aggiungendo una marcia in più ai dialoghi e alle situazioni.
Interessanti i personaggi, le dinamiche relazionali e la moltitudine di sottotracce che emergono dal profeta. Di fatto ci troviamo di fronte ad un microcosmo carcerario, ritratto di una Francia crogiuolo di razze ben lontane dall’integrazione e alla ricerca di un profeta che sia di ispirazione per una convivenza e un futuro migliore. Si tratta però di un profeta biblico, implacabile nel suo incedere ma pronto suo malgrado ad assumersi la responsabilità delle sue azioni nel diventare la guida di svariati ceppi di malviventi.
Al di là della storia che è bella densa pur senza essere particolarmente particolareggiata quello che rende Il profeta un ottimo film è una regia di gran talento che non si compiace, che non è ridondante e che non segue gli stereotipi post-tarantiniami, derive videoclippare o vorticismi stilistici alla Guy Ritchie. C’è una vera e propria identità nella messa in scena che trasuda da ogni inquadratura, che scava le scene prima ancora che i volti e che non necessita di nient’altro che dei personaggi stessi. Nessuna concessione all’ambientazione, nessuno svolazzo compiacente e addirittura la selta precisa della quasi totale mancanza dell’elemento femminile. Nessun volto noto se si eccettua un Niels Arestrup in un ruolo chiave di grande spessore.
Che ci vogliamo fare… ci dobbiamo rassegnare… se il profeta lo giravano in Italia come minimo ci mettono Roul Bova e trovavano pure il modo di far fare un cammeo a Nancy Brilli o Sabrina Ferilli… meno male che c’è il cinema francese…

Abbinamento con una delle mie sale da tè preferite... Sciam, in Via del Pellegrino 56 (Centro - Campo de’ Fiori) tel. 06 68308957... Sciam è lo splendido locale aperto accanto al negozio di tappeti e vetri siriani, si può fumare il narghilè, bere del buon tè in splendidi bicchieri di vertro gustando dolcetti tipici mediorentali... Andate e non ve ne pentirete!