martedì 5 ottobre 2010

La solitudine dei numeri primi

  • Cinema Admiral o King... nemmeno me lo ricordo...

Visto qualche settimana e mentre il ricordo già sta svanendo mi accingo a parlarne…
Non vorrei sembrare la solita vecchia in fila alle Poste che inveisce su Berlusconi, colpevole finanche della sciatica che l’attanaglia… però ai miei tempi c’erano dei film che li vedevi e li rivedevi, che ti stregavano per la capacità di raccontarti ogni volta qualcosa di nuovo eppure sempre diverso.
La solitudine dei numeri primi è uno di quei film che francamente non mi salterebbe mai in testa di rivedere, noioso, troppo lungo e con una serie infinita di tempi morti.
Il libro non l’ho letto.. non leggo mai questi best-seller/casi letterari che fanno bella mostra in libreria, che te ne trovi almeno due o tre copie sotto l’albero a Natale, che dopo averli letti dici sempre la stessa cosa: “bello, bello, una lettura scorrevole….”, senza neanche sapere bene il perché. Belle confezioni, ben pubblicizzate e presentate col fascino di un chilo di carote nel banco frigo del supermercato. Le compri perché le carote dove le metti stanno, un paio à julienne nell’insalata, due o tre a tocchetti nel minestrone e, se proprio quel giorno ti salta il ghiribizzo, ci aggiungi patate, piselli e maionese ed esce fuori una bella insalata russa.
Insomma le carote le compri senza neanche chiederti il perché ma poi tanto le usi e oltretutto si conservano per un sacco di tempo in frigo.
Ma parliamo del film… costruito su vite profondamente avviluppate ai sensi di colpa, come pilastri imprescindibili di psicologie immobili e tendenti all'autistico. Incapacità cronica di vivere, nell'accezione di progredire, andare avanti... masochismi estremi di solitudini e ferite autoinflitte in cui si sceglie di indugiare nel capovolgimento dei valori emotivi.
Possibile solo nella chiusura della cintura montana che avvinghia Torino... a Roma sarebbe stato tutto un fiorire di malimortaccitua e pacche sulle spalle…
La Rochwacher magrissima e col trucco a panda, l’altro nemmeno pervenuto. Cronologia destrutturata, che sia maledetto Tarantino! Basta, basta… veramente… Che qualcuno dimostri di saper fare un film raccontando una storia dall’inizio alla fine senza ingarbugliare tutto, cosa che a me sembra più un espediente da quattro soldi per dare un falso movimento a vicende stantie.
Colonna sonora ammiccante... sfido chiunque a non eccitarsi sulle note di Yes Sir I can boogie all night long delle Baccarat... che poi mi sa pure che che quel "boogie" ha un doppio senso...
Un film che punta ad un estetismo anni Settanta d’alto bordo senza averne la carica epocale.
E ora… visto che moltissimi accessi al mio blog avvengono perché esiste una miriade di persone che cerca “Come finisce il dubbio?”, “Come finisce Inception?”, “Come finisce Fish Tank?”… ho deciso di inaugurare la minirubrica fissa “Come finisce…”

Come finisce la solitudine dei numeri primi?
Se vuoi saperlo seleziona il seguente testo scritto in bianco!
Alice, dopo un matrimonio fallito, ci arintuzzica e cerca Mattia divenuto stimato ricercatore in Germania. Lui accorre ma ancora una volta non riesce ad esprimere nulla tranne un imbarazzante silenzio quindi fugge via. Alice lo rincorre e lo trova seduto con lo sguardo perso nel vuoto su quella panchina dove da bambino aveva abbandonato la sorellina segnando tragicamente il destino di entrambi. Alice capisce che deve essere lei a fare il primo passo altrimenti sto mammocchione non si deciderà mai… quindi finalmente gli mette una mano sul… sulla spalla… che pensavate? E forse insieme avranno una speranza di essere felici (io ci credo poco che tra tutti e due fanno un quadretto..)….
Fino qui!

Abbinamento
Suggerimento cinematografico… recuperate Il romanzo di Mildred un bel drammone con Joan Crawford del 1945 diretto da Michael Curtiz. Il soggetto del film è tratto da un romanzo di James M. Cai, che voglio dire.... è quello del postino che suona sempre due volte, della fiamma del peccato and so on. Insomma uno che sapeva scrivere....  Non solo è un filmone come non ne fanno più ma presto io e il Ballestrero lo includeremo in una delle nostre serate Cineclub! Buona visione

3 commenti:

Silvietta ha detto...

Non ho letto lo spazio bianco perché, chissà mai un giorno mi venisse lo sghiribizzo di vederlo, ma la tua recensione è, cara Marzia, come sempre superba e spassosa.
Che esistano ancora bei film e bei libri nessuno lo nega, tra l'altro spesso mi ritrovo a sentirmi stile Giacomo in "Tre uomini ed una gamba" quando sceglie i libri "Mattone polacco di scrittore morto suicida giovanissimo, copie venduta una".. cosa che vale anche per i film, ahimé... comunque a me sto dannato bestseller non mi ispiravano neanche un po', la storia trita e ritrita di anime complessate. Oltretutto una persona che conosco, che so essere davvero di manica larga, lo ha definito una ciofeca immonda...
E il film ora leggo la tua stroncatura e inizio a temere il peggio davvero, insomma ieri ne parlavo con un'amica com'è che negli anni 70-80 si aveva più coraggio anche nei telefilm?Sai cosa ha rovinato secondo me?Il politicamente corretto, la paura di ferire qualcuno, allora non si dice questo o quello e si finisce per creare storie piatte, che per farle fighe le si ingarbuglia, ma restano piatte come i loro personaggi...
Scusa il malloppone e continua così!

Fabrizio ha detto...

Credo che la cronologia destrutturata, fosse l'unico espediente per rendere interessante la storia. Il dolore psicologico descritto nel libro, a mio modesto parere, non è facile da portare sullo schermo. di conseguenza credo che ricorrendo ai flashback Saverio Costanzo abbia cercato di posticipare aglio occhi dello spettatore alcuni eventi in modo da mettere insieme un film che in qualche maniera potesse un pochino emozionare. Che ci sia riuscito è un altro discorso...

Il cinefilante ha detto...

Grazie Silvietta! Ti puoi fidare del tuo amico di manica larga... che anche in questo caso è stato piuttosto generoso! :-))

Fabrizio... sto passando un periodo in cui la cronologia destrutturata mi sembra il male peggiore del cinema odierno! un espediente abusato ormai da chiunque metta mano ad una macchina da presa! Tra l'altro come facevo notare su FilmTV qualche giorno fa... c'è un episodio di Seinfeld che è girato al contrario come mememnto ma ben prima di questo film.. oh... cavolo... sono tornata ad inception.. mi sto confondendo!
....La verità è che mi piacerebbe tanto vedere un bel film! :-)