lunedì 16 dicembre 2013

Blue Jasmine


  • Cinema Odeon di Piazza Jacini, Domenica ultimo spettacolo, faceva un bel freddo



Chi mi conosce sa che, da quando ha cominciato a sfornare film fatti con lo stampino e per di più fatti male, mi sono riprmessa di non andare più al cinema a vedere Woody Allen.
Lo conoscevo bene Woody e lo adoravo ma verso la metà degli anni 90, cominciai a ravvisare i segni di un inequivocabile rincoglionimento precoce. Capii solo più tardi che si trattava dello start-up di un'industria destinata ad un successo commerciale per acchiappare il grande pubblico, praticamente un franchaising alleniano equivalente al libro annuale di Bruno Vespa.
Se Darren Aronofsky in Pi greco - Il teorema del delirio faceva addannare il protagonista alla ricerca cabalistica di numeri capaci di svelare gli schemi universali di ogni cosa Woody Allen, dotato di un gran senso pratico, ha puntato più semplicemente all'algoritmo del filmetto autoriale che piace.
Gli elementi sono sempre gli stessi, musica jazz, parlare l'uno sull'altro, psicofarmaci, depressione associata ad umorismo, età che avanza, relazioni complicate e, essendosi rifiutato pure l'algoritmo di utilizzare ancora New York, tutta una serie di altre città a fare da sfondo. Sono anni che ormai Woody è tutto un fare filmetti che ogni due o tre poteva esserci una botta di culo ma, come dicono i giovani oggi, anche no.
L'ultimo ciclo alleniano comunque è quello che mi fa più orrore, Parigi e Roma come se dovesse girare degli spot per la proloco, degno di anatema e punizioni corporali da fargli infliggere dalla figlia moglie cinese.
"Mi permetta una domanda Signora Cinefilante... perché è andata a vedere sto Blue Jasmine allora?"
Rispondo sintetica anche se preferisco le fibre naturali.
Alternative pressocché nulle, se si eccettua Still life che però lo facevano in cinema scomodi o in zone non attraenti.
E poi al Ballestrero gli piace Cate Blanchett e avendolo spesso trascinato a vedere cose orribili mi fa piacere accontentarlo, anzi gli ho pure portato due girelle con uvetta, scorze d'arancia candite e polvere di nocciole fatte da me.
Comunque, surprise surprise, Blue Jasmine si è rilevato piacevole con personaggi ben scritti su cui troneggia una Cate Blanchett sudaticcia dal trucco sciolto e con un abbigliamento da capogiro.
Jasmine/Blachett, chic oltre ogni dire ma parecchio disturbata emotivamente, passa dalle stelle alle stalle e chiede ospitalità alla sorella molto più rustica di lei. Si viene a creare una situazione tipo "Ferie d'agosto" tra i vicini delle due ville a Ponza, quelli intellettuali sinistrorsi e quelli solo magnamose du spaghetti.
L'algoritmo non tradisce e le sottolineature snob degli antipodi sono gustose e godibili.
Il tentativo di rimettersi in carreggiata della sorella chic naufraga tra menzogne, incapacità di assumersi delle responsabilità e esaurimento nervoso. La sorella più semplice tornerà alla sua vita apprezzando ancor di più quel che ha.
C'è una morale? Chi è causa del suo mal pianga sé stesso?
Ecco scoperto un altro punto chiave del celebre algoritmo alleniano: riassumere il senso del film in un proverbio o una frase fatta, basta che funzioni.
Ben lungi da essere un capolavoro Blue Jasmine è comunque un film apprezzabile anche se è molto più simile ad una cena in un ristorante elegantissimo dove ti servono piatti splendidi ma con poco sapore e soddisfazione. Che torni a casa e dici: il servizio era eccezionale, le porcellane erano da dio, il bagno profumava di lavanda, il maitre era un amore.... sì, ma che me so magnata mica me lo ricordo. Però dai una bella serata.
Praticamente un sottile senso di presa per il culo ma così ben confezionato che ti fa piacere.
Insomma non lo boccio, gli do pure un bel 7 e mezzo ma è quel voto che dai al secchione perché oggettivamente studia e sa tutte le date a memoria ma manca il guizzo.
Dai, che stavolta sono stata clemente, non ho svaccato come al solito...
Comunque Cate Blachett vale il film e viceversa, schifo non vi farà, andate con fiducia.

Abbinamento alla serie televisiva per eccellenza: Recuperare le 9 stagioni di Seinfeld e rimettersi in pace con l'universo!




7 commenti:

LAMPUR ha detto...

"Mi permetta una domanda Signora Cinefilante... perché è andata a vedere sto Blue Jasmine allora?"
Ma che domande?! Lampur ne parla bene, come non fidarsi quindi!! ;)

Il cinefilante ha detto...

Ammetto che nonostante spesso i nostri gusti differiscano (se si eccettua lo splendido dejà-vu) in questo caso siamo d'accordo. Infatti alla fine del fine ho fato mia la tua riflessione sulla presenza di Cate Blanchett che costituisce il più grande motivo di merito del film!

veri paccheri ha detto...

ciao Cinefilante, devo dire che sei stata generosa col buon vecchio woody!! mi sarei aspettata la stroncatura, ed invece addirittura un sette!:) il film non è male ma sicuramente annacquato di tante cose. a mio parere sta in piedi grazie all'ottimo cast, tutto perfetto a cominciare da sally hawkins che dà vita alla sorella "rustica" e da alec baldwin che è perfetto per i ruoli di truffatore, taditore e malandrino :)
la banchett è bravissima, superesaurita e benissimo abbigliata.
peccato che woody non si sia concesso più humor, è stato un po' scarso, va bene la deprssione e il finale depressivo, ma manca lo humor suo vero... il tuo paragone peraltro è calzante.
aspettiamo il prossimo woddy-cine-panettone....

Il cinefilante ha detto...

veri paccheri per una volta che sono clemente arrivi tu e mi dici che dovevo stroncare? non c'è più religione! :-D
domani un gruppo di amici va vedere vecchioni qui a roma, dico loro di salutartelo? :-)

veri paccheri ha detto...

eheheh ;-) è che questa volta non mi ha entusiasmata se non per la prova attoriale, appunto. caspita, il caro vecchioni!! che gran gioia un suo concerto! sono contenta per i tuoi amici che lo andranno ad ascoltare, portategli i miei cari saluti! :)

primavera63 ha detto...

Ho scoperto ora il tuo blog,piacevolissime le tue recensioni.Ciao!

Il cinefilante ha detto...

Grazie Primavera! A presto! :-)