mercoledì 1 ottobre 2008

Pranzo di ferragosto


20 settembre 2008
Cinema Mignon, Via Viterbo, 11

  • Pubblico radical-chic
Una decina di giorni fa, mentre ero in autostrada col mio inseparabile bluetooth, il Ballestrero mi leggeva la lista dei film in programmazione, per decidere cosa andare a vedere...
B - "Hancock?..."
C -"Quasi bocciato... ma in ultima analisi..."
B - "Decameron Pie?"
C - "Ma manco se mi pagano!"
B - "X-files..."
C - "Abbiamo già dato..."
B - "Gomorra...."
C - "Guarda l'ho evitato per tutta la stagione non lo vado di certo a vedere adesso..."
Insomma alla fine ci siamo accordati per il pranzo di ferragosto che la trama ci è subito piaciuta.
Scartiamo il Lux, che non ha ancora riparato l'aria condizionata da agosto e che quindi ho depennato dalla lista dei cinema papabili.
Il Mignon invece ha sempre quel fascino della programmazione d'essai che attira quel certo pubblico... tipo coppie brizzolate, lei scarpa bassa tipo camper, con calza coprente viola e un gioiello etnico, lui con velleità politico/intellettuali, giubbino tecnico e nike come il Dottor House. Con la differenza che al Dottor House lo paga la Nike per indossarle mentre l'ipercinquantenne paga di tasca sua.
La sala è piena, segno che il passaparola è sempre un'ottima promozione se ispirato dall'entusiasmo e suffragato dalla sostanza.
Che si dessero pace i politici del cinema... non è che i cinefili schifino il cinema italiano per partito preso... è solo che ormai lo sanno un po' tutti che si tratta di tempo e denaro buttati nel cesso.
Non c'entra niente lo strapotere delle pellicole americane e altre frescacce, i problemi risiedono altrove... nella mancanza di idee prima di tutto.
Ma grazie al cielo non è il caso del pranzo di ferragosto che invece si dipana senza intoppi, frizzante e accattivante in un raro esempio di cinema lieve e consistente al tempo stesso.
Adorabili i dialoghi che sembrano origliati prima ancora che scritti per essere recitati... e fantastici i protagonisti nella loro freschezza. Tutti attori non professionisti ma diretti con classe e maestria da un regista che lungi dal calcare sull'aspetto naive ci restituisce dei personaggi che entrano subito in sintonia con lo spettatore.
Abbiamo un nucleo familiare composto dall'anziana madre e dall'attempato figlio Gianni, che trascina la sua esistenza tra la dedizione alla madre, la spesa e la cucina, i conti da pagare e il vino a garganella.
La storia è esile ma ben costruita, non ci si aspettino colpi di scena, risate sconquassanti o tagliente ironia ma un ritratto di una certa romanità che una volta tanto non è quella cafona "de limortacci tua e di chi nun te lo dice con la mano arzata" che tanto la fa da padrona nel nostro cinema "regionale".
Va detto però che quel pubblico radical/chic, con "Il manifesto" sotto braccio, sempre pronto a guardare dall'alto in basso chi si diverte con Christian de Sica che dice "Sto fijo de 'na mignotta...!", non ha esitato a scompisciarsi dalle risate quando il Vichingo dice a Gianni: "ah gli hai comprato pure la torta a tu' madre? mecojoni!".
Trovo interessantissima questa ipocrisia della volgarità.... da scriverci un saggio antropologico...
E comunque bisogna ammettere che come dice "fijo de 'na mignotta" Christian de Sica non lo dice nessun altro... diamo a Cesare quel che è di Cesare! Io gli darei l'Oscar!
E ammettiamo anche che "mecojoni" conserva intatta tutta una sua potenza evocativa di sorpresa mista a consenso altrimenti difficile da sintetizzare.
Insopportabili tutti coloro che, quando Gianni parte in motorino col Vichingo alla ricerca di un po' di pesce per il pranzo, hanno dovuto esclamare ad alta voce: "molto morettiana questa scena!". Eccheccazzo! e mica Nanni Moretti ci ha messo il copyright sull'andare in motorino a Roma quando non c'è traffico!
Di contro io che evidentemente sono un po' più terra terra nelle mie citazioni ho pensato a quel Mimmo di Verdoniana memoria che dovrebbe raggiungere la madre a Ladispoli e invece resta invischiato con l'ispanica Marisol. Il nostro Gianni invece si troverà invischiato con un terzetto di arzille vecchiette difficili da gestire.
Devo dire che io non amo i film di attori non professionisti ma del resto il nostro cinema italiano ci ha talmente abituato alla non professionalità che quelli di pranzo di ferragosto sembrano usciti dall'Accademia d'Arte Drammatica. Attori consumati che si offrono al loro pubblico con candore e verità. Mecojoni! Scusate se è poco....

Abbinamento col pranzo di ferragosto necessariamente mangereccio... ecco dunque se dovete comprare una bella torta io vi suggerisco di andare da Mondi in Via Flaminia Vecchia 468/A tel 063336466 (chiuso il lunedì)... Troverete una vasta scelta di dolci tutti golosissimi oppure potrete perdervi tra una serie di mignon eccezionali tra cui la minitazzina di cioccolata ripiena di tiramisù e il minicestino di croccante con crema e frutti di bosco. Da perderci la testa....

2 commenti:

Ballestrero ha detto...

Sempre bella, graffiante e sbarazzina la tua recensione. I richiami a De Sica e Verdone sono azzeccati, quando si propone un contraltare della romantià che non è fatto solo di grevi parolacce come quelle con cui i due condiscono i loro film.
Genuflesso mi complimento...

Anonimo ha detto...

Grandiosa, come sempre... ma questa volta di più! Perché del film hai detto poco (il necessario) ma la descrizione del pubblico... (con sana ferocia, quasi gaddiana) ...l'ipercinquantenne con le Nike, la lady scarpabassatipocamper, gli scontatissimi richiami morettiani, ...ah che immenso piacere leggere le tue "terra terra" squisitezze. A quando il saggio antropologico? A beneficio di noi sotto-"terra terra"? Un abbraccio