
In effetti appare evidente che i "problemi" sono tutti a carico di coloro che conducono la cosi detta "vita normale" di facciata e che i protagonisti non fanno altro che concedere loro momenti di liberazione.
Lungi dal consumarsi tra sensi di colpa e morali da quattro soldi, Eugene intrattiene una serie di rapporti umani dal respiro corto, che anelano ad una realizzazione… l’amicizia con il vicino di casa, un poeta cieco interpretato dal sempre ottimo Richard E. Grant e l’amore per la coinquilina che vive in un mondo tutto suo…
I personaggi sono ritratti di varia umanità dietro i quali non è difficile ravvisare alcuni spunti autobiografici di Madonna, della cui gavetta in certi ambienti non ha mai fatto mistero.
E infatti forse questa psicologie di anime perse che vagano senza incontrarsi pur stando costantemente l’una di fornte all’altra è più una condizione tipica di certe atmosfere degli anni Settanta che dell’epoca presente…
Tutto sommato un film che ha la sua forza negli interpreti e nell’intreccio caciarone delle storie a base multietnica, godibile nel finale liberatorio dove ognuno sembra trovare la sua strada attraverso una formula che più semplice non si può.., seguire le proprie inclinazioni, i propri sogni, i propri desideri, aprirsi agli altri e vivere finalmente la propria vita.
C’è da dire che la regia di Madonna è invisibile, non è caratterizzata da particolare personalità ed è un vero peccato perché questo film con tutti attori sconosciuti (se si eccettua Richard E. Grant) ha un suo perché e sarebbe potuto diventare uno di quei serpeggianti successi basati sul passaparola… invece il fatto che dietro a tutto ci sia l’icona del pop in tutta la sua magnificenza (e purtroppo pure con la sua poco credibile capacità cinematografica), rende tutta l’operazione un po’ tronca… come se dire che questo film sia decente sia quasi un andare contro corrente… a me comunque è piaciuto e Sacro e Profano… Madonna o non Madonna…. l’avrei visto comunque perché Eugene Hutz lo trovo fichissimo!

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