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mercoledì 31 dicembre 2025

Pluribus

 


Oggi vi dico la mia su Pluribus.
Se non guardate serie TV saltate pure a piè pari.
Ormai mi emoziono più con una bella serie che con un film, quasi sempre di merda, al cinema.
Non mi fraintendete, Pluribus fino ad ora mi ha fatto i due consueti coglioni così, quindi non posso dire di essere felice di averla vista, però nutro speranza.
È anche vero che chi di speranza vive, di speranza muore, quindi nel frattempo ho aggredito il filone d'oro delle serie coreane.
Io, cinematograficamente parlando, la Corea l'ho scoperta oltre venti anni fa, quando per vedere un bel film horror dovevi andarlo a cercare proprio lì, tra l'infida e omonima sorella nordica e la vastità del mare.
In un'epoca in cui l'horror si era scolorito e aveva perso la sua carica e eversiva, i veri gioielli arrivavano dalla Corea del Sud.

Certo, bisognava arrivare fino in via Urbana, al glorioso e ormai chiuso Detour, ma poi era una festa!
All'epoca YouTube era agli albori ed era un tempo in cui che se volevi vedere la sequenza psichedelica di 2001 Odissea nello spazio, montata con Echoes dei Pink Floyd, potevi vederla solo al Detour.
Vabbè ma come sono arrivata qui? Pensate un po' che volevo fare un paragone tra Pluribus e Star Trek The next generation e invece mi sono impantanata con la Corea. Comunque...
Pluribus nasce dalla mente di Vince Gilligan e quindi che fai? Non glieli perdoni sti nove episodi inconcludenti e ripetitivi?
E certo che si!
Io però voglio sperare che la seconda stagione sia la follia!
Voglio un cambio di registro come tra il primo e il secondo tempo di Dal tramonto all'alba di Robert Rodriguez.
Voglio che il mio sproloquiare su Pluribus venga annientato dal twist più pazzesco della storia delle serie TV. Roba che mi deve far dimenticare in una botta sola la morte di Eddard Stark, che ancora lo piango, e le nozze di sangue in Games of thrones.
Voglio che nella seconda stagione succeda qualcosa che stravolga la mie poche certezze.
Voglio vedere le foto di Vince Gilligan che gode perché sa di essere al di sopra di ogni nostra fantasia, dando senso a tutte le cose. 
Perché diciamo la verità, non può continuare così.
Stiamo parlando del creatore di Breaking bad e di Better call Saul, uno che scrive sceneggiature come se Euripide e Shakespeare avessero deciso di collaborare alla Garinei e Giovannini.
Ci sta quindi che, dopo il successo universale di Breaking bad e il suo fortunato spin off, ci voglia un po' coglionare e voglia costruire una storia su un'impalcatura di noia e vuoto abissale per sorprenderci sul più bello.

La storia
Improvvisamente l'umanità viene "contagiata" da un imperativo biologico alieno che connette tutte le menti.
Se ciò accadesse veramente ne conseguirebbe che le mie splendide qualità di chef raffinatissima le avrebbe chiunque sulla faccia della terra, pure il cuoco del ristorante Il Curvone, celebrato da Fantozzi.
La mia sagacia no, quella andrà persa, perché questa comunione di menti non sa che farsene.
La comunità infatti è di per sé noiosa, dormono per terra nelle palestre come i terremotati, lasciano i musei incustoditi, sembrano non avere velleità di alcun tipo, di certo non scopano, sono freddi come il ghiaccio.
Believe me, so boring!
11 persone sono rimaste come prima, Carol è una di loro, nonché la nostra protagonista che sopravvive tra impeti di resistenza, incertezze, dubbi, debolezze e anche sterili isterismi.
Trattandosi produzione 2025 Carol è lesbica, perché la legge ormai impone che in ogni film o serie TV ci sia almeno un omosessuale, un trans, un non binario e/o qualcun altro che non si capisce bene come voglia essere etichettato.
I neri ormai non se l'inculano più manco di striscio, pensa te come cambiano i tempi!
Nell'ottica pluribusiana tutti sanno tutto e tutti percepiscono tutti.
È la fine delle guerre, dell'avidità, del senso del possesso (che fu prealessandrino), solo che magnano solo frutta caduta dagli alberi e dato che non basta a sfamare tutti, se magnano pure una specie di soylent green. 
Hanno stimato che pure nutrendosi di pregevole succo di cadaveri non riusciranno a sopravvivere per una cronica mancanza di cibo per l'intera umanità.
Sorge dunque spontanea la domanda: "Ma allora, ma che cazzo ce siete venuti a fa' qui? A rompere i cojoni?".
Bè quello è sicuro!
Anche perché a ben guardare rompere i cojoni è anche il fine ultimo di molta parte degli esseri umani.
La comunione/comunità aliena è comunque saggia, servizievole e sempre a disposizione!
Fino a che poi ti rendi conto che a questi manco gli importa più gnente di quelli che erano i loro cani e quindi non puoi fare a meno di pensare che siano dei grandissimi fiji de na mignotta.
Insomma questo un po' il succo.

Per coerenza torno sulle serie coreane... Ma quanto mi è piaciuta Bon appétit, Sua Maestà?
E See you in my 19th life? Ora sto guardando Alchemy of souls e ho intenzione di proseguire nell'Universo coreano in attesa della nuova stagione di Pluribus!
 
Buon 2026!
 
Vi abbino una serie Coreana che ho appena citato in questo post Bon appètit, Sua Maestà, storia di un viaggio nel tempo e di un libro di splendide ricette. Visivamente intrigante, diverso, con qualche ingenuità e forse risolto frettolosamente nel finale ma ad avercene di serie con una conclusione, così godibili! Se amate il cibo non potete perdervela!
 
 



domenica 27 ottobre 2024

Megalopolis

Venerdì 25 ottobre 2024, Cinema Barberini ore 19.00   

 
Mi sono presa un paio di giorni prima di dire la mia su Megalopolis, perché il primo pensiero. appena uscita dal cinema. è stato: ammazza che boiata.

Il termine "boiata" era molto usato da mio padre per definire ciò che per lui era una boiata e in questo caso ci sta tutto.

Per puro caso becchiamo la versione in lingua originale. 
Nella mia folle ingenuità penso che ciò mi eviterà il consueto milkshake a base di cojoni per il pessimo doppiaggio.
Sono felice! Almeno questa volta Emilio Cigoli non si rivolterà nella tomba.
E invece no, appare subito evidente che le voci originali sono pompose e suonano false, quindi il frullatore impietosamente si aziona automaticamente sul programma "Milkshake".
Scopro con orrore come il problema infatti sia la sceneggiatura, una fastidiosa accozzaglia di citazioni "colte".
Citazioni colte, ahimè.
Le stesse frasette che girano su Facebook, attribuite di volta in volta a Oscar Wild, anzi no a Jim Morrison, anzi no a Orazio, anzi no a Stocazzio.
Nel conformarmi alla ridondanza megalopolisiana sottolineao che "stocazzio" non è il solito refuso bensì una licenza poetica per rimeggiar con Orazio.
Nel lontano futuro non vi è stato alcun progresso, né materiale né spirituale.
Nonostante la vicenda si svolga tra più di mille anni, i titoli dei giornali citano Hitchcock e ci sono emuli di Elvis.
La moda è ancora saldamente legata ad un'estetica che più pacchiana non si può, Versace.
New York ora si chiama New Rome ma i poveracci restano sempre gli stessi, pure tra un millennio, sono un esercito di marionette che si fanno trascinare da chi urla più forte false promesse.
Improvvisamente il milkshake di cojoni evapora in una miriade di lucine paillettose e, per tutte le due ore e mezza di durata, c'è sempre questa luce che veleggia, senza decidersi, in una dimensione tra l'onirico, la psichedelia, il me so' rincojonito e l'energia che è vibrazione e sostanza di tutte le cose.
Quel che è...
Curiosamente dopo che il milkshake di cojoni si è vaporizzato in queste golden bubbles che restano sospese nell'aria, il tempo si ferma.
Penso che Megalopolis non finirà mai.
Megalopolis diventa il mio inferno personale, in cui qualcosa che mi piace, il cinema e la fantascienza, mi si rivoltano contro in un infinito e inutile fastidio visivo e auditivo, nonchè svaporamento luccicante di un milkshakecojoni.
Il problema è "Megalon", una sostanza che si potrebbe definire "vivente", con cui Adam Driver vorrebbe costruire la città del futuro, in un' ottica "Se il popolo non ha il pane, che mangi brioche!".
Megalon sì megalon no, corruzione, prevaricazione, accuse, filmati contraffatti, comizi a base di Shakeaspeare, lotte per eredità miliardarie (e le banche pure loro ci sono ancora)...
Nonostante il tempo sia tornato a scorrere, ci si trova in questa strana situazione in cui i cojoni esistono in uno stato quantistico, sia come milkshake che come  una miriade di LED natalizi che si riflettono su ogni fotogramma della pellicola.
Tutto collassa quando vedo Lawrence Fishburne, indimenticabile Morpheus, in una micro particina del cazzo, l'autista di Adam Driver.
E passi pure la micro particina, ma perché gli hanno fatto le sopracciglia ad ali di gabbiano come un coatto di periferia?
Dunque è questa la visione coppoliana?
Tra mille anni ci saranno ancora le sopracciglia ad ali di gabbiano?
Che altro vi devo dire?
Che ogni scena è didascalicamente introdotta da un'introduzione esplicativa incisa su una targa di marmo?
Che ora hanno tutti nomi latini?
Che comunque finisce tutto a tarallucci e vino?
O forse dovrei parlare dell'inutile perfermance di Dustin Hoffman o John Voight?
Una parata di personaggi che sembrano gettati lì a caso.
Aggiungerei anche una menzione negativa per la visione della città del futuro... Roba già vista e rivista in qualsiasi episodio di Star Trek quando sbarcano nel solito pianeta alieno, così come le strade che scorrono come scale mobili, prese pari pari dal ciclo della Fondaione di Asimov.
La fantascienza non è da queste parti, è solo un presupposto usato a scopo ingannevole nei confronti di chi aspettava un nuovo grande film dopo Matrix.
Sì, dopo Matrix c'è stato Interstellar, per carità, bello ma il solito tecnicismo di Nolan che non ti fa sognare e io direi che sarebbe pure arrivato il momento di un nuovo capolavoro.
Ora a me dispiace molto bocciare Magalopolis, vorrei salvare qualcosa di questo calderone luccicoso ma proprio non ci riesco, forse mi sono piaciute solo le statue che si muovono di vita propria (anche questo preso da un racconto cyberpunk).
Mi dispiace molto per Francis Ford Coppola che pare si sia ridotto sul lastrico pe' sto baraccone, ma almeno posso dire di essere andata al cinema e aver pagato il biglietto.
Anzi nemmeno quello, perché il biglietto me l'ha pagato Alessandro (me lo appunto così magari la prossima volta faccio io).
Comunque il mio consiglio è di andare a vederlo questo Megalopolis, almeno per aiutare Francis a rientrare dell'investimento, tipo il carrello della spesa sospesa al supermercato, dove lasciano i pacchi di pasta e i barattoli di passata di pomodoro.
Concludo dicendo che oggi, al telefono con mio fratello, gli dicevo:
- ... Che poi a me Adam Driver proprio non mi piace, lo trovo proprio brutto... Solo che non lo posso dire perché ormai è body shaming...
- Ma che te frega scusa... Tu mica scrivi per prendere i like!
- No certo e poi Adam Driver piace tantissimo, solo che a me no!
- Ma scrivi! Lo devi scrivere!
- Va bene! Scriverò!

Abbinamento con una serie che mi ha conquistato, come non capitava da tempo. The devil's hour, di cui sono uscite due stagioni e né uscirà una terza.
Non si tratta di un horror ma di una splendida e interessante visione sulla natura dello spazio, del tempo e della realtà. Pure Francis dovrebbe farcisi un giro...

lunedì 27 novembre 2023

And just like that...

Serie TV (HBO)

Spoiler sul finale della serie, pay attention!

Sì, ho visto Mission Impossible, l'anteprima del nuovo film di Wes Anderson e pure Oppenheimer eppure oggi parlo di And just like that, così è la vita!
Per chi non lo sapesse si tratta del sequel di Sex and the city, un successo planetario tra il 1998 e il 2004 per un totale di sei stagioni, dove quattro amiche più o meno spregiudicate si confrontavano sulle loro avventure sentimentali e sessuali (The sex) a New York (the city).
A guidare le fila era Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker), celebre per vivere come una miliardaria ma la cui unica fonte di reddito è scrivere la rubrica (a column), che da il titolo alla serie, su un quotidiano.
Sua è la voce narrante e sue sono le amiche:
- Samantha (Kim Kattral), la più zoccola
- Miranda (Cynthia Nixon), la più disillusa
- Charlotte (Kristin Davis), la più romantica
Divertente, pungente, se vogliamo anche didattica (consigliatissima agli uomini), Sex and the city, ci ha proiettato in un mondo di vestiti, scarpe, ristoranti e feste che fanno da background alla marea di uomini che incrociano i letti delle protagoniste.
La serie si conclude come una favola, le nostre quattro si arrrendono all monogamia!
Seguono diversi film più inutili che altro ma che hanno avuto il merito di tenere viva la "connessione emotiva" con i personaggi.
Fino a che...
Fino a che qualcuno, in costanza di mancanza di idee, decide di riciclare le nostre "ragazze" oramai piuttosto attempate e di elaborare un sequel.
Così stanno le cose....
Primo episodio, del tutto a freddo... Carrie torna nella splendida magione dove vive con il marito e lo trova a terra che ha avuto un infarto dopo aver fatto un po' di cyclette.
Invece di chiamare un ambulanza, sta lì ad aspettare che esali l'ultimo respiro e poi si dispera.
A tutt'oggi si tratta di una delle scene o scelte più contestate dagli spettatori.
Diciamo che per assurdità può corrispondere al fatto che in Titanic Kate Winslet lascia affogare di Caprio.
La ditta di cyclette ha pure fatto causa alla produzione per cattiva pubblicità.
Scopriamo che Samantha non c'è più, si è trasferita a Londra e la sua presenza si riduce a una chat di Whatsapp.
Del resto pare che Kim Cattral e Sarah Jessica Parker si siano sempre odiate, tra di loro volavano coltelli e la Cattral ha deciso di rovinare il giocattolo, negando la sua partecipazione. O forse non ce l'hanno proprio voluta, non è chiaro, ma tant'è che uno dei personaggi più divertenti, ironici, eccessivi e pazzeschi è missing.
Miranda, che aveva abdicato alla sua rigidità, cedendo alla maternità e al matrimonio con un tipo del tutto anonimo ma di buon cuore, si sveglia un bel  mattino e diventa lesbica.
Ciò è avvenuto anche nella vita reale e quindi Cynthia Nixon ha voluto un po' portare un po' di sè nella nuova produzione, di cui spesso cura anche la regia.
Charlotte è sempre sposata con il suo marito ebreo, per il quale si è convertita, ha  due figlie, una adottata e una biologica che si rivela di genere non binario.
Ora... Per me binario è solo qualcosa relativo ad una ferrovia. Invece no, negli ultimi anni le persone si dichiarano "non binarie" e fin qui tutto bene.... La cosa che però mi torna difficile da comprendere è che  ti devi rivolgere a un non binario con "Loro". Che poi se ci pensi, i binari sono due, però usano "NON binario" per dire che sono "loro" ovvero lei/lui, quindi due, esattamente come i binari. Vabbè.
La novità di And just  like that sta nel fatto che in quest'epoca di pazzi non puoi più fare una serie se non ci metti:
- Una storia gay maschile
- Una storia gay femminile
- Trans, transgender ecc.
- Non binari o binari o quel che è
- Persone di colore

Dunque come gay maschile abbiamo l'italo/americano Anthony, piuttosto inutile e pure un po' macchiettistico.
Come storia gay femminile abbiamo Miranda che però si mette con la non binaria Che, che diventa di fatto un personaggio fisso anche quando la storia tra loro finisce.
E poi così dal nulla vengono intrufolate nel cast una coppia di colore, però super ricchi e super affermati socialmente, che dal niente sembrano essere amici da sempre delle tre protagoniste.
Poi c'è una professoressa, sempre di colore, che all'inizio è sposata e poi da un giorno all'altro non lo è più e infine un'agente immobiliare con ascendenze indiane/orientali.
La multietnicità si conclude con la figlia cinese adottata di Charlotte.

In una serie dove è sempre stato basato tutto sui dialoghi e sulle situazioni più che su una trama orizzontale, si sono moltiplicati i personaggi fissi per esigenze del politically correct, senza un minimo di attenzione bensì buttati allo sbaraglio con pochissima coerenza. Ne consegue che nella durata di un episodio, dove di base manca sempre Samantha, ci troviamo ad assistere alle beghe matrimoniali della coppia di colore upper class o ad assistere ai nuovi amori di Che, dopo la rottura con Miranda.
Un mischione senza né capo né coda capitanato da una Sarah Jessica Parker sempre più scheletrica.
Ma, giuro, tutto questo sarebbe nulla se confrontato a ciò:
Carrie decide di ricontattare il suo ex di 25 anni prima, Aiden. L'attore ebbe un momento di popolarità con Il mio grosso grasso matrimonio greco. All'epoca, a secondo dei gusti, si poteva reputare un belloccio ma, believe me if I tell you che la scena di lui in mutande nella nuova serie ha qualcosa di raccapricciante. Insomma lui arriva a razzo e riniziano la storia, esattamente da dove l'avevano interrotta, tranne che lui si rifiuta di entrare in casa sua perché gli evoca brutti ricordi.
Ora Carrie, non te lo devo dire io che uno così è un po' problematico e in questi 25 anni che vi siete persi di vista non ha risolto nulla...
E Carrie cosa fa? Decide addirittura di comprare una nuova casa per iniziare una nuova vita con lui.
Bè, insomma, è tutto pronto, compresa un'inaugurazione con chef stellato, ma Aiden, piagnucolando, le fa: "No senti scusa, sai mio figlio ha bisogno di me perché si è fatto di allucinogeni e ha avuto un incidente stradale, non posso andarmene dalla Virginia...".
Lei sente cadere le sue palle immaginarie sul parquet intarsiato ma cerca di fare buon viso a cattivo gioco...
"Dai allora verrò io da te...!"
Ma questa soluzione a lui non va bene, la sua proposta è "Guarda ti chiedo di aspettare cinque anni, fino a che non finisce l'adolescenza di mio figlio...".
E allora Carrie che fa?
Va ai Caraibi con un'amica sua!
Fine!
 
Decisamente abbino con la serie capostipite! Una vera delizia! Riscoprite The sex and the city e abbiate l'accortezza di guardarla in lingua originale perché la versione italiana è stata censurata in più punti.







mercoledì 18 gennaio 2017

Ritals


  • Ritals. webserie distribuita su youtube. Episodi di lunghezza variabile.

Conosciuti non più di qualche mese fa grazie alla segnalazione dell'amico Ballestrero, I ritals sono stati un vero e proprio coup de foudre.
"Guarda ti faccio vedere un episodio...!" e in due giorni li ho visti e apprezzati tutti.
No, non è cinema, c'est pas même la telè.... Ce dovete da sta'... è il web!

Ritals, web serie distribuita su youtube, in pochissimo tempo si è creata una schiera di fans fedelissimi in costante e vorace attesa di nuovi episodi.
Due amici, Svevo, irriducibile romano e Federico, abruzzese, compaesano di Rocco Siffredi, raccontano la loro esperienza di italiani a Parigi.

Il progetto nasce da un'idea dell'eclettico Svevo Moltrasio che ha ideato, scritto, diretto e pure montato le due stagioni uscite fino ad ora, con mano consumata e piglio di un certo livello....
Non vi pensiate che la scelta web implichi una qualità inferiore perché non è così, la scrittura si accompagna con un uso della macchina da presa intellegente e creativo (la maggior parte degli episodi è girata in un appartamento), e pure il montaggio, sul quale sono solita dispensare critiche con una certa generosità, è perfetto.

L'idea alla base poi funziona alla grande, gli episodi sono molto divertenti e si barcamenano tra un coté culturale e uno decisamente più greve ma irresistibile, tutto condito da una grande (auto)ironia.
Ce n'è per tutti i gusti, i temi passano dal cibo alla nostalgia, le donne, lo sport e ancora le donne... e le differenze di approccio tra l'essere italiano e l'essere francese.
Idiosincrasie e incompresnsioni che vengono esasperate dall'ulteriore differenza tra i due protagonisti.

La distribuzione web e il rapporto diretto con il pubblico permettono di calibrare attentamente il prodotto, che in ogni caso resta fedele alle esigenze artistico/creative dell'autore.

Nonostante la grande naturalezza dei dialoghi nei ritals non c'è nulla di improvvisato ed è forse proprio questo uno dei motivi di successo, il talento e il professionismo di questi due ragazzi.

Vi consiglio la visione in ordine cronologico della serie, iniziando da "Il bidet" per godere pienamente dello sviluppo dei personaggi, ai quali vi affezionerete certamente.
Io li ho adorati tutti anche se devo dire che Il chimico e l'ultimo uscito, La madeleine, li ho adorati un po' di più. Certo poi c'è La rèntrèe... e dove lo vuoi mettere Tinder? Insomma a me piacciono tutti.

Se siete su Facebook potete seguirli e magari avrete anche visto l'extra dell'episodio La festa, in cui si spiegano le differenze tra Roma e Parigi e che letteralmente sta facendo il giro del web!


Personalmente mi auguro ancora tanti episodi e aspetto un lungometraggio di successo!


Abbinamento con il forno/pasticceria Da Boccione, al Ghetto, in Via Portico d'Ottavia numero 1.
La pizza ebraica è divina, così come la torta di ricotta....
Il numero di telefono non lo trovo, sospetto pure che non lo abbiano. Ma del resto a cosa serve telefonare? Andare, bisogna andare....



domenica 2 marzo 2014

Masters of sex




 Si è conclusa la prima stagione di Masters of sex, pregevole serial basato sulla storia reale di Billy master e Virginia Johnson (Masters of Sex: The Life and Times of William Masters and Virginia Johnson).
Orfana addolorata di Breaking bad, consapevole che nemmeno l'attesa della quarta stagione di Game of Thrones potrà colmare il vuoto lasciato da Mr. White e Jesse Pinkman, ho pensato di cominciare a guardarmi in giro per trovare un'altra serie da cui diventare dipendente e ho voluto concedere una chance ai due pionieri del sesso.
Con una preponderanza evidente di personaggi femminili spregiudicati e aperti al progresso, oltre che all'affermazione personale, rispetto a uomini parecchio retrogradi e ben più repressi, gli episodi si muovono paradossalmente tra la ricerca scientifica sulle reazioni sessuali e l'incapacità di Billy Masters a comunicare un qualsiasi tipo di sentimento.
In un atmosfera fine anni cinquanta ben ricostruita con una dovizia di particolari alla Mad Men si intrecciano le storie delle persone coinvolte nell'ospedale pur senza prendere la connotazione di serie prettamente medica.
Inizialmente non si può non restare affascinati dalla deliziosa Lizzy Caplan ma più si va avanti nella visione e più si resta avviluppati da una scrittura notevole che aggiunge ad ogni episodio umanità ai personaggi.
Uscirà mai in Italia? Chissà... e probabilmente tagliata nonostante non ce ne sia alcun bisogno.
Nel frattempo in un momento di stanca di parecchi serial che sembrano prolungarsi senza un vero perché questo Master of sex è veramente piacevole e, nonostante la storia tra i due protagonisti sia nota ad una prima ricerca sull'orrido wickepedia, la visione è intrigante e piacevolissima.
C'è da dire che le foto dei reali protagonisti della storia sono meno interessanti degli attori che interpretano il ruolo e che pensarli mentre si accoppiano in un laboratorio non restituisce lo stesso effetto di un episodio di Master of sex.
Si aspetta la seconda stagione sperando in altrettanta capacità di raccontare.

Abbinamento acquisti se così si può dire con il car boot market, dove si possono vendere cose che non ci servono più espondendole dal bagagliaio della maccchina. In occasione per andare a vedere ma anche per svuotare al cantina...



domenica 31 marzo 2013

Chosen




In questo giorno di Pasqua mentre tutti se stanno a magna' l'agnello io mi prendo un momento per parlare di Chosen, miniserie web televisiva, qualsiasi cosa voglia dire, prodotta per la Crackle, canale di intrattenimento della Sony.
Premesso che la Sony a me sta un po' sulle palle per come trattarono George Michael, Chosen me lo sono guardato lo stesso perché, voglio dire, non vado tanto per il sottile.
6 episodi da poco più di 20 minuti, roba da sit com e invece Chosen te lo vedi tutto di un fiato soprattutto per Milo Ventimiglia, giovane e gran pezzo di ragazzo che io avevo notato agli albori del suo esordio come fidanzatino problematico di Rory Gilmour, la figlia di "Una mamma per amica".
Una mamma per amica è stato un curioso caso, irritante anzi che no per i dialoghi concitati e spesso senza senso, dava però una curiosa dipendenza.
Sempre giovane e belloce lo ritroviamo qualche tempo dopo tra i protagonisti dello splendido ma interruptus Heroes e successivamente in vari film di serie B.
Io trovo che passando gli anni stia acquistando il fascino della maturità che lo potrebbe portare, in circa una decina d'anni, a diventare uno dei meglio fichi sulla piazza di Hollywood con buona pace di George Clooney che all'epoca sarà bello che invecchiatello.
Bisogna che ve ne facciate una ragione, Ryan Goslyn non è un gran che e, come ho già avuto occasione di dire, piace più agli auomini delle donne, inoltre  ha due spallette all'ingiù nonostante 20 ore di body building al giorno.
Ma torno al Milo attore, con un'interessante la caratterizzazione del suo personaggio che in un paio d'ore cresce, cambia e si sviluppa a tutto tondo, dimostrando che la stoffa del protagonista ce l'ha...
Veramente niente male. E ci sarà, ovviamente, una seconda stagione!

Abbinamento nel giorno di PAsqua alla fabbrica di cioccolato Reale, a Roma dal 1973 ma io l'ho coperta solo poco tempo fa! In Via Pollenza, 58 tel 064100556. IO in particolare ci vado per gocce di cioccolato al 71% con cui preparo i dolci. E aanno anche le rarissime gocce di cioccolato bianco!
Per Pasqua inoltre vi confezionano l'uovo on la vostra sorpresa. E questo mi fa venire in mente che si potrebbero organizzare degli scherzi divertentissimi.... :-D

sabato 19 gennaio 2013

Fringe, la fine






Ci sono serie che te le trascinano per anni senza che abbiano più nulla da dire mentre Fringe, che era un coacervo si idee e di spunti quasi tutti da inchino con lo svolazzo della mano, l'hanno fatta durare solo cinque stagioni... un vero peccato, anche se la scelta ha la sua dignità!
C'era la possibilità di restare abbandonata, infausto destino per esempio capitato a Heroes, una delle serie più belle degli ultimi dieci anni, ed invece è stato fatto lo sforzo di dipanare il garbuglio in cui si sono impanati i 26 sceneggiatori avvicendatisi alla scrittura.
Partita piuttosto incerta, con tutta una prima stagione a base di episodi autoconclusivi ma che ci hanno permesso di conoscere i personaggi approfonditamente, Fringe timidamente, nella seconda stagione, prende il volo, rivelando una "trama" misteriosa con colpi di scena sparsi.
La terza stagione sboccia completamente per accartocciarsi alla grande nella quarta e stupire totalmente con una quinta che stravolge tutto il già detto.
Col senno di poi, il gran lavoro di sceneggiatura delle prime quattro stagioni è buttato al vento per  trovare una conclusione possibile e comunque accettabile.
La maggioranza dei personaggi secondari (alcuni anche interessanti) spazzati via senza pietà e incongruenze come se piovessero.
Eppure senza tutto questo Fringe non sarebbe stata tale e non avrebbe appassionato in questa maniera così profonda e finisce per regalarci un finale degno di questo nome, non diverso da quello che tutto sommato avremmo voluto vedere.
Nonostante una scrittura densa che alterna grandi attese ad incredibile colpi di scena il successo della serie è da imputare ai tre protagonisti principali su cui svetta John Noble, capace di dare al suo personaggio uno spessore umano realistico e contemporaneamente surreale.
Se poi contiamo che abbiamo avuto anche l'occasione di rivedere, sebbene imbalsamato, Leonard Nimoy, ci si può dichiarare soddisfatti.

Al momento non si sa se JJ Abrams riuscirà a partorire un altro capolavoro visto che Alcatraz non si può guardare. Fringe ci lascia orfani senza che ci sia nulla con cui sostituire la dipendenza.
Se avete notizie di qualche serie di fantascienza in arrivo, che valga la pena di essere vista, battete un colpo. Il Cinefilante è in attesa...

Scoperto questo piccolo negozio in Via Appia Nuova a San Giovanni "I coloniali", bella selezione di tè, caffè, cioccolato, vini italiani e stranieri. Da perdercisi a cercare prelibatezze...
I coloniali, Via Appia nuova, 277 Roma tel. 06 7029620



venerdì 25 maggio 2012

La fine del Dottor House


Quando poco più di otto anni fa lanciarono la serie del Dottor House mi imposi di starne lontana per la pericolosa dipendenza che nutro per i telefilm di stampo medico (con l'eccezione di E.R. di cui non ho mai visto nemmeno un episodio).
In qualche vita precedente sono stata sicuramente un medico, uno di quelli bravi, che sa sempre cosa fare e che ha salvato un mucchio di vite. L'avrei fatto anche in questa vita il medico se non fosse che sono una pippa nelle materie scientifiche e tutte le mie abilità, a parte quelle manuali, si espletano nel ramo umanistico. Mi consolo guardando telefilm dove ci sono ospedali e affini.
Ma il Dottor House no, se non altro perché Hugh Laurie per me era il papà adottivo di Stuart Little e poco altro.
Poi sai come va a finire... una sera magari non si ha nulla di meglio da fare, tutti ne parlano e dicono "è fichissimo!" e allora ci butti un occhio.
Vidi dunque qualche episodio della prima serie e devo dire che mi piacque abbastanza... decisi di dare una possibilità pure a lui, perché fondamentalmente una serie se la deve meritare la mia attenzione, non è che posso guardare tutto...
Dopo qualche settimana però fu chiaro che l'impianto degli episodi era sempre e irrimediabilmente lo stesso:

  1. Inizio: Manifestazione del malanno con sintomi incomprensibili.
  2. Consulto del Dottor House con il suo staff.... Ipotesi, illazioni, i sintomi scritti su una lavagna con il pennarello. Nessuno che riesce a capire quale possa essere la causa che sta portando il paziente alla morte.
  3. Diagnosi quasi certa che poi si dimostra errata e peggioramento del paziente.
  4. Illuminazione del Dottor House che riesce a restringere le ipotesi a due, una salverà il moribondo e l'altra lo porterà nella tomba.
  5. Contrasti con la direzione dell'Ospedale che non vuole dare l'autorizzazione a cure sperimentali e ardite.
  6. Risoluzione del caso, House trionfa.

Per quasi tutte le otto stagioni dal 2004 al 2012 non c'è quasi mai stata nessuna variazione a questo canovaccio, condito da tensione sessuale tra i personaggi, i problemi causati dalla tossicodipendenza di House e dai suoi modi cinici e sarcastici.
Varie donne hanno suscitato l'interesse dello scorbutico dottore, tra cui la Dottoressa Cuddy, direttrice dell'ospedale ma alla fine nessuna è definitiva. I suoi collaboratori si succedono con le stagioni, l'unico a restare sempre al suo fianco è il migliore amico il Dott. James Wilson (uno dei pochi superstiti attorialmente parlando de "L'attimo fuggente").
Ebbene il Dottor House ha chiuso definitivamente i battenti dopo otto stagioni, cosa che non è riuscita a fare Grey's Anatomy che continuerà anche per la nona.
Volete sapere come è finito?
E' d'uopo il finale nascosto! Se volete saperlo selezinate il seguente testo da qui: Le cure ardite al quale si è sottoposto Wilson non hanno avuto i risultati sperati quindi il suo destino è segnato, gli restano solo 5 mesi di vita. Il Dottor House si trova all'interno di un edificio in fiamme dove in uno stato allucinatorio ha a che fare con molti dei suoi ex-collaboratori. Il tetto dell'edificio gli crolla addosso proprio sotto gli occhi di Foreman e di Wilson. L'autopsia conferma che si tratta di lui. AL funerale partecipano un po' tutti e ognuno dice una parola buona su du lui nonostante in vita gli avesse fatto vedere i sorci verdi, Ma si sa quando uno muore improvvisamente diventa buono! Solo Wilson ha il coraggio di dire a chiare lettere quanto fosse stronzo House.
Stai pensando che un po' ti dispiace... che era quasi come se lo conoscessi, peccato che sia morto, che eccolo apparire come niente fosse davanti al suo amico WIlson. Ma come... non era morto?
No... si era solo rotto i coglioni... ha scambiato i dati delle radiografie dentali facendosi passare per il morto e lui è vivo e vegeto, pronto a rinunciare alla sua vita per dedicarsi all'amico morente e ad asisterlo per gli ultimi 5 mesi di vita. Insieme partono in moto per un viaggio on the road non si sa dove...
Ora mi sa pure che ho capito perché House non ha mai trovato in otto stagioni la donna giusta per lui... 

 a qui!

Ah dimenticavo lui è veramente un pezzo di ragazzo per cui valeva la pena di dare uno sguardo!