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venerdì 31 gennaio 2014

Tutto sua madre


  • Giovedì 30 gennaio 2014, UCI Cinema Porta di Roma, sala 3 ore 19.40
  • Attenzione che vi dico come finisce Tutto sua madre, leggete a vostro rischio!



Irretita da un trailer gustoso che lasciava presagire ben altri frizzi finalmente riesco a vedere Tutto sua madre, nonostante il fastidioso titolo italiano.
Francese più che mai, anche nei suoi momenti di lentezza,  è l'autobiografia in forma di commedia ricca di ironia di Guillame Gallienne, ragazzo la cui incertezza se sia gay oppure no è niente in confronto alla sicurezza che sia rincoglionito e pure di brutto.
Quello che colpisce non è tanto la sua adolescenza in cui sogna sé stesso nelle vesti della principessa Sissi o dove, ossessionato dalla figura materna, ne imita voce e movenze e nemmeno lo struggersi per l'amore non corrisposto per un compagno di classe, quanto il suo essere sempre e costantemente impacciato, incapace di capire chi sia e cosa vuole.
Realizza solo alla fine del liceo, alla chiamata del servizio militare di non essere una ragazza.
Fino a quel momento pare che nessuno gli abbia mai spiegato la differenza.
I dubbi e le incertezze di Guillaume procedono pari passo con la pratica della psicanalisi che però sembra essere ulteriore motivo di sconforto e confusione ma, niente paura, i problemi di una vita verranno risolti da un istruttore di equitazione che, facendogli mollare le redini e chiudere gli occhi, gli farà passare la paura dei cavalli.
Nodo del dramma esistenziale di Guillaume infatti si scopre essere la paura per gli equini e non la madre stronza, che comunque nel film è più approfondita a livello di capigliatura e abbigliamento che di sostanza emotiva, ammesso che ne abbia.
Guillame comunque, ormai adulto e attore  affermato,  si prende la rivincita sulla vecchia stronza e in generale su tutta una famiglia, che  probabilmente ora è indecisa se andarsi a sotterrare per la vergogna o disconoscerlo e diseredarlo.
Ora se vogliamo veramente capire cosa ci vuole dire Guillaume potremmo dire si prende gioco dello spettatore "evoluto", quello che pensa "povero ragazzo, deve solo accettare sé stesso. Al giorno d'oggi ma che problema c'è? ... l'omosessualità è sdoganata. A Parigi poi...".
E invece sapete che c'é?
Guillaume è etero che più etero non si può. Tiè. E lo scopre incontrando una ragazza su un terrazzo, gli basta uno sguardo per perdere ogni atteggiamento effemminato, abbandonare ogni dubbio, la camminata a culo stretto, e decidere di sposarsi.
Insomma Guillame è stata una visione piacevole ma dire che alla fine ci rimani di merda è un eufemismo. Indubbiamente alcuni momenti sono divertenti ma c'è qualcosa che sfugge anche perché cercando qualche notizia su Guillaume si scopre che in realtà per anni si è sottoposto ad una terapia con un logopedista per porre rimedio alla vocina femminile e quindi tutta questa mancanza di consapevolezza filmica forse è poco realistica. Poi c'è l'accenno a un tentativo di suicidio cosa che tenderei a non prendere troppo alla leggera. Cosa dire che? Che forse lo spettacolo sublima una realtà ben peggiore di quella rappresentata?
Per concludere dirò che sebbene Tutto sua madre venga fatto passare per l'ennesimo film irresistibile francese, non ci troviamo proprio da quelle parti anzi direi che torniamo quatti quatti in un contesto d'essaie.
Visione piacevole comunque, curatissima, con spunti divertenti ma, almeno per me, con più di qualche caduta dovuta a una scrittura che non va fino in fondo nell'analisi imprescindibile di dinamiche familiari che avrebbero meritato ben altra attenzione.
Probabilmente nelle mani di un Almodovar al suo meglio sarebbe stato da annoverare nelle 10 migliori pellicole di tutti i tempi. Ciò non toglie che Guillaume potrà essere visione piacevole e pure, per molti, rassicurante. E forse questo è proprio l'aspetto che piace di meno.

Abbinamento floreale con quello che è qualcosa di più di semplice negozio di fiori e piante in zona Piazza Bologna/Lanciani. Ogni volta che ci passo resto senza fiato per la bellezza dell'esposizione Fiori Valle Via Adolfo Venturi, 21-23 tel 06 4880209


lunedì 16 dicembre 2013

Blue Jasmine


  • Cinema Odeon di Piazza Jacini, Domenica ultimo spettacolo, faceva un bel freddo



Chi mi conosce sa che, da quando ha cominciato a sfornare film fatti con lo stampino e per di più fatti male, mi sono riprmessa di non andare più al cinema a vedere Woody Allen.
Lo conoscevo bene Woody e lo adoravo ma verso la metà degli anni 90, cominciai a ravvisare i segni di un inequivocabile rincoglionimento precoce. Capii solo più tardi che si trattava dello start-up di un'industria destinata ad un successo commerciale per acchiappare il grande pubblico, praticamente un franchaising alleniano equivalente al libro annuale di Bruno Vespa.
Se Darren Aronofsky in Pi greco - Il teorema del delirio faceva addannare il protagonista alla ricerca cabalistica di numeri capaci di svelare gli schemi universali di ogni cosa Woody Allen, dotato di un gran senso pratico, ha puntato più semplicemente all'algoritmo del filmetto autoriale che piace.
Gli elementi sono sempre gli stessi, musica jazz, parlare l'uno sull'altro, psicofarmaci, depressione associata ad umorismo, età che avanza, relazioni complicate e, essendosi rifiutato pure l'algoritmo di utilizzare ancora New York, tutta una serie di altre città a fare da sfondo. Sono anni che ormai Woody è tutto un fare filmetti che ogni due o tre poteva esserci una botta di culo ma, come dicono i giovani oggi, anche no.
L'ultimo ciclo alleniano comunque è quello che mi fa più orrore, Parigi e Roma come se dovesse girare degli spot per la proloco, degno di anatema e punizioni corporali da fargli infliggere dalla figlia moglie cinese.
"Mi permetta una domanda Signora Cinefilante... perché è andata a vedere sto Blue Jasmine allora?"
Rispondo sintetica anche se preferisco le fibre naturali.
Alternative pressocché nulle, se si eccettua Still life che però lo facevano in cinema scomodi o in zone non attraenti.
E poi al Ballestrero gli piace Cate Blanchett e avendolo spesso trascinato a vedere cose orribili mi fa piacere accontentarlo, anzi gli ho pure portato due girelle con uvetta, scorze d'arancia candite e polvere di nocciole fatte da me.
Comunque, surprise surprise, Blue Jasmine si è rilevato piacevole con personaggi ben scritti su cui troneggia una Cate Blanchett sudaticcia dal trucco sciolto e con un abbigliamento da capogiro.
Jasmine/Blachett, chic oltre ogni dire ma parecchio disturbata emotivamente, passa dalle stelle alle stalle e chiede ospitalità alla sorella molto più rustica di lei. Si viene a creare una situazione tipo "Ferie d'agosto" tra i vicini delle due ville a Ponza, quelli intellettuali sinistrorsi e quelli solo magnamose du spaghetti.
L'algoritmo non tradisce e le sottolineature snob degli antipodi sono gustose e godibili.
Il tentativo di rimettersi in carreggiata della sorella chic naufraga tra menzogne, incapacità di assumersi delle responsabilità e esaurimento nervoso. La sorella più semplice tornerà alla sua vita apprezzando ancor di più quel che ha.
C'è una morale? Chi è causa del suo mal pianga sé stesso?
Ecco scoperto un altro punto chiave del celebre algoritmo alleniano: riassumere il senso del film in un proverbio o una frase fatta, basta che funzioni.
Ben lungi da essere un capolavoro Blue Jasmine è comunque un film apprezzabile anche se è molto più simile ad una cena in un ristorante elegantissimo dove ti servono piatti splendidi ma con poco sapore e soddisfazione. Che torni a casa e dici: il servizio era eccezionale, le porcellane erano da dio, il bagno profumava di lavanda, il maitre era un amore.... sì, ma che me so magnata mica me lo ricordo. Però dai una bella serata.
Praticamente un sottile senso di presa per il culo ma così ben confezionato che ti fa piacere.
Insomma non lo boccio, gli do pure un bel 7 e mezzo ma è quel voto che dai al secchione perché oggettivamente studia e sa tutte le date a memoria ma manca il guizzo.
Dai, che stavolta sono stata clemente, non ho svaccato come al solito...
Comunque Cate Blachett vale il film e viceversa, schifo non vi farà, andate con fiducia.

Abbinamento alla serie televisiva per eccellenza: Recuperare le 9 stagioni di Seinfeld e rimettersi in pace con l'universo!




lunedì 25 novembre 2013

TFF 2013 - Wrong cops


Lunedì 25 novembre 2013



Molto velocemente, Wrong cops è un po' John Waters e un po' Troma senza la carica eversiva del primo né gli eccessi di entrambi.
Alcune situazioni sono divertenti senza essere disturbanti pur nel loro tentativo di essere parodistiche, fuori dalle righe e presentando dei soggetti decisamente raccapriccianti.
Si resta quindi in un territorio di frontiera da gag indecisa tra il surreale e il grottesco senza mordente.
Un colorito ritratto di una polizia corrotta, menefreghista e dedita alle più svariate occupazioni personali e completamente fuori di testa, chi si mette di traverso fa una brutta fine.
Qualche volto noto della TV e la possibilità di vedere in faccia Marylin Manson che senza il pesante trucco fa quasi tenerezza.

Difficilmente arriverà in sala ma potrebbe vedere la luce in qualche cineclub.
Il regista, Quentin Dupieux, un musicista francese anche autore delle musiche, si guadagna una sufficienza ma niente di più. Ma di questi tempi è già qualcosa!

Abbinamento doverosamente cinematografico: riscoprire la filmografia di John Waters soprattutto con Divine.




domenica 18 marzo 2012

Magnifica presenza


  • Venerdì 16 marzo 2012
  • Cinema Admiral di Piazza Verbano ore 20.20
  • In sala solito pubblico radical chic con percentuale vicina all'80% di pubblico attempato

Inizio dalla locandina che fa piuttosto schifo. Lo vedo e vengo assalita dalla sensazione che illustri un film di Pupi Avati che ha costruito la sua fortuna su ragazzi e ragazze, impiegati, tutto sempre un po' demodé. Ogni volta che lo incrocio per strada dentro di me scatta: "mortacci quant'è brutto quel poster...". Vengo a sapere che Ozpetek se l'è fatto fare negli Stati Uniti dai migliori grafici turchi americani. Mi sa che non ci capisco una mazza di locandine...
E nemmeno di film perché sta magnifica presenza è piaciuta a pochi mentre a me tutto sommato non mi è dispiaciuta. Volendo gli posso fare pelo e contropelo tanti sono gli spunti accennati e lasciati senza uno sviluppo, per i personaggi abbozzati senza un minimo di approfondimento e per tutti quei furbi trucchetti infilati ad hoc per compiacere il pubblico affezionato. E poi quella deriva intellesttualistica del teatro. E va bene gli perdono pure la deriva.
Sarà che mi sono rincoglionita anch'io?
Uh... che belli i cornetti! Uh che belli i dolci! Uh che sogno la casa a Monteverde! Uh che colpo da maestro la vecchia signora del teatro! Ah ma quello non è Platinette? Eh il trans fa sempre colore!
Un'inquadratura di sfuggita al gazometro... Oh... ma ci sono anche i cardinali di Habemus Papam sullo sfondo, sarà una citazione?
Un finale corale e con un tocco di surreale...
Elio Germano quant'è bravo, signora mia non ci stanno più le mezze stagioni...
Vabbè su dai se non ci si sta a pensare il film è gradevole quel tanto che basta per non stimolare la voglia di picchiare a sangue l'incolpevole cassiera dell'Admiral che ci ha venduto i biglietti.
E in questi tempi di magra un film italiano che non istighi alla violenza è già un bel risultato.
Quindi mi rendo conto di non aver fatto faville nel parlare di Magnifica presenza ma in conclusione non è male.

Moderno, semplice e accattivante... Bio e naturale oltre che veggie! Sono ancora commossa!
www.opsveg.com

giovedì 31 marzo 2011

Nessuno mi può giudicare


  • Cinema Lux di Via Massaciuccoli, solo perché era tardi e non facevamo in tempo ad arrivare all'Empire... che al Lux non bisognerebbe andarci per nessun motivo... parcheggio difficoltoso, un caldo boia, nessuna areazione, 4 rampe di scale per arrivare in sala e una puzza micidiale che sembrava di sniffare direttamente nella confezione del cibo per i pesci.... 'cci loro!


 Caruccio anzi che no, Nessuno mi può giudicare sta incassando uno sproposito sull’onda di una serie di battute simili a quelle con cui Verdone arrivò al successo. Una romanità gagliarda e incline alla provocazione ma tutto sommato bonaria.
Indice dei tempi la multirazzialità, con un’intolleranza che è solo lo spunto per tratteggiare i personaggi, tutti ben scelti e molto simpatici. Cosa dire del meraviglioso Lillo, capace di recitare il suo ruolo anche solo seduto su una sedia a sdraio… ed infatti la simpatia di questo film è tutta affidata a comprimari che con tanti piccoli cammei impreziosiscono una trama che non è malvagia ma risulta poco incisiva. Il punto debole per me è proprio quello che per molti è la punta di diamante del film, ovvero la Cortellesi che cadendo nella trappola di un un protagonismo teatrale, si concentra troppo su sé stessa e satura la sceneggiatura con le sue mossettine e una dizione posticcia.
Roul Bova invece appare finalmente in tutto il suo essere un fico della madonna e nel riuscire ad interpretare un ruolo con un’inedita credibilità.
Azzardo una teoria… Se avesse atteso qualche anno per il suo tentativo di carriera negli States avrebbe avuto risultati ben più lusinghieri dell’imbarazzante Alien Vs. Predator. E non parlo solo di un’auspicabile maturità “artistica” ma anche fisica.
Uscendo dalla sala uno dei commenti più rappresentativi di quel pubblico che decreta il successo economico della pellicola: “oh… sai che ti dico? A me mi era piaciuto di più La bellezza del cavallo….”.
All’entrata invece una coppia chiede il biglietto per Sucker punch…
-       Tutto esaurito…
-       Ah…. Vediamo un po’…. Nessuno mi può giudicare?
-       Finiti!
-       Oddio……. Ehm…. Cosa fanno….. Frozen?
-       Mi dispiace…. Pure qui è pieno ormai... se volete c’è Sotto il vestito niente…
-       Vabbè… due per sotto il vestito niente!
Ecco come in una multisala si riempieno le sale…..
Sarei voluta intervenire per dirgli: “Guardate che sotto il vestito niente faceva schifo pure negli anni Ottanta… Io lo so… Io lo so perché io c’ero! Andai a vederlo con dei biglietti omaggio che si trovavano nel fustino del Dixan…”.
Ma sono certa che mi avrebbero risposto: “Mi scusi… ma cosa è un fustino?”…

Abbinamento in tema... Avete presente i completini che sfoggia la dimagritissima Paola Cortellesi? Volete tentare anche voi una carriera da escort o semplicemente giocare a fare la birichina?
Ecco ciò che fa per voi...  Erotixa in Via Giovanni Volpato,  21/23 in piena Piazzale della Radio, tel. 06 97618610. Non aggiungo altro... fate vobis... ;-)

giovedì 13 gennaio 2011

La bellezza del somaro


Visto il trailer di questo film ho espresso la seguente opinione:
Dio santo che schifo... ma nemmeno se mi pagano tanto oro quanto peso (e mi converrebbe visto che non sono una silfide) vado a vederlo!

Detto ciò qualche giorno dopo mi apprestavo a cercare parcheggio nei dintorni del King di Via Fogliano che si sa è sempre un casino trovare il parcheggio e non mi avevano nemmeno pagato oro....
Prendiamo posto e il film inizia provocandomi uno di quei fastidi esistenziali che scena dopo scena prendono forma in un'insofferenza allucinante. Passati quei dieci minuti in cui rivedi tutta la tua vita all'ombra di quell'orrido compromesso in cui hai accettato per amore di sottoporti alla visione di un film italiano e per di più uscito sotto Natale, ho iniziato particare una forma di meditazione autoguidata che mi ha permesso di distogliermi da pensieri cupi e minacciosi.
Scena dopo scena il somaro comincia a strapparmi qualche increspatura delle labbra, qualche risatina e me lo comincio a guardare con più attenzione.
La Morante che urla come al solito... Castellitto che gigioneggia, Giallini che è Giallini (e quindi è fico!)... un fracco di personaggi che gli tocca metterli tutti insieme nel casale in Toscana se non si vogliono spendere centinaia di migliaia di euro in riprese di qua e di là.
Le generazioni sono tutte coperte... dall'adolescente alla nonna... le professioni pure sono esplorate in parecchie direzioni e così pure le manie e le incongruenze dell'essere umano.
Ragazzi.. io alla fine il film me lo sono goduto però diciamo la verità... si tratta di un cinepattone, incartato meglio e col fiocco di raso ma sempre di un cinepanettone si tratta.
Onore a Castellitto che ha scelto Lola Ponce (che in quanto a culo a Belen non gli deve invidiare nulla) facendone solo intravedere le grazie per distinguersi dai suoi ben più sguaiati colleghi.
Indubbiamente il somaro ha anche qualche pretesa di regia, alcuni accenni lievissimi ad un certo surreale ma alla fine si ricordano più le sitiuazioni divertenti, alcune battute e la caratterizzazione estrema di qualche personaggio.
Cosa c'è di male in tutto questo? Francamente nulla se non che l'ambientazione upper class è un po' stereotipata e che forse un par di schiaffi a una figlia del genere bisognerebbe darglieli. Altrochè!
Comunque nel consueto panorama del nostro cinema questo non sarà una pietra miliare ma forse potrebbe essere uno step verso un sano cinema di intrattenimento che i coniugi Castellitto dimostrano di poter fare. Chissà....

 Per la gioia dei miei lettori che mi fanno notare la loro predilezione per gli abbinamenti mangerecci segnalo il comunque conosciutissimo ristorante Le Bistrot, specialità vegetariane, francesi e cucina classica. In via delle Sette chiese, 160 tel 065128991.
Un indirizzo dove si va sempre sul sicuro, piccolo, curato, con tante proposte gustose. Un posto dove torno sempre volentieri!

giovedì 4 febbraio 2010

Soul Kitchen

  • Sabato 30 gennaio 2010, Cinema Giulio Cesare nel Viale omonimo, non si capisce quale antica maledizione gravi sul luogo... bar di uno squallore mai visto che ti fanno passare la voglia anche solo di prenere un caffè...
  • Quasi 40 minuti per trovare un parcheggio…
  • Sala 3.. sedili macchiati e strappati, tutto sporco… uno schifo... mi chiedo perché si debbano pagare 7 euri e 50 per stare seduti su dei sedili che sembra che qualcuno ci abbia cagato sopra...
  • Mi devo ricordare che non ci devo andare più, checcazzo!

Divertente, direi carino senza troppi eccessi di entusiasmo. Qualche anno fa Soul Kitchen sarebbe uscito in un paio di sale d’essai, avrebbe avuto nel suo pubblico uomini di mezza età che credono di restare giovani indossando pantaloni rossi e donne con lunghe collane etniche. Oggi Soul Kitchen scuote gli animi, scuote il gusto della platea che grida al miracolo. Vengo a scoprire che non è solo Avatar a creare l’allucinazione di massa…
La storia è caruccia, la forza del film (o meglio il suo successo) sta nella galleria di personaggi un po’ freak, nelle magliette sdrucite e i capelli spettinati, nel suo collocarsi in bilico tra una società integrata e opulenta e un’altra ai margini. Il nostro simpatico protagonista, un Jhonny Depp dei poveri, balzella infatti tra una fidanzata rompicoglioni e troia ma miliardaria e un fratello carcerato, le tasse da pagare, la mancanza dell’assicurazione sanitaria e la gestione di un ristorante fatiscente come i sedili del Cinema Giulio Cesare.
In molti (a causa dell’allucinazione) hanno detto che è un film sulla cucina e sui sapori…
Io onestamente comincio a pensare che sia necessario trovare un antidoto…
Di cucina e sapori c’è un accenno, del resto siamo in ristorante ma siamo ben lontani da atmosfere babettiane. Però oggi il cibo va di moda e quindi perché no… si usi anche per richiamare pubblico….
Detto ciò, il cuoco (che tra l’altro scompare senza una ragione precisa tradendo una delle tante sbavature della sceneggiatura) è il personaggio chiave, col suo integralismo gastronomico e la sua malcelata esasperazione nei confronti del cattivo gusto dilagante.
A voler ben guardare le risate di Soul Kitchen sono provocate da situazioni da “oggi le comiche”… la web cam che si stacca dal computer creando incidenti a catena, l’afrodisiaco che scioglie la gelida agente del fisco, la necessità di correre nonostante il mal di schiena… insomma una serie di pantomime riuscite che non vengono eguagliate né dai dialoghi né dalla sceneggiatura.
Fate quest’esercizio… portate il film nella provincia americana sostituite il protagonista con un faccione tipo Aron Eckart e via di seguito (abbiamo anche la contrapposizione tra biona e bruna, così cara alla tradizione delle veline), ebbene il film vi apparirà come un’americanata non degna nemmeno dell’uscita per il mercato video. Il lieto fine vi varà sospirare a denti stretti “che cazzata..” e dopo qualche giorno ve lo sarete bello che dimenticato.
Ebbene Soul Kitchen è solo più sporco, spettinato e con della musica pompata… è un film carino ma nulla di più.
Cercate di fare qualcosa per quel problemino dell’allucinazione perché sta diventando una cosa veramente inquietante…

Dopo il cinema una piacevola sosta presso lo Zen-0 di via Santamaura, 60 tel 0639750827, dove gustare tè prelibati ma soprattutto una cioccolata calda come dio comanda, fatta con il cioccolato Valhrona... una vera sciccheria! Ci sono anche proposte mangerecce interesanti e a pranzo business lunch. Se siete da quelle parti fateci un salto!

martedì 28 luglio 2009

Ghost Town

  • Domenica 26 luglio 2009 Cinema Savoy in via Bergamo
I fantasmi attecchiscono bene al cinema... ma diciamo la verità, è Ricky Gervais (conosciutissimo per la serie The Office, in cui interpreta un "capo" gradasso e marpione) a fare il film con la sua maschera cinica e dolente. L'attore inglese si concede sottotono, dosando al meglio le sfumature di un personaggio che ha imboccato la strada della misantropia per non incorrere in ulteriori delusioni.
La solitudine più che una scelta diventa un'arma di difesa che però dovrà suo malgrado deporre.
Dialoghi divertenti e con un tocco surreale dato non dall'elemento fantastico, che è trattato in maniera molto poco gotica, ma dalla volontà di restituire conversazioni tra persone che vivono solo apparentemente nella stessa comunità. Il confronto con i medici o anche semplicemente il senso dell'umorismo incompreso lasciano intravedere una visione delle relazioni interpersonali incentrata sull'isolamento e l'egocentrismo. La prima parte del film in cui questi aspetti sono più marcati.. la scoperta di un mondo altro che fino a poco prima si credeva inaccessibile, la persecuzione delle anime nei confronti del vico che le può vedere... è più riuscita e fluttua con classe nella commistione dei generi poi il gioco un po' si fa ripetitivo e prevedibile, togliendo quel po' di mordente iniziale.
Tèa Leoni, interprete femminile, che sembra sempre sull'orlo di un esaurimento nervoso (una sorta di energica Margherita Buy nostrana) forse non è stata la scelta più riuscita e anche Greg Kinnear sembra essere relegato al cliché del play-boy attempato e superficialotto in cui l'abbiamo visto altre volte.
Indubbiamente come pellicola estiva il film si lascia vedere e strappa anche qualche risata...
Ghost Town va ad arricchire comunque quello che sembra essere diventato un vero e proprio genere al quale il pubblico risponde sempre con discreto entusiasmo dai tempi della Signora Muir.
Detto ciò oggi ho starnutito parecchie volte... non è che proprio mi allieti il pensiero di essere stata "attraversata" da qualche fantasma... tant'è... me ne farò una ragione!

Dopo il cinema piacevole serata al Passaguai, un locale in cui mangiare e bere qualcosa al di sopra di ogni aspettattiva! Purtroppo ora chiude per ferie ma a fine agosto riaprirà!
Passaguai vin cafè, Via Pomponio Leto 1 (piazza Risorgimento)

mercoledì 15 luglio 2009

Chi nasce tondo

Diciamo la verità... fa caldo e non ho voglia di fare nulla.
Sono a Roma e la maggior parte delle mie energie è convogliata nel pensare di stare su una spiaggia bianca, con un mare turchese... 'na fatica!
Sì... al cinema ci vado ma dopo non mi va da scansire biglietti, cercare locandine e abbinamenti... troppa fatica...
Chi nasce tondo invece mi arriva fresco fresco come una bella coca-cola ghiacciata quando ancora non sai di desiderarla.... scaricato illegalmente da internet.
Al cinema c'è stato pochi giorni e sono mesi che chiedo a Blockbuster se arrivano delle copie per il noleggio... ma non sanno nemmeno cosa sia e alla fine a mali estremi, estremi rimedi.
Cavolo... si vede pure benissimo...
Mica male alla fine scaricare da internet...
Che poi io per il cinema sono come Carrie Bradshow per le scarpe.
Con quello che ho speso per il cinema in tutta la mia vita forse ci avrei potuto comprare un appartamento e quindi ora posso tranquillamente usufruire di chi mette gentilmente a disposizione film sulla rete, in barba all'orrido spot anti pirateria, senza sensi di colpa...
Ma torno a chi nasce tondo.
Il film è carino ma tutto sommato la storiella è esile esile, solo un presupposto per una serie di scketch tutti a base di "stocazzo" e "hai rotto il cazzo".
Per carità... ti fai quattro risate e del resto chiunque abbia un po' di sangue romano nelle vene, chissà per quale assurdo motivo, non può fare a meno almeno di increspare le labbra di fronte ad epiteti del genere "limortaccitua"...
Poi si sa... è sempre bello, per chi ha un po' di sangue romano nelle vene, riconoscere il luoghi... eccitarsi senza un vero perché si vede sullo schermo una strada che magari maledici ogni mattina perché ci stai bloccata almeno 5 minuti al semaforo.
Però che fico quando la vedi nel film...
Da segnalare i due protagonisti, il pregevole Valerio Mastandrea, che riesce sempre ad essere simpatico e Raffaele Vannoli che, se messo nelle mani giuste, potrebbe essere un John Belushi nostrano. Si rivede anche Regina Orioli, che mio fratello dice che è una gran fica ma dio santo un corso di recitazione non le farebbe male.
Insomma nella sua impostazione il film è molto già visto e si salva solo grazie alla simpatia dei personaggi che sono sempre un palmo più gagliardi dei comprimari.
Insomma dai... carino... eppoi... Ma quant'è bella Roma... Limortacci....

Come abbinamento ci vorrebbe una di quelle belle trattorie ignoranti che magni bene e spendi poco... praticamente un posto che non esiste. Anche se io continuo a trovarmi molto bene al Pot-pourri della Garbatella, una pizzeria dove fanno la migliore focaccia bianca del pianeta e si riesce ancora a spendere meno di 20 euri, mangiando anche delle ottime falafel come quelle che farebbe tua nonna se fosse araba. Si trova in Via Roberto De Nobili al numero 8 tel 065133312 Giorno di chiusura: Lunedi. D'estate ci fa un caldo boia ma ci sono i ventilatori a pale e un mini dehors dove si sta un po' più freschi.

domenica 2 novembre 2008

Tropic Thunder

  • Venerdì 31 ottobre, Cinema Odeon di Piazza Jacini
  • Prendere nota: mai più in sala 4!

In un venerdì sera piovigginoso io e il Ballestreo ci rechiamo a quello che che è il nostro cinema di metà strada per vedere Tropic Thunder.
Io sono in sollucchero vista la mia passione per il trittico di attori protagonisti… Ben Stiller, Jack Black e colui che considero uno degli uomini più attraenti del cinema (con buona pace di George Clooney) ovvero Mister Robert Downey Jr.
Ben Stiller lo seguo dai tempi del suo esordio come regista e interprete di “Giovani, carini e disoccupati”, stupidissimo titolo italiano per “Reality Bites”.
Ben Stiller… colui che ha ideato, diretto e interpretato Zoolander uno de film più perfetti (sì.. lo so che "più perfetto" non si dice… ma a me mi piace tanto… sì lo so che "a me mi" non si dice ma…. Vabbè basta..) della storia del cinema.
Tipo... Zoolander come 2001 Odissea nello spazio (questa invece è una delle mie esagerazioni… lo so che non si possono paragonare… ma quanto adoro l’eccesso verbale!).
A dire il vero comunque un collegamento tra 2001 e Zoolander c’è…
Dicevo degli eccessi verbali… mi piacciono anche quelli fisici… come non adorare Jack Black? Prorompente, strasbordante, invadente, in una parola FANTASTICO.
Assolutamente da non perdere il suo "Tenacious D e il destino del rock"!
Di Robert Downey già accennai in Iron Man, cosa posso aggiungere?
Vabbè… ci sta bene il consueto gossip cinefilantiano…
Quando all’epoca del suo grattare il fondo del barile nessuno più lo voleva, le assicurazioni non lo assicuravano più e quindi non lo facevano lavorare, entrava e usciva dalla galera, donne, uomini, droghe di tutti i generi eccetera eccetera… sapete chi fu a dargli fiducia e ispirargli nuovo vigore? Sir Elton John che gli affidò l’interpretazione del video del suo pezzo “I want love” (tra l'altro un video con dei notevoli pregi prettamente cinematografici).

Qui Robert, leggermente smagrito, con semplicemente un paio di pantaloni e una maglietta grigia (anche un po’ gualcitina) si aggira per una grande casa vuota cantando in play back le parole di Elton. Notevole…
Sì ma Tropic Thunder?
Tropic Thunder… Inizio dalla sala 4 del cinema Odeon da mettere sulla lista nera...
Bisogna scendere 4 rampe di scale, che alla seconda ti cominci a chiedere se non ti sei sbagliata e non stai per finire nell’antro di un serial killer. Macchie di muffa sui muri e conseguente olezzo appestante. Umidità che trasuda ovunque, in sala un freddo bestiale che ti dovrebbero dare la copertina come nei viaggi intercontinentali in aereo.
Inizia il film e il primo quarto d’ora è di vero e proprio godimento… finti trailer sui protagonisti lasciano sperare che la consueta ironia di Ben Stiller sia la vera protagonista. Andando avanti però l’atmosfera si ammoscia e si fa un po’ ripetitiva. Mettiamoci poi che io, anche se qui si tratta di una prese per il culo, amo i film di guerra almeno quanto i western e cioè per NIENTE!
Verso la fine del primo tempo scatta anche un quarto d’ora circa di sonno che non testimonia a favore. Certo ci sono tante piccole chicche sparse qua e là, che però ho l’impressione funzionino più come gag singole che nell'economia del film nella sua interezza. Indubbiamente imperdibile la parte di Tom Cruise (che chissà perché tutti si ostinano a definire “Cameo” quando invece è una vera e propria parte… “Cameo” tuttalpiù è quello di Toby MacGuire…).
Ben Stiller e Tom Cruise nella vita sono amiconi... e a chiunque non l’abbia visto consiglio gli extra del DVD di “Mission Impossible 2” in cui c’è una vera e propria delizia interpretata dai due insieme a John Woo.
Sì ma Tropic Thunder?
Bè ecco.. sicuramente pregevole il tentativo di mettere alla berlina le fissazioni e le superficialità di Hollywood e della sua capacità di tirare fuori un film di successo dal nulla.
Indubbiamente le interpretazioni sono tutte fantastiche ma manca qualcosa… sia chiaro siamo oltre la sufficienza ma siamo dalle parti del classico “è bravo ma si deve impegnare di più”...

Oggi è domenica e fatta questa recensione me ne vado al mercatino di Piazza Conca d’oro a trovare qualche occasione di quelle che solo il Cinefilante a scovare. Un’intera area è dedicata alla gastronomia.. in questa stagione cominciano le arance dalla sicilia, i tartufi da norcia più tutta una serie di banchi di formaggi pazzeschi, olive prelibate e dolci paesani. Si trova proprio all’angolo tra Via Conca d’oro e il ponte delle Valli. Vado!