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venerdì 15 novembre 2024

The substance

Cinema Lux, sala 7, spettacolo delle 21.00 (mi pare)
Si segnalano in sala stronze che parlano tutto il tempo e con il cellulare acceso

                  SPOILER ALERT  SPOILER ALERT  SPOILER ALERT LER ALERT SPOI

Negli anni 70 molti bambini furono traumatizzati dai film di fantascienza trasmessi in televisione, di mattina, durante la Fiera di Roma.

Io sono una di loro.
Fu alora che m'imbattei ne Il pianeta proibito, restando profondamente turbata dai mostri dell'Id, la manifestazione fisica dell'inconscio del Dottor Morbius.

Quanti anni avrò avuto? Non più di nove o dieci e i mostri dell'Id rimasero scolpiti nella mia testa come la cosa più spaventosa che avessi mai visto.

Un rumore nella notte?
Immediatamente si materializzava nel mio schermo mentale il mostro dell'Id, uno e in bianco e nero, perché all'epoca non avevamo ancora il televisore a colori.
Percepivo un'ombra dietro di me?
Era sempre il mostro dell'Id in agguato!
 
Con il passare del tempo dimenticai il film, la trama e pure il titolo ma il mostro era sempre pronto a rispuntare ogni volta che provavo paura per qualcosa.
Quando rividi Il pianeta proibito, da adulta, la visione mi lasciò talmente indifferente, che quasi rimasi delusa.
Si formarono quindi in me due sensazioni totalmente distinte, la prima, quella agghiacciante di quando ero piccola e la seconda, legata alla visione da grande, che non faceva alcuna presa sul mio immaginario.
Questo fatto era talmente eclatante che spesso mi divertivo  a sperimentare il passaggio dal presente al passato, misurando la differenza tra le emozioni.

Tutto questo per dire che The substance è prima di tutto una spietata e lucida analisi sulla mente aberrata dell'essere umano, vittima del proprio mostro dell'Id!

Demi Moore si fece conoscere con Ghost, sia lei che il film ebbero un successo planetario.
Subito dopo però cominciò a entrare in fissa con la chirurgia estetica e poco ci mancò che non si riducesse come Ornella Vanoni oggi 
Il mio parrucchiere dice che Ornella Vanoni, oggi, ha un sex-appeal incredibile e quindi, come al solito, sono io a non capire un cazzo.
Comunque Demi dopo parecchi scempi perpetrati su di lei medesima ha trovato finalmente uno bravo e alla fine, dai sì, si sta mantenendo sicuramente meglio di Madonna o della sexy Ornella Vanoni.
 
Colpo di genio della regista, sceglierla per interpretare la protagonista di The substance in un mix audace di realtà e finzione.

Demi è una showgirl sul Viale del tramonto ma senza Erich von Stroheim a venerarla e a stirarle i vestiti.
Viene licenziata e la sua vita sembra non avere più senso alcuno, fino a che viene contattata anonimamente da un'azienda che ha messo a punto una sostanza capace di generare una sua doppelganger, giovane e bella.
Si dovranno però spartire l'esistenza su questo pianeta, una settimana ciascuna, senza eccezioni.

La nuova Demi è Margaret Qualley (la figlia di Andy MacDowell, la protagonista di Quattro matrimoni e un funerale).
Margaret scala il successo in un nanosecondo e ci prende gusto.
Finirà in un Maracanà!
The substance è un film tutto al femminile ma di certo non femminista. È un orrido ritratto di come la donna, ancora schiava di un'immagine del tutto effimera e superficiale, si nutra di un vuoto cosmico, capace di risucchiare ogni cosa.
E' una fotografia sul The wall che ci costruiamo intorno, giorno dopo giorno, lasciando spazio ad una psiche malata e profondamente immatura, capace di dirigersi esclusivamente all'autodistruzione.
Dopo un inizio super patinato, dove ogni inquadratura ricerca una citazione e una simmetria quasi ossessiva, si palesano le prime avvisaglie horror che, in un crescendo senza freni, si appropriano dell'opera rivendicandone la matrice splatter.
La conclusione si svoge in un bagno di sangue, quasi  una cisterna di liquido rosso, spruzzata senza interruzione da una mostruosa idrovora di carne impazzita
Non ci viene risparmiato nulla, denti, bocche deformi e corpi agglomerati in odor di The society ma siamo anche dalle parti del più recente Il colore venuto dallo spazio.
Piacerà da impazzire a feticisti e ai pipparoli dell'horror/splatter.
Secondo me e avrebbe funzionato anche senza lo scempio finale ma ci sta la necessità di scuotere lo spettatore omologato.
La sceneggiatura oro che cola se sono tre pagine, i dialoghi sono ridotti al minimo essenziale.
Si gioca tutto sulle due protagoniste, entrambe bravissime, che si prestano ad  un gioco al massacro, senza filtri e di cui colpisce una solitudine lacerante.
In The Substance non c'è spazio per null'altro che non sia il "successo", al punto di preferire vivere letteralmente per interposta persona.

Sicuramente The substance lascia il segno, forse non entrerà nella storia del Cinema ma se non avete particolari problemi con lo splatter, vi piacerà. Dentro c'è parecchio, il grottesco, il patinato, la fiaba in stile fratelli Grimm, la fantascienza, l'horror, la satira e molta realtà contemporanea...
Cosa sia poi la substance o chi la produce e perché, non è dato saperlo.
Ma francamente nessuno se lo chiede.


Ne approfitto per fare una minirecensione di una serie Tv che mi è piaciuta moltissimo anche se ho dovuto superare il fastidio dell'animazione rotoscopica. Ma insomma se sono riuscita ad andare oltre io, lo potete fare pure voi. Una bellissima storia che vi porterà ai confini dell'Universo e della mente umana, che alla fine sono un po' la stessa cosa, passando per tutta una serie di sentimenti e... Vabbè, non la voglio raccontare, guardatela! La fanno su Amaozn Prime.

giovedì 23 novembre 2023

Dream Scenario

Cinema UCI Porta di Roma, Sala 7
Spettacolo delle 18.50 iniziato molto più tardi a causa di trailers ripetuti svariate svolte ma grazie al cielo già dimenticati

 


 

Un regista norvegese alle prese con una produzione internazionale e un Nicolas Cage irriconoscibile.
Dream Scenario è un film sui sogni e sull'invisibile trama di fili che ci connette tutti inesorabilmente, con risultati non sempre meravigliosi.
Qui Nicolas Cage è un professore universitario veramente un po' noioso, potrei dire che non è bello ma del resto Nicolas non lo è mai stato, nonostante i tanti interventi per sfinarsi il naso o forse proprio a causa di quelli...
Dicevo potrei dire che non è affascinante ma, insomma, su quasi 7 miliardi di essere umani su questo pianeta, stimando che circa un terzo siano uomini, trovatemelo voi uno che sia affascinante o quanto meno risolto, che basterebbe quello eh!
Questo deve essere lo stesso pensiero che ha fatto la moglie Janet che non solo lo tollera questo marito scialbo ma fa addirittura fantasie erotiche su di lui, vestito come David Byrne col vestito grigio con le spalline.
Sei troppo giovane per ricordarlo?
Non hai abbastanza cultura musicale per sapere chi è David Byrne o i Talking Heads?
Non capisci di cosa sto parlando? Non aver paura, Google ti verrà in aiuto!
Va bene, insomma, che succede? Succede che improvvisamente la gente comincia a sognare questo professore barbuto e tristanzuolo.

Iniziano i suoi studenti, poi qualche amico e pure la figlia fino a che il fenomeno diventa "virale" (termine che mi sta parecchio sul cazzo in era Internet e che sta a significare la diffusione estrema di un conenuto video. Cioè a me basta che scrivono nella descrizione "E' virale!" e potete star sicuri che lo apro col cazzo. E sottolineo, in questa epoca un po' fluida, che io ne sono priva, quindi il video non lo apro proprio).

Paul Matthews si ritrova quindi ad essere suo malgrado il fenomeno del momento e diventa una star.
Il problema è che la sua presenza nei sogni altrui è non partecipativa, è un ignavo per lo più e i sognatori si lamentano un po' di questa cosa.
Ma che può fare Paul? Lui non ne sa nulla di questa cosa, non ha idea del perché accada.
Capiamo però, da alcuni dettagli che la sua vita gli sta un po' stretta, la tendenza a fare goffamente il piacione, una collega che gli soffia l'idea per un libro che non ha mai scritto, insomma tanti vorrei ma non riesco o forse non ci provo nemmeno ma comunque sono frustrato e, anche se non lo percepisco con certezza, sono un represso.
Tutto cambia quando una giovane ragazza gli confessa che nei suoi sogni lei realizza tutte le sue fantasie sessuali. Come spesso accade però le fantasie sarebbe meglio lasciarle stare nel loro mondo perché nel mondo che dal sogno si passa alla realtà le cose precipitano malamente.
Da quel momento il tenore dei sogni cambia e il Paul sognato diventa un violento assassino e stupratore... Nessuno riesce più a stare in sua presenza e lui si ritrova ad essere un pariah, pure la famiglia lo esclude, tanto che è costretto ad andare a vivere in un piccolo appartamento.

Tempo dopo, qualcuno, ispirato dalla vicenda, inventa un dispositivo per entrare nei sogni altrui a scopo pubblicitario e Paul sfrutterà la cosa per indossare il celebre abito grigio e tentare di riconquistare la moglie. Anche nel sogno però verrà trascinato via dal suo desiderio...

Questa è la trama in breve, va da sé che la complessità dell'argomento è enorme e si presta ad una miriade di interpretazioni e teorie che vanno al di là di qualunque lettura di superficie, insomma no, non è Love actually. C'è tutta una disamina della massa che si fa trascinare dai social, c'è il problema di capire cosa sia realmente la vita e perché certe volte ci va così stretta ma per me più di tutto c'è questo scandagliare la psiche umana, sempre pronta a gettare sugli altri la causa del proprio disagio.
Il problema non è Paul, il problema è chi lo sogna, dando sfogo al proprio lato oscuro.

Il soggetto è originalissimo e girato come un thriller a metà tra Hitchcock e Lynch, ha momenti drammatici ma è sempre impregnato di una grande ironia che stempera parecchio l'aspetto surreale.
Un altro colpaccio dell'A24!


Abbinamento mangereccio, in pieno centro, a Palazzo Bonaparte, in piazza Venezia,  hanno aperto una sala da tè di stampo british. Un posto delizioso per una sosta e un buon dolcetto firmato Vivi Bistrot.
Molto molto carino!


venerdì 13 ottobre 2023

Beau ha paura

 5 ottobre 2023

- Sul treno
- Sul cellulare



 

Sono le 6.58 del mattino, siamo in treno già da 40 minuti.
Nei sedili vicino a noi c'è e ci sarà fino a Milano, una tizia che non smette un attimo di parlare.
Ha elaborato un'arte, quella di inzeppare ogni frase con più parole del necessario. Si ripete, gira intorno ad ogni concetto, arzigogolandolo all'inverosimile, mossa com'è dal suo horror vacui smazzola i cojoni con voce alta.
Noi ci siamo organizzati per vedere Beau ha paura, no, non sul computer ma ognuno sul suo cell. Per riuscire in questa impresa è necessario sincronizzare l'inizio.
Dobbiamo avere la possibilità di sgranare gli occhi o saltare sulla poltrona nello stesso momento, se necessario. Mio fratello vuole vedere questo film perché Mike Portnoy ne ha parlato in termini entusiastici in un post su facebook.
Voi direte "e chi cazzo è Mike Portnoy?".
Senza che scomodiate google vi dico che è il batterista dei Dream Theather un gruppo da me definito "metal barocco", che non mi ha mai fatto strappare i capelli. Troppi virtuosismi, melodie niente di che e un punto debole inaccettabile: la voce del cantante, un Bocelli metallaro che secondo me faceva cagare pure a Portnoy, tanto che ha abbandonato il gruppo nel 2013.
Io invece volevo vedere questo film perché adoro queste tematiche.
Purtroppo riesco a trovarlo solo in italiano, ma meglio di niente. Insomma siamo in treno, senza aver fatto colazione perché era troppo presto, ma abbiamo entrambi il file...
Cosa facciamo, lo vediamo?
Eddai, vediamolo...
Beau ha paura dura tre ore, a dire il vero sono io che inizio ad avere paura. Però c'è la speranza che, con le cuffie, l'audio sovrasti la logorroica vicino a noi. Non è così, la prima parte del film è infestata dal niente irritante delle chiacchiere della tizia.
C'è Joaquin Phoenix che è Beau e parla con un filo di voce. Io ho patito tutto il tempo questa voce di merda e oggi sono andata a vedere un trailer in lingua originale, per scoprire che proprio non c'entra nulla il doppiaggio italiano, che come al solito è da prendere a cinghiate sulle gengive.
Resistiamo un'ora, diciamo che Beau ha paura non è "Non mandarmi fiori" con Doris Day ma il problema vero è un altro, abbiamo una fame nera.
Mio fratello mi fa "Guarda, se vuoi, io ho portato un panino di segale con il Philadelphia vegetale, è pure già diviso in due!".
Dio sia lodato, dammi sto mezzo panino che non ci vedo più dalla fame, ieri sera nemmeno ho cenato poi.
Ai tempi mio fratello era uno che alle 4 del pomeriggio ci comunicava "Io mi vado a fare delle patate fritte...". Si metteva lì e pelava 4 chili di patate (no per scherzo, proprio 4 chili) e le friggeva tutte in maniera magistrale. E poi le mangiavamo. Ed erano vere patate fritte, non le merdose patatine di McDonald's.
Ai tempi se a mio fratello gli veniva l'influenza mi dava cinquantamila lire e mi diceva: "Esci e non tornare senza un profiterole e almeno un chilo di pizzette...".
Io uscivo e mi procuravo sia il profiterole che le pizzette, poi tornavo a casa e ci mangiavamo tutto.
E così via, si potrebbe scrivere un libro su queste prodezze mangerecce. Sono passati quei tempi...
Dai, dammi sto panino!
Tira fuori un incartino di stagnola grande quanto una saponetta usata da almeno un paio di settimane, assottigliata, quindi.
"Ah è già diviso?"
"No qui c'è il panino già tagliato a metà..."
Non mi voglio lamentare, qui c'è in gioco la sopravvivenza!
Prendo la mia metà.
Il Philadelphia vegetale è stato quasi completamente assorbito dalla segale e quindi c'è rimasto solo uno stratino bianco di un millimetro.
"Comunque considera che il pane l'ho fatto tre giorni fa....", sì, perché mio fratello fa pure il pane.
Ma io me lo mangio lo stesso, come se fosse un croissant di Pierre Hermé.
Con la scusa di questa parca colazioncina ci dimentichiamo del film.
Io faccio come facevo a scuola, poggio le braccia sul tavolinetto, ci appoggio la testa e mi addormento, sempre con quella che parla. Allora cerco di usare le cuffie come tappi per le orecchie ma in quella posizione il mio padiglione auricolare le risputa fuori inesorabilmente. Mi addormento lo stesso e mi sveglio poco prima dell'arrivo. Abbiamo pochi minuti per la coincidenza che dobbiamo prendere ma puntiamo un bar che si chiama qualcosa come "Prelibatezze napoletane".
C'è parecchia gente ma sono organizzatissimi, solo che nella confusione chiediamo un cornetto in meno. Nel frattempo infatti siamo diventati in quattro, che la vita a volte è strana più di un film.
Due caffè, due cappuccini e due cornetti che dovevano essere tre.
"Ma che ti sei mangiato il cornetto mio?"
Non c'è tempo per un"altra fila, spezziamo i cornetti con le mani e li ridistribuiamo. Va da sé che in stazione pure se si chiamano "Specialità napoletane", si tratta di cornetti demmerda.
Facciamo il viaggio in piedi, tra turisti e pendolari, sull'onda di ricordi.
Arriviamo, un taxi, una chiesa, un  saluto attonito e meno di due ore dopo siamo di nuovo in viaggio verso Milano. Questa volta ci sediamo. Davanti a me c'è uno che beve yerba mate nella classica tazza, come se fosse tranquillamente seduto a Buenos Aires.
Questa volta in stazione a Milano andiamo in un locale che si forgia del titolo "Bistrot", in realtà è Autogrill.
Io gli ho dato anche un nome a questo bistrot "Dimenticare Parigi".
Sedie fatiscenti, panini che li trovi identici in tutta italia e toilette al terzo piano dove si aggirano loschi figuri. Ci sdraiamo due panini mozzarella e pomodoro di cui ancora mi interrogo sulla consistenza.
Siamo di nuovo in viaggio verso Roma. Ovviamente anche ora c'è una che parla.
"Ma che facciamo... Lo continuiamo il film?"
"E vabbè, dai!".
Risincronizzare a un'ora e tre minuti si rivela difficilissimo ma alla fine ci riusciamo.
La seconda parte del film è ancora più strana della prima. Mi comincio a chiedere cosa gli dica il cervello a Mike Portnoy. Ci controllano i biglietti, interrompiamo, risincronizziamo, ricominciamo. A un certo punto mio fratello fa: "Oh... Io ho un sonno... Non riesco a tenere gli occhi aperti.... Non ce la faccio a continuare..."
"Guarda pure io sono stremata... Interrompiamo?"
"Sì, sì interrompiamo!"
Basta dirlo che tutte le energie ritornano disponibili e il sonno scompare!
"Ehi... Io mi sento meglio, mi è passata la stanchezza...
"Incredibile... Pure a me! Che facciamo allora? Riprendiamo?"
Come l'idea prende forma riniziano i primi sbadigli, che anche ora che sto scrivendo, mi prende la cecagna.
"Oddio che sonno..."
"È bastato solo pensare di riprendere la visione e guarda come stiamo...".
Ipotizzo che Beau ha paura possa essere la cura risolutiva per l'insonnia. Io però so che o vado avanti lì, sul treno, o sarà molto difficile che riprenda la visione di Beau. Decidiamo di procedere, risincronizziamo, 1,47 aspetta io sono a 1,48, cazzo mi è saltato a 2,22, ripartiamo da 1,45.
Una fatica bestiale ma riusciamo ad arrivare alla terza parte, tutta molto scura.
Nonostante tiri giù la tendina, il riflesso incasina la visione. Oltretutto è risaputo che lo schermo del mio cell è sempre pieno di ditate. Il mix scene scure più riflesso, più ditate è una sfida folle ma io procedo. Metto le mani a conchetta sullo schermo, lo inclino in tutti i modi possibili, lo strofino suo pantaloni sperando che le ditate si tolgano, e invece le ditate diventano come pozze di benzina esposte al calore, concentriche e iridiscenti.
Arriviamo alla quarta parte e tutto è ancora più scuro. Io praticamente non vedo più un cazzo.
Però Beau è una visione potentissima, pure se non vedi un cazzo.
Si volge all'epilogo tirando le fila di un'esistenza, delle esistenze, tra le esistenze, a momenti squarciando veli su verità incomprensibili. Nel risparmiarvi pipponi psicanalitici, vi dico che è un viaggio, un'Odissea o una Divina Commedia della mente in un interminabile ciclo di vite.
Consigliato a tutti? No, a pochissimi direi, ma quei pochissimi potrebbero apprezzarlo.
Però magari non guardatelo sul cellulare, soprattutto se è pieno di ditate. 

L'abbinamento mangereccio è con il Philadelphia vegetale. E' buonissimo, lo preferisco all'originale! Non è facilissimo trovarlo nei supernercati ma vale la pena provarlo!

mercoledì 6 ottobre 2021

Dune

  • Sabato 2 ottobre 2021, Cinema Odeon di Piazza Iacini Spettacolo delle 18.30

  • Sala 5, piccola e con schermo troppo in alto per una piacevole visione

L'immaginario visivo di Denis Villeneuve è potente, onirico e spettacolare, non gli si può veramente obiettare nulla se non un certo compiacimento nell'insistere su scene molto belle, vere e proprie opere d'arte. Però alla sedicesima ripresa dall'alto del deserto che sembra riprodurre ammalianti quadri astratti, si aziona quello stesso martellatore, usato per richiamare il verme della sabbia, solo che viene azionato, l'avrete capito anche voi, non sul suolo di Arrakis bensì sui cojoni dello spettatore.

Poi c'è tanto fumo, fumo ovunque. Bello sì, ma anche qui, dopo un po', ecco entrare in azione il martellatore. Il tempo passa e scoccate le due ore e dieci io comincio, come sempre, a vagare con la mente...

Forse sono morta e la mia condanna e restare in questa sala per sempre, con un film a base di deserto e fumo. Mi rivolgo al mio accompagnatore che, già dopo pochi minuti ha manifestato un certo disagio, percependo la presenza di un martellatore, posizionato al centimetro.

"Finirà mai?" chiedo, "Speriamo...", la risposta.
Segno che anche lui si trova in un girone infernale dal quale non è dato sapere se usciremo a riveder le stelle.
Una delle caratteristiche di Dune libro è una tale complessità da rendere necessaria uno spiegone all'inizio di Dune film. C'era nel Dune lynchiano e c'è pure qui. Si fa fatica a raccapezzarsi tra i nomi di personaggi e pianeti, una fatica molto simile a quella che si fa vedendo il primo episodio di Game of throne, in cui ti trovi centomila personaggi diversi con i nomi più assurdi, che pensi che non te li ricorderai mai. Poi vedi Jason Momoa e tutto torna.

Insomma Dune ti accoglie così.... Raccontandoti chi sono gli Atreides, gli Arkonnen, Arrakis, la spezia (che diciamolo... non è facile "comprendere" la spezia).
Un giro di parole per dire "Io sono Dune e sarò il tuo martellatore". Poi c'è Timothée Chalamet, per quanto non ispiri nessuna simpatia è decisamente bravo, e il ruolo di Paul Atreides gli calza a pennello molto poù che a Kyle MacLachlan.
Il ruolo di Paul... Anno 10981 o giù di lì ed esiste ancora il nome Paul e pure Jessica, come in Viaggi di Nozze di Verdone.
Armi capacidi frantumare un pianeta ma alla fine si combatte con spade e pugnali, come nel medio evo.
Ma insomma non vorrei che si pensasse che io stia parlando male di Dune, perché non è così, no.
Dune ti prende, ti martella col martellatore però è bello.
Esci dopo due e ore e quaranta che hai bisogno di una fisioterapia riabilitativa.
"Ti va se per arrivare alla macchina facciamo il giro lungo? Ho bisogno di riattivare la circolazione?". Ma non puoi fare a meno di ammettere che lo spettacolo è stato bello, pure se è finito che deve ancora iniziare.

Più che un film di fantascienza è un trattato di politica, che potrebbe svolgersi in un qualsiasi presente dove ci sono interessi commerciali. Con la differenza che a livello politico non esiste nessuno che si sacrifica per un bene più grande.

Meravigliose le architetture, le progettazioni delle navi spaziali e dei velivoli, spettacolare il verme della sabbia e i costumi... I costumi per me sono da Oscar, straordinari e inquietanti.

Mi risparmio il pippone sul non Dune di Jodorowsky, la serie televisiva con William Hurt e la versione lynchiana (di cui per altro rimpiango uno Sting nel fiore degli anni).
Concludo consigliando questo Dune agli appassionati di science-fiction, a chi ha letto il libro, a chi vuole passare due ore e quaranta con un martellatore e a chiunque piaccia del buon cinema!

Abbinamento con una serie televisiva, con grandi ambizioni, uscita da poco "Fondazione" dal ciclo di romanzi di Asimov. Stessa situazione di Dune... letti i libri ma ricordo zero! La sto comunque guardando con piacere e stranamente, per il momento, non è presente il martellatore!

sabato 12 gennaio 2019

Cold war


  • Sabato 12 gennaio 2019
  • Cinema Eden di Piazza Cola di Rienzo, che pensavo l'avessero chiuso, invece era un altro che era proprio accanto e si chiamava proprio Cola di Rienzo.
  • Spettacolo delle 18.50, prima, spesa da Castroni. In sala con una busta carica di cioccolata, anacardi, tisana anice, finocchio e liquirizia e ben quattro lattine di latte di cocco.



A me sono sempre state un po' sulle palle le persone che tu gli dici:
"Andiamo sabato al cinema a vedere Il gico delle coppie al Giulio Cesare?"
E loro ti rispondono "Certo! Volentieri" Però perché non andiamo a vedere Cold war alle 18 e 50 all'Eden?".

Ebbene oggi sono stata io a deviare su Cold war, perché Il gioco delle coppie, visto in anteprima, ha avuto la capacità di generarmi l'irrinunciabile missione di diffondere la Verità, instillando in chiunque, se non la consapevolezza, il dubbio almeno, che si tratti una sfracellatura di cojoni di proporzioni ultragalattiche.
Di Cold war so poco ma ne sento parlare bene praticamente all'unanimità.
Per chi si scoccia di leggere dico subito che non mi è dispiaciuto, però, insomma, qualcosa da dire ce l'ho.

Seguono SPOILER  come se piovesse.

Siamo nel 1949, in Polonia. All'epoca in quei luoghi la vita era in bianco e nero.
C'è questa ragazza slava e pure slavata che fa breccia nel cuore di un musicista.

Lui decide di scappare a Parigi, lei non se la sente di seguirlo.
Passano gli anni e lei per vie traverse lo ritrova.
Lui non l'ha mai dimenticata, lei è la donna della sua vita (dire "è la donna della mia vita" è una delle frasi che porta più sfiga sul globo terracqueo, molto meglio dire sempre cose del tipo "mah, è solo una botta e via...".

Comunque niente, nel giro di pochi giorni la slavata si tromba sei volte in una notte uno dei migliori amici del musicista, fa un po' di scenate da pesciarola e poi senza dire nulla se ne torna in Polonia, anche perché era rimasta un po' male che pure Parigi era in bianco e nero.

Il musicista decide di seguirla.
Lo arrestano, gli squartano una mano e gli rasano i capelli.
Lei lo va a trovare e abbracciandolo gli domanda: "Cosa abbiamo fatto?".

Ecco, qui si apre un mondo...
Cosa abbiamo fatto?
Ripeto: cosa abbiamo fatto?

Avete presente quelle filastrocche con le rime creative co' tu madre e tu sorella e via a trascinarsi tutti i santi e la Madonna?
Bene, in quel momento il musicista, con la mano squartata, i capelli rasati (unico emblema di un fascino altamente ipotetico) non ha neppure un sussulto ma con la sola forza del pensiero, o meglio con la sola forza delle bestemmie multiple e articolate,  si carica di un'energia infinita, che lo fa tornare indietro nel tempo a generare il big bang.
Non risponderà quindi alla domanda ma diventerà causa della nascita dell'Universo e della vita su questa Terra.
IO, per non sapere né leggere e né scrivere, a quel punto ci avrei messo la celebre sequenza psichedelica di 2001 Odissea nello spazio. A colori ovviamente.


A sugellare la follia del genere umano lei gli dice: Ti aspetterò.
Cioé a Parigi l'ha tradito e abbandonato e in Polonia, in prigione per quindici anni, lei lo aspetta.
Senza tener conto del fatto che "ti aspetterò" porta sfiga almeno quanto "è la donna della mia vita".
E  infatti, manco a farlo apposta, per tenere fede a quanto dichiarato, si sposa e fa anche un figlio con un altro.
Riesce comunque a far liberare prima il poveretto, e senza indugio o tentennamento alcuno lo porta presso il rudere di una chiesa per officiare un matrimonio. che decide di onorare con l'immediato suicidio di entrambi.

La scena finale li vedrà metaforicamente seduti su una panchina, nella speranza che dall'altra parte ci sia una vista migliore.

Ho volutamente evitato di accennare al tema delle musiche popolari che deprimono ulteriormente la situazione.
Però, dai, non se ne può dire male di Cold war, sono stata contenta di vederlo.
E di risparmiare ad altri la visione de Il gioco delle coppie.

Dietro al cinema c'è un posto carino dove fanno le pinse, ovvero delle pizze un po' più coriacee.
10% di sconto mostrando il biglietto. La Pinseria di Prati in via Lucrezio Caro, 58 tel 066832068
Comodo e piacevole!














martedì 12 giugno 2018

Senza distanza

  • Giovedì 7 giugno 2018, Cinema Farnese, nell'omonima piazza, ore 20.30
  • Regista e attori in sala
  • Per motivi conosciuti solo da sconosciute forze invisibili questo post è stato completamente cancellato dalla memoria del blog. E un po' anche dalla mia, visto che scrivo di getto e senza conservare delle bozze. A scanso di equivoci per il futuro comincerò a conservare ciò scrivo e nel frattempo cambio anche la password, non si sa mai.


Scritto e diretto da Andrea Di Iorio che con 15.000 euro ha fatto tutto e in otto giorni.

15.000 euro.

15.000 euro... in molti alla sua età ci avrebbero comprato una macchina e lui invece si gira un film e ci vince anche il premio per il miglior lungometraggio al New York City Independent Film Festival.

La storia è gustosa, un singolare bed & breakfast che offre di sperimentare la possibilità di una relazione a distanza a coppie in procinto di fare scelte di vita, per lo più per esigenze lavorative.
Ogni camera corrisponde ad una città diversa, con un differente fuso orario.
Presto però gli spazi comuni diventeranno però il teatro di un "carnage" a causa dell'arrivo di un deus ex machina, la bella e intensa Elena Avigo, che sovvertità le certezze degli ospiti, offrendo una visione della vita e delle relazioni del tutto inedita.

Una storia originale che come una bella canzone, che si può prestare a vari arrangiamenti, potrebbe facilmente, con minimi cambiamenti di registro virare  all' horror,  scivolare nella commedia erotica, esplodere nella fantascienza classica o strizzare l'occhio a The wicker man. 

Regista e sei attori affiatati operano un miracolo, in cui la mancanza di mezzi è una sfida vinta con la grinta della sceneggiatura e un bel lavoro sui personaggi e sulle loro facce.
Un cinema italiano di idee, come ce ne vorrebbe di più, che ti fa dire Dio santo ma allora è possibile!

Sarebbe interessante, oltre che decisamente un augurio, vedere cosa farebbe questo ragazzo con un budget di almmeno uno zero in più.


Abbinamento mangereccio con il mitico Antico Forno Roscioli in Via dei Chiavari 34,
tel. 066864045
, dove è impossibile non fermarsi per prendere una delle migliori pizze di Roma. 
O meglio. potete pure non andare ma vi perderete una gran pizza!

domenica 25 gennaio 2015

Unbroken

  • 21 gennaio 2015, ore 20.30
  • Cinema Barberini nell'omonima piazza, Anteprima Universal


Ad Angelina Jolie non basta essere una delle donne più belle del mondo, aver fregato il marito a Jennifer Aniston e aver una marea di figli (tra fatti e adottati) che potrebbero formare almeno un paio di squadre di calcetto... Voleva pure essere regista, una fissazione quasi come quella di Madonna che vuole fare l'attrice.
Sceglie questo Unbroken, quasi un cross-over tra Vita di Pi e Furyio, ovvero la storia di Louis Zamperini atleta di origini italiane che durante la seconda guerra mondiale sopravvive ad un incidente aereo, fa il nafraugo per 45 giorni nell'oceano e comenon bastasse viene preso prigionero dai giapponesi che lo vessano e torturano in tutti i modi possibili.
Dite quello che volete ma per me una delle peggiori è quando letteralmente agguanta un gabbiano e se lo mangia crudo insieme ai due malcapitati compagni di sventura per finire a vomitare tutti fuori bordo.
L'eccezionalità della storia non sta solo nella grande forza e coraggio del protagonista ma nell'epilogo di perdono di tutte le angherie subite, una morale che sicuramente la Jolie vuole sottolineare lanciando un messaggio ben preciso di pace e bene, viste anche le sue nuove amicizie...
Ineccepibile la regia, sebbene un cincinino scolastica sicura e pregnante, supportata anche dalla una grande produzione. Invisibile invece la sceneggiatura dei premiati fratelli Coen.
Un film comunque che nel ripercorrere una vicenda personale incarna l'assurdità della guerra e l'orrore al quale possono spingersi gli esseri umani.

Vi segnalo la pagine facebook "Coatti insospettabili" in cui troverete le fantastiche interpretazioni di foto come quella della Jolie ricevuta dal Santo Padre. Andate, apponete un meritato "mi piace" e divertitevi!


venerdì 7 marzo 2014

47 Ronin

  • Giovedì 6 marzo 2014 Anteprima Universal in Via Po, ore 18.00
  •  Nel pubblico gli studenti di una scuola di Kendo


Ispirato ad una leggenda giapponese 47 Ronin è prima di tutto uno spettacolo per gli occhi in cui, senza un uso smodato di effetti speciali, l'apparato visivo è magnificato da una fotografia quasi iper realistica che fa godere ogni singolo dettaglio di scenografie e costumi.
Un trionfo di colori ai limiti dello psichedelico che senza difficoltà piomba lo spettatore in un mondo totalemnte estraneo non solo per usi ma per valori.
L'onore questo sconosciuto, legge superiore appartenente solo ai nobili d'animo prima ancora che di rango, forse per questo oggi quasi totalmente in disuso. Cioè vai a spiegare cosa è l'onore a un quindicenne e vi saprà parlare solo della Roma o della Lazio, credendo fermamente di sapere quello che dice. Ma senza scendere così in basso devo dire che pure io ce l'avrei qualcosa da ridire su questa fedeltà assoluta al proprio signore e a questo gusto del morire  per lui.
Unico protagonista occidentale un Keanu Reeves, latitante dalle scene dal poco incisivo remake di Ultimatum alla terra, che riesce nell'impresa deniresca di non cambiare mai espressione in tutto il film. Non per questo ho qualcosa da ridire, il suo personaggio è un mix di umiltà, di dolore, di straniamento, di questo benedetto onore e diciamolo, pure di sfortuna.
Splendide le due interpreti femminili incarnazione del bene e del male.
La storia, riassumbile per archetipi, è contenuta nel proclama di un amore impossibile. Si soffre, si spera ma si partecipa alle scelte e si accetta il finale con rassegnazione.
Punto di forza del film è la parte "magica" che si integra alla perfezione con quella "storica". Bellissime le sequenze con i demoni e le trasformazioni della perfida strega.
Da segnalare che l'uccisione della creatura bestiale da parte di Keanu Reeves nella prima parte del film è identica a quella della tigre in Sandokan (minuto 1. 50 ma potete anche godervi la celebra sigla per intero) di quasi 40 anni fa.

Una bella visione da consigliare anche, ma non solo, ad un pubblico giovane per le innumerevoli scene di azione e di combattimento unite ad una storia che trasmette valori dimenticati.


Abbinamento con l'Accademia Romana di Kendo dovre potrete apprendere la via della spada per diventare dei samurai occidentali! In via Tripolitania 34 tel Carlo: 3397544937  e Maurizio: 3495926363

lunedì 17 febbraio 2014

Hannah Arendt

 
  • Domenica 16 febbraio 2014, Cinema Farnese che ora è Cinema Farnese Persol. 
  • Ore 15.30 perché questo film lo facevano solo a quest'ora. Sala comunque piena nonostante l'orario. Nel pubblico una signora agèe completamente vestita di giallo.



Dopo una serie di film di puro intrattenimento il Cinefilante, con la nonchalance che la contraddistingue, si immerge nella visione di Hannah Arendt, ultima opera di Margaretha Von Trotta il cui nome rievoca immediatamente Anni di piombo.
Protagonista assoluta una Barbara Sukow che rinuncia alla sua celebre criniera bionda per un'immedesimazione assoluta con il personaggio.
Stilisticamente asciutto, virato quasi esclusivamente sui toni del marrone il film tratteggia il ritratto di una donna votata alla speculazione intellettuale per incentrarsi sul primo processo ad un criminale nazista tenuto in Israele.
La "visione" di Hannah Arendt, allieva prediletta del politicamente controverso Martin Hiddegar, scampata alla persecuzione e rifugiata in America e inviata del New Yorker per effetuare il reportage dell'avvenimento sarà fuori dal coro e per questo fortemente osteggiata dalla comunica ebraica.
Visione impegnativa e al contempo notevole dalla quale emerge il dilemma filosofico di come nasca e agisca il male, di come sia necesasria la responsabilità dell'essere umano nelle sue azioni, non ci da risposte ma ci pone ancora una volta di fronte agli occhi la pesante eredità di un passato che anocra non trova una spiegazione nella coscienza collettiva.
Adolf Eichmann nella sua mediocrità di esecutore diventa il simbolo dell'incarnazione dell'assoluta banalità del male, tema che resterà il nodo centro della ricerca filosofica della Arendt.
Hanna Arendt è un cinema come ce ne dovrebbe essere di più perché insomma non è che si può sempre e solo giocare, ogni tanto qualche riflessione va fatta. Da vedere, decisamente.

Si tenga d'occhio la programmazione del cinema Franese Persol che fino ad aprile dedicherà delle giornate al cinema britannico shakespeariano. Io personalemnte aspetto con trepidazione il Coriolano

Oggi doppio abbinamento, vi segnalo anche il CONCORSO LIRICO INTERNAZIONALE
JOLE DE MARIA
II edizione che si svolgerà a Monterotondo (Roma) il 27, 28 e 29 giugno 2014
AL VIA IL BANDO 2014 PER CANTANTI LIRICI SCADENZA 15 GIUGNO 2014
Sono aperte le iscrizioni dedicate a cantanti lirici di tutti i registri vocali – soprano, mezzosoprano/contralto, controtenore, tenore, baritono, basso - e di tutte le nazionalità della seconda edizione del Concorso Lirico Internazionale Jole De Maria che si terrà a Monterotondo (Roma) dal 27 al 29 giugno 2014. La scadenza del bando è fissata per il 15 giugno 2014 e tutte le informazioni per l’iscrizione sono visibili al link www.concorsoliricojoledemaria.eu. Ai vincitori saranno assegnati tre Premi: 1.500 euro al primo classificato, 800 euro al secondo classificato e 500 euro al terzo classificato. Buona partecipazione!







venerdì 29 novembre 2013

TFF 2013: LFO


  • Giovedì 28 novembre 2013


Direttamente dalla patria di Ikea LFO si guadagna il passaggio al Festival di Torino 2013 e secondo me se lo merita pure.
LFO che immagino significhi Low Frequency Oscillator (thanks Google!) è un dispositivo che, opportunamente programmato dal bizzarro protagonista, emana una serie di impulsi capaci di azzerare la coscienza umana per riprogrammarla a proprio piacimento.
La storia che si svolge interamente all'interno di un appartamento, pur non avendo nessun tratto claustrofobico, si snoda e riannoda su due fulcri, l'uso/abuso del dispositivo che controlla la mente e il senso di colpa per l'omicidio della moglie e quello non voluto del figlio.
Molto interessante l'evoluzione dell'utilizzo del congegno che passa dall'uso personale a quello altruistico per poi svalvolare in un delirio di onnipotenza senza ritorno.
Sicuramente LFO pur non essendo un film perfetto ha il pregio, paradossalmente, di restare impresso nella memoria e di farci porre qualche domanda.
Cosa farei io avendo quel potere?
Prima cosa viaggerei gratis in aereo. Poi utilizzerei la sequenza sonora anche per soggiornare nei migliori alberghi. Insomma non avrei nessuna voglia di essere dio, mi basterebbe godermi la vita come piace a me, anche se tutto sommato potrei ottenere le stesse cose con la carta psichica del Doctor Who. Immagino però di avere poche speranze di avere sia l'uno che l'altra e quindi passo oltre e torno al film....
Ci sono parecchi tratti che potrebbero far pensare ad un instant remake americano, magari con un finale meno amaro. E anche se non c'entra proprio nulla mi ha ricordato Primer, altro esempio di cinema che, senza bisogno di grossi effetti speciali, ha la capacità di raccontare una storia sull'incapacità dell'essere umano di gestire problematiche che da sempre vorrebbe domicare.
Così come per Wrong Cops anche questo LFO richiamerà un pubblico che più d'essai non si può.
Io direi che è piuttosto interessante e gli va data una possibilità!

Abbinamento con pizzeria a taglio in Corso d'Italia, praticamente attigua al Cinema Europa, scoperta infatti prima della visione di Thor ma già riconosciutissima da una serie di adesivi dal Gambero Rosso è giù di lì. Le due signore all'interno poi sono davvero carine e simpatiche. La pizza è buona!
Pizzeria Italia, Corso d'Italia, 103 tel 0644249771



venerdì 26 aprile 2013

Effetti collaterali


  • Martedì 16 aprile 2013, Anteprima Cinema Barberini nell'omonima piazza
La sopravvalutazione di Steve Soderbergh  ebbe inizio con Sesso, bugie e videotape un filmetto da quattro soldi che incoraggiò non poco la pratica del porno amatoriale.
Più intuitivo come produttore che come regista, il nostro Steve questa volta si cimenta in un film decisamente convenzionale, un thriller che si dipana tra psicofarmaci, case farmaceutiche, omicidio, accuse e difese, verità e menzogna, ricatti eccetera eccetera, insomma un bel cocktail di ingredienti ben distribuiti e abbondantemente conditi con tensione e vari colpi di scena.
La vicenda è per lo più costruita sull protagonista  Rooney Mara, giovane attrice  capace di alternare con una naturalezza sorprendente, nello stesso personaggio,  momenti da donna fatale ed altri da fragile creatura. Gli altri personaggi restano molto in secondo piano compresi l'opaco Jude Law e la stanca Catherine Zeta-Jones.
A qualche giorno di distanza dalla visione poi Channing Tatum è bello che dimenticato, come se non ci fosse mai stato.
La storia si lascia seguire con un bell'andirivieni di dubbi e ribaltamenti, ampio respiro delle scene sebbene quasi tutte in interni. Se si vuole passare una serata di intrattenimento oserei dire raffinato il film si può anche guardare senza la minima riflessione sul pericolo degli psicofrmaci e sul loro dilagare negli Stati Uniti. Se invece ci si vuole soffermare si può anche prendere atto di come la nostra società stia inesorabilmente scivolando in un abisso senza fondo.
Ed ora qualche considerazione sparsa, che nulla toglie e nulla aggiungono alla visione:
  • La moglie di Jud Law nel film è una stronza micidiale. Io l'avrei cacciata a calci. Altroché.
  • Se Catherine Zeta Jones sta invecchiando così male secondo me la colpa è di Michael Douglas, che deve essere difficile vivere con lui.
  • Channing Tatum cià la faccia da scemo ma chi (uomo o donna) gli negherebbe una notte?


All'approssimarsi del mese di maggio vi suggerisco una visita presso La Tacita per la visita di uno dei roseti più belli che ci siano...









giovedì 14 giugno 2012

De rouilles et d'os


  • Mercoledì 13 giugno 2012 Cinema Giulio Cesare nell'omonima via nell'ambìto ambito di Canne a Roma. Ore 20,15 ma siamo rimasti inzona dalle 17....
  • Avvistate in sala le sorelle De Sio, Giuliana e Teresa.



In un mercoledì di un giugno romano che sembra un mercoledì di un agosto africano come pellegrini ad un santuario di una madonna che non apparirà mai se non allo stadio Olimpico ci rechiamo al Giulio Cesare per comprare con ben 3 ore di anticipo i biglietti per il film di Jaques Audiard.
La fila si dipana biforcuta con freak a destra e freak a sinistra, il sole è cocente tanto da fare rimpiangere la neve che bloccò la città pochi mesi or sono.
Come dio vuole ci accaparriamo sti biglietti, che non basta la fila, c'è pure la stampante lenta.
Odio il Giulio Cesare, uno dei cinema più sporchi di Roma che ogni volta gli lancio delle maledizioni per lo squallore in cui versa senza speranza. Mi chiedo perché i NAS non facciano dei controlli nei cinema visto che c'è il rischio di prendersi il colera.
Il film viene preceduto dall'introduzione della giornalista Gloria Satta. Pregasi radiare dall'albo.
Inizia con una considerazione "Il film è bello". Un moto dal profondo sta per articolarsi in un mortaccitua d'ordinanza ma poi mi trattengo. Il film è bello... che profondità critica.
E nel mentre faccio questi pensieri l'orrore prende forma ignobilmente... Gloria Satta inizia a raccontare la trama con una dovizia di particolari imbarazzante... Il mormorio in sala è crescente, arrivano i primi fischi, gli applausi, le intimidazioni a smettere. Niente lei tutta fiera di quel microfono che le permette di raccontarci il film togliendoci ogni sorpresa, continua imperterrita: e poi succede questo.. e poi quest'altro e dopo ancora...
Come una borgatara del Tufello, per altro attiguo al mio quartiere, comincio a urlare "Bastaaaaaaaa! Basta...!" più che altro per evitare di sentire come va a finire.
Poi come un dono del cielo un'altra chicca, la giornalista, parlando di Audiard ricorda il successo di UN prophet, sì proprio UN prophet, pronunciato come UN chilo di rosette...
La platea ormai è in subbuglio i fischi a due dita fanno a gara, la Satta stizzita non molla ma ormai nessuno la può sentire sovrastata com'è dalle proteste.
Finalmente se ne va chiedendosi perché non l'abbiamo fatta parlare.
Chissà... forse non è avvezza al cinema, ci piacerebbe pensare. E invece è spesso ospite del Cinematografo Marzulliano e stava pure a Cannes, pardon a Canne.
Il film è interessante anche se con qualche compiacimento di troppo, accenni di maniera e snodi narrativi alla volemose bene. Non siamo di fronte alla prorompente energia di UN prophet e la storia è decisamente un po' forzata. Si conferma la tendenza francese a parlare di tragedie con una certa grazia anche se siamo ovviamente lontani dai toni della commedia di Quasi Amici e dal nuvelvaghesco La guerra è dichiarata.
Bravi i due protagonista, la nuova stella Cotillard e il consistente Mattias Schoenaerts, da tenere d'occhio, soprattutto nella modalità "opè".
E se volete sapere cos'è la modalità opè andate a vedere il film oppure chiedetelo a Gloria Satta!

Vuoi sapere come finisce De Rouilles et d'os? Seleziona il seguente testo da qui: Ali dopo aver involontariamente fatto licenziare la sorella si dilegua senza dire a nessuno dove va. Sthepanie è costernata. Alcuni mesi dopo lo ritroviamo che sia allena per un incontro di pugilato. Il cognato gli porta il figlioletto per una visita ma in un momento di distrazione il bambino cade in un lago ghiacciato.
Ali disperato riesce a salvarlo a spese delle sue mani che si fratturano per rompere la coltre di ghiaccio.
L'incidente però lo farà riavvicinare a Stephanie e probabilmente per loro ci sarà un futuro... a qui!

Abbinamento con Castroni in Via Cola di Rienzo dove siamo andati a fare un giro in attesa dell'inizio del film. Castroni si conferma il tempio di tutto ciò che possa servire in cucina, dalle spezie alle farine, mieli, frutta secca, prodotti esteri, tè, caffè.... e potrei continuare per ore. Se manca qualcosa in dispensa si può andare sul sicuro!
Castroni, Via Cola di Rienzo, 196 tel.066874382

lunedì 5 marzo 2012

L'arrivo di Wang


  • Venerdì 2 marzo 2012
  • Anteprima Sala Anica in Viale Regina Margherita, 286
  • Nel pubblico un tizio con scarpe gialle e nere veramente singolari




Fantascienza made in Italy per i Manetti Bros. Pochi personaggi e ambientazione claustrofobica ma con riprese movimentate e dal ritmo serrato.
Straordinario Wang, cinoalieno rinchiuso in un'area 51 tutta romana,  ad opera di un'Azienda nostrana che con grande entusiasmo si pone l'obiettivo di fare una pippa a Avatar negli anni a venire.
E simpatici questi fratelli Manetti... a loro agio con un cinema di chi sa stare dietro una macchina da presa indipendentemente da quanti soldi ci sono a disposizione.
Piuttosto angoscioso nell'interrogatorio torturatorio e nel porre interrogativi sulle attitudini umane (nonché su quelle extraterrestri) L'arrivo di Wang è visivamente molto simile ad un fumetto ed è sempre sul filo di un'ironia e di un sarcasmo in pieno stile Mars Attacks!
Sempre grande Ennio Fantastichini e una bella sorpresa Francesca Cuttica.
Forse si poteva osare qualcosa di più sul registro della sceneggiatura ma direi Wang conferma il talento, l'entusiamo e la vena canzonatoria della premiata ditta Manetti nello sconsolato panorama di un cinema italiano capace di "rischiare" solo con sequel di brutti  primi episodi.

Come finisce l'arrivo di Wang?
Sebbene il finale sia piuttosto chiaro, avendo riscontrato che la maggior parte delle entrate del Cinefilante avvengono perché  in molti si chiedono come finiscono i film, anche questa volta acontento il mio pubblico....
Vuoi sapere come finisce l'arrivo di Wang? Seleziona il seguente testo da qui Gaia riesce a sfuggire ai suoi carcerieri ma invece di correre verso la libertà decide di liberare Wang.
Nell'aiutarlo a salire le scale gli porge la mano in un evidente simbolo di accettazione e di superamento della diversità. Usciti dal bunker (che si rivela essere sotto un appartamento in pieno centro) la città appare in piena devastazione. Astronavi aliene stanno distruggendo ogni cosa.
Wang, finalmente libero aziona il congegno misterioso che era stato frutto di tante domande.
Dal congegno si propaga un'onda che segnerà la fine del nostro pianeta. E Wang rivolgendosi a Gaia le dice: Sei proprio una cretina! a qui



Abbinamento con una pizzeria a taglio che ha anche tante altre cose sfiziose comprese delle patatine fritte da urlo. Farro Zero in Via Rendano 31, dietro largo Somalia, tel. 0686398741
Ottima la pizza e anche il pane. Gnam!


domenica 12 febbraio 2012

Paradiso amaro



Alexander Payne alcuni anni fa aveva cavalcato l'onda della moda sul vino facendo credere al bevitore di Tavernello di essere un fine sommelier. Parlo di Sideways uno dei film più furbetti degli ultimi trent'anni, talmente  ben costruito che ognuno ci ha trovato qualcosa di sé, scambiando la costruzione su tipologie sfigate per verità assolute, perché è sempre più facile identificarsi con gli sfigati che con chi è felice.
Paradiso amaro alza il tiro, il sottotitolo potrebbe essere "Anche i ricchi piangono", una celebre telenovela sudamericana che ebbe un successo pazzesco negli anni ottanta.
Scopriamo infatti che le Hawaii non sono solo isole per turisti oltre che la residenza di Magnum P.I. ma anche un luogo fisico in cui abitano dei miliardari talmente miliardari che non sanno a chi dare i resti.
George Clooney, unica star del cast, è l'amministratore di un appezzamento di terreno hawaiano che sarà grande quanto l'Abruzzo, ha due figlie e una moglie che trascura per il lavoro e forse tutto sommato perché è semplicemente fatto così. Un evento drammatico sconvolgerà la vita della famiglia, cambierà gli equilibri ma non il patrimonio economico. Tra allegre camiciole, informali camminate a piedi nudi e un perenne stato in bermuda e calzoncini si susseguono i fatti della famigliola messa di fronte a scomode verità, travagli affettivi, rimurginamenti del cuore e piccole rivalse con qualche momento anche divertente.
Sicuramente Paradiso amaro, titolo che meglio figurerebbe sulla copertina di un romanzo Harmony, è un bel film, solido ma con una mano lieve nell'affrontare i legami familiari alle prese con la perdita, l'affetto e l'amore tradito. Ancora una volta George conferma un fiuto pressocché infallibile nella scelta dei copioni.
Divertenti i comprimari, figure appositamente tratteggiate per stemperare quello che altrimenti sarebbe stato un drammone di una pesantezza inenarrabile.
E' vero, anche i ricchi piangono ma decisamente con un leggero sorriso sulle labbra!

Sempre reduce da fiumicino ho scoperto questo grande negozio che vende una serie di cosucce per la cucina e per la cosa dove basta pochissima buona volontà per darsi alle spese di cose per lo più inutili ma carine e divertenti. Casa, presso il Centro commerciale Da Vinci, tel 0665488753

martedì 7 febbraio 2012

Hugo Cabret

  • Cinema Embassy di Via Stoppani. Parioli sotto la neve.



Entrare nel mondo di Hugo Cabret è un'esperienza visivamente ammaliante e il 3D una volta tanto  fa la differenza, trasportando lo spettatore letteralmente all'interno della scena e accentuando il senso di realtà di piani sequenza arditi ,che risucchiano l'attenzione senza mai liberarla.
La stazione e qualche scorcio di Parigi per lo più in notturna sono una gioia per gli occhi eppure sono uscita dal cinema senza gridare al capolavoro... Certa che Martin Scorsese sia stato capace di creare un mondo prima ancora di un film (o di un sogno).
Ed è un vero peccato perché di fronte a tanta magnificenza e ad una direzione d'orchestra così perfetta la mancanza di pathos è ancora più evidente e dissonante.
Se Hugo è veramente bambino è fantastico e mi auguro che non faccia la fine di altri bambini altrettanto talentuosi come  Haley Joel Osment del sesto senso, tutti gli altri sono freddi, di nessuna partecipazine emotiva. E' come se Scorsese impegnato a creare una dimensione in ogni più piccolo particolare abbia tralasciato (oltre a parecchi punti della sceneggiatura) di dotare di cuore e di anima tutte le figure di contorno. Tralasciando l'antipatia della giovane amica di Hugo è forse il personaggio di Ben Kinsley ad essere molto penalizzato da una sceneggiatura che poco concede all'approfondimento psicologico  e allo sviluppo dell'intreccio. E la rievocazione dei vecchi film di Melies non ha nemmeno un decimo dell'emozionante ritratto del cinema di Be kind rewind (se vogliamo confrontare gli "omaggi").
Ma se vogliamo il tradimento più grave di Hugo è quello di lasciarti sempre sperare che accada qualcosa di meraviglioso, che il sogno possa veramente deflagrare nella realtà mentre tutto resta in una dimensione, seppur favolistica, di ordinaria normalità.
Di fatto comunque resta un film da vedere, si ricorderanno gli occhi azzurri di Hugo, un automa in metallo che non prenderà mai vita, le atmosfere e i vapori della stazione ferroviaria con gli ingranaggi giganti degli orologi e un bravissimo Borat. Per il resto nel giro di poco svanirà tutto senza lasciare traccia... ma va bene così, al cinema va bene anche così.

Abbinamento con Parigi invece che con Roma (faccio anch'io un omaggio....).
Questo ristorante all'interno della Gare de Lyon è un posto splendido. Non ci ho mai mangiato ma val bene una visita anche solo per vederlo.... Le train bleu, 1er ètage de la Gare de Lyon, Place Louis Armand, 75012 Paris. tel 0033143430906 e se volete prenotare reservation.trainbleu@ssp.fr.
Nel frattempo potete andare sul sito e guardare le immagini della galleria, i menu e le carte dei vini.
Certi sogni possono diventare realtà!

lunedì 23 gennaio 2012

The Help




  • Anteprima all'UCI Cinema di Porta di Roma


Tra tanta originalità cinematografica The help si distingue per essere un film decisamente convenziale nel suo raccontare una storia e soprattutto un'epoca.
So' forti gli americani. Sterminano gli indiani, costruiscono la loro fortuna sul traffico di schiavi e poi con gran disivontura ci fanno film, decisamente gli sta bene che ogni tanto si risveglino forze oscure dai cimiteri e succedano cose come Poltergeist.
In the help comunque gli schiavi non ci sono più ma siamo ben lungi dall'integrazione che quella del resto non c'è nemmeno oggi. Si prendono in considerazione gli anni Sessanta, quelli di Happy Days per intenderci, in cui le donne di colore fanno le domestiche sottopagate e sono trattate come esseri inferiori, non degne nemmeno di usare lo stesso bagno dei "padroni".
Il film è tratto dal libro di Kathryn Stocket che non è una una vecchia ottantenne che ha messo per iscritto i suoi ricordi bensì una bella quarantenne che è stata anche accusata da una domestica di colore di aver sfruttato la sua immagine nel libro. Decisamente grottesco!
Il film comunque ha i suoi momenti apprezzabili soprattutto nella riscostruzione degli ambienti e i costumi colorati che fanno da filtro a personaggi da prenderli e sbatterli al muro.
L'apparente perfezione della famigliola americana è agghiacciante e nemmeno c'è la scusa della metropoli e dell'alienazione. Qui la follia impera a totale appalto dell'istituzione familiare.
Emma Stone continua a non piacermi, la figlia di Happy Days poi sarà anche brava ma forse lo è fin troppo e non riesco a non pensare che sia veramente insopportabile come i personaggi che interpreta.
Il film è godibile e ha anche qualche momento divertente. Consigliato in particolare a chi piacciono i libroni di almeno 600 pagine con storie corali al femminile.

Abbinamento con la Torrefazione Adriatica in Viale Adriatico 1/E tel 0687192734,  a parte l'ottimo caffè tutta una serie di ottimi tè tra i quali prediligo quello verde aromatizzato earl grey. Entrarci significa uscire sempre con qualche pacchetto goloso... e ormai da qualche tempo fanno anche un aperitivo niente male!

domenica 2 ottobre 2011

La pelle che abito

  • Cinema King, la settimana scorsa


Un Almodovar che cerca di cambiare pelle che abita, quella baroccheggiante e visivamente eccessiva del passato in favore di una messa in scena che, concentrandosi su pochi personaggi, diventa occhio implacabile sulle loro anime. Eppure io ancora ricordo Il discreto fascino del peccato visto in una sala d'essai con mia madre, con quegli altarini traboccanti, gli eccessi di un barocchismo personale che invadevano ogni inquadratura... come mi piacevano Pedro e la sua sfrontata poetica di una libertà personale e sessuale in anni in cui ancora  si guardava a tutto ciò con sospetto.
Fantastico nel suo costruirsi un entourage di attori, attrici e caratteristi capaci di muoversi all'unisono in un circo raffinatissimo e al contempo sguaiato e provocatorio. Artista ispirato da muse che col passar degli anni cambiavano, fine ritrattista di donne tormentate e tormentarici, sempre con quell'ironia sberleffa e il gusto del grottesco. Quanti pallidi imitatori hanno cercato di approfittare di quell'immaginario a prima vista così semplice da replicare, eppure di Almodovar ne resta uno.
Nella pelle che abito lo ritrovo come un vecchio amico che non vedo da anni, il tempo che passa gli ha insegnato qualcosa, forse una certa moderazione nell'esprimersi, a ricercare tra le pieghe dell'ispirazione più profonda, quella di una follia inconfessata. La voglia di confrontarsi con il tema dell'identità, dell'essenza, di cosa siamo veramente, di cosa mostriamo fuori e di cosa c'è dentro. Non necessariamente decide di dare una risposta lasciando forse ad un epilogo un po' carente di significanza la parte più debole del film. Però è innegabile il fascino della storia, del disvelarsi dei personaggi, su tutti la bella e intensa Enena Anaya, un'Irene Jacob giovane e convincente Vera/Vicente che, forgiata dalla costola di Adamo, rinnega il suo creatore e si libera dalla sua prigionia.
Visivamente ineccepibile La pelle che abito lascia spazio ad alcune sbavature della storia, la Paredes che sembra essere solo un riempitivo, così come la divagazione dell'uomo tigre...
Vabbè io Pedro me lo tengo così, a tutt'oggi dagli esordi di Pepi, Luci, Bom y los otras chicas del montòn, seppur con qualche alto e basso non ha mai sbagliato un colpo.
Ho come l'impresione che questo film sia una fase preparatoria per il prossimo... stiamo a vedere....



martedì 14 dicembre 2010

Cyrus


Da parecchi anni il cinema Usa ha diffuso la moda di un cinema antiamericanata che sforna tutta una serie di pellicole dalla maschera indipendente ma che di indipendente non hanno nulla.
C'è  un tipo di pubblico però che potremmo definire antiswarzenegheriano o più sul pezzo antiavatariano che si va a vedere tutti questi filmetti trovandoli gradevoli.
Ma il Sundance, ormai privo di qualsiasi mordente, si è trasformato nell'ennesima fucina di prodotti in serie con storie che sono esclusivamente frammenti di vita per lo più inconcludente. Lo stato di questo "cinema" è deprimente...
Cyrus era candidato a emblema del nulla di cui sopra ma i due fratelli Duplass sono riusciti a farne un film degno di questo nome. Dov'è la differenza tra Cyrus e gli epigoni di uno sbiadito Sundance?
Apparentemente siamo sempre su una sottile linea rossa... Abbiamo un paio di attori conosciuti per interpretazioni "comiche" che si reinventano in una parte da commedia sempre sull'orlo di un qulacosa di più.. c'è Marisa Tomei che appone la sua interpretazione come una madrina capace di dare lustro a qualsiasi boiata...
Non ci sono grandi set... ma allora cos'è che distingue Cyrus dalla marea di insulsaggine fotocopiata che ormai da una quindicina di anni invade i nostri schermi?
Punterei sullo studio dei personaggi che appaiono molto veri anche nelle loro stranezze e ossessioni, sul lavoro di analisi dei sentimenti, sulla mano leggera nel raccontare la storia e anche, perché no, in un finale lieto e conclusivo invece del solito sguardo fisso nel vuoto che lascia presagire l'immobilismo del cineasta prima ancora che dei protagonisti.
Un buon ritmo, l'incursione nelle problematiche delle relazioni tra le persone e la possinilità del loro degenarare, la quasi inevitabilità oggiggiorno della famiglia allargata fanno di questo film tutto un po' marroncino un buon prodotto. Se proprio gli volessi trovare un difetto legato esclusivamente all'aspetto tecnico è la regia à la The Office in cui ogni tanto la telecamera zoomma con un piccolo scatto su un primo piano ma considerato tutto si può passare sopra questo inutile virtuosismo...

Come finisce Cyrus
Se lo vuoi sapere seleziona il seguente testo da qui:
Cyrus dopo aver messo in crisi il rapporto tra sua madre e John si pente e troverà il modo di farli riavvicinare, con la consueta e inquietante capacità manipolatrice. Ma tutto è bene ciò che finisce bene...
fino a qui!

Per chi non la conoscesse la succitata serie The Office, illuminata da un grande Ricky Gervais e replicata con lo stesso titolo negli Usa (ma questa potete lasciarla perdere) è diventata ormai un piccolo grande classico da non perdere!

giovedì 29 luglio 2010

Fish tank




La prima cosa che ho pensato guardando Fish tank è che si era ispirato al personaggio di Vicky Pollard, yes but, no but, di Little Britain. Stessa "grazia" e stesso contesto sociale... solo che non fa ridere.

Poi mi sono detta... mmmh qui va a finire che si tratta di un The dark side of Juno... e invece no praticamente si tratta della versione proletaria e un po' più diretta di An education.
Vabbè si dice che non ci si inventa più nulla al giorno d'oggi, forse è vero...
Il regista è quello di Red road, che doveva essere una trilogia di cui stiamo ancora aspettando gli altri due episodi. Non che Red road avesse un'aura da Star Wars (uno dei capostipiti delle trilogie in generale) e chissà... forse Fish Tank fa parte del progetto... francamente non lo so. Potrei farmi un giro su google e dare una serie di informazioni ma perché dovrei competere con IMDB?
Vi dirò invece quel che c'è da sapere su questo film... ovvero parliamo di Michael Fassbender un intrigante mix di elementi stinghiani con accenni alla helmut berger.
Nonostante sia tedesco (nazionalità che poco ha a che fare col fascino maschile) è uno di quei tipi che... che... mmmhh.... chi vuol capir capisca...
Un culo stratosferico, tra l'altro, che fa capolino da un paio di jeans che glieli strapperesti di dosso. Adesso pure chi non voleva capire, ha capito...
Per il resto solite cose... film inglese, ben girato, la telecamera che sta incollata ai personaggi, solitudini, adolescenze inquiete, sogni di gloria, possibile virata drammatica che non si concretizza... finale che se lascia una speranza alla protagonista di certo lo spetattore non è così fesso... di certo non farà una bella fine.
In parole povere un buon prodotto e una visione che rende partecipi... interessante!

Sebbene "abbia rinfrescato" fa ancora piuttosto caldo e allora propongo il Noio Juice. The first juice bar in Rome che, sempre in parole povere, vuol dire che fanno frullati e succhi da frutta fresca... Nelle due sedi di Corso Vittorio Emanuele II, 108 e di Via dei Baullari, 146... posti giusti per gustare qualcosa di fresco senza affaticare l'organismo e facendo il pieno di vitamine!

giovedì 10 giugno 2010

Año bisesto

  • Terza proiezione Canne a Roma, Cinema Alcazar 

Oggi è la volta di Año bisesto una sorta di ultimo tango messicano denso di non detti di grande impatto emotivo. Non si tratta del tanto atteso capolavoro ma finalmente da questo Canne sembra uscire se non altro un film a rete fitta, complesso seppur in una semplicità della messa in scena che nulla toglie al valore dell’opera.
Una giovane donna, sola nella sua casa, vive fantasticando una vita che non ha. Non ci sono grandi sogni ma necessità semplici… l’amicizia con i vicini di casa, la complicità di un’amica… di amore nemmeno a parlarne, i giorni si consumano tra avventure occasionali che le restituiscono solo l’immagine di una solitudine senza fine. Si intuisce un’infanzia di abusi paterni, l’angoscia e il peso di un passato che l’ha resa incapace di distinguere l’amore dalla sofferenza.
Laura, un’intensa Monica del Carmen, non si concede l’amore perché l’unico amore che conosce è legato ad una violenza che le fa desiderare la morte…
Sarà l’incontro con un uomo dalla sessualità impegnativa ma apparentemente interessato a lei che, facendo riemergere da meandri repressi un’emotività profondamente contorta, la condurrà ad una decisione estrema che però rimarrà solo un intento.
Un’interessante ritratto delle ferite dell’anima e di come il dolore possa scavare in profondità diventando una falsa via d’uscita.
Chissà, alla fine, un briciolo di speranza forse… la vita continua ma chissà come…
Año bisesto ha il merito di portare sullo schermo un personaggio femminile completamente al di fuori degli stereotipi attoriali di fascino e bellezza. La telecamera pur non risparmiandoci nulla, dalla pipì alle caccole del naso, evita di infierire sul corpo, spesso in primo piano, in maniera morbosa.
Le molteplici scene di sesso che hanno fatto abbassare gli occhi a più di uno spettatore in sala e che hanno provocato anche la fuga di alcune spettatrici più che disturbanti sono grottesche.
Un film che prende e che lascia un segno, magari non per tutti ma finalmente, almeno, parliamo di cinema….
Per alleggerire un film tutto sommato di sostanza ci sta sempre bene una bella mangiata... Credo che a Roma lo conoscano un po' tutti ma ribadire non è mai peccato... Un bel pezzo di pizza bianca o margherita appena sfornata (ma la mattina hanno anche la focaccia di Recco) e pane in generale più tutta un'altra serie di prelibatezze... Io non me lo farei scappare...
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