Domenica 12 gennaio 2025, spettacolo delle 18.30
Cinema Quattro Fontane, nell'omonima via.
Sala 4, che io chiamo "l'autobus", per dimensioni e disposizione.
Apro questo 2025 al cinema con il bel Tofu in Japan.
Domenica 12 gennaio 2025, spettacolo delle 18.30
Cinema Quattro Fontane, nell'omonima via.
Sala 4, che io chiamo "l'autobus", per dimensioni e disposizione.
Apro questo 2025 al cinema con il bel Tofu in Japan.
31 ottobre 2024
Cinema Delle Province, in Via delle Province, spettacolo delle 20.30
Una storia, un documentario, un film, tutto nello stesso corpo messo in scena da una regista in stato di grazia. Siamo di fronte a una visione affascinenate dove la verità è rappresentata con tutte le sue contraddizioni e l'incapacità di sottrarsi da una catena di tradizioni che vanno al di là dell'estremismo religioso.
Il vero problema è la famiglia, luogo di orrore che troppo spesso assurge a ruolo di insindacabile guida e riferimento. Olfa, una donna tunisina, ha quattro figlie e due di loro si uniscono alla fascia estremista della lotta religiosa. La madre è disperata e sofferente per averle perse (sono state arrestate e imprigionate in Libia) ma è ben lontana dal guardare alle sue "colpe".
Le quattro ragazze hanno vissuto in un contesto di povertà, violenza, abusi e solitudine ed è in questa realtà che maturano un forte legame tra loro ma la necessità di trovare un punto fermo, un centro di gravità permanente, intorno al quale far ruotare le loro vite.
Siamo nel presente, tutto si svolge negli ultimi venta'anni, le cose stanno cambiando, i cellulari, la globalizzazione e le idee penetrano implacabilmente un tessuto sociale fino a qual momento chiuso e mai messo in discussione.
La storia è presentata magnificamente dalle reali protagoniste e dalle attrici, in una mescolanza continua di realtà e finzione, dove il dolore si sovrappone e si misura con le emozioni delle interpreti.
Interessante e metaforicissima l'idea di far girare le tre parti maschili allo stesso attore, mentre per Olfa c'è un'attrice, oltre che lei stessa, in un continuo confronto a due voci.
Un film che se concepito in un paese occidentale avrebbe non dico cambiato la storia del cinema ma avrebbe avuto ben altro impatto.
A riproporlo qui a Roma è Tonino, premiato a Venezia come miglior esercente. Da anni fa un lavoro pazzesco al cinema Delle Province dell'omonima via a Roma, proiettando ciò che resta del concetto di "d'essai".
Il Delle province, oltre a mantenere prezzi popolari (biglietti tra i 4 e i 5 euro), propone incontri con registi e attori, e restituisce, al pubblico che decide di scoprirla, un'idea di cinema con "C" maiuscola.
E' quel cinema che ti fa pensare, che ti commuove, ti fa incazzare e magari può anche non piacerti ma ti lascia quell'ineffabile qualcosa che ti da la possibilità di ragionare, di pensare.
A tutti coloro che si lamentano che al cinema ci sono solo i film della Marvel e poi passano la serata a scegliere cosa vedere su Netflix, sappiate che c'è qualcuno che, con coraggio e passione, si industria a portare in sala dei film che raccontano storie diverse che espandono i confini della visione, dallo schermo alla vita com'è e a come potrebbe essere.
Per questa scoperta devo ringraziare Emanuela (ve la ricordate? Colei che definì Daniel Craig una manovale rumeno) che è sempre foriera di cose interessanti e valide!
Qualora non fosse chiaro l'abbinamento è con il cinema delle Province, uno di quei casi in cui possiamo dire che The media is the message ha un'accezione più che positiva!
Tonino vi accoglierà e se volete vi invierà via whatsapp la programmazione!
Veramente non ci sono scuse!
Cinema delle Province
Via delle Province, 41
Telefono 06 4423 6021
Martedì 5 settembre 2023, Cinem Giulio Cesare, sala 8.
Un Giulio Cesare finalmente rinovato, con tante sale, poltrone super comode e oltretutto biglietto a 3,5 euro, tariffa che, per film italiani e europei, durerà fino al 21 settembre (2023).
Una cosa preziosa come la perla in un'ostrica, questo è il sapore della felicità, un film che si muove con delicatezza tra sentimenti sfilacciati di persone che si perdono e si ritrovano.
Depardieu, magnificente, impersona uno chef tristellato, eccessivo, arrogante, scontento e fondamentalmente solo, oltre che reduce da un infarto.
Grazie al suo vecchio amico Pierre Richard (La chevre), meno egocentrico e più connesso con la vita, intuisce che, per riportare ordine nella sua interiorità, deve affrontare un viaggio (o solo sognarlo).
Lo chef quindi parte per il Giappone, alla ricerca di un rivale del passato, che gli aveva soffiato il primo posto in un concorso culinario, con un piatto dal gusto "umami".
Ora umami di base sarebbe il gusto del glutammato che, a noi occidentali, non solo fa schifo ma riteniamo che faccia male e sia sinonimo di bassa qualità (è uno degli ingredieni di base dell'orrido dado da cucina). In realtà umami è anche il gusto del parmigiano bello imvecchiato e quello ci piace molto.
La ricerca di umami diventerà un modo per ammorbidire le chiusure personali dello chef ma anche una metafora per ritrovare il gusto della vita e della famiglia.
L'istrione Depardieu si concede come sempre a totale servizio del personaggio, con grande autoironia e forse anche con un po' di sofferenza ma è l'essenza del Giappone, con le sue macroscopiche differenze ma anche con un candore fatto di riti e riservatezza, a permeare l'atmosfera.
Siamo comunque dalle parti della commedia ma declinata con strordinaria poeticità, classica, e a dire il vero unica, solo di certo cinema francese.
Una bella storia che si fonde con la regia lieve ma efficacie che accarezza i personaggi.
Alcuni momenti danno uno sguardo al surreale ma
rimanendo in bilico tra spezie e sapori.
Ovviamente il titolo originale è Umami ma come al solito in Italia si è pensato che fosse troppo difficile far passare il messaggio. Incredibilmente IMDB gli da un voto basso, un misero 5,7 ma del resto molto spesso, quasi sempre, la bellezza è negli occhi di chi guarda.
Consigliato, ovviamente!
Prima del cinema un aperitivo da Fabrica, in via Girolamo Savonarola, 8. Un posto molto accogliente, sia all'esterno che all'interno, dove il pomeriggio è possibile anche gustare molti tè con una vasta scelta di dolci.

Bastano pochi minuti e mi ritrovo a contemplare, con gli occhi lucidi ma ben occultati dagli occhialetti 3D, una delle sequenze più belle che abbia mai visto nella storia del cinema…