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mercoledì 15 gennaio 2025

Tofu in Japan

Domenica 12 gennaio 2025, spettacolo delle 18.30

Cinema Quattro Fontane, nell'omonima via.

Sala 4, che io chiamo "l'autobus", per dimensioni e disposizione.

 

 

 

Apro questo 2025 al cinema con il bel Tofu in Japan.

A me il tofu fa cagare, la soia in particolare fa cagare, però dopo questo film quasi quasi gli concedo un'altra chance.
Dimenticate la computer grafica, gli effetti speciali e i ritmi roboanti, qui ogni parola ne sottotace altre cento, è un raffinato lavoro di ricamo bianco su bianco.
La delicatezza di quest'opera avrebbe bisogno di neologisimi consoni allo spessore etereo ma stratificato che appartiene ai sentimenti più puri.
In questo tofu c'è l'amicizia, l'affetto, il mistero di cosa faccia nascere un'amore, la famiglia, la dedizione al lavoro, la storia.... La storia di come il Giappone e giapponesi siano ancora oppressi dal peso della bomba atomica e di come abbia lasciato intere generazioni orfane e malate.
Ed è tutto modellato come un sussurro, con pennellate di rispetto, riserbo e timidezza, classiche della cultura giapponese.
Il tofu diventa l'emblema dell'unicità di ogni essere umano e di come l'impegno, la costanza e la passione possano riversarsi anche in un insipido formaggio.

I protagonisti, un padre e una figlia divorziata, hanno un piccolo laboratorio dove ogni giorno si compie il rito dell'estrazione del latte dai fagioli di soia.  Con pazienza si aggiunge il nigiri per la cagliata e poi, con gesti che hanno un sapore millenario, producono le due varietà di formaggio, solido e cremoso.
Come tutto ciò che riguarda la produzione di cibo, l'aspetto "esoterico" è il principio che rende speciale una preparazione...
Del resto, come dico sempre, "una ricetta è uno spartito musicale, dipende da chi suona".
Ne è consapevole il signor Takano che non vuole lasciare a nessun altro il compito della preparazione, relegando la figlia ad un ruolo marginale della piccola azienda.
L'incontro casuale di una donna gentile per lui e di un uomo con cui condividere gli interessi per lei, dopo qualche ostacolo, cambierà le loro vite e li porterà finalmente ad aprirsi alla gratitudine e alla vita stessa.

Il buon tofu che da il titolo al film, già difficile da trovare in Japan (figuriamoci qui in Italia), resta una chimera, quindi ci si goda il film senza l'aspettativa di ritrovare quella magia che invece ci ha concesso quest visione.
 
 

venerdì 1 novembre 2024

Quattro figlie

31 ottobre 2024
Cinema Delle Province, in Via delle Province, spettacolo delle 20.30



Una storia, un documentario, un film, tutto nello stesso corpo messo in scena da una regista in stato di grazia. Siamo di fronte a una visione affascinenate dove la verità è rappresentata con tutte le sue contraddizioni e l'incapacità di sottrarsi da una catena di tradizioni che vanno al di là dell'estremismo religioso.
Il vero problema è la famiglia, luogo di orrore che troppo spesso assurge a ruolo di insindacabile guida e riferimento. Olfa, una donna tunisina, ha quattro figlie e due di loro si uniscono alla fascia estremista della lotta religiosa. La madre è disperata e sofferente per averle perse (sono state arrestate e imprigionate in Libia) ma è ben lontana dal guardare alle sue "colpe".
Le quattro ragazze hanno vissuto in un contesto di povertà, violenza, abusi e solitudine ed è in questa realtà che maturano un forte legame tra loro ma la necessità di trovare un punto fermo, un centro di gravità permanente, intorno al quale far ruotare le loro vite.
Siamo nel presente, tutto si svolge negli ultimi venta'anni, le cose stanno cambiando, i cellulari, la globalizzazione e le idee penetrano implacabilmente un tessuto sociale fino a qual momento chiuso e mai messo in discussione.
La storia è presentata magnificamente dalle reali protagoniste e dalle attrici, in una mescolanza continua di realtà e finzione, dove il dolore si sovrappone e si misura con le emozioni delle interpreti.
Interessante e metaforicissima l'idea di far girare le tre parti maschili allo stesso attore, mentre per Olfa c'è un'attrice, oltre che lei stessa, in un continuo confronto a due voci.

Un film che se concepito in un paese occidentale avrebbe non dico cambiato la storia del cinema ma avrebbe avuto ben altro impatto.
A riproporlo qui a Roma è Tonino, premiato a Venezia come miglior esercente. Da anni fa un lavoro pazzesco al cinema Delle Province dell'omonima via a Roma, proiettando ciò che resta del concetto di "d'essai".
Il Delle province, oltre a mantenere prezzi popolari (biglietti tra i 4 e i 5 euro), propone incontri con registi e attori, e restituisce, al pubblico che decide di scoprirla, un'idea di cinema con "C" maiuscola.
E' quel cinema che ti fa pensare, che ti commuove, ti fa incazzare e magari può anche non piacerti ma ti lascia quell'ineffabile qualcosa che ti da la possibilità di ragionare, di pensare.

A tutti coloro che si lamentano che al cinema ci sono solo i film della Marvel e poi passano la serata a scegliere cosa vedere su Netflix, sappiate che c'è qualcuno che, con coraggio e passione,  si industria a portare in sala dei film che raccontano storie diverse che espandono i confini della visione, dallo schermo alla vita com'è e a come potrebbe essere.

Per questa scoperta devo ringraziare Emanuela (ve la ricordate? Colei che definì Daniel Craig una manovale rumeno) che è sempre foriera di cose interessanti e valide!

Qualora non fosse chiaro l'abbinamento è con il cinema delle Province, uno di quei casi in cui possiamo dire che The media is the message ha un'accezione più che positiva!
Tonino vi accoglierà e se volete vi invierà via whatsapp la programmazione!
Veramente non ci sono scuse!
Cinema delle Province
Via delle Province, 41
Telefono 06 4423 6021

mercoledì 13 dicembre 2023

La chimera

 


Venerdì 8 dicembre 2023 Cinema Eden di Piazza Cola di Rienzo, spettacolo delle 20.45
 
Mi trovo quasi in difficoltà a scrivere de La chimera, un'opera delicata, profonda ma con una levità equiparabile solo da una farfalla, guai a toccarle le ali.
Non so se ho gli strumenti per abbracciare quelle sfumature di sensibilità inusitata, che intessono la trama, nel senso di fili.
Fili da tirare...
La storia si muove in punta di piedi intorno a un inglese tormentato e con scarso senso dell'igiene.
Però bello e probabilmente lo sarà ancora di più tra qualche anno e qualche chilo in più.
Arthur ha un dono, che è pure una maledizione, un vortice che lo divora.
Vive del dono e del ricordo, quello di una ragazza con due grandi occhi azzurri, con cui era felice.
Li vediamo giovani e innamorati nei sogni di lui ma non sappiamo lei ora dove sia. C'è stata una separazione ma ne aspettiamo il ritorno...
E poi c'è tutta la banda, un cast pasoliniano che a momenti si muove veloce, come in un film dei fratelli Marx.
C'è Isabella Rossellini, sempre splendida, che anima un personaggio struggente e divertente, e c'è "la scopetta", la sua domestica che vuole imparare l'arte del canto.
E poi ci sono i luoghi... Invece dell'accattivante scenario che potrebbero essere le torri di Tarquinia c'è una Tuscia anonima e un po' sgangherata ma che sotto pochi centimetri di terra nasconde i misteri e i tesori della civiltà etrusca.
Arthur e i suoi compagni vivono trafugando reperti, fuggendo da carabinieri macchiettistici, ricettando e vivendo alla giornata, in attesa di un colpo grosso che li possa fare ricchi a tutti.
Fino a che  "la scopetta", con il suo fare spontaneo e appassionato, assistendo al ritrovamento di un luogo sacro, resta sconvolta, gridando tutto il suo orrore per la profanazione di questi luoghi che non sono fatti per occhi viventi.
L'unico che resta colpito è Arthur, una realizzazione che sembra rimettere in discussione tutta la sua vita e i suoi principi...
Basta, non dico altro sull'intreccio che tocca tante piccole storie sottotraccia. Dico però che ho adorato i cantastorie che tramutano in ballate le vicende di questi antieroi ma più di tutto ho adorato come tutti i pezzi vadano al  posto dove dovrebbero essere, sul fondo di un lago ma anche sotto la terra.
Alice Rorwacher riesce a incantare anche così, con un lieto fine di una tristezza infinita...
Sulla colonna sonoradei titoli finali Gli uccelli di Battiato...
 






giovedì 7 settembre 2023

Umami - Il sapore della felicità

Martedì 5 settembre 2023, Cinem Giulio Cesare, sala 8.

Un Giulio Cesare finalmente rinovato, con tante sale, poltrone super comode e oltretutto biglietto a 3,5 euro, tariffa che, per film italiani e europei, durerà fino al 21 settembre (2023).

 

 

Una cosa preziosa come la perla in un'ostrica, questo è il sapore della felicità, un film che si muove con delicatezza tra sentimenti sfilacciati di persone che si perdono e si ritrovano.

Depardieu, magnificente, impersona uno chef tristellato, eccessivo, arrogante, scontento e fondamentalmente solo, oltre che reduce da un infarto.
Grazie al suo vecchio amico Pierre Richard (La chevre), meno egocentrico e più connesso con la vita, intuisce che, per riportare ordine nella sua interiorità, deve affrontare un viaggio (o solo sognarlo).

Lo chef quindi parte per il Giappone, alla ricerca di un rivale del passato, che gli aveva soffiato il primo posto in un concorso culinario, con un piatto dal gusto "umami".

Ora umami di base sarebbe il gusto del glutammato che, a noi occidentali, non solo fa schifo ma riteniamo che faccia male e sia sinonimo di bassa qualità (è uno degli ingredieni di base dell'orrido dado da cucina). In realtà umami è anche il gusto del parmigiano bello imvecchiato e quello ci piace molto.

La ricerca di umami diventerà un modo per ammorbidire le chiusure personali dello chef  ma anche una metafora per ritrovare il gusto della vita e della famiglia.

L'istrione Depardieu si concede come sempre a totale servizio del personaggio, con grande autoironia e forse anche con un po' di sofferenza ma è l'essenza del Giappone, con le sue macroscopiche differenze ma anche con un candore fatto di riti e riservatezza, a permeare l'atmosfera.

Siamo comunque dalle parti della commedia ma declinata con strordinaria poeticità, classica, e a dire il vero unica, solo di certo cinema francese.
Una bella storia che si fonde  con la regia lieve ma efficacie che accarezza i personaggi.
Alcuni momenti danno uno sguardo al surreale ma
rimanendo in bilico tra spezie e sapori.

Ovviamente il titolo originale è Umami ma come al solito in Italia si è pensato che fosse troppo difficile far passare il messaggio. Incredibilmente IMDB gli da un voto basso, un misero 5,7 ma del resto molto spesso, quasi sempre, la bellezza è negli occhi di chi guarda.

Consigliato, ovviamente!


Prima del cinema un aperitivo da Fabrica, in via Girolamo Savonarola, 8. Un posto molto accogliente, sia all'esterno che all'interno, dove il pomeriggio è possibile anche gustare molti tè con una vasta scelta di dolci.

domenica 6 gennaio 2019

Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità

Venerdì 3 gennaio 2019
Cinema King, sala 1, abbastanza piena. Spettacolo delle 20.15



-Andiamo al cinema?
- A vedere cosa?
- Ci sarebbe The children act, con Emma Thompson al Delle Province ma mi hanno parlato bene di Capri Revolution, all'Admiral, che inizialmente avevo escluso, pensando fosse l'ultimo cinepattone di Boldi&De Sica, girato nell'isola campana...

Ma niente, o troppo tardi o troppo presto, non ci siamo, quindi facciamo una roulette russa con gli orari e scegliamo in base a quello che ci fa più comodo, ovvero le 20 e 15.
Tutto sommato il King è a un tiro di schioppo e Van Gogh potrebbe essere una buona scelta.

Mentre andiamo ci agghiaccia il sospetto che possa essere pesantissimo, che mezzo film possa in manicomio. Per un attimo ci pentiamo di non aver scelto Capri Revolution, ma non il vero film bensì la versione dell'immaginario cinepattone.
Ma ormai è fatta, troviamo pure parcheggio immediatamente.

Ci si lascia subito conquistare dalle immagini anche se sembrano girate con lenti bifocali. La parte inferiore dello schermo sempre un po' sovrapposta e sfocata quando è guardata con gli occhi dell'artista. Abbastanza fastidiosa la camera a mano, così come le musiche.

Se avessi il potere di indurre la sinestesia nei miei lettori potrei riuscire nella stupenda impresa di far loro percepire la colonna sonora attraverso un colore.
Ma se avessi questo potere lo userei davvero per far percepire un colore?
No, userei invece un atto fisico.
Sì, avete indovinato, la colonna sonora di Van Gogh è una martellata sui cojoni.
Ora io non dico che sarebbe stato meglio utilizzare le Gymnopédie di Eric Satie e nemmeno farcire tutto con pezzi rock o, peggio me sento, elettronici ma, cazzo, le martellate sui cojoni no.

Ma a parte questi dettagli il film è splendido, poetico e di grande ispirazione.

Willem Dafoe si concede in un'interpretazione immensa e totale, senza alcun eccesso pur impersonando un universo di emarginazione e diversità.
Un ritratto quasi pudico di un uomo in sospeso tra arte e visione, tra necessità della realtà e creatività incompresa e negata.

Julian Schnabel si occupa della trascendenza dell'artista che prende vita attraverso un afflato religioso che è fede, speranza e luce sopra ogni cosa, per diventare splendida comunione con la Natura.

La visione è un'immersione di grande bellezza e compassione, perfetta come primo film dell'anno.

Fantastici i comprimari, da Mathieu Almaric a Madd Mikkelsen, che riveste di nuovo la tonaca, molti anni dopo l'indimenticabile Le mele di Adamo.

Insomma io direi che senza troppi fronzoli o ricostruzioni da miliardi di dollari, Julian Schnabel porta a casa il risultato con passione e sensibilità e che in un'epoca dove tutto sembra andare alla deriva, senza speranza, è ancora bello trovarsi a vedere un film così. Dai, vanno bene pure le martellate, tutto sommato è un  prezzo accettabile da pagare.

E pensando ad un excursus su tutto il cinema che ha raccontato la vicenda di Vincent Van Gogh, io invece ricordo l'episodio "Vincent and the Doctor" del Doctor Who.

E comunque la cosa migliore è lasciar perdere i calendarietti e andare in un museo, evitando, per carità di dio, la Van Gogh Experience che toglie ogni piacere dell'Arte per ridurre tutto a pixel su un video.

L'accenno all'episodio del Dottor Who mi toglie dall'impasse dell'abbinamento.
Come non consigliare la serie?
Anche se brevemente ne avevo già accennato qui, non fa male ripeterlo.





lunedì 5 novembre 2018

Penultima data del tour mondiale di Valerio Lundini

  • Sabato 3 novembre 2018
  • Parioli Theathre Club in via Giosuè Borsi, 20
  • Posti in piedi. 


C’era una volta un blog di recensioni cinematografiche folli, divertenti e intelligenti, era il blog di Valerioexist.
Un brutto giorno però uno pseudoregista italiano s’incazzò terribilmente per una recensione sul suo filmaccio e lo minacciò con cose del tipo “Te vengo a cerca’ sotto casa!, “Te faccio un culo così!” e così via, in crescendo.
E niente… Valerio fu costretto a chiudere i battenti e io a chiedergli l’amicizia su Facebook.

Già all’epoca per me era chiaro che sarebbe emerso dall’inutile massa di pomposi e arroganti scribacchini del web, che aveva il quid, insomma che era un’Artista.
Ogni tanto ci provavo ad andare a vedere uno dei suoi reading o dei suoi concerti con i Vazzanikki ma Roma, lo sappiamo, sa essere impietosa per distanze e traffico, poi magari un altro impegno, la pioggia, una tremenda inondazione, le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio! 

Questa volta però non potevo mancare “Penultima data del Tour mondiale”, il 3 novembre al Parioli Theathre Club, il fu Teatro Parioli.

Decido di andare, a qualunque costo.
Guadagno il Parioli in pochi minuti e parcheggio in via Fauro, ma non via Fauro vicino al teatro, via Fauro lontano lontano.
Cammina cammina, fnalmente arrivo e trovo una lunga fila fuori.
Mi incolonno diligentemente, cullata da un bell’effluvio di Maria, pure di una certa qualità.
Dietro a me due ragazzi parlano di un certo Stephan, forse finlandese, un vero matto pare.
Finalmente è il mio turno e la cassiera al botteghino e mi da l'agghiacciante notizia: “Spiacente, solo standing!”.
A qualunque costo avevo detto.
OK vada per il posto in piedi.

Entro e ritrovo tanti ricordi, le serate a vedere le registrazioni del Maurizio Costanzo Show, la Premiata Ditta, David Riondino, la prima volta che ho visto Antonio Rezza…
Scopro che la platea non ha più le file di poltrone rosse ma tante sedie recuperate tra rigattieri e mercatini. Il teatro è pieno zeppo e mentre origlio senza volere, scopro due cose: una è che Valerio è seguitissimo e la seconda è che forse, se Dio vuole, questa orrida moda delle barbe lunghe del cazzo sta scemando.

Lo spettacolo inizia, gli sketch si susseguono e sono uno più divertente dell’altro, tra invenzioni continue, interazioni con sé stesso in video, soluzioni surreali, momenti di pura genialità e risate. Valerio si muove sul palco con consumata disinvoltura, scrive, dirige e interpreta, canta e accenna passi di danza tra paradossi temporali e umorismo che piacerebbe pure a Italo Calvino.
Strepitoso il finale con la reinterpretazione di un personaggio minore di Grease, che a raccontarlo veramente non saprei come fare ma è stato esilarante!

A fine dicembre ci sarà un nuovo spettacolo.
Io, se fossi a Roma e fossi in voi, non me lo perderei.


venerdì 31 agosto 2018

Bedlam Club

Oggi il Cinefilante consiglia, consiglia e racconta.



Alcuni anni fa, nel mondo delle recensioni cinematografiche del web, apparve improvvisamente e come per vero miracolo, un utente che si firmava Bedlam.
In un'epoca dove sono più quelli che scrivono di quelli che leggono, fidatevi che Bedlam era decisamente da leggere.

In ogni intervento c'erano fuochi d'artificio, intelligenza, follia, metodo, cultura e divertimento allo stato puro. E mi si perdoni se non sono all'altezza di definirlo come meriterebbe, però giuro che lo sto facendo dal profondo del cuore perché di Davide Conti ce n'è uno ed è un essere unico e speciale e bisogna avere cura di lui, come direbbe il Maestro.

Ogni sua recensione era uno spunto per entrare in universo à la guerra lampo dei fratelli Marx, che per il tempo della lettura era come se ti facessero un balletto nella testa, lasciandoti solo la voglia di leggerne ancora.

Ad un certo punto però Bedlam cancellò tutti i suoi post pubblici (anche se in alcuni commenti su questo blog ancora si trova qualcosa) per evitare problemi di copyright, in vista di mettere insieme il materiale per la sua opera prima, e ci lasciò orfani del suo genio.

E' passato un po' di tempo e finalmente adesso abbiamo l'occasione di gustare l'opera compiuta.
Soprattutto abbiamo l'opportunità di sostenere Davide Conti nella pubblicazione del suo primo libro Bedlam Club che si può preordinare a questo link:

https://bookabook.it/libri/bedlam-club/

Ora... Voi lo sapete, io non sono una che fa petizioni o invita ogni due secondi a perorare una causa ma se vi dico che ordinando questo libro fate una cosa bella, per voi prima ancora che per lui, potete credermi.

E sapete bene che in questo mondo c'è un grande bisogno di fare cose belle.

Dunque, miei affezionati Lettori, voi che mi conoscete, che sapete bene come non mi sia mai prodotta in marchette internettiane, questo è il momento di credere in qualcosa e di dare la possibilità al Bedlam Club di vedere la luce attraverso il vostro contributo e realizzare un piccolo passo per l'uomo ma un gigantesco balzo per l'umanità!









martedì 16 maggio 2017

A dog's purpose



A Dog's purpose di Lasse Hallström ha subìto ben due oltraggi dalla distribuzione italiana, il primo è la "traduzione" orrida in Qua la zampa!
Il secondo è il doppiaggio del protagonista da parte di Jerry Scotti.
Questi due affronti meriterebbero pene corporali, a base di scudisciate per l''esattezza.
Ma parliamo del film.
Non entro nel merito di pregi artistici o di apparizioni mistiche durante la visione ma per chi come me ama i cani ed è ancora in un lutto per aver perso la più fantastica cagnetta del mondo A dog's purpose è altrettanto tenero e divertente quanto straziante.  A Mister Hallström è necessario riconoscere una mano felice nel parlare di questi meravigliosi amici dell'uomo visto che aveva diretto anche il remake di Hachiko e non fa eccezione questa sua ultima fatica dove si trova a dirigere dei cani che sono meglio di tanti attori in circolazione.
Tanti momenti veri in cui ci si ritrova nei piccoli gesti quotidiani di affetto reciproco e tanta gioia che grazie al cielo non ho mai dato per scontata.
La storia è presto detta, un cane ricorda le sue esperienze e vite precedenti e si interroga sullo scopo della vita. Le sue avventure, viste dl suo punto di vista immediato e disarmante, lo porteranno a comprenderlo.
Io ovviamente mi sono vista la versione in lingua originale e con un paio di click anche voi potrete comprendere la differenza tra l'interpretazione di Josh Gad e quella di Gerry Scotti.
Ora io sono anche capace di accettare logiche di mercato per le quali evidentemente molte persone sapendo che la voce è di Gerry Scotti vanno più volentieri al cinema, non le comprendo ma le accetto.
Accetto anche che Qua la zampa possa essere un titolo che acchiappi più di A dog's purpose però penso che ogni tanto nella vita bisognerebbe avere anche il coraggio di lasciare alle persone la possibilità di vedere un film molto gradevole e con una bella morale senza trascinarle con l'inganno in sala e snaturando il concetto originale.
Ecco il trailer originale in cui potrete sentire una voce che trasmette tenerezza, curiosità, fiducia, speranza, gioia di vivere... 


Ed ecco il trailer italiano in cui potrete sentire la voce di Gerry Scotti come se presentasse il Milionario o facesse la pubblicità dell'omonimo riso.
Cazzo Gerry è una vita che stai in televisioni, altro che milionario, avrai i miliardi che ti escono dalle orecchie, potevi anche dire no A dog's purpose ma giustamente poi l'avrebbero chiesto a Claudio bisio e sarebbe stata la stessa cosa.

Ad entrambi, americani e italiani, invece si rivolge il mio sconcerto per il trailer in cui fanno vedere tutto ma proprio tuto il film senza minimamente coglierne l'anima.
Quindi da vedere se avete un cane, se lo avete avuto e se lo vorrete in futuro ma assolutamente in lingua originale.


Abbinamento con questa fantastica pasticceria/boulangerie di Trastevere, in Via Luigi Santini, 22 tel 06 64562880, un piccolo angolo di Parigi a Roma dove potrete trovare splendidi croissant, piccole deliziose tarte au citron, brioche sfogliate commoventi e anche un ottima selezione di pani. Non sono un'appassionata di macaron e anzi mi auguro che prima o poi scompaiano dalla faccia della terra ma se vi piacciono ci troverete anche quelli!

mercoledì 25 maggio 2016

Gli ultimi 10 minuti di Games of thrones - ep.5 sea.6




SPOILER IN AGGUATO!!!
SE NON HAI VISTO L'EPISODIO (O PEGGIO ANCORA LA SERIE DAL SUO INIZIO)
NON PROCEDERE NELLA LETTURA


E niente... Questo quinto episodio della sesta stagione di Game of Thrones racchiude nei suoi ultimi dieci minuti una delle più belle storie mai scritte nella serie, la storia di Hodor.

Hodor ci ha tenuto compagnia, se non erro, fin dalla prima stagione, risolutivo con la sua forza fisica, con la sua fedeltà ma onestamente anche un po' monotono nel suo ripetere esclusivamente ed ossessivamente il suo nome, come unica forma di comunicazione col mondo esterno.

Quando ormai pensi che un personaggio possa averti detto tutto il cerchio si chiude e in un intenso ausseguirsi di presente, passato e futuro, ci si sgancia totalmente dal giogo della cronologia lineare al quale siamo legati noi esseri umani. Ci troviamo fuori dalle dimensioni conosciute e senza nessun preavviso facciamo una di quelle esperienze che da vivi si fanno solo grazie ad un buon allucinogeno.
Ed è forse per questo che il pubblico resta così sbigottito, così intristito... Non per la morte di un personaggio, che GoT ci ha abituato a molto peggio, che lo sappiamo bene che non dobbiamo affezionarci a nessuno perché sicuramente farà una brutta fine....
Ciò che ha colpito l'immaginario del pubblico è l'aver visto racchiuso in pochi fotogrammi un intreccio che racchiude il senso di una vita, il suo scopo e la sua fine.
E meraviglioso pensare che nella mente dell'autore Hodor fin dall'inizio portasse su di sé il peso di un  destino che sarebbe stato scritto solamente nel futuro...



Hold the door, hold the door.... Hodor












Stay tuned...

lunedì 1 dicembre 2014

Interstellar


  • Venerdì 29 novembre 2014, Cinema Odeon di PIazza Iacini, spettacolo delle 21.16
  • Nel mentre si cercava parcheggio incrociamo i Cugini di Campagna al gran completo.
    Si preme il tasto e scende il finestrino "Siete sempre i migliori!" e i Cugini sono contenti!

Interstellar: tutti a preoccuparsi della veridicità scientifica delle teorie su buchi neri, relatività e wormhole e nessuno che si chieda perché Matthew McCounaghey abbia un colorito arancione pure dopo un anno di ibernazione.
Bel filmone al quale si perdonano alcuni didascalismi che gli impediranno di sostituire 2001 Odissea nello spazio nell'immaginario di miglior film di fantascienza della storia del cinema.
In compenso l'attraversamento del buco nero si candida a miglior sequenza Science-fiction degli ultimi150 anni. Veramente ingegnosa la costruzione del continuum temporale a chiudere il cerchio di una vicenda che non lascia dubbi su quali siano le cose importanti e sul nostro ruolo di artefici del nostro destino.
La tensione prende e nel virtuoso montaggio parallelo di due momenti cruciali della storia si riesce a non pensare alla visione oscura che si delinea per il nostro futuro di terrestri.
Questa volta Nolan non mi ha deluso e sebbene continui a considerarlo un regista furbetto più che ispirato, ha sfornato un'opera degna di esser vista e goduta assolutamente su un grande schermo. Quindi scordatevi i vostri televisoroni piatti e fatevene una ragione, non possono ancora competere con la visione in sala...
Leggibile a più livelli Interstellar tende a imporsi soprattutto per la parte sentimental/familiare dello struggente rapporto genitore/figli, anche se sarà difficile dimenticare i pianeti ostili dalle onde ciclopiche o dai ghiacciai infiniti.
Insomma una fantascienza che potrà piacere anche ai non fissati.
Da vedere.

Abbinamento con un posto scoperto ieri, una zona termale vicino Viterbo: Le Masse.
Meraviglioso starsene nell'acqua calda all'aperto a fine novembre!

domenica 9 novembre 2014

I guardiani della galassia

  • Sabato 8 novembre 2014, sala 7, matinèe
  • Cinema Lux di Via Massaciuccoli (trovato parcheggio sotto il cinema)

Qualche mese fa avevo visto il trailer e avevo gioito per la miriade di alieni colorati che vi si aggiravano. Per una fortunata serie di eventi riesco ad andarlo a vedere senza saperne un bel niente, una delle cose che mi da più soddisfazioni è andare al cinema con curiosità, senza aspettative e guidata solo dall'istinto.
I minuti iniziali mi strappano le lacrime per poi ridarmi il sorriso nel giro di pochi secondi.
Si sussegue una baraonda di visioni, capitomboli, combattimenti inframezzati da momenti di puro humour. Non si ha nemmeno il tempo di assimilare che il vortice di immagini ti trasporta senza tregua.
Nomi e situazioni che ti perdi, nemmeno ti trovassi al primo episodio di Game of Thrones ma poi si diradano le nebbie e appare anche un fantastico procione parlante con un Groot albero irresistibile, cupi e inquietanti invece i cattivi.
Io, comunque, mi sento a casa dove c'è così tanto universo!
La sequenza nella quale si introducono le gemme dell'infinito è una meraviglia che evoca passati ancestrali e verità perdute che si riaffacciano mascherate di fantasia come in un trip psichedelico.
Stazioni spaziali costruite all'interno di un cranio di un'antica e gigantesca creatura celeste... Per me che quest'anno sono andata veramente poco al cinema questo è uno spettacolo meraviglioso, divertente e anche con un messaggio positivo.
La colonna sonora un punto a favore, non c'è un solo brano sbagliato.
Alla fine in sala rimaniamo in pochi, ci sorbiamo tutti i titoli di coda perché, cazzo, si sa che i film Marvel hanno sempre una scena da regalarti!
Si attende il seguito per il 2017, sperando sia uno di quei rari casi à la Terminator in cui il secondo episodio sia all'altezza del primo.

Abbino alla simpatica offerta del Lux che il sabto e la domenica propone matinèe al cinema includendo un brunch nel locale di fronte, il SET a prezzi decisamente convenienti.
Tra l'altro una vera manna per chi lavora la sera e diversamente dovrebbe rinunciare al piacere di un buon film!


martedì 15 aprile 2014

Gran Hotel Budapest

  • Domenica  13 qprile 2014 ore 20.25, cinema King di Via Fogliano. Sala piena zeppa.



Wes Anderson ha la capacità di creare universi perfetti, può essere una casa, oppure una barca, un'isola o un treno, questa volta è un albergo, il Grand Hotel Budapest, che è tutto racchiuso in un libro e in qualcuno che lo legge. Piccole scatole cinesi che si schiudono con la delicatezza di boccioli.
Lo so è una metafora sdolcinata ma sono ancora in visibilio per la visione, per aver assaporato ogni piccolo particolare funzionale alla storia.
Non si può restare indifferenti ai personaggi, tutti talmente caratterizzati da sembrare personaggi di una serie di fumetti, disegnati prima ancora di essere diretti e messi in scena.
Funzionano tutti e si fanno adorare, anche i cattivi incalliti come Jopling/Willem Dafoe con i suoi assurdi stivaletti.
Le consuete inquadrature simmetriche, i colori protagonisti tanto quanto gli attori, il senso del surreale, la malinconia, il fine umorismo ancora una volta sono elementi orchestrati alla perfezione.
Il tutto si fonde in un bellissimo spettacolo per gli occhi, solletico per la mente e soddisfazione per l'anima.
Le scene dell'inseguimento sulla neve, la catena umana tra i concièrge, la fuga dal carcere e l'hotel stesso sono divertentissime e  disseminate di belle storie di amicizia, onore, amore e le cose importanti per le quali vale la pena lottare.
Per me sicuramente uno dei film dell'anno e, nonostante la mia passione per Le avventure acquatiche di Steve Zissou e Il treno per Darjeeling (con il quale ho inaugurato nel lontano 2008 questo blog), forse per ora il miglior film di questo fantastico regista.
Da non perdere e, se non vi dovesse piacere, è vero che i gusti non si discutono, ma fatevi qualche domanda!
La risposta invece, se volete saperla, ve la posso dare io.

Abbinamento mangereccio di una certa classe con la prima pasticceria crudista al mondo Grezzo, in via Urbana, 130 in pieno quartiere Monti. Non avete idea di cosa si tratti? Ecco una buona occasione per fare un giro in centro e provarla!

venerdì 3 gennaio 2014

Still life

  • Giovedì 2 gennaio 2014
  • Cinema King di via Fogliano, spettacolo delle 20.25, dopo un botto di trailer e pubblicità



Il passa parola puntuale e sincero sta dando i suoi  frutti e, ridendo e scherzando, Still life lo stanno vedendo proprio tutti. 
Opera di rara delicatezza, lenta di quella lentezza propedeutica alla necessità di conoscere il protagonista con i suoi tempi e le sue modalità,  esente da qualsivoglia melensaggine, Still life richiede allo spettatore una momentanea sospensione della realtà frenetica in cui sopravviviamo per entrare in un mondo diverso, popolato di sfumature molto difficili da decifrare per  l'animo umano.
Un protagonista, Eddie Marsan, perfetto nelle sue sfaccettature di sensibilità, entusiasmo e speranza destinato a rimanere impresso nella memoria. Tra i comprimari alcuni volti noti della british television, Andrew Buchan direttamente da Broadchurch e Joanne Froggatt, la dolce Anne di Downton Abbey, perfetti nella parte, al cinema come in televisione.
Pochissimi accenni di sorriso, più che altro solo un'increspatura delle labbra per alcuni momenti e situazioni che per lo più tendono a sfuggire nella loro quintessenza di emozioni contenute, di vita non vissuta e di sogni nemmeno sognati.
Un film da non perdere per tanti motivi, per il coraggio di aver portato al cinema una storia che è anti-Thor per eccellenza e per aver vinto la sfida ma soprattutto per farci ricordare che esistono sentimenti come la dedizione, la generosità, la compassione, l'onestà che, diciamolo, sono concetti che stanno scomparendo al pari delle foche bianche o del lupo marsicano.
Still life difficilmente vi lascerà uscire dal cinema senza un nodo alla gola ma vi lascerà anche qualcosaltro, cosa non lo so esattamente ma qualcosa di bello.

Oggi vi consiglio un negozio bellissimo di lampade e oggetti provenienti prevalentemente dal marocco e dall'Egitto. L'Argania, in Via dei Cappellari 68, zona Campo de’ Fiori tel 0668392219.
Potete farvi un giro sul sito ma direi che la magia della luce val bene una visita per godere appieno della bellezza di questi oggetti.






giovedì 12 dicembre 2013

Laurence anyways


Dura quasi  tre ore Laurence, ci vuole un gran coraggio considerando che si tratta di una produzione franco-CANADESE e lo spauracchio del film canadese mette paura ai cinefili più incalliti.
Dialoghi che passano dall'inglese al francese con scioltezza, difficilino seguire al 100% senza i sottotitoli ma non mi sono fermata nemmeno davanti a questo, anche se un paio di cose mi sono sfuggite.
Laurence anyways ha decisamente qualcosa da dire, con la sua drammaticità, la sua estetica, e l'identità del tutto personale.
Pensare che il regista abbia solo 23 anni è spiazzante. Coè io a 23 anni era come ne avessi 13 e mai avrei potuto concepire un'opera così completa e così profonda.
Sebbene Laurance abbia vinto a Cannes la Queer palm io trovo fuorviante o quantomento ghettizzante relegarlo con un'etichetta gay.
Presto detta la storia: Laurence che sembra condurre una vita felice con la sua fidanzata improvvisamente le confessa di aver omesso per tutta la vita di sentirsi una donna e di voler vivere come tale da quel momento.
Shock, urla, casini, famiglia che gli viene un colpo ma Laurance è irremovibile.
Segue il percorso delle vite umane coinvolte cogliendo attimi di crisi, discussioni, molte parole, molte lacrime e di dolore ancor di più. E' innegabile che in tre ore ci si avvicini smepre di più a Laurence, si faccia il tifo per lui e la sua voglia di essere sé stessa/o anche al di fuori di facili stereotipi.
La regia è salda e costellata di sequenze dove il colore e la costruzione della scena hanno un fascino irresistibile, con vari momenti simbolici disseminati con parsimonia ma estremamente significativi.

Co-responsabile della riuscita del film il francese Melvil Poupaud in una prova davvero intensa, in cui si concede con un'umanità e una verità che quasi non si fa caso alla sua totale mancanza di physique du rôle. 
Laurence anyways è una storia d'amore decisamente atipica ma più ci penso e più credo sia un'opera immensa. Prima o poi mi cercherò i sottotitoli e se avrò il coraggio di impegnare altre 3 ore nella visione magari mi sembrerà ancora meglio. Di certo sarà un piacere rincontrare Laurence, anyways.
Difficlmente uscirà in Italia, ancora più difficilmente nella versione di quasi 3 ore, sicuramente non un film per tutti, quindi Laurence ve lo dovete proprio andare a cercare.

Abbinamento con Proloco DOL nel rinato quartiere di Centocelle, in Via Domenico Panaroli, 35 tel. 0624300765. Una bottega dove, al di là dello spazio gradevole su cui troneggiauno splendido mobile dei primi del Novecento e un bancone ricolmo di ogni bontà tra salumi e formaggi e prodotti provenienti esclusivamente dal Lazio, si può anche mangiare (bene). Go Centocelle Go!




 


sabato 30 novembre 2013

Vita di Pi

  • A casa, a notte fonda, più o meno una settimana fa o giù di lì.


Guardare un film dove per due ore c'è uno bloccato su una barca? con una tigre digitale?
Ma manco morta!

Questa fu la mia reazione quando sentii parlare di Vita di Pi.

Invece ieri sera, che la mezzanotte era già passata da un po', decido che quasi quasi una chance gliela concedo, che tuttalpiù lo inizio e poi lo finisco il giorno dopo, proposito che in genere si conclude con la repentina cancellazione del file senza vederne la fine.

E invece me lo sono visto tutto di un fiato, godendomi ogni singola immagine, col rimpianto di non averlo visto al cinema in 3D.

Nonostante l'ora tarda e la mia naturale inclinazione a dissacrare qualunque cosa,  pensando quindi ad Ang Lee come ad un rimaneggione, che ha preso Castaway e al posto di un pallone da football ci ha messo una tigre, al posto di Tom Hanks ha scritturato un attore che gli è costato molto meno, la vita di Pi mi è piaciuto moltissimo.

Non nego che Pi sia furbetto nella sua panreligiosità che non scontenta nessuno ma come possiamo negargli tifo e supporto morale mentre seguiamo la sua avventura, comodamente sbracati su un divano?

Non mi sento proprio di dire che sia un film sulla forza della fede, proprio no, ma sulla forza dell'essere umano e sulla possibilità che ha di adattarsi, di sopravvivere, non solo ad un naufragio ma ad avvenimenti inaccettabili, quali la perdita di ogni punto di riferimento affettivo e della vita, così come la si intendeva fino un attimo prima.

Arbitrariamente quindi lo inserisco in una lista di film di quelli che ti mettono in connessione con l'universo, che danno ispirazione, forza e coraggio e inoltre ti spingono a dare uno sguardo sincero sul proprio sé. Sempre che ne si abbia voglia.

Abbinamento acquisti mangerecci in tema, con Selli International Food Store in via dello Statuto, 28/30 tel 064745777, vicino vicino a Piazza Vittorio.
Ci potrete trovare tutto quello che vi aggrada anche per la cucina di ogni parte del mondo e quindi pure per quella indiana, che dio la benedica. Io, so che siete interessati,  ci compro sempre la pasta phillo e quella kataifi ma anche la melassa di melograno.

lunedì 5 novembre 2012

Safety Not Guaranteed



 
Non ci crederete ma ogni tanto capita di incappare in qualcosa per cui mi torna la voglia di consigliare la visione di un film agli affezionati e fedeli lettori del Cinefilante.
Safety Not Guaranteed l'ho piluccato tra innumerevoli titoli a disposizione non appena ho saputo che c'era di mezzo un viaggio nel tempo, argomento di cui sono una delle massime esperte mondiali in ambito fantascientifico/letterario/televisivo. Ovviamento questo riconoscimento me lo sono autoassegnato ma questo non vuol dire che sia meno meritato!
Ma torno al film che con un tocco leggero e qualche accenno surrale si muove con mano lieve in una storia che vede un manipolo di personaggi male assortiti alle prese con un ipotetico viaggio nel tempo, per risolvere qualcosa andata male nel passato.
Non siamo dalle parti della fantascienza, più che altro qui c'è solitudine, ricerca dell'amore perduto, non vissuto o da venire ma a conti fatti se si ripercorre la storia effettivamente il viaggio nel tempo c'è effettivamente. Oppure no... dipende da quanto si decida di immedesimarsi nella storia.
Attori in parte, dialoghi non banali e quel certo non so ché che dopo due scene già mi aveva messo addosso quell'entusiasmo di voler sapere come andava a finire la storia e contemporanemanete la malinconia perché nel giro di poco più un'ora si sarebbe conclusa.
Che vi devo dire di più.... Io lo metto tra i film che mi sono piaciuti di più quest'anno e fanculo a tutti i supereroi, ai sequel, ai prequel e a tutto quel cinema tronfio che è diventato la tomba di sé stesso!


Abbinamento cinematografico di grande attesa, sebbene non abbia idea di quando uscirà in Italia, ho trovato uno scopo allettante per tifare contro i Maya: John dies at the end un film con il mitico Paul Giamatti il cui trailer mi ha affascinato non poco... Speriamo di riuscire a vederlo in un modo o nell'altro! Ecco il fantastico trailer!




sabato 27 ottobre 2012

Seeking a friend for the end of the world

  • Qualche giorno fa, brutalmente scaricato da internet, visto che qui non si ha nessuna idea di quando possa uscire....



In attesa del dicembre prossimo venturo, in cui scopriremo finalmente cosa volevano farci capire i Maya, mi sono vista "Seeking a friend for the end of the world", per chi non sapesse l'inglese "Cercasi amico per la fine del mondo".
Lontano dagli spettacolarismi di Armageddon e di tanti suoi epigoni questo film ha un non so che che ti tiene incollato allo schermo. Non c'è speranza, non ci si aspetta che l'asteroide non colpisca la terra risparmiando l'umanità ma si segue con circospezione e un po' di emozione la storia lieve di una coppia non coppia, che prende forma all'ombra della fine annunciata.
Steve Carrel e Keira Knightley colti alla sprovvista, in un mondo in preda al caos, si incontrano e, per destino o per necessità, si aggrappano l'uno all'altra riuscendo a dare un senso alle ultime ore che precedono la catastrofe. Alle prese con l'irrisolto emotivo presente in ognuno di noi riusciranno a trovare il senso delle loro esistenze nel sentimento che li legherà inaspettatamente.
Sebbene il film non sia perfetto e pecchi di qualche forzatura, l'aspetto squisitamente sentimentale riesce a farsi perdonare ogni altra mancanza.
A dare lustro alla pellicola anche una bella la colonna sonora e un paio di comparsate d'eccezione (Martin Sheen e Mister CSI/Manhunter William Petersen).
Il finale delicatamente straziante poi strapperebbe le lacrime anche a Joseph Paul Göbbels, e io certo non mi sono fatta pregare...

Abbinamento con il Bar Pasticceria Rosati e in particolari con i buoni cornetti con cui si può fare una colazione veramente gustosa... In Piazzale Adriatico, tel 0687183777

domenica 4 dicembre 2011

1921: Mistero a Rockford


  • Domenica 4 dicembre 2011
  • Ancora una volta cinema Lux. Pubblico parlottante e indisciplinato. Pop-corn a go-go proprio dietro di noi. Fastidioso.

Appena ho visto il logo della BBC  sullo schermo ho saputo che sarebbe stato un buon film e non mi sbagliavo. Una bella storia, ben diretta e interpretata, sullo sfondo di un Inghilterra che fa i conti con sé stessa dopo la prima guerra mondiale. Personaggi ben delineati che e restituiscono tutte le loro inquietudini creando una forte empatia con lo spettatore. L'aspetto soprannaturale della storia è indissolubilmente legato alla crescita personale dei protagonisti e non si esaurisce con gli innumerevoli colpi di scena. Non c'è solo il soprannaturale nel mistero di Rockford ma anche l'insinuosa malinconia dell'essere umano alle prese con un passato che si ripercuote con paura e angoscia sul presente. Una bella sopresa per un film poco pubblicizzato ma che merita la visione anche solo per godersi l'emozione dei brividi che, volenti o nolenti, saliranno lungo la schiena, facendosi beffe degli spettatori più navigati.
Apprezzabilissima infine la totale assenza di effetti splatter, non se ne può più della deriva orrorifera ma più che altro orrenda degli ultimi 10 anni.
Di più non dico per non rovinare la visione...
No comment sul banalisimo titolo italiano.
E, sempre e comunque, God bless BBC!

Questa è proprio una sciccheria: il caffè alla nocciola in viale Adriatico, 35. Cioé qui fanno un caffè alla nocciola da inchino con lo svolazzo, niente  a che vedere con le schifezze che rifilano un po' ovunque, stiamo parlando di un vero e proprio dessert capace di cambiarti in meglio la giornata.
Si può solo provare perché la descrizionne serve a poco. Il retrogusto inenso è qualcosa di eccezionale.



domenica 6 novembre 2011

Un cuento chino


Premiato al Festival di Roma come miglior film Un cuento chino me lo sono visto soprattutto per la presenza di Ricardo Darin, un uomo e un attore con quello sguardo un po' così, che senza essere George Clooney ne ha un fascino non dissimile.
Bellissimo personaggio quello di Roberto,  misantropo e misogino, in cerca di una leva che possa scalfire la sua corazza e al contempo impegnato a proteggere la sua roccaforte emotiva e affettiva.
Sarà l'incontro col "chino" a creare uno spiraglio. Equilibrio armonioso di scrittura e interpretazione il film argentino è un picccolo trattato sulla solitudine e sulle possibilità che ci offre la vita.
Perfetto il cast dei comprimari con un'unica presenza femminile, la paziente e carnosa Muriel Santa Ana.
Potrebbe perdere nel doppiaggio la freschezza dei dialoghi e della straordinaria recitazione di Darin, capace anche solo con lo sguardo di esprimere tutta una gamma di emozioni.
Si sorride, si partecipa, si fa il tifo affinché tutto vada nella maniera giusta, non senza un briciolo di malinconia. Premio meritato, film perfetto per le sale d'essai tipo Mignon, Quattro Fontane e Greenwich... difficile rimanere delusi!

A seguire quando sarò ispirata le recensioni di altri due film visti al Festival di Roma... Babycall e La femme du cinquième! :-)

mercoledì 11 novembre 2009

Up

  • 8 novembre 2009 Cinema Multisala Astra, Avezzano

Reduce da una sfilza di filmacci ero convinta di andare a vedere un remake dell’omonima pellicola di Russ Meyer, cosciente che non potesse essere peggio de “Lo spazio bianco” o di “Oggi sposi”… Avevo intravisto tanti commenti positivi e mi aspettavo il solito film “carino”… battutine geniali, animazione sempre più incredibile e tutta una serie di trovate da ritrovare nell’Happy Meal di Mac Donalds.
Bastano pochi minuti e mi ritrovo a contemplare, con gli occhi lucidi ma ben occultati dagli occhialetti 3D, una delle sequenze più belle che abbia mai visto nella storia del cinema…
Un bambino e una bambina si conoscono e resteranno insieme tutta la vita fino a che la morte di lei lo coglierà, vecchio e solo… Resto destabilizzata… mi chiedo come possa andare avanti il film… sembrava che loro fossero i protagonisti... e adesso? Possibile che a questo vecchietto sia rimasta ancora qualcosa da fare e che ci sia materiale per andare avanti quasi un paio d’ore?
E proprio quando sembra che tutto stia per ridursi alla lotta per il mantenimento della propria casa contro la solita multinazionale che vuole radere al suolo ogni cosa per costruire grattacieli… ecco sbocciare una tra le storie più belle (e Dio grazie! ORIGINALE) che si siano mai viste.
Nessun libro per ragazzi all’origine del soggetto, nessuna incursione nel mondo reale con personaggi che debbano somigliare al divo del momento… solo fantasia pura e tanta tenerezza.
Una sceneggiatura con i fiocchi che, tra la visione di una casa che vola appesa a palloncini multi colori, cani che parlano attraverso un collare dotato di un fantastico congegno e una simpatica creatura esotica, è prima di tutto un racconto di crescita personale.
Il vecchio protagonista dalla mascella quadrata scoprirà che le avversità della vita e la sua triste solitudine non sono altro che uno stimolo a lasciar andare la sua essenza rassegnata e rinunciataria. Scoprirà che liberarsi degli oggetti e della casa a cui era legato indissolubilmente gli porterà nuova vita, nuovi affetti e felicità. E che questo è proprio ciò che gli augurava la sua dolce compagna di vita… Come a dire… che a volte gli uomini sono un po’ di coccio!
Insomma gran coraggio della Pixar che mette su un’operazione come Up con un vecchietto burbero come protagonista, un bambino dalle sembianze orientali (praticamente un Gran Torino in versione Mago di Oz) e con un personaggio femminile che è presente solo con lo spirito.
Grande avventura ma senza gli eccessi visivi degli inseguimenti infiniti e soprattutto senza inseguire la battuta e la risata a tutti i costi. L’immaginario fantastico poi è costruito senza troppe concessioni all’assurdo…. Se i cani parlano è perché hanno un congegno apposito, i palloncini non volano per sempre ma hanno una vita media di 4 giorni, poi si sgonfiano… La casa nel suo viaggio perde i pezzi e si rompono i vetri delle finestre ma giungerà a destinazione…
L’album delle avventure si scopre illustrato con la vita di tutti i giorni che volendo può essere l’avventura più bella.
Da non perdere e da consigliare…

In momentanea trasferta in terra d'Abruzzo segnalo cose abruzzesi ovviamente... Inizio con un Bar di Avezzano che si chiama "Conca d'Oro".... cavolo che posticino! Luci soffuse, soffitto in legno ondulato, comodi divanetti... cioccolata calda da urlo... pasticceria raffinata, caffè eccezionale... mi dicono pure che a pranzo funzionano da ristorante... Un posticino veramente carino dove fare una pausa per una bevanda calda...
Bar Conca d'oro, Via Garibaldi, 118 - Avezzano, tel 0863 20373