giovedì 3 febbraio 2022

America Latina

  • Sabato 29 gennaio 2022
  • Cinema Moderno The Space a Piazza Esedra, spettacolo delle 19.30


"Ma di che parla st'America Latina? 

"Aspetta che leggo.... Dice che è un thriller... Un uomo entra nel suo scantinato e incontra l'assurdo..."

Io sono un'amante dell'assurdo e immediatamente il mio pensiero va a Insalata russa un film del 1994 in cui, in un appartamento, condiviso comunisticamente da molte persone, scoprono una finestra che se attraversata conduce direttamente a Parigi. Un film adorabile Insalata russa, forse oggi un po' datato ma se non l'avete visto, da recuperare.

Va da sé che lo scantinato di America Latina purtroppo non porta né a Parigi, né da qualsiasi altra parte.

Da qui è un agguato lo spoilerone, quindi decidete voi se proseguire o no.

Dentista pontino, vive in una villa molto brutta, a Borgo Sabotino, con un paio di cani, una moglie e due figlie.

La moglie dorme sempre, al massimo socchiude gli occhi per sussurrare qualcosa.

Sappiate che America Latina è un film di sussurri, non è dato usare la voce in un tono normale ma solo come se foste Marylin Monroe che canta Happy birthday Mr. President.

Il dentista ha una routine settimanale che include una sbronza con un amico, sussurrante anche lui.
Praticamente il dentista si prende un suo spazio, un suo momento di libertà dalla consuetudine familiare.
E per carità... Che le famiglie, si sa, possono essere luoghi di detenzione estremamente pesanti, ben venga l'ora d'aria, ben venga l'amico strambo, che però non basta, visto che Elio/Massimo necessita di un bel mix di pillole per sostenere la quotidianeità.

E per carità... Chi dice gnente... Il lavoro, il traffico, i mille obblighi...
Ah no, mi sono sbagliata, questo vive perso nel nulla di Borgo Sabotino dove c'è una casa ogni quarto d'ora di macchina a velocità sostenuta....
Nel suo studio dentistico è pure aiutato da ben due assistenti, cosa che manco il dentista privato di Madonna. Insomma lo stress è ridotto al minimo.
Eppure... Eppure scende in cantina e trova un gran casino, un sacco di carta straccia e una ragazza imbavagliata e legata a un palo.

Lì per lì gli prende un mezzo colpo, poi tenta di comunicare con la ragazza che però urla senza dire nulla di intellegibile. Invece di slegarla le porta una bottiglietta d'acqua e inizia così a visitarla ogni giorno, cercando di capire come possa essere arrivata lì.
Io avrei sospettato subito della figlia maggiore, tipo storie di bullismo, ma no, lui, comincia a pensare di essere stato lui e di non ricordarselo. Poi sospetta pure dell'amico strambo, perché si sa, ci sta tutta che uno rapisca una ragazza e la nasconda nella cantina di qualcun altro.
Poi sospetta pure del padre, vecchio, malandato e stronzo.

L'apoteosi avviene quando in preda ad un attacco psicotico rompe un tubo dell'acqua che comincia a inondare la cantina.
Rompe il tubo e dice alla moglie e alle figlie di non entrare in cantina che c'è un problema idraulico.

Il tempo passa e in sala si comincia a sussurrare "Oh... ma ormai non sarà affogata sta ragazza?".
E invece no, i giorni passano ma l'acqua le arriva sempre alla gola.
Ma ci sono anche altre domande, "Ma sta ragazza non fa né la cacca né la pipì?" oppure "Ma se c'è il tubo rotto in cantina, non si accorgono in casa che sono senza acqua?"

Comunque sia, dopo un tentativo di affogamento e una partaccia alla famiglia, il dentista si costituisce e la ragazza, che fino a quel momento c'era pure l'ipotesi che fosse la proiezione di una psiche malata, viene portata in salvo.
Quelle che si rivelano inesistenti sono le figlie e la moglie.
Di lui, in sostanza, si dirà "Era una brava persona, salutava sempre!", insomma quello che dicono di tuti quelli che improvvisamente sterminano la famiglia.

Ora io qualche considerazione la butto lì, così a casaccio... Cioè vivi isolato a Borgo Sabotino e ti inventi una famiglia co' una moglie moscia, due figlie, di cui una ti lamenti che sia un po' zoccola e per completare il quadro rapisci una ragazza, la leghi a un palo in cantina e te ne dimentichi.
Malimorte'.... Ma almeno non ti potevi inventare una vita felice invece di quella gran rottura di cojoni?

E incredibilmente, ormai giustamente al gabbio, il dentista Elio Germano continua a vedere la sua famiglia immaginaria, la moglie e le figlie, che per l'occasione indossano abiti da quadro preraffaellita.

E giuro, il presupposto strampalato, sarebbe il meno, perché sono almeno trent'anni che ci sommergono di film tutti uguali sulla follia dell'essere umano.
Il problema di America Latina è che lo potevano girare pure nel garage di casa mia, non c'era bisogno di scomodare il ridente Borgo Sabotino, visto che le riprese sono fatte a due centimetri dalla faccia degli attori, veri e immaginari.
Infatti, non a caso, the Oscar goes to:

  • I peli del naso di Elio Germano
  • I pori della fronte di Elio Germano
  • Le sopracciglia di Elio Germano
  • Il derma in generale di Elio Germano

Oh... Io ve lo dico poi fate un po' voi, ma dopo un ora e mezza di campagna avvolta nel nulla, pori, peli, pelle sudaticcia e cantine allagate, l'unica cosa di cui si è riconoscenti è che questo film duri solo 90 minuti. Però dai, 90 minuti di pori e peli del naso sono decisamente troppi.

C'è anche un'altra questione, i fratelli D'Innocenzo o il loro Ufficio Stampa, hanno fatto uscire il film con una campagna à la Matrix, in cui si lascia intendere che la realtà potrebbe non essere quella che sembra ecc. ecc.

Ecco i fratelli Wachosky iniziarono così e ora sono sorelle. Io ci abdrei piano con certe dichiarazioni, io farei un po' di attenzione...

Concludo immaginando degli strascichi legali, tipo che il Sindaco di Borgo Sabotino faccia causa per la pessima pubblicità turistica o che i fratelli D'Innocenzo potrebbero denunciarsi l'un l'altro, per rendersi giustizia in una vicendevole necessità di redenzione.

La visione è stata comunque allietata dagli improperi di Gian Luca che ha mortacciato con grande generosità ogni aspetto dell'opera, iniziando dal manifesto "Ma poi perché sta testa bucata?".

Ancora una volta un cinema italiano a cui difetta la mancanza di una storia solida e che diventa presupposto per atti masturbatori con la macchina da presa.

Ay que dolor!

Abbinamento ormai quasi inevitabilmente con una serie TV spagnola, tanto per non sembrare ripetitiva con le solite produzioni USA e/o UK. Dunque la serie, poco conosciuta, è El ministerio del tiempo, divertente, intelligente, avvincente, ironica e con dei  personaggi splendidi. Se la trovate dategli uno sguardo....

PS "Ridente" lo dicevo pe' ride, eh!

mercoledì 19 gennaio 2022

Tre piani

Niente, succede che a volte io inizi a scrivere una recensione su Word, poi magari salta la corrente perché il forno e phon fanno zompare tutto, quindi anche il computer. Magari due mesi dopo riapro Word, che devo scrivere una cosa che non c'entra niente e mi si apre questo "file recuperato".
A me mi fa tenerezza sta cosa che un computer spento si tenga per due mesi in memoria un file che manco avevo salvato e quindi oggi mi ritrovo il file recuperato di Tre piani, un film che mi ha lasciato abbastanza indifferente. Comunque...

  • Martedì 4 novembre 2021 spettacolo delle 19.10
  • Cinema Eden, in sala 5, ricavata da un mezzo corridoio e un terzo di sgabuzzino.


 

Oggi inauguro quella che diventerà una nuova consuetudine, condensare il succo del film in una frase, possibilmente breve.

Tre piani in una sentenza:
Condominio di tre piani nel quartiere Prati a Roma si rivela coacervo di rogne agghiaccianti.

Inizia a bomba, si capisce subito che sarà senza pietà.

Ma divaghiamo, che è piacevole.
Prati è uno dei quartieri più grandi a Roma, una città nella città, con tante identità.
C’è il Prati dei villini liberty, quello dei palazzoni a nove piani, c’è Cola di Rienzo (dove c’è Castroni), i confini del Vaticano e anche alcune parti che per me sono lugubri, cupe, come se fossero rimaste invischiate in un passato oscuro.

In questo caso, trattandosi di soli tre piani siamo ovviamente in un Prati radical chic, dove le donne portano ancora il twin set grigio e il filo di perle della nonna.

Quella stessa nonna che probabilmente ha lasciato loro in eredità l’appartamento in Prati.
Non parliamo di appartamenti grandissimi, un cento/centodieci metri quadri.

Ma ad avvecceli a Prati!

Appartamenti ben arredati, senza cafonate eclatanti e sfarzose, tutto è in tono col twin set.
Solo due bagni, dettaglio che per me è dalle parti dell'imperdonabile.

Nel secondo bagno dell’appartamento dove vivono Nanni Moretti e Margherita Buy, fredda coppia di giudici, non solo in cassazione ma anche nella vita emotivo/familiare, scorgo un dettaglio che mi fa rabbrividire.
Le piastrelle del bagno sono di finto mosaico, 20 X 20 con finte tesserine che simulano il certosino lavoro di un mosaicista. Roba da 6 euro e 90 in offerta da Leroy Merlin.

Una cosa orribile, inqualificabile, si può, davvero, in Prati, la finta piastrella di mosaico?

In molti starete frugando nella memoria “Ma io mica me lo ricordo sto bagno demmerda…”.

In effetti si intravede al massimo due secondi, quando Nanni Moretti riesce ad uscire dal bagno, dove l’ha rinchiuso il figlio.

La storia di queste quattro famiglie, su tre piani, è originariamente un libro che io non ho letto.
Mi dicono che il libro sia molto bello ma che l’autore ha pure fatto di meglio.
In particolare sembra sia molto bello L’intervista.

Tre piani sì,  bello bello sto libro, ma poi alla fine non se lo ricorda nessuno, tanto che è difficile riuscire a capire quali siano le differenze con il romanzo.

Una coppia di giudici ha questo figlio, che uccide una donna mentre è ubriaco alla guida.

Il padre non lo vuole più vedere, la madre invece è una seguace della celebre filosofia meroliana "i figli so’ piezze e core", quindi vorrebbe mantenere i rapporti. Ma è proprio il figlio che non ne vuole più sapere.

Poi c’è la coppia Scamarcio/attrice sconosciuta, con figlioletta piccola, molto spesso lasciata a casa dei vicini anziani.
Una sera il vicino anziano esce per una passeggiata con la bambina e si perdono in un parco, che poi mi devono spiegare dov’è sto parco in Prati.
Scamarcio è ossessionato dal fatto che la figlia possa aver subito degli abusi.
Che poi mi devono pure spiegare perché gli abusi potevano avvenire solo la sera nel parco e non a casa del vecchio, dove veniva lasciata sempre.
In questa ossessione trova il modo di zomparsi la nipote del sospetto pedofilo, in una personale rilettura del celebre chi è senza peccato scagli la prima pietra.
La famiglia si sfascia, Scamarcio viene processato, il vecchio muore.

Nel frattempo sono passati dieci anni e la figlia, tra un saggio di danza e un viaggio in Spagna, non sospetta nulla di quanto sia successo.
Scamarcio trova il coraggio di chiederle in maniera diretta se effettivamente è stata molestata e lei gli fa: "Ma che sei matto, ma proprio no… Ma come ti viene in mente?".

Alba Rochwacher invece è pazza e dopo il parto la cosa si acuisce.
Il marito è un Adriano Giannini, che ha assunto la fisionomia di un attore degli anni 50/60, con quel non so che di solido e affidabile.
La neomamma vede cornacchione nere in casa e vive in solitudine. Anche sua madre è come lei e la conclusione è che pure la figlia sarà così.
Il medico al quale si rivolge le dice: “Stia tranquilla la patologia di sua madre non è ereditaria…”.

Alla faccia della non ereditarietà della patologia mentale…. Cioè qui sono segnate tre generazioni!

“Ma io vedo uccelli neri… Ho paura…”
“Ma no stia tranquilla…”.

Alla fine abbandona i figli e se ne va da sola.
Del resto doveva stare tranquilla.

Ma torno alla coppia Moretti/Buy.
A dieci anni dall’incidente, del ragazzo si sono perse le tracce, il padre è morto e Margherita Buy si trova da sola in questo attichetto con ben due terrazze, che decide di vendere, secondo me per via del bagno col finto mosaico.

Mentre porta a un centro di raccolta i vestiti e le scarpe del marito, magicamente incontra un uomo, diciamolo, un po’ invadente, che si scopre essere il novello suocero del figlio ubriacone e assassino. Accipicchia che coincidenza! È proprio vero che Roma è un paese!

L’uomo insiste per portare Margherita a fare una gita fuori porta.
Per un attimo penso ad un maldestro tentativo di seduzione in un bed&breakfast nei dintorni di Bracciano, (dico Bracciano perché due tizie davanti a noi, che non hanno mai smesso di parlare, hanno identificato con certezza assoluta la zona), poi però intuisco subito che ha qualcosa a che fare con il ragazzo.

L’incontro però non va come sperato, la riconciliazione sembra impossibile perché al figlio, uscito dal gabbio e diventato apicoltore, glie rode ancora.
Cioè, non è che glie rode perché ha distrutto la vita di una persona, commettendo un omicidio in stato di ebbrezza ma perché i genitori avevano aspettative troppe alte per lui.
Altro che aspettative... Ti dovevano crescere a legnate, ragazzo mio,

Margherita Buy però capisce che comprandosi finalmente un vestito a fiori può risolvere tutto, la sua vita, il rapporto con il figlio e forse anche le guerre e il problema della fame del mondo.

E sconvolgentemente è proprio così, ha ragione lei.
Appena il figlio la vede con questo costoso abito di boutique dalla fantasia primaverile, le fa un sorriso, come a dire: "Ohhh finalmente… Prima ti vestivi come una suora laica in missione in Kazakistan… Ora possiamo fare pace!". Inoltre il giovine sembra essersi ravveduto perché invia vasetti di miele al marito della donna che ha falciato proprio sotto il condominio di Prati.
Del resto mi sembra più che equo questo scambio.
Preciso, in quest'epoca di grandi misunderstanding, che sto facendo dell'ironia.
Oltretutto magari si trattava di un comunissimo Millefiori.

Riassumo:

Scamarcio e la moglie, una vita distrutta.

Moretti/Buy, una vita distrutta.

La coppia Rochwacher/Giannini, una vita distrutta.

A chiudere la vicenda di questo sfigatissimo condominio di Prati, un corteo di gente che balla il tango per strada.
Sì, il film finisce così, musica e ballo.
Eh lo so, mi dispiace, questo spoiler è un colpo basso.

Ora io comprendo che, così come non possiamo più pretendere che Carlo Verdone faccia ancora Borotalco, non possiamo nemmeno pretendere che Nanni Moretti faccia cose e veda gente, che prepari gli studenti per la maturità o che stia ancora in mutande dietro un maxi bicchiere di Nutella.
O a parlare in maniera sublime della struttura dei dolci, di come mangiarli, di come non si scava il tunnel nel mont-blanc… Grandi verità, indimenticabili.

Però ecco io auspicherei almeno l’ardire e l'ardore di una sceneggiatura originale, al posto del best seller israeliano.

Comunque bello il condominio di tre piani a Prati.

 

Abbinamento con una serie Tv Succession, di cui al momento sono uscite tre stagioni. Le avvincenti avventure della famiglia di Logan Roy,  magnate dell'alta finanza, dei media e dell'informazione. Spietato, ironico, drammatico, insomma come dire che è sempre più frequente trovare qualcosa di meglio nel mondo dei serial invece che al cinema.

domenica 16 gennaio 2022

Matrix Resurrection

  • 9 gennaio 2022, Cinema Uci Porta di Roma, spettacolo delle 18.15, però inizia dopo circa venti minuti di esasperante pubblicità.
  • Sala Imax, in fondo a sinistra

 

OK, Matrix Resurrection. E iniziamo bene questo 2022, cazzo!

Scegliere di vederlo in una sala Imax, vuol dire non solo che si vede bene, ma che si vede bene bene bene e si sente anche meglio.
Per soli 2 euro e 50 in più si è di fronte a un vero spettacolo e alla certezza che il cinema come luogo fisico abbia ancora qualcosa da offrire.

Come scrivevo in una recensione misteriosamente scomparsa del primo episodio, Matrix è il film perfetto e hanno dovuto concepire ben due sequel per rovinarlo.
Arriva però un nuovo capitolo che si spinge ancora più in là nel cercare di solleticare la coscienza, per chi la percepisce ancora.

Neo (che tragedia gli anni che passano) è un creatore di videogames, sotto psicofarmaci, semi imbalsamato e con lo sguardo assente, insomma sta una merda.
Ha inventato Matrix, un gioco pazzesco e amato da tuti. Si capisce che la trilogia del gioco è praticamente la trilogia dei film.

Lì per lì resto un po' male... Ma come?
Me la vogliono buttare sul videogame, con un Neo dalle pupille vitree? E invece no, i minuti passano in una sequela di ironia, di citazioni, di denuncia sociale, di grande presa per il culo. Il tutto è sovrastato da i soliti combattimenti e scariche di proiettili eppure questa volta Miss Wachowsky si spinge abbastanza in là nel mostrare la sua teoria sull'universo in cui viviamo e su come stiamo messi (male).
Dico subito che ci sono alcuni punti oscuri... Primo su tutti, perché Neo è di nuovo nella sua capsula, intubato e parassitato dalla matrix?
Avevo il progetto di riguardarmi i due sequel ma dopo dieci minuti mi sono addormentata in preda alla noia, quindi tant'è, decido che la Resurrection deve stare in piedi da sola con le sue gambe e, dai sì, ci riesce!

La domanda che mi hano fatto in molti è: "Ma vale la pena andarlo a vedere?".

La mia risposta è sì, senza dubbio.
E si potrà scegliere se guardare un film di fantascienza, realizzato con profusione di mezzi o se vedere la metafora delle nostre vite allo sbaraglio.
Sicuramente non si uscirà dalla sala con una necessità di cambiare qualcosa di sé ma, dio santissimo, quando mai un film ha cambiato qualcosa nelle nostre vite?

Ci sono comunque un sacco di momenti gustosi, il gatto deja-vu, gli esseri umani proiettili, l'amore che vince sull'oblio, i vestiti stupendamente sgargianti del "nuovo" Morpheus e i deliziosi programmi senzienti. Nel panorama di consueta nullità, anche solo questo vale la visione, quindi fare voi!

Abbinamento con un bel vivaio in via Topino, dove spesso la domenica organizzano anche un mercatino sfiziosissimo: Bambusa Garden, appunto in Via Topino, 13/A, tel. 068554955. Fateci un salto, anche solo per rinfrascare lo spirito!

PS Ho trovato la recensione perduta di Matrix e quindi la includo qui a futura memoria.

Matrix è un capolavoro e come tale va visto più volte, comunque a scadenze regolari.
Cinematograficamente è uno spartiacque così come per la musica fu "Video killed the radio stars", che ci traghettò senza che nemmeno ce ne rendessimo conto negli anni Ottanta.
Ma la grandezza di Matrix non è solo cinematografica bensì nella sua visione sociologica, di inquietante sovrapponibilità a quella attuale. Il tutto con una costruzione concentrica, come di gironi infernali, che ne consentono diverse leggibilità a seconda di quanto si voglia vedere o capire.
In matrix non ci sono sbavature, il prodotto è talmente perfetto che hanno dovuto concepire ben due orribili sequel per cercare di offuscare il valore di quest'opera.
E purtroppo ci sono riusciti, perché per la maggioranza è difficilmente scindere l'uno dagli altri.

Ma noi stasera ci accontentiamo del primo e unico Matrix, ci nutriamo dalla fonte e non da chi ha vinto l'appalto per l'imbottigliamento delle acque, beviamo dalla sorgente avidamente, il film l'abbiamo visto svariate volte ma stasera non ci lasciamo sfuggire una battuta e ogni cosa sembra diversa, come se finalmente avesse fatto effetto la pillola del colore giusto.
E quante belle situazioni, quante verità... come quando, buttato lì nel dialogo, Morpheus spiega a Neo che alcuni sono talmente legati a Matrix che anche sapendo cosa è realmente si batterebbero per difenderla.
E quale interessante spunto il fatto che, se sei schiavo di qualcuno o di qualcosa senza saperlo, non ci pensi nemmeno a ribellarti.
E poi l'oracolo che ti dice solo ed esclusivamente quello che ti vuoi sentire dire, perché sei solo tu che puoi trovare in te stesso la verità e la volontà, perché "l'importante non è conoscere il sentiero giusto, l'importante è percorrerlo".
Piccole grandi squisitezze disseminate qua e là come se già non fosse abbastanza epocale l'impresa di rinnovare l'immaginario cinematografico attraverso un'iconografia destinata a sostituirsi per sempre a quella passata e, per il momento, a quella futura.
Di fronte a ciò non importa se Keanu Reeves è sempre un po' smorto o sottotono rispetto al cinico gay di "My own private Idaho" (che mi rifiuto di chiamare con l'orribile titolo italiano di Belli e Dannati), se Carrie-Ann Moss è pure lei un po' freddina, quando del resto c'è Lawrence Fishburne a compensare il tutto.
Insomma a 8 anni dalla sua uscita Matrix rimane un caposaldo della fantascienza e del cinema e non ci si crede che sia nato dalla mente dei frateli Wachowski. Voglio dire... Sono gli stessi Bound, torbido inganno, un filmaccio che ha l'unico pregio di avere come protagonista Gina Gershon.
Ma come è possibile?
L'unica spiegazione è quella di un'illuminazione divina, che tre l'altro, tristemente, non si è più ripetuta...


giovedì 30 dicembre 2021

Don't look up

 


Il 1998 ci offrì, cinematograficamente parlando, Deep impact e Armageddon. Entrambi parlavano di un meterorite che avrebbe provocato la distruzione della nostra casa, la Terra.

Deep impact finiva male mentre Armageddon finiva bene, seppur con il sacrificio di un Bruce Willis, che, ahimè, già allora si avviava ad una decadenza fisica oltre che attoriale.
Nel 2011 ci aveva riprovato addirittura Lars Von Trier con Melancholia.
Siamo nel 2021 e Don't look up ripropone la stessa storia.
Io vi ricorderei che nel 1975 andò in onda I sopravvissuti e circa 45 anni più tardi è arrivato il Covid, non insisterei troppo su questi argomenti, che già prima o poi ci toccheranno gli zombie.

La trama che segue è presto detta e contiene spoiler!
Jennifer Lawrence, con una la frangetta à la fantastico mondo di Amelie, scopre una cometa.
L'entusiasmo della scoperta è raggelato quando il suo professore, Leonardo Di Caprio, imbolsito, gommoso e con le borse sotto gli occhi, scopre che la cometa si schianterà sulla Terra.
I tentativi di avvertire le autorità e di collaborare per una possibile soluzione della catastrofe saranno vani.

La prima di una lunga serie di pecche di questo film potrei dire che è il marchio Netflix che appare all'apertura ma non voglio entrare in polemica, contenti voi di produzioni insulse come Emily in Paris, contenti tutti!
I personaggi sembrano capitati lì per caso, che pensi alla distruzione del pianeta come ad un salutare cambio d'aria, come quando in casa c'è odore di chiuso.
Penalizzato da un doppiaggio da pena capitale ma anche dal parrucchino col ricciolo sempre scomposto sulla fronte dell'insipido protagonista, la storia balzella qua e là tra accenni grotteschi e discussioni urlate.

Il professor Di Caprio e la dottoranda Lawrence, entrambi dipendenti dallo Xanax (e questi dovrebbero essere i nostri eroi), non riescono in nessun modo a trasmettere il messaggio dell'imminente sciagura. Chiusi come sono, nel loro mondo di dati, formule e calcoli, fanno due palle così a chiunque rivolgano la parola. Lei poi si produce in uscite da pesciarola in cui sbraita "moriremo tutti" e tutti ridono.
Che poi dico.... Non è che non abbia ragione, in effetti moriremo tutti e varrebbe anche la pena farsene una ragione.


Il presidente degli Stati Uniti è Meryl Streep che però l'hanno conciata come Anastacia, all'apice del suo  successo. Il suo personaggio è abbastanza sgradevole come tutti quelli che nel film ricoprono ruoli di una qualche importanza o potere.
Ma questo lo sappiamo già, o no? Cioè pur nella totale inconsapevolezza in cui viviamo, la percezione di essere in mano a dei deficienti, ce l'abbiamo un po' tutti, mi pare.
Insomma i grandi potenti della Terra prima minimizzano, poi tentano di sfruttare la vicenda a fini propagandistici ed economici. Ma ormai il danno è fatto, la cometa arriva a distruggere tutto.
Il gotha dei ricchi però si è messo in salvo su un'astronave che li porterà, alcuni migliaia di anni dopo, su un pianeta dove probabilmente faranno tutti una brutta fine.
Incredibile la partecipazione di Timothée Chalamet che ormai sembra che non si possa più produrre un film se non c'è lui, con quei cazzo di capelli sempre scompigliati.

Ma qual è la particolarità di Don't look up? Perché, nonostante sia un film davvero modesto, sta facendo parlare tanto di sé?

È molto semplice...
L'essere umano è per lo più è guidato da due stati emotivi, avidità e indignazione.
L'avidità non ve la devo spiegare io vero?
È quella spinta a desiderare sempre di più, ad accumulare senza fine, cose, oggetti, proprietà, soldi...
Insomma un attaccamento insano a tutte quelle cose che  essendo all'esterno e non potranno mai riempire il vuoto che c'è all'interno.

Sull'indignazione vi chiedo un piccolo esercizio di immedesimazione, ben più semplice di quello che vi chiesi qui!
Immaginatevi alla guida della vostra macchina...
C'è una macchina in doppia fila che vi impedisce di passare per la strada, che è un po' stretta.
Riesaminate velocemente la fila di santi in colonna con anche la madonna, a cui vi appellate, nel totale odio e disprezzo di quell'incivile che ha bloccato la strada.
Proseguiamo.
Dovete rientrare a casa e davanti al vostro passo carrabile c'è l'inevitabile utilitaria parcheggiata di sbieco, con le luci di emergenza accese.
Non vi soprende come vi tornano alla mente quei vostri amici veneti e toscani, che hanno saputo fare un'arte della bestemmia articolata, tanto che quasi quasi sarebbe da organizzarci un festival, che te saluto San Remo? Incredibile, vero?
Bene, andiamo avanti!
Vi tagliano la strada.
Malimortacci de sto pezzo demmerda che m'ha tagliato la strada! Ma guarda te la gente è pazza, stava pure a guarda' il cellulare! Sto stronzo, sto fijo de na mignotta!
Suonate anche il clacson, per sottolineare il vostro scontento, PEEE, PEEEEEEEEEEEE, PEEEEEEEEEEEEEEEE!
Se devono affaccià tutti!
Appena lo stronzo solleva gli occhi dal cellulare, che gli era arrivato un cuoricino, fategli anche un segno con la mano.
Può essere la classica mano a paletta a indicare un mavvaffanculo, te e tutta la famiglia tua, ma anche  le vecchie corna restano un grande classico, insomma scegliete voi.
È arrivato il momento di concludere l'esercizio, come vi sentite, qual è il vostro stato d'animo?
La sentite tutta quella indignazione che vi fa dire "In questa città non ci si può più vivere!"?

Bene, eccoci arrivati alla fine!
State andando in ufficio, ovviamente lamentandovi per il traffico che state alimentando, voi come gli altri, e dovete fermarvi un secondo a comprare il giornale, prendere un caffè al volo, insomma anche qui potete scegliere.
Ahò, è tardi, il parcheggio non c'è, mi metto un attimo in seconda fila, ma un attimo solo... Che sarà mai!
Percepite tutta quell'autoindulgenza che vi da l'immunità, manco foste un parlamentare.
Godetevi il vostro caffè, leggete pure una pagina del giornale.
Tornate alla macchina e quando trovate il poveretto inferocito, al quale avete bloccato il parcheggio, trattatelo anche male, perché si permette di dirvi che non si dovrebbe parcheggiare in doppia fila.
Ahò che rompicazzo questo... Un attimo! è un attimo! Certo che la gente non sta bene! Maccheppalle!
Ovviamente permanete nello stato di dissociazione in cui, quando sono gli altri, sono mortacciloro e quando siete voi, sono sempre mortacciloro.
Ora che avete fatto l'esercizio ripensate a sta rottura di palle di don't look uo, che per oltre due ore ripropone le stesse macchiette e vi mostra un'umanità di cui è molto piacevole pensare che non siate parte.
Poi accendete il condizionatore, usate la mcchina per fare cento metri, cambiate cellulare a ogni piè sospinto, incazzatevi se non c'è campo ma incazzatevi pure se vi mettono una nuova antenna sulla testa, insomma indignatevi per qualunque cosa ma non mantenete coscienza del fatto che siete parte del problema.
Ma mi raccomando, qualunque sia il vostro punto di vista, esprimetelo da dietro uno schermo e dal vostro divano.
Ecco questo è Don't look up e, se vi ha turbato, è questo il motivo, non la cometa che si schianta o l'ottosusità della gente ma il fatto che sotto sotto siete consapevoli di essere incapaci di rinunciare alla seppur minima comodità.
La cometa da mo' che s'è schiantata, ragazzi!

 Per Don't look up (ma anche per mancanza di idee) inauguro una nuovo abbinamento, ovvero "Non degno di abbinamento"!



martedì 14 dicembre 2021

Eternals

  • Domenica 14 novembre 2021
  • Cinema Odeon, sala 3, in ultima fila, spettacolo delle 16

 

 

I film della Marvel sono un cumulo di effetti speciali e di scene di combattimento, Eternals però ha un grande pregio, inizia con Time dei Pink Floyd e io mi sento a casa.


Ci sono questi "eterni" che sono stati mandati sulla terra svariati migliaia di anni fa per combattere dei mostri che sono un mix tra Alien, Predator e i draghi di Game of Thrones.
I produttori quando hanno visto che i mostri ricordavano i draghi hanno deciso di scritturare Kit Harington e Richard Madden, per fare pendant.


Kit Harington lo amano tutti alla follia (in questo "tutti" sono inclusi proprio tutti, uomini, donne e quella sigla lunghissima di transgeneri, indecisi e quant'altro, che sentono il profondo bisogno di identificarsi attraverso i loro gusti sessuali), tutto ciò per dire che secondo me è un ragazzo normalissimo, caruccetto, che se però gli togli la barbetta fashion e il capello un po' lungo, lo confondi con altri cento.
Diciamola tutta questa moda della barbetta è andata oltre e, fatevene una ragione, non basta una barba a rendere un uomo fico, se fico non è.


Discorso diverso per Richard Madden che è veramente un bel vedere.


 

Comunque sia...
Io quello che ho trovato davvero affascinante è la nuova cosmogonia scritta dalla Marvel.
Un po' come prendere la storia dell'universo e dare la propria versione dei fatti, per poi scoprire che quello che credevi essere giusto potrebbe essere sbagliato e dopo cambiare ancora idea.
 

In effetti la visione di Eternals ti lascia un po' in sospeso su cosa sia giusto o sbagliato, su chi siano i buoni e chi siano i cattivi o se in effetti si possa mettere la cosa in questi termini quando si parla di massimi sistemi.

Quello che è certo è che dietro alle scene magnifiche e roboanti la storia non lascia delusi, sebbene il film finisca tronco e monco e rimandi ad un secondo episodio al quale probabilmente ne seguiranno molti altri.

Di base c'è un "dio" che crea pianeti come incubatori di altri dii. Quando un nuovo dio nasce, al pari di un pulcino che sbrega il guscio dell'uovo di gallina, sfonda il pianeta, in questo caso, la nostra madre terra. E gli Eternals dopo tanti millenni si sono affezionati a questi esseri inconsapevoli che siamo noi, non gli sembra troppo giusto farci fare questa finaccia. Eppure questo nuovo dio poi creerebbe migliaia di nuovi mondi... Insomma piuttosto confusi sul da farsi danno inizio ad una lotta intestina in cui il sospetto, il tradimento e l'omicidio si snoccioleranno con grande disinvoltura.
Scopriranno cose sulla loro origine e natura che rimetteranno in discussione ogni loro azione...

Essendo passato quasi un mese dalla visione, devo dire che i personaggi già non me li ricordo più troppo bene ma certamente avevano fatto una scelta multietnica molto specifica, come dettato dalle linee guida della fantascienza inclusiva dello Star Trek originario.

Leggermente troppo lungo, nella durata ormai prediletta da tante produzioni, delle due ore e quaranta, la visione, passate le due ore, fa nascere una serie di dubbi atavici quali "finirà mai?", "se il film dura in eterno, forse anch'io sono diventata un'eternal?", "quando uscirò dal cinema c'è la possibilità che ci siano dei mostri?", "che mi posso mangiare stasera?". A quest'ultima domanda la risposta è eternamente PIZZA.

Poi Eternals finisce, però essendo un film della Marvel bisogna rimanere. Alcuni ancora non l'hanno capito, si alzano e se ne vanno, invece no, bisogna restare perché dopo dieci minuti di titoli di coda, eternals anch'essi, c'è la scena che anticipa il seguito.

Ovviamente il secondo episodio non me lo perderò, nella speranza che sia magnifico come lo fu il seguito de "I guardiani della galassia", che ancora non ho deciso se sia stato più bello il primo o il secondo.

Dunque Eternals consigliato a tutti gli amanti della fantascienza e della Marvel ma niente bambini troppo piccoli, diciamo dagli 11 anni in poi.


Abbinamento mangereccio con Flower burger, hamburgeria vegana in via Alessandria, 21 (ma anche in via dei Gracchi, 87). Non pensate a panini stantii e insapori perché troverete colori e sapori fantastici, che non vi faranno rimpiangere la carne!


 

 

sabato 16 ottobre 2021

007 No time to die


ATTENZIONE SPOILER

SE NON HAI VISTO IL FILM,
EVITA DI LEGGERE,
PERCHE' RACCONTO
COME FINISCE!


IL CINEFILANTE NON E' RESPONSABILE
PER GLI ATTI DI MASOCHISMO
DEI SUOI LETTORI


  • Cinema Odeon di Piazza Jacini, Sala 1
    Domenica 10 ottobre 2021, spettacolo delle 19
  • Biglietti acquistati on-line "che costano di meno" invece costano uguale!


In quella che sembra essere la prima giornata di questo inverno siamo qui riuniti per salutare Daniel Craig, perché sì, James Bond tornerà ma non sarà più lui ad impersonarlo...

La grande novità di questo episodio della saga è che Bond, James Bond è immune alle bombe.
Gli scoppiano in faccia le granate e lui si scansa la polvere dal bavero della giacca, pronto per entrar a far parte degli Avengers.

Scopriamo anche che Bond, James Bond è un malfidato e ha sfanculato la giovane fidanzata francese perché pensava gli stesse mentendo.
Col cuore spezzato quindi è andato in pensione, realizzando il sogno di tutti coloro che vivono in paesi dove il cielo è perlopiù sempre grigio, andare a vivere ai Caraibi, dove la temperatura è accettabile e l'erba è sempre disponibile.
Ma niente, dicono che nessuno è insostituibile invece a lui non lo riescono a sostituire.
Quindi eddai, e su e torna, se non ci pensi tu il mondo è in pericolo, e su, e dai, che ti costa!


Che ti costa? E' evidente che Bond si è sfracellato gli zebedei (aveva appena visto Dune, extended version, director's cut, con uno speciale inedito sui martellatori di 50 minuti e un docufilm sulle variabili della capigliatura di Timothée Chalamet)!
Dicevamo... Zebedei sfracellati, tra l'altro cosa realmente avvenuta in Casino Royale, quindi per lui va bene tutto, purché lo lascino in pace ai Caraibi.
Va bene tutto, va anche bene che il prossimo 007 sia una donna, va anche bene che il prossimo 007 sia di colore ma non potete capire come ci resta di stucco quando scopre che, invece di passare lo scettro a Idris Elba, si trova di fronte a una 007 donna, di colore che fa pure la stronza.
Cioè hai capito? A lui lo richiamano dalla pensione perché è l'unico che può salvare il mondo e lei si mette in competizione!
Vabbè ovviamente dopo qualche scaramuccia, riconosceranno il valore reciproco, in nome di rispetto, onore e ci mancava solo boia chi molla, è il grido di battaglia!
Va bene... James va a Cuba, dove si trova in una situazione tipo la festa di Eyes Wide Shut, si salva grazie all'aiuto di un graziosa agentessa, con un vestito dotato dello stesso dispositivo di quello di Kylie Minogue in Can't get you out of my head.


Ricordo un amico che diceva: "Lo so che è un video ma non posso fare a meno di guardarlo ogni volta sperando che possa fuoriuscirne qualcosa...".
E invece no, cari miei, non fuoriesce nulla nemmeno qui, nonostante acrobazie che manco il Cirque du Soleil.

Più o meno a questo punto del film ci guardiamo e il commento all'unanimità è "Non è che ci si capisce molto... Però è bello!".
Ad aggiungere altri interrogativi arriva anche Christopher Walz in versione Hannibal Lecter.
Poi scopriamo il cattivo di turno, un Freddie Mercury butterato che vuole sterminare il mondo con qualcosa di molto simile al vaccino del Coronavirus. Solo che lui ha perfezionato la cosa e invece di metterci lo stesso microchip di Alexa, l'ha tipo "tailored" e ti fa un su misura, che ti uccide solo se riconosce il tuo DNA.

Nel frattempo James ha ritrovato la ragazza, ha capito che ha fatto male a non fidarsi e qui c'è il primo scoop della summa di tuti gli zerozerosetti mai esistiti nella mente di Ian Fleming e di Phoebe Waller-Bridge... Pronti?
Bond ha una figlioletta con i suoi stessi occhi azzurri e marò, come ci rimane!

Ma Bond nonostante l'abilità di essere immune alle bombe e di essere l'unico a poter salvare il mondo, è gravato da una tara degna di una tragedia greca: è sfigato.
Quindi come avevo esattamente previsto, non appena viene descritta l'arma batteriologica messa a punto da Freddie Mercury, viene contaminato con un preparato contenente il DNA della ragazza e della figlia.
Dunque decide di perire sotto le bombe che distruggono la base di Freddie Mercury.

Adieu Daniel Craig, adieu manovale romeno del mio cuor!
Si sapeva che sarebbe stato un addio ma limortacci sua e de tra quarti della palazzina sua, non che sarebbe stato un addio così definitivo.

Oddio a pensarci bene, in effetti lui è immune alle bombe, potrebbe essere stata tutta una messa in scena per sfuggire alle sue responsabilità e tornarsene ai Caraibi in santa pace.

Oddio a pensarci bene ancora non ho capito quale sia stato l'apporto creativo di Phoebe Waller-Bridge...
La immagino seduta al tavolo delle riunioni che propone situazioni assurde  e gli altri sceneggiatori che la guardano con suffciienza, perché è stata messa lì solo come quota rosa.

Oddio a pensarci bene... No time to die, un cazzo!

Abbinamento con un posto di cui ho solo sentito parlare ma dalle immagini sembra molto bello, molto Bond. Ozio in via Orazio. Ti ho accontentato Lampur! Vai e dammi conferma!



mercoledì 6 ottobre 2021

Dune

  • Sabato 2 ottobre 2021, Cinema Odeon di Piazza Iacini Spettacolo delle 18.30

  • Sala 5, piccola e con schermo troppo in alto per una piacevole visione

L'immaginario visivo di Denis Villeneuve è potente, onirico e spettacolare, non gli si può veramente obiettare nulla se non un certo compiacimento nell'insistere su scene molto belle, vere e proprie opere d'arte. Però alla sedicesima ripresa dall'alto del deserto che sembra riprodurre ammalianti quadri astratti, si aziona quello stesso martellatore, usato per richiamare il verme della sabbia, solo che viene azionato, l'avrete capito anche voi, non sul suolo di Arrakis bensì sui cojoni dello spettatore.

Poi c'è tanto fumo, fumo ovunque. Bello sì, ma anche qui, dopo un po', ecco entrare in azione il martellatore. Il tempo passa e scoccate le due ore e dieci io comincio, come sempre, a vagare con la mente...

Forse sono morta e la mia condanna e restare in questa sala per sempre, con un film a base di deserto e fumo. Mi rivolgo al mio accompagnatore che, già dopo pochi minuti ha manifestato un certo disagio, percependo la presenza di un martellatore, posizionato al centimetro.

"Finirà mai?" chiedo, "Speriamo...", la risposta.
Segno che anche lui si trova in un girone infernale dal quale non è dato sapere se usciremo a riveder le stelle.
Una delle caratteristiche di Dune libro è una tale complessità da rendere necessaria uno spiegone all'inizio di Dune film. C'era nel Dune lynchiano e c'è pure qui. Si fa fatica a raccapezzarsi tra i nomi di personaggi e pianeti, una fatica molto simile a quella che si fa vedendo il primo episodio di Game of throne, in cui ti trovi centomila personaggi diversi con i nomi più assurdi, che pensi che non te li ricorderai mai. Poi vedi Jason Momoa e tutto torna.

Insomma Dune ti accoglie così.... Raccontandoti chi sono gli Atreides, gli Arkonnen, Arrakis, la spezia (che diciamolo... non è facile "comprendere" la spezia).
Un giro di parole per dire "Io sono Dune e sarò il tuo martellatore". Poi c'è Timothée Chalamet, per quanto non ispiri nessuna simpatia è decisamente bravo, e il ruolo di Paul Atreides gli calza a pennello molto poù che a Kyle MacLachlan.
Il ruolo di Paul... Anno 10981 o giù di lì ed esiste ancora il nome Paul e pure Jessica, come in Viaggi di Nozze di Verdone.
Armi capacidi frantumare un pianeta ma alla fine si combatte con spade e pugnali, come nel medio evo.
Ma insomma non vorrei che si pensasse che io stia parlando male di Dune, perché non è così, no.
Dune ti prende, ti martella col martellatore però è bello.
Esci dopo due e ore e quaranta che hai bisogno di una fisioterapia riabilitativa.
"Ti va se per arrivare alla macchina facciamo il giro lungo? Ho bisogno di riattivare la circolazione?". Ma non puoi fare a meno di ammettere che lo spettacolo è stato bello, pure se è finito che deve ancora iniziare.

Più che un film di fantascienza è un trattato di politica, che potrebbe svolgersi in un qualsiasi presente dove ci sono interessi commerciali. Con la differenza che a livello politico non esiste nessuno che si sacrifica per un bene più grande.

Meravigliose le architetture, le progettazioni delle navi spaziali e dei velivoli, spettacolare il verme della sabbia e i costumi... I costumi per me sono da Oscar, straordinari e inquietanti.

Mi risparmio il pippone sul non Dune di Jodorowsky, la serie televisiva con William Hurt e la versione lynchiana (di cui per altro rimpiango uno Sting nel fiore degli anni).
Concludo consigliando questo Dune agli appassionati di science-fiction, a chi ha letto il libro, a chi vuole passare due ore e quaranta con un martellatore e a chiunque piaccia del buon cinema!

Abbinamento con una serie televisiva, con grandi ambizioni, uscita da poco "Fondazione" dal ciclo di romanzi di Asimov. Stessa situazione di Dune... letti i libri ma ricordo zero! La sto comunque guardando con piacere e stranamente, per il momento, non è presente il martellatore!