sabato 16 ottobre 2021

007 No time to die


ATTENZIONE SPOILER

SE NON HAI VISTO IL FILM,
EVITA DI LEGGERE,
PERCHE' RACCONTO
COME FINISCE!


IL CINEFILANTE NON E' RESPONSABILE
PER GLI ATTI DI MASOCHISMO
DEI SUOI LETTORI


  • Cinema Odeon di Piazza Jacini, Sala 1
    Domenica 10 ottobre 2021, spettacolo delle 19
  • Biglietti acquistati on-line "che costano di meno" invece costano uguale!


In quella che sembra essere la prima giornata di questo inverno siamo qui riuniti per salutare Daniel Craig, perché sì, James Bond tornerà ma non sarà più lui ad impersonarlo...

La grande novità di questo episodio della saga è che Bond, James Bond è immune alle bombe.
Gli scoppiano in faccia le granate e lui si scansa la polvere dal bavero della giacca, pronto per entrar a far parte degli Avengers.

Scopriamo anche che Bond, James Bond è un malfidato e ha sfanculato la giovane fidanzata francese perché pensava gli stesse mentendo.
Col cuore spezzato quindi è andato in pensione, realizzando il sogno di tutti coloro che vivono in paesi dove il cielo è perlopiù sempre grigio, andare a vivere ai Caraibi, dove la temperatura è accettabile e l'erba è sempre disponibile.
Ma niente, dicono che nessuno è insostituibile invece a lui non lo riescono a sostituire.
Quindi eddai, e su e torna, se non ci pensi tu il mondo è in pericolo, e su, e dai, che ti costa!


Che ti costa? E' evidente che Bond si è sfracellato gli zebedei (aveva appena visto Dune, extended version, director's cut, con uno speciale inedito sui martellatori di 50 minuti e un docufilm sulle variabili della capigliatura di Timothée Chalamet)!
Dicevamo... Zebedei sfracellati, tra l'altro cosa realmente avvenuta in Casino Royale, quindi per lui va bene tutto, purché lo lascino in pace ai Caraibi.
Va bene tutto, va anche bene che il prossimo 007 sia una donna, va anche bene che il prossimo 007 sia di colore ma non potete capire come ci resta di stucco quando scopre che, invece di passare lo scettro a Idris Elba, si trova di fronte a una 007 donna, di colore che fa pure la stronza.
Cioè hai capito? A lui lo richiamano dalla pensione perché è l'unico che può salvare il mondo e lei si mette in competizione!
Vabbè ovviamente dopo qualche scaramuccia, riconosceranno il valore reciproco, in nome di rispetto, onore e ci mancava solo boia chi molla, è il grido di battaglia!
Va bene... James va a Cuba, dove si trova in una situazione tipo la festa di Eyes Wide Shut, si salva grazie all'aiuto di un graziosa agentessa, con un vestito dotato dello stesso dispositivo di quello di Kylie Minogue in Can't get you out of my head.


Ricordo un amico che diceva: "Lo so che è un video ma non posso fare a meno di guardarlo ogni volta sperando che possa fuoriuscirne qualcosa...".
E invece no, cari miei, non fuoriesce nulla nemmeno qui, nonostante acrobazie che manco il Cirque du Soleil.

Più o meno a questo punto del film ci guardiamo e il commento all'unanimità è "Non è che ci si capisce molto... Però è bello!".
Ad aggiungere altri interrogativi arriva anche Christopher Walz in versione Hannibal Lecter.
Poi scopriamo il cattivo di turno, un Freddie Mercury butterato che vuole sterminare il mondo con qualcosa di molto simile al vaccino del Coronavirus. Solo che lui ha perfezionato la cosa e invece di metterci lo stesso microchip di Alexa, l'ha tipo "tailored" e ti fa un su misura, che ti uccide solo se riconosce il tuo DNA.

Nel frattempo James ha ritrovato la ragazza, ha capito che ha fatto male a non fidarsi e qui c'è il primo scoop della summa di tuti gli zerozerosetti mai esistiti nella mente di Ian Fleming e di Phoebe Waller-Bridge... Pronti?
Bond ha una figlioletta con i suoi stessi occhi azzurri e marò, come ci rimane!

Ma Bond nonostante l'abilità di essere immune alle bombe e di essere l'unico a poter salvare il mondo, è gravato da una tara degna di una tragedia greca: è sfigato.
Quindi come avevo esattamente previsto, non appena viene descritta l'arma batteriologica messa a punto da Freddie Mercury, viene contaminato con un preparato contenente il DNA della ragazza e della figlia.
Dunque decide di perire sotto le bombe che distruggono la base di Freddie Mercury.

Adieu Daniel Craig, adieu manovale romeno del mio cuor!
Si sapeva che sarebbe stato un addio ma limortacci sua e de tra quarti della palazzina sua, non che sarebbe stato un addio così definitivo.

Oddio a pensarci bene, in effetti lui è immune alle bombe, potrebbe essere stata tutta una messa in scena per sfuggire alle sue responsabilità e tornarsene ai Caraibi in santa pace.

Oddio a pensarci bene ancora non ho capito quale sia stato l'apporto creativo di Phoebe Waller-Bridge...
La immagino seduta al tavolo delle riunioni che propone situazioni assurde  e gli altri sceneggiatori che la guardano con suffciienza, perché è stata messa lì solo come quota rosa.

Oddio a pensarci bene... No time to die, un cazzo!

Abbinamento con un posto di cui ho solo sentito parlare ma dalle immagini sembra molto bello, molto Bond. Ozio in via Orazio. Ti ho accontentato Lampur! Vai e dammi conferma!



mercoledì 6 ottobre 2021

Dune

  • Sabato 2 ottobre 2021, Cinema Odeon di Piazza Iacini Spettacolo delle 18.30

  • Sala 5, piccola e con schermo troppo in alto per una piacevole visione

L'immaginario visivo di Denis Villeneuve è potente, onirico e spettacolare, non gli si può veramente obiettare nulla se non un certo compiacimento nell'insistere su scene molto belle, vere e proprie opere d'arte. Però alla sedicesima ripresa dall'alto del deserto che sembra riprodurre ammalianti quadri astratti, si aziona quello stesso martellatore, usato per richiamare il verme della sabbia, solo che viene azionato, l'avrete capito anche voi, non sul suolo di Arrakis bensì sui cojoni dello spettatore.

Poi c'è tanto fumo, fumo ovunque. Bello sì, ma anche qui, dopo un po', ecco entrare in azione il martellatore. Il tempo passa e scoccate le due ore e dieci io comincio, come sempre, a vagare con la mente...

Forse sono morta e la mia condanna e restare in questa sala per sempre, con un film a base di deserto e fumo. Mi rivolgo al mio accompagnatore che, già dopo pochi minuti ha manifestato un certo disagio, percependo la presenza di un martellatore, posizionato al centimetro.

"Finirà mai?" chiedo, "Speriamo...", la risposta.
Segno che anche lui si trova in un girone infernale dal quale non è dato sapere se usciremo a riveder le stelle.
Una delle caratteristiche di Dune libro è una tale complessità da rendere necessaria uno spiegone all'inizio di Dune film. C'era nel Dune lynchiano e c'è pure qui. Si fa fatica a raccapezzarsi tra i nomi di personaggi e pianeti, una fatica molto simile a quella che si fa vedendo il primo episodio di Game of throne, in cui ti trovi centomila personaggi diversi con i nomi più assurdi, che pensi che non te li ricorderai mai. Poi vedi Jason Momoa e tutto torna.

Insomma Dune ti accoglie così.... Raccontandoti chi sono gli Atreides, gli Arkonnen, Arrakis, la spezia (che diciamolo... non è facile "comprendere" la spezia).
Un giro di parole per dire "Io sono Dune e sarò il tuo martellatore". Poi c'è Timothée Chalamet, per quanto non ispiri nessuna simpatia è decisamente bravo, e il ruolo di Paul Atreides gli calza a pennello molto poù che a Kyle MacLachlan.
Il ruolo di Paul... Anno 10981 o giù di lì ed esiste ancora il nome Paul e pure Jessica, come in Viaggi di Nozze di Verdone.
Armi capacidi frantumare un pianeta ma alla fine si combatte con spade e pugnali, come nel medio evo.
Ma insomma non vorrei che si pensasse che io stia parlando male di Dune, perché non è così, no.
Dune ti prende, ti martella col martellatore però è bello.
Esci dopo due e ore e quaranta che hai bisogno di una fisioterapia riabilitativa.
"Ti va se per arrivare alla macchina facciamo il giro lungo? Ho bisogno di riattivare la circolazione?". Ma non puoi fare a meno di ammettere che lo spettacolo è stato bello, pure se è finito che deve ancora iniziare.

Più che un film di fantascienza è un trattato di politica, che potrebbe svolgersi in un qualsiasi presente dove ci sono interessi commerciali. Con la differenza che a livello politico non esiste nessuno che si sacrifica per un bene più grande.

Meravigliose le architetture, le progettazioni delle navi spaziali e dei velivoli, spettacolare il verme della sabbia e i costumi... I costumi per me sono da Oscar, straordinari e inquietanti.

Mi risparmio il pippone sul non Dune di Jodorowsky, la serie televisiva con William Hurt e la versione lynchiana (di cui per altro rimpiango uno Sting nel fiore degli anni).
Concludo consigliando questo Dune agli appassionati di science-fiction, a chi ha letto il libro, a chi vuole passare due ore e quaranta con un martellatore e a chiunque piaccia del buon cinema!

Abbinamento con una serie televisiva, con grandi ambizioni, uscita da poco "Fondazione" dal ciclo di romanzi di Asimov. Stessa situazione di Dune... letti i libri ma ricordo zero! La sto comunque guardando con piacere e stranamente, per il momento, non è presente il martellatore!

giovedì 16 settembre 2021

Serre-moi fort

Serre moi fort 15 settembre 2021, ore 21.00

Villa Medici per il Film Festival

È sempre un gran piacere andare a Villa Medici, un pezzetto di Francia a Roma.

L’ultima volta c’ero andata per un incontro col mio pasticcere feticcio, Pierre Hermè, e ancora ricordo l’estasi di quei cioccolatini generosamente offerti. Adoro Pierre.

Ieri invece l’occasione è l’ultimo film di di Mathieu Almaric.

Ovviamente acquisto i biglietti a scatola chiusa, anche perché ci sarà lui in persona a presentare la sua opera.

Ci vediamo a piazza di Spagna, che è già un bell’incontrarsi.

Ci vediamo nel senso di io e Alessandro, non io e Mathieu.

Mi dice: “Ho portato qualcosa da sgranocchiare durante il film”. Non ci penso più di tanto, di cosa si potrebbe trattare del resto? Un pacchetto di patatine? Forse un mix di frutta secca, insomma va bene, ok, whatever.

Saliamo la scalinata, che voglio dire, è sempre un bel salire. Prima della proiezione ci godiamo anche la mostra Toiletpaper & Martin Parr. Alcune cose decisamente interessanti, altre meno, però la cosa buona è che a meo di 24 ore dalla visione, mantengo il ricordo, come se avessero attecchito idee e colori. Poi comunque sempre bello, nei giardini della villa, di notte.

Prendiamo finalmente posto nella platea all’aperto e dopo i ringraziamenti a chiunque abbia mai calcato il suolo del pianeta terra, arriva Mathieu Almaric, emozionato come un bambino alla sua prima recita scolastica. Delizioso, da prenderlo e portarselo a casa, per una delicatezza nel porsi enell'esprimersi. Scende una pioggerella fina fina, un po’ indecisa sul da farsi e Mathieu poeticamente dice “In questo film ci sono tante lacrime… è naturale che sia arrivata un po’ di pioggia…”.

Il film è bello, non per tutti, molto onirico, vivo e sofferente, un film francese molto francese.
Per qualcuno questo è sinonimo di mazzate da baseball sur le cuilles mais pour moi ça veut dire l’art, la beauté. Ragazzi… a ognuno il suo.


La visione procede lentamente, ammaliante e quando ormai quasi non ci pensavo più, Alessandro tira fuori un pacchetto “Ho comprato queste arachidi al wasabi..”.
Lì per lì resto interdetta, al buio intravedo un colore indefinito, sembra blu come la pillola di Matrix ma poi realizzo che è verde. Bah, dai proviamo.
E niente… scatta la follia, la fantascienza si materializza a Villa Medici.
Scopro che le arachidi al wasabi sono una droga potentissima. Ne mangi una e, mentre stai ancora cercando di capire se ti piacciono o no, ti sale una botta al cervello che ti viene da urlare “Oddioooo, oddiooooo… è troppoooo! Aiutooooo! Basta, basta, basta…. Cazzoooooooo!”.
Non hai ancora finito di urlare mentalmente tutto ciò, che già hai riaffondato le ditine nel pacchetto. “Alessandro… Cazzo che botta! Mi è salita fino al cervello!”… 

“Pazzesche… mh… mh…” e ne prende un’altra manciata dal pacchetto… “Oddio…. Oddio…”

“Che c’è?” faccio io.

“Mi è salita la botta in testa pure a me!”

Cominciamo una sperimentazione e comprendiamo in due nanosecondi, anche se probabilmente è una sensazione di tempo accelerato causata dalla sostanza, che ogni quattro o cinque arachidi, ce n’è una micidiale, che ti fa uscire dal corpo, passando per il naso e la testa.
Continuiamo imperterriti a mandar giù i pregevoli stuzzichini.
Io “Certo che se offri queste ad un aperitivo, fai veramente un gran figurone…”.

Non so, dopo circa almeno trenta o quaranta arachidi al wasabi siamo completamente fatti ma appagati.
Nel frattempo la pioggia si è decisa e si organizza copiosa sopra le nostre teste.
A noi non ce ne frega niente perché siamo imbottiti, praicamente ripieni di arachidi al wasabi.

Alessandro tira fuori un altro pacchetto…
Una scatolina di Grezzo con delle praline pazzesche, una delizia solo per veri intenditori, per chi ha un palato raffinato, chi sa scegliere, chi sa godere della vita, insomma una cosa fatta apposta per noi.
Il sapore pieno del cioccolato crudo esplode in bocca, coccola il palato, si espande in onde di gusto concentriche che si moltiplicano in sublimi sensazioni.
Caso vuole, ma esiste il caso? Che l’ultima pralina sia al wasabi.
Alessandro commenta “È giusto… È come se così si chiudesse così un cerchio…”.

Sì, è vero, del film non è che sto parlando molto, lo so.
Il problema nasce dal non voler spoilerare e nel caso di Serre-moi fort, il rischio è fortissimo.
Sotto la pioggia ormai battente attendiamo il finale.
Commentiamo che il film è molto bello, poi commentiamo pure noi stessi.
“Solo noi potevamo restare sotto la pioggia (io sembravo appena uscita dalla doccia)….”.
“Ma come è stata interessante la mostra…”,
“Ma che bello venire di sera a Villa Medici…”,
“Che serata magnifica, da ricordare!”.

Tornando a casa separatamente, ci messaggiamo su whatsapp “Ripetiamo presto!”.
Sì, rispondo io, con una vena di malinconia, "Ma sarà veramente difficile trovare qualcosa che possa superare le arachidi al wasabi…"

 

Con cosa abbino? Indovinate un po'? andate tutti a comprarvi le arachidi al wasabi!

martedì 8 settembre 2020

Sto pensando di finirla qui

Sabato 5 settembre 2020, mezzanotte circa

Sul divano di casa, in montagna, con 18 coperte


Aspettavo da mesi il film di Charlie Kaufman.

E' andata così, era circa mezzanotte e avevo già visto due episodi di Lucifer, che vi devo dire, la serie non è nulla di che ma lui è irresistibile e quindi me la vedo lo stesso.

Dicevo, è circa mezzanotte e io sono armata solo della mia caparbietà. 

Dopo circa mezz'ora però, il parlare continuo dei due protagonisti, in macchina, sortisce un effetto collaterale inevitabile, mi si cominciano a chiudere gli occhi.

Sono consapevole che se interrompo la visione ora non la riprenderò mai più...
Quindi chiudo l'occhio sinistro, cercando di tenere aperto quello destro. Dopo un po' si chiude anche il destro ma io prontamente apro il sinistro che nel frattempo si è riposato.
Mentre faccio questo giochetto oculare comincio a pensare che tutto ciò che vedo sia frutto di un mix di sonno, immaginazione e stanchezza. 

Comincia il delirio.
Oh ma che cazzo, il maglione di lei era di un dicolore diverso...
Oppure, ma il padre non era più giovane? Oddio ma è lei o è cambiata l'attrice?
La lotta tra stato di veglia e noia mortale diventa una guerra senza esclusione di colpi ma torna in campo la caparbietà e vince.


Il giorno dopo, al ristorante,  mio fratello: "Sai ieri abbiamo visto quel film, di quel regista... come si chiama..."

"Ah sì, pure io!"

"Mi sembra tipo ..."

"No, no... Era qualcosa tipo Vorrei finisse qui..."

 "No... qualcosa di simile..."

"Sto pensando di farla finita..."

"No, non era proprio così..."

Andiamo avanti così per un quarto d'ora senza arrivare a niente.
"Ma ti ricordi che lui era pure in Breaking bad?"

"Assolutamente no... Non lo ricordo assolutamente..."

"Ma come? Faceva quel personaggio..."

"No, proprio non me lo ricordo..."

"Comunque qualche giono fa stavo vedendo una serie spagnola di cui non ricordo il titolo..."

"Ma di che parlava..."

"In questo momento mi sfugge..."

Internet nel frattempo si ribella.
Digito Charlie Kaufman e esce una vecchia ricerca su "Piante resistenti al freddo e all'ombra", che purtroppo il giardino è esposto a cazzo, riprovo e esce il numero di telefono del ristorante, che avevo cercato per prenotare.
Insomma quando è così meglio lasciar perdere.
La situazione non è migliora dopo che troviamo il titolo giusto.
"Ma secondo te di che parla?"

"Secondo me è un film sulla morte"

"Pensa! Secondo me è un film sull'amore!"

Eh beh dico io... Ognuno proietta un po' di sé su ciò che vede!

Mentre i vicini di tavolo fanno scorta di storie da raccontare ai nipoti, noi proseguiamo in un non-sense degno dei Monty Python, in cui nessuno si ricorda nulla di nulla.
Più non ci ricordiamo e pià tentiamo di ricordarci altre cose che non ci ricordiamo.

Sembriamo i personaggi del film del giorno prima o forse ci hanno rapito gli alieni, ipotesi tutto sommato quasi auspicabile, rispetto ad un tale grado di rincoglionimento generale.
"Secondo me è colpa di tutte queste serie tv... Stai a casa, te le vedi in due giorni e poi non ti ricordi un cazzo..."

"Ma come in due giorni?"

"Eh bè sì quando sono episodi brevi di 30 minuti scarsi, che ci vuole..."

"Ah proposito l'hai visto Intelligence?"

"No..."

"Guardalo, è carino... E io guarderei anche DEVS e assolutamente Call my agent"

Ah... Ma di che parla Sto pensando di finirla qui?
Premesso che forse chi ha letto il libro ci capisce qualcosa di più, io insisto sul fatto che sia un film sulla morte, su come vengano viste le cose al momento del trapasso, insomma tutte mischiate e con poco senso logico.
Devo dire a malincuore che il film non è riuscitissimo e che i dialoghi spesso ti fanno le palle al pinzimonio, come diceva Franco Califano.

Ah... Ma di che parla Sto pensando di finirla qui?
Due fidanzati in macchina vanno a trovare i genitori di lui. Nel mentre lei pensa, senza un particoalre perché, che forse vuole mettere fine alla storia.
Arrivati a casa, i genitori prima sono adulti, poi più giovani, poi vecchissimi.
Il cane sembra strano e no, non è come hanno scritto in alcune recensioni, che lei mette in dubbio la realtà. Ma manco pe gnente. lei sta lì come se fosse tutto normale.
Ripartono sotto una tempesta di neve (perché lui ha le catene), si fermano a prendere un orrido gelato, cambiano strada perché lui vuole passare davanti al vecchio liceo.
Qui gli attori cambiano e diventano due leggiadri ballerini che danzano.
Io mi dico: "Seh vabbè, mo ci manca giusto il pezzo a cartoni animati...".
Nemmeno finisco di pensarlo che arrivano i cartoni animati.
Poi c'è l'inserviente vecchissimo che secondo me è morto nella macchina, sotto la coltre di neve.
Da vedere? Ecco tra Tenet e questo abbiamo due rappresentazioni di ciò che ci sta proponendo il cinema del 2020, ovvero l'inutilità con qualche tocco irritante.

Meglio una serie TV... Anche  spagnola!

Abbinamento con le serie già citate: DEVS, Call my agent e Intelligence, come al solito basta cercarle su IMDB per saperne di più!

giovedì 3 settembre 2020

Tenet

Mercoledì 2 settembre 2020, Cinema King di Via Fogliano

Christopher Nolan scrive un film sui viaggi nel tempo, ci aggiunge l’inutile orpello dell’inversione, nel mentre si fa le pippe e ci getta in pasto Tenet, costruito per minare l’autostima dello spettatore che non capisce una ceppa.

Sorge spontaneo chiedersi, c’è qualcosa che funziona in Tenet?

Secondo me no, no, no, no e sì che al contrario è no, quindi sempre no.

Come molti di voi sapranno sono una delle massime esperte di viaggi nel tempo in ambito letterario, cinematografico e televisivo in questo universo e probabilmente anche in infinite linee temporali parallele.

Oh… C’è chi si fa un vanto di pubblicare foto atteggiando la bocca a culo di gallina, a me concedete il vezzo di sapere tutto sui viaggi nel tempo.

A Christopher Nolan pareva brutto fare un qualcosa di Deja-vu (per altro con il Whashington originale) e quindi ci ha aggiunto l’inversione.

Mais que est-ce que c’est l’inversione?

Facile… Praticamente qundo ti “inverti” non è che cambi gusti sessuali, semplicemente tutto gira al contrario. Quindi la macchina va a marcia indietro, puoi respirare solo con una bomboletta, il fuoco ghiaccia e i proiettili invece di spararli, rientrano nella pistola, causando un fastidioso rinculo.

Che a pensarci bene sto rinculo coi gusti sessuali forse un po’ ha a che fare.

Per invertirsi bisogna passare in una porta girevole come quelle degli areoporti o degli alberghi ma pure del centro commerciale Porta di Roma, il che è tutto dire. 

Ma procediamo con ordine, oppure al contrario, che è lo stesso. 

TRELA RELIOPS ENOIZNETTA

Tutto ciò accade perché Kenneth Brannagh, abbandonati i palchi shakeaspeariani, vuole distruggere il mondo. Un cattivone tagliato con l’accetta, senza alcuna sfumatura, degno del Dottor Male di Austin Powers, che però è divertente. 

Kenneth è sposato con una copia ancora più slavata di Sansa Stark, alta un metro e novanta, rimastami impressa esclusivamente per il guardaroba avanzato da Inception e per un improponibile culo moscio.

Il figlio barbuto e tracagnotto di Denzel Washington si farà aiutare dalla donna e dall’ex vampiro sbrilluccicoso Robert Pattinson, per scongiurare l’Armageddon. 

Insomma attori presi alla catena Il mercatino dell’usato, vendita conto terzi, dove, se hai occhio, fai degli ottimi affari. 

Nel mentre il termine algortitmo, che definisce un procedimento sistematico di calcolo, viene oggettivizzato e diventa una sorta di cilindro composto da varie parti in metallo. 

Ad aggravare il pastrocchione c’è una colonna sonora continua, roboante e invadente. Brutta, non voglio dire altro, mi infastidisce anche il solo parlarne per quanto mi ha sfracellato i timpani prima ancora dei cojoni. 

Cioè dico solo che in acuni momenti parlano come quando metti i vinili dei Beatles sul piatto e lo fai girare al contrario per vedere se veramente inneggiano a satana. 

E praticamente non ho raccontato nulla… Per esempio dell’inutile presenza di Michael Caine…

Al dunque tutto accade perché stiamo distruggendo il pianeta e i nostri posteri ci vogliono sterminare per evitare che noi sterminiano loro.

Indiscutibilmente affascinanti le scene di azione ma ciò basta per vedere un film?

Sarebbe come dire che solo perché si possiede un televisore si è giustificati a guardare i reality.

Quindi no, non basta. 

Tenet doveva essere il film del grande ritorno al cinema dopo il lockdown, roba da mandare una bella targa in ottone al Covid per averne ritardato l’uscita in sala.

Ma beato a lui, no, ma proprio ciao, o oaic, insomma come te pare a te Christopher, che va bene così...

Abbinamento cinematografico Sui viaggi nel tempo recuperiamo Los Cronocrímenes, il divertente Frequently Asked Questions About Time Travel e il delicatissimo Safety not guaranteed, quest'ultimo da me spelendidamente recensito su questo blog. Non metto link confidando che va pure bene se non acete capito Tenet ma, Cristo Santo, Google lo saprete pure utilizzare no?

martedì 4 febbraio 2020

Hammamet

Domenica 2 febbraio 2020, Cinema King di via Fogliano, sala 3. Spettacolo delle 20.10 che però inizia parecchio dopo a causa della pubblicità.



Vi ricordate Tafazzi?



Era un personaggio interpretato da Giacomo del trio Aldo, Giovanni e Giacomo.
Usava una bottoglia di plastica vuota da un litro e mezzo per percuotersi i genitali, opportunamente protetti da una conchiglia come quella che usano i giocatori da rugby.

Ecco, ora che avete l'immagine ben presente, vi propongo un divertente esercizio di immedesimazione.
Immaginate la seguente situazione:
Uomini: identificatevi con Tafazzi.
Donne: immaginate di avere i testicoli e identificatevi con Tafazzi.
Per entrambi i sessi: La bottiglia invece di essere da un litro e mezzo, è da due litri.
Per entrambi i sessi: La bottiglia invece di essere vuota è piena
Per entrambi i sessi: Siete sprovvisti di conchiglia.

Ora che vi siete immedesimati avrete raggiunto l'11% del tasso di sfracellacemento di cojoni che si ottiene con la visione di Hammamet.

La situazione è evidente giè dopo la prima mezzora, a ragion veduta il mio accompagnatore mi sussurra all'orecchio: "Finora una discreta mattonata sui cojoni...".
La lentezza è esasperante ma come al solito non è tanto quella la responsabile del disagio quanto una storia piatta e scialba e degli attori incapaci o mal diretti, a voi la scelta.
Ovviamente escludo Favino che è bravo, non glie se può di' gnente.
L'operazione si regge tutta sul make-up department, praticamente, come a dire, che se fosse ancora vivo Alighiero Noschese gli avrebbero dato l'Oscartm.
Per questo motivo da ora in avanti Favino non lo chiamerò più Favino, bensì Noschese.
E Noschese è magistrale nella sua interpretazione.
Lo guardi e non puoi fare a meno di pensare: "Dio ma Noschese è veramente bravo ad imitare Lino Banfi...".
Nessuno prima di Noschese aveva imitato Lino Banfi in modo così sublime.

E in questa improvvisa realizzazione ho trovato il modo di resistere fino alla fine.
Da quando ho realizzato questa straordinaria interpretazione di Noschese featuring Banfi, ho proseguito la visione immaginando che ogni parola pronunciata fosse in barese e, porca puttegna, è stato tutto più sopportabile.

In sala alla nostra sinistra (ovviously) due craxiane nostalgiche, ben oltre la mezza età, cantano l'inno socialista sulla scena del congresso. Si godono ogni immagine sospirando, senza essere coscienti di essere innamorate di Lino Banfi.
Alla nostra destra una coppia giovane giovane, non sanno nemmeno chi sia Craxi e probabilmente manco chi sia Lino Banfi. Mandano per tutto il film messaggi su Whatsapp.
Le due nostalgiche si ricorderanno dei tempi andati, la coppietta dimenticherà senza colpo ferire.

Ma questo Hammamet alla fine, cosa ci racconta?
Un pastrocchione di verità (ma quando mai), arte e finzione (certo, come no) e pure un tocco di surreale (Lino Banfi salvaci tu), detto sinteticamente, un cazzo.
In definitiva un'operazione di cui proprio non si sentiva nessuna esigenza e che, spogliata dal lavoro di make-up, resta veramente poca cosa.

Menzione speciale per l'imperdonabile la bruttezza della villa di Hammamet, spero vivamente per Craxi & family che non fosse veramente così orrenda come appare nel film.
E Craxi se non ti stava sulle palle prima sicuramente ti ci sta ora, mentre Lino Banfi resterà indimenticato nel suo skecht "La vostra soddisfazione è il nostro miglior premio".

A ognuno il suo, a noi italiani entrambi.



In realtà in questo periodo ho visto parecchi film decisamente più interessanti Hammmet. Quindi vi consiglio Jojo Rabbit che è una delizia, Figli, che pur essendo italiano è piacevole, divertente e dolce amaro e pure Parasite che sebbene uscito ormai da un po' valeva parlarne bene, molto bene.




lunedì 28 ottobre 2019

The Joker

Domenica 27 ottobre 2019
Cinema King di via Fogliano, spettacolo delle 21.30 anzi no delle 20 e 10.

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Io non ci volevo andare a vedere the jocker, per i seguenti motivi:
1)    Mi sta sul cazzo Batman.
2)    Mi stanno sul cazzo (ma meno di Batman) gli spin-off.
3)    Mi è sempre stato sul cazzo (ma meno di Batman)  il Jocker.
4)    Mi stanno sul cazzo (quasi a pari merito con Batman) quei film che piacciono a tutti, dalla tredicenne neopunk a mi’ nonna in cariola.
5)    Però mi sa che il motivo principale è da ricondurre al fatto che mi sta sul cazzo Batman.

Ieri quando Gian Luca (alias ex Ballestrero) me lo ha proposto ho accettato di buon grado, per i seguenti motivi:
1)    L’ho portato innumerevoli volte a vedere delle mattonate sui cojoni e lui mi rivolge ancora la parola, non solo, mi porta anche dei barattoli di splendidi pomodori secchi sott’olio fatti da lui che sono una delizia.
2)    Poi mi ricordo, tra le tante, quella volta che mi dimenticai sotto casa di Tiberia le luci della macchina accese e mi si scaricò la batteria. C’era pure il diluvio universale e lui si materializzò con i cavetti, risolvendo la situazione.
3)    È il mio fornitore di burro austriaco, che si trova solo al supermercato del Vaticano.
E quindi devo anche a lui il fatto che i miei dolci siano divini (intendo a Gian Luca, non al Santo Padre).

Ma parliamo del jocker, un film che è una pippa madornale, dura uno sproposito e ogni scena te la fanno vedere al rallentatore come i rigori alla domenica sportiva.
La storia è la seguente Arthur, futuro jocker, vive con la madre invalida, vorrebbe fare il comico ed ha una “condition” neurologica per cui ride a cazzo.

Ora possiamo immaginare che ridere a cazzo non sia la cosa peggiore del mondo ma lui ha degli eccessi di sfiga e incontra sempre qualcuno che gli dice “ma che te ridi?” oppure “ma che cazzo te ridi?” e giù botte.

Fino a che arriviamo al paradigmatico basta, questo è troppo!
“Che cazzo te ridi?”
E io te sparo, vestito da clown.
Ne stramazza tre. Tre arroganti Jovanotti di Wall Street, perché pure a Gotham City ci sta questa strada.
Ne nasce un movimento di protesta contro i “ricchi”, tutti si mettono le maschere da clown e sfondano la città.

Arthur (la sto facendo breve) si libera della madre e pure di un amico (stronzi entranbi) ma salva un nano. Finisce che va in televisione ad uno show presentato da Robert De Niro e stramazza pure a lui, non prima di pronunciare un discorsetto tra i più didascalici e banali mai uditi su questo globo terracqueo.

Bordello finale, Gotham messa a ferro e a fuoco, la folla osanna il Jocker e lui ride, su sto cazzo ovviamente.
Interpretazione di Gioacchino Fenice eccelsa, meravigliosa, pazzesca forse ineguagliabile, non la discuto. Ma il film, per me, it’s a big no, un tributo alla violenza e un elogio della follia (non come Erasmo da Rotterdam) di un poraccio di cui non si sentiva l'esigenza di conoscere la genesi.

Che operazione contorta verniciare con la patina glitterata di Hollywood questo personaggio malato mentale, abbandonato dalle istituzioni, front-man di un'umanità allo sfacelo... Cosa vuole trasmettere allo spettatore chi celebra subdolamente la violenza generata dal disagio personale?
Ammarzulliamoci ogni tanto, faccioloci domande e diamoci risposte.

E poi perché l'essere umano si infervora così tanto per la buona, ottima interpretazione, di un attore? Quando egli stesso interpreta quotidianamente superbe prove attoriali? Forse per una sorta di identificazione perversa?
Gioacchino tra l'altro è stato pagato svariati milioni di dollari per questa parte, ci mancava pure che non fosse bravo.

Comunque... Yesterday non è un capolavoro ma è carino, Tarantino da mo' che se lo semo giocato però sto recuperando delle vecchie serie inglesi che sono in visibilio.

Disclaim
Sebbene sembrino molti di più, i cazzi citati in questo post sono solo 10.

Delle suddette serie Tv che ultimamente, diciamolo, sono meglio di tanto cinema, ho recuperato Black Books, una serie british che più british non si può che si svolge in un negozio di libri usati.
Ironica e divertentissima. Trovatela se ci riuscite!