giovedì 2 ottobre 2008

Planet Terror

  • Visto un paio di settimane fa su Sky, facendo una grossa fatica per non addormentarmi...

A volte anche io, che ho sempre qualcosa da dire, resto senza parole...
Ma il gusto di sproloquiare non lo perdo mai quindi eccomi a dire la mia sulla visione su Sky di questo film....
Lasciamo perdere la genesi del progetto "Tarantino & Rodriguez" che a noi quello che ci interessa è il risultato. Ebbene il risultato è due palle. Due palle condite da zombie, che in genere avvicinano il numero delle palle a infinito.
Planet Terror non ci risparmia nemmeno lo splatter, con grossi bubboni gorgoglianti, schizzi di sangue come quando apri la pompa al massimo e ci premi il dito sopra per innfaffiare la siepe e ovviamente anche budella in quantità. Io che mi divertivo come una matta con Peter Jackson, non ancora rincoglionitosi appresso al signore degli anelli, e il suo "Splatter, gli schizzacervelli" credo di non riuscire più ad apprezzare in maniera esaustiva l'efferata messa in scena di interiora... non mi diverte più. Credo di aver visto tutto lo scibile del settore zombie & co. e francamente ora basta...
Bisogna prendere atto che con il passare del tempo i gusti cambiano e ciò che ci aveva divertito ieri oggi lo si guarda enigmaticamente con un misto di noia e infinite palle.
A me piace come gira Rodriguez, gli riconosco un bel talento scenico e una bella ironia ma, tanto per cambiare, qui manca la storia. E poi gli zombie hanno veramente scocciato.
Io lo so che esistono persone che adorano gli zombie e vorrebbero dare l'oscar a George Romero ma, l'avrete capito, io non sono tra queste.
Lo zombofilo in genere è un personaggio privo di senso critico che gode esclusivamente (sì, anche sessualmente) nel vedere morti viventi sullo schermo, occhi che penzolano dall'orbita, il colorito verde e arti che si staccano con grande facilità.
Gli zombofili a mio avviso andrebbero tenuti ad una certa distanza perché sotto sotto (e a volte anche sopra sopra) non so' tanto normali.
Tenete sempre a mente questo prezioso consiglio e non mi ringrazierete mai abbastanza.
Ma torno al Planet Terror dove anche Bruce Willies fa una piccola particina assolutamente priva di qualsiasi spessore e utilità... il resto del cast proviene quasi tutto dalle televisione.. Rose MacGowan arriva da "Streghe" ma soprattutto è la protagonista perché all'epoca offriva le sue grazie a Rodriguez. Poi abbiamo Sayid (Naveen Andrews) di Lost... che mentre in Lost è quello che ha più sex-appeal (vince di svariate lunghezze il confronto col dottore e con Sawyer), qui sembra un demente e non lo toccheresti nemmeno con uno stecco.
Sempre da Lost abbiamo Jeff Faehy che però aveva esordito in uno dei primi film dedicati alla realtà virtuale ovvero "Il tagliaerbe".
.... Ammazza come è invecchiato! giusto io potevo riconoscerlo.. (talento sprecato n°16).
Vabbè con le divagazione potrei anche farci un paio di volumi di un'enciclopedia ma seriamente su Planet Terror c'è proprio poco da dire. Agli uomini piace un po' di più perché all'inizio ci stanno le ballerine di lap dance e perché Rose McGowan è per tutto il film in hot pants.. e su questo non discuto. Del resto io ho un fratello che giudica un film in base alla quantità di tette esibite.. basta che ci sia una tetta e il film raggiunge la sufficienza... quindi ecco... non da me partirà una critica agli uomini che si fanno piacere planet terror per via dello stacco di coscia della McGowan, però il film è proprio un'occasione sprecata. Solo che ora, a quanto pare, va di moda così... Detto ciò lo considero migliore del suo fratellino tarantiniamo e con questo dovrei aver detto tutto.... Ovvero che sono dimenticabili entrambi! C'est dommage...

Devo dire che mi dispiace sempre fare degli abbinamenti a film inutili ma la consuetudine mi impone di abbinare comunque qualcosa pure a sta monnezza... quindi diciamo che per riprenderci dalla visione di questo film greve e rozzo consiglio di fare una minipasseggiata al quartiere Coppedè tra Via Tagliamento, Corso Trieste e Piazza Quadrata. Cavolo vi rifarete gli occhi e ringrazierete il cielo di non vivere nella città di Planet Terror. Al Coppedè sarebbero sopportabili pure gli zombi.... e ci siamo andati vicino visto che Dario Argento non ha disdegnato di uutilizzare la splendida Piazza Mincio per alcuni esterni di Inferno.

mercoledì 1 ottobre 2008

Pranzo di ferragosto


20 settembre 2008
Cinema Mignon, Via Viterbo, 11

  • Pubblico radical-chic
Una decina di giorni fa, mentre ero in autostrada col mio inseparabile bluetooth, il Ballestrero mi leggeva la lista dei film in programmazione, per decidere cosa andare a vedere...
B - "Hancock?..."
C -"Quasi bocciato... ma in ultima analisi..."
B - "Decameron Pie?"
C - "Ma manco se mi pagano!"
B - "X-files..."
C - "Abbiamo già dato..."
B - "Gomorra...."
C - "Guarda l'ho evitato per tutta la stagione non lo vado di certo a vedere adesso..."
Insomma alla fine ci siamo accordati per il pranzo di ferragosto che la trama ci è subito piaciuta.
Scartiamo il Lux, che non ha ancora riparato l'aria condizionata da agosto e che quindi ho depennato dalla lista dei cinema papabili.
Il Mignon invece ha sempre quel fascino della programmazione d'essai che attira quel certo pubblico... tipo coppie brizzolate, lei scarpa bassa tipo camper, con calza coprente viola e un gioiello etnico, lui con velleità politico/intellettuali, giubbino tecnico e nike come il Dottor House. Con la differenza che al Dottor House lo paga la Nike per indossarle mentre l'ipercinquantenne paga di tasca sua.
La sala è piena, segno che il passaparola è sempre un'ottima promozione se ispirato dall'entusiasmo e suffragato dalla sostanza.
Che si dessero pace i politici del cinema... non è che i cinefili schifino il cinema italiano per partito preso... è solo che ormai lo sanno un po' tutti che si tratta di tempo e denaro buttati nel cesso.
Non c'entra niente lo strapotere delle pellicole americane e altre frescacce, i problemi risiedono altrove... nella mancanza di idee prima di tutto.
Ma grazie al cielo non è il caso del pranzo di ferragosto che invece si dipana senza intoppi, frizzante e accattivante in un raro esempio di cinema lieve e consistente al tempo stesso.
Adorabili i dialoghi che sembrano origliati prima ancora che scritti per essere recitati... e fantastici i protagonisti nella loro freschezza. Tutti attori non professionisti ma diretti con classe e maestria da un regista che lungi dal calcare sull'aspetto naive ci restituisce dei personaggi che entrano subito in sintonia con lo spettatore.
Abbiamo un nucleo familiare composto dall'anziana madre e dall'attempato figlio Gianni, che trascina la sua esistenza tra la dedizione alla madre, la spesa e la cucina, i conti da pagare e il vino a garganella.
La storia è esile ma ben costruita, non ci si aspettino colpi di scena, risate sconquassanti o tagliente ironia ma un ritratto di una certa romanità che una volta tanto non è quella cafona "de limortacci tua e di chi nun te lo dice con la mano arzata" che tanto la fa da padrona nel nostro cinema "regionale".
Va detto però che quel pubblico radical/chic, con "Il manifesto" sotto braccio, sempre pronto a guardare dall'alto in basso chi si diverte con Christian de Sica che dice "Sto fijo de 'na mignotta...!", non ha esitato a scompisciarsi dalle risate quando il Vichingo dice a Gianni: "ah gli hai comprato pure la torta a tu' madre? mecojoni!".
Trovo interessantissima questa ipocrisia della volgarità.... da scriverci un saggio antropologico...
E comunque bisogna ammettere che come dice "fijo de 'na mignotta" Christian de Sica non lo dice nessun altro... diamo a Cesare quel che è di Cesare! Io gli darei l'Oscar!
E ammettiamo anche che "mecojoni" conserva intatta tutta una sua potenza evocativa di sorpresa mista a consenso altrimenti difficile da sintetizzare.
Insopportabili tutti coloro che, quando Gianni parte in motorino col Vichingo alla ricerca di un po' di pesce per il pranzo, hanno dovuto esclamare ad alta voce: "molto morettiana questa scena!". Eccheccazzo! e mica Nanni Moretti ci ha messo il copyright sull'andare in motorino a Roma quando non c'è traffico!
Di contro io che evidentemente sono un po' più terra terra nelle mie citazioni ho pensato a quel Mimmo di Verdoniana memoria che dovrebbe raggiungere la madre a Ladispoli e invece resta invischiato con l'ispanica Marisol. Il nostro Gianni invece si troverà invischiato con un terzetto di arzille vecchiette difficili da gestire.
Devo dire che io non amo i film di attori non professionisti ma del resto il nostro cinema italiano ci ha talmente abituato alla non professionalità che quelli di pranzo di ferragosto sembrano usciti dall'Accademia d'Arte Drammatica. Attori consumati che si offrono al loro pubblico con candore e verità. Mecojoni! Scusate se è poco....

Abbinamento col pranzo di ferragosto necessariamente mangereccio... ecco dunque se dovete comprare una bella torta io vi suggerisco di andare da Mondi in Via Flaminia Vecchia 468/A tel 063336466 (chiuso il lunedì)... Troverete una vasta scelta di dolci tutti golosissimi oppure potrete perdervi tra una serie di mignon eccezionali tra cui la minitazzina di cioccolata ripiena di tiramisù e il minicestino di croccante con crema e frutti di bosco. Da perderci la testa....

domenica 14 settembre 2008

In Bruges

  • In un pomeriggio piovoso che si doveva passare al mare si ripiega su un film da Blockbuster.
Avevo visto il trailer di In Bruges al cinema e mi ero detta: "Sto film.. nemmeno se mi pagano...".
Non mi ha pagato nessuno, anzi ho pagato io per il noleggio ma non c'era molto altro da noleggiare... e poi nel corso dei mesi i miei guru cinematografici mi avevano messo la pulce nell'orecchio... "guarda che non è male.. anzi...".
Dunque nella mia infinità apertura mentale mi ero già decisa a vederlo, solo che per mesi l'hanno fatto solo al Madison, un cinema che ha ricavato delle minisale pure dai cessi, con l'odore che è rimasto tale, mischiato a quello di muffa. Ora forse non tutti sanno che io sono puzzofoba e tendo ad evitare i posti puzzogeni, in alternativa sono capace di lamentarmi senza soluzione di continuità.
Quindi eccomi a casa sul divano a dire: "Che dio ce la mandi buona..." (che un po' di diffidenza nei confronti di In Bruges continuo ad avercela...).
E invece... La prima bella sorpresa una colonna sonora ammaliante, nostalgica del veterano Carter Burwell. La musica mi mette sull'attenti e prima ancora delle immagini mi trasporta in un viaggio sinestetico che cattura la mia attenzione. Bruges mi ha sempre affascinato come tutti i luoghi che mantengono intatto il loro passato e a poco a poco comincio a farmi piacere anche Colin Farrel che non ho mai sopportato... Mi avvinghio subito alla storia e la mente comincia a vagare su quelle che sono le sottotracce di un film che, all'epoca dell'uscita, in sala venne spacciato e liquidato come "tarantiniano"... Che poi bisognerebbe capire se "tarantiniano" sia un complimento o un'offesa...
Dunque in Bruges, scena dopo scena si rivela nel suo percorso catartico, nei suoi innumerevoli richiami a quello che sarà il suo epilogo... un finale che non risparmierà nessuno dei protagonisti, nonostante il tentativo di redenzione ed espiazione.
Ci mette sulla strada la visione del Giudizio Universale dell'immenso Hieronymus Bosch che nella sua dirompente visionarietà tocca le corde più profonde dei due protagonisti.
I due (Un ottimo Brendan Gleeson e il rivalutato Colin Farrel) intrattengono un rapporto che sembra trarre la sua energia da un gioco delle parti vecchio come il mondo, in cui i momenti "comici" si bilanciano e si rilanciano da una spalla all'altra, permettendo una caratterizzazone dei personaggi a tutto tondo. Si aggiunge nella seconda parte del film un Ralph Fiennes, duro ma con principi "morali" tutti suoi.
Per quanto la solita aggiunta italiana al sintetico titolo originale suoni orrenda as usual.. potrei quasi azzardare che sia esplicativa. "La coscienza dell'assassino" infatti viene messa a nudo nelle sue peculiarità e incongruenze fatte di codici di onore, regole e disperati tentativi di aggirare il tutto...
Surreali comprimari sono un nanetto, una ragazza un po' deliquente, un naziskin e la tenutaria di un albergo incinta e determinata.
I dialoghi sono divertenti, mai banali e fanno da contraltare all'aria rigorosa e severa di Bruges che non allenta mai la sua presa sui personaggi e pur caratterizzando la pellicola, al pari di una protagonista assoluta, assume i contorni di un "non luogo" e si tramuta in un crocevia del destino come un'inconsapevole Samarcanda. Mi piacerebbe lanciarmi in un'analisi di Bruges come catalizzatrice di vita e di morte e di come simbolicamente i tre protagonisti principali siano "vittime" del richiamo (o repulsione) per questo luogo ma lascio solo questo accenno... e lo stempero nella suggestiva e onirica scena finale...
Va bene... insomma si è capito che il film mi è piaciuto davvero molto tanto che nella mia personale classifica lo includo nei migliori del 2008.
Il noleggio in DVD presenta inoltre parecchie scene tagliate o estese e piacevoli gag dei protagonisti quindi tutto sommato aggiunge qualcosa alla visione cinematografica (una volta tanto). Buona visione!

Questa mattina una bella colazione al Gran Caffè Vescovio, nell'omonima piazza al numero 6/b, Tel. 0686211005 che cappucineggia piuttosto bene ma soprattutto ha i mgliori cornetti della zona, fragranti, saporiti con tanta crema.. è anche un ottimo catering sia per il dolce che per il salato e nel tardo pomeriggio si attrezza per un discreto aperitivo... Aperto la domenica ma chiuso il sabato.
Ora vi saluto che vado a fare una bella torta al cocco...

venerdì 12 settembre 2008

X-files: I want to believe

  • 11 settembre 2008 Cinema Odeon di Piazza Jacini…
  • All’uscita del cinema la gioventù di Vigna Clara, con macchine di grossa cilindrata, sgomma a velocità inaudite come fosse posseduta dal demonio… Visione ben più inquietante del film…
Chi ha seguito l'incedere delle stagioni televisive di X-files non si potrà esimere dalla visione… C’è la curiosità ma soprattutto ci sono le allucinanti baggianate che scrivono i giornalisti che pedissequamente riportano cartelle stampa furbette e (quelle sì) fantascientifiche…
Si era detto che questo film chiudeva il cerchio, che la storia era talmente unica da aver costretto la produzione a scrivere delle finte sceneggiature per fare i provini. Frescacce!
Ci troviamo di fronte ad un film che a livello di scrittura è un telefilmone, prendiamone atto e prendiamolo così come ce lo propinano...
La prima delusione è l'assoluta mancanza degli argomenti trattati nella prestigiosa serie… gli alieni sono ridotti ad una citazione su di un poster, che sembra dimenticato sulla parete di un adolescente attempato... quei fatti, un tempo inspiegabili, che lasciavano quel senso di irrisolto e di vaga inquietudine sono vacanti, gli intrighi, le cospirazioni, l’ambiguità che caratterizzavano i personaggi (la stessa Scully) sono totalmente dissolti come nella routine di un matrimonio che si trascina stancamente. “I want to believe”… ma de che???
Ecco quindi che il telefilmone scorre come un qualsiasi episodio, di quelli che però non restano negli albi d’oro, bensì classificati tra quelli un po’ più ordinari, quasi dimessi.
David Duchovny reduce da Californication, serial ad alto tasso scopereccio, nonostante tutto non riesce a togliersi dalla faccia quell’espressione da giovane seminarista asessuato che vuole tanto bene alla mamma, Gillian Anderon invece mostra i segni del tempo che passa con uno stile invidiabile e ne acquista in fascino, esaltato anche dalla fotografia personalissima di Bill Roe. Sembra quasi ci sia il tentativo di ammantare la pellicola di una patina leggerissima di incertezza, non ci troviamo di fronte a luci nette e a contorni decisi ma ad un’opacizzazione accennata che crea un certo calore nonostante le scenografie innevate.
Ad affiancare i due protagonisti assoluti la bella ma irrimediabilmente mascolina Amanda Peet, un’attrice che nonostante le innumerevoli prove non riesce ad ottenere la consacrazione di una Julia Roberts o di una Nicole Kidman…. Poi c’è Bill Connolly nella parte del prete sensitivo e pedofilo che, testuali parole, si è “infilzato” ben 37 chierichetti…
E forse questo aspetto scabroso è l’unico tentativo di dare uno spessore alla pellicola, nell’accenno a disquisire del bene e del male e su quale parte dio abbia in tutto questo…
Se vogliamo trovare un pregio a questo film forse l'unico è quello di riportare momentanamente indietro nel tempo, ad un periodo in cui per svariati anni si sono condivise le avventure dei due agenti dell’effebìai. E' come ritrovare dei vecchi amici che non vedevi da tempo... Ed è appunto questo l’unico motivo per cui qualcuno dovrebbe andare a vedere I want to believe che altrimenti risulterebbe assolutamente incomprensibile la caratterizzazione dei personaggi e soprattutto la relazione che c’è tra di loro.
La storia fa acqua da parecchie parti e non si autosostiene al di fuori del telefilm originario.
E questa è una cosa allucinante.. cercare di trasformare l'opera cinematografica, unica e compiuta, in una fiction a puntate...
Il finale poi…. Trafigge come una pugnalata alle spalle… I due “eroi” su una romantica barchetta ci fanno ciao ciao con la manina come se fosse il filmino delle vacanze di due imbecilli in vacanza a… vabbè non lo dico se non tutti quelli che vanno in vacanza lì si offendono….
Insomma non ci hanno risparmiato nemmeno sta cosa un po’ indegna, tra l’altro messa a tradimento alla fine dei titoli di coda (che solo io e il Ballestrero siamo rimasti a vedere mentre le altre 4 persone presenti in sala si sono dileguate, perdendosi sdolcinato epilogo).
Un plauso comunque alla regia di Chris Carter, regista storico della serie che riesce a fare un lavoro di cinema totalmene svincolato dai tempi e dalle convenzioni televisive. Peccato che senza una storia coi controcojoni tutto ciò non basti a fare di I want to believe un buon film… è solo l'ennesimo prodotto ben confezionato ma senza sostanza... e non se ne può proprio più...
E peccato anche che ormai il pubblico nemmeno se ne accorga più che mancano le storie, precipitandosi al cinema comunque, richiamata solo da pubblicità ingannevoli, consuetudini e automatismi, tuttalpiù da un nome di richiamo. E se ormai è così.. chi glielo fa fare ai produttori di cercare storie valide?

Abbinamento con il ristorante attiguo al cinema ovvero il Ristorante Jacini, nell'omonima piazza al numero 19, tel 06 36381581, sempre pieno di gente alla faccia della crisi. Un faro nella desolazione notturna di un quartiere dove è impossibile trovare qualcosa di aperto. Funziona anche da bar ed è perfetto per un caffè precinema, hanno il forno a legna per le pizze e l'immagine del locale è molto curata... Prezzi adeguati alle auto di grossa cilindrata che sgommano nella piazza...
Al piano di sopra della strana struttura che potremmo definire un centro commerciale ante tempore troneggia un altro ritorante dal simpatico nome "Ta dà dattà" che si pubblicizza come osteria. Andrebbero provati entrambi ma al momento in lista d'attesa ho un nuovo ristorante indiano di cui spero di poter raccontare a breve... gnam!

venerdì 5 settembre 2008

Hairspray

  • Sky è sempre peggio....

Sentii parlare per la prima volta di John Waters che avevo 15 anni, era appena uscito Polyester, pubblicizzato come il primo film in "odorama". Io ero impazzita dall'entusiasmo al pensiero che all'entrata, insieme al biglietto, ti davano questo cartoncino con dei numeri sopra, durante il film appariva in un angolino dello schermo uno dei numeri, bisognava grattare e usciva fuori il profumo inerente. Certo trattandosi di John Waters non è che si trattasse di odor di rosa e nemmeno di torte appena sfornate bensì cacca, vomito e altre cose del genere. Io ero comunque entusiasta e mi ricordo le facce disgustate delle amiche a cui proponevo la visione....
E poi c'era Divine, il travestito obeso, feticcio di Waters.. e voglio dire.... all'epoca non era come adesso che i travestiti sono all'ordine del giorno, portati alla ribalta da una televisione a corto di argomenti...
Insomma Polyester si preannunciava fichissimo e eversivo ma purtroppo non riuscii ad andare a vederlo (mi pare fosse in programmazione al glorioso Mignon). Ci vollero anni prima di beccarlo sorprendentemente su Tele Regione e ne rimasi che dico stregata... che dico... affascinata.... TOTALMENTE conquistata... Fu una rivelazione e proclamai, nella mia lista di registi preferiti, John Waters GENIO. A poco a poco mi sono vista praticamente un po' tutto ma non l'hairspray originale che mi è sempre sfuggito. Ieri quindi al momento della quotidiana incazzatura nel controllare l'orrenda programmazione di Sky scopro che fanno questo remake e pure i Centochiodi di Ermanno Olmi. Testa o croce? Ma che siamo matti? Con la fatica di questi giorni mi ci manca solo Raz Degan in versione mistica... rimando i Centochiodi a data da destinarsi e mi appresto a questo remake di cui avevo sentito parlare un gran bene...
Mortacci.... pensa se ne parlavano male... immaginavo che potesse essere edulcorato, stiracchiato e un po' insulso ma non ero pronta alla parata del vuoto assoluto.
La regia la salto a piè pari perché è superflua, la storia è quella che è.... completamente superata... gli attori insopportabilmente imbalsamati...
All'epoca dell'uscita del film John Travolta era su tutte le copertine da "Donna Moderna" a "Ciack" (che in effetti sono un po' la stessa cosa...)... Ridondanti le interviste sulle lunghe ore al trucco, sul grande ritorno ad un ruolo ballerino.... che fantasia.... che cosa interessante...
Vuoi competere con Divine? Su.. non scherziamo!
Inutile questa pantomima di Tony Manero così come quella di Michelle Pfeiffer che sembra aver ingaggiato una sfida con Michael Jackson per chi riesce a farsi fare il naso più fino. All'epoca c'era Debbie Harry al suo posto, con la sua immediatezza un po' volgare, la sua sensualità torbida e molto porca che evocava il glorioso passato punk... e anche tu, Michelle, che vuoi competere?
Christopher Walken, poi, ridotto all'ombra di sé stesso è un'altra interpretazione del tutto inutile... e se fosse posibile eviterei di citare Zach Efron, nuovo idolo delle teen-agers, nel suo leccato aspetto plastificato, che sembra uscito da un episodio di a"Ai confini della realtà", dove una notte i manichini di un centro commerciale prendono vita...
Non dimentichiamo la protagonista femminile... ma non quella attuale che proprio non riesce a bucare lo schermo... bensì "the original" Ricky Lake (anche lei ha un minicammeo nel film) con il suo indimenticabile mix di dolcezza, malinconia, ribellione, rassegnazione e grandissima simpatia.
Ma dedichiamoci alle musiche vero orrore di questo obrobrio di film... Banali, indistinguibili l'una dall'altra.. con coreografie (curate dallo stesso regista che nasce come coreografo) furbette che qua e là riprendono momenti da musical ben più gloriosi... Hair, The Blues Brothers, Chorus Line, West Side story...
A nulla serve che John Waters abbia dato il suo bene placido a questo musical (che da anni spopola negli States) e al film, ritagliandosi anche un cammeo hitchcockiano, in cui appare come il vicino di casa esibizionista, aprendo l'impermiabile di fronte a uno sparuto gruppetto di casalinghe inquiete...
Che tocca fa' pe' campa.... ma del resto quest'uomo tutto quello che aveva dire lo ha detto parecchio tempo fa... i suoi semi li ha gettati in tempi non sospetti e bisogna anche riconoscergli il merito di aver ingaggiato Johnny Depp ben prima di Tim Burton. Forse quindi è del tutto giustificato che ora faccia un bel po' di soldi prendendosi gioco di tutti coloro che hanno guaito "che delizia!" di fronte all'insulso remake. Buon per te John...! Uno come te si merita tutto il bene possibile!
Il mio suggerimento quindi è di evitare questo film, di non perderci tempo a guardare un qualcosa completamente spogliato di un qualsiasi spessore. Non diverte, non emoziona, non lascia traccia, annoia oltremodo e dura pure una cifra... Su... Andiamo a vedere qualcosaltro...

L'abbinamento a Hairspray (se esistesse ancora) lo farei al mitico parruchiere "Chicago".. chissà che fine ha fatto.... ripiego (per modo di dire) sul centro sportivo che frequento la "Roman Sport Centre" che con le sue due sedi di Villa Borghese e Viale Somalia resta una delle proposte migliori per chi vuole nuotare, fare sport e anche frequentare corsi di ballo in pieno centro a Roma.

giovedì 4 settembre 2008

Stardust

Ieri sera ero quanto più prossima ad un coma catalettico ma qualcosa dentro di me non ha voluto cedere alla devastazione fisica e mentale e quindi ho messo su il DVD "Stardust", che in realtà ho acquistato usato per quel mio amichetto di 8 anni che è un appassionato di cinema fantasy.
Del resto non potevo regalarglielo senza averlo visto, rischiando di perdere la reputazione di "quella che ha visto tutto!".... I bambini non vanno mai delusi!
Un bel take-away cinese di quelli che non si rimpongono nelle successive 36 ore e via distesa sul divano indecisa se adottare un congegno tipo quello della "Cura Ludwig" per tenere gli occhi aperti o lasciare via libera all'assopimento (e forse anche sperandolo)...
Ma il marchingegno non è stato necessario... Mi sono appassionata a Stardust e me lo sono visto tutta contenta, abbandonandomi anche a qualche bella risata.
Certe volte si è così stanchi che grazie a dio cadono tutte quelle barriere mentali che ti fanno dire "eh basta co' sti "fantasy".... che sia maledetto il signore degli anelli, che gli pigliasse un colpo a Frodo e a tutti gli amici suoi.. non se ne può più di sti film tutti un po' bui e azzurrati, coi draghi, le magie, le armature, i cavalieri... che palle.. so' tutti uguali!".
Ebbene dicevo che queste barriere possono cadere e si scopre che si può guardare un film senza che la parte razionale in te ti ricordi ogni nanosecondo che la magia non esiste.
Ieri sera quindi ho deciso di credere alla magia e al fatto che le stelle siano vive e ci guardano (questo un po' devo dire che un po' l'ho sempre pensato...)...
E non ho avuto dubbi che su questo mondo ce ne siano anche altri a cui non abbiamo accesso.. Sono scivolata nel film e me lo sono goduta come se avessi l'età del mio amichetto divertendomi un mondo!
Stardust contiene tutta una serie di spunti che sono quelli della favola classica, le prove da superare, il percorso di apprendimento e crescita che porta alla saggezza, il bene contro il male, il comprendere il valore dell'amore... e come tale ha un valore catartico sugli animi aperti a recepire i messaggi di "base", sulla necessità di agire in nome del bene attraverso semplici concetti ai quali tutti dovremmo ispirarci nella nostra quotidianeità.
Perfetto dunque per bambini e adulti ancora capaci di crescere...
Tristan è un giovane stupidotto innamorato di una ragazza che non lo ricambia, lui le promette di portarle una stella caduta e nel viaggio la sua vicenda si intreccia con una strega e i pretendenti al trono di un mondo altro. Tutto finirà bene.. l'amore trionferà nella sua verità e la giustizia sarà ristabilita ma non prima che tutta una serie di vicissitudini porti i nostri eroi sull'orlo del baratro. Cast stellare con un Robert De Niro gaissimo e simpaticissimo, una Michelle Pfeiffer alla ricerca dell'eterna giovinezza (nella realtà pagata a caro prezzo ad un chirurgo plastico che l'ha tirata ben bene), una Claire Danes che per me continua a essere sciapa almeno quanto Kirsten Dunst ma almeno con l'aria meno perfida e Peter O'Toole che l'hanno fatto recitare disteso su un letto (mi sa che non si regge più in piedi).
Il protagonista è Charlie Cox di cui mi viene da dire solo una cosa.. non pervenuto! Classica facciotta per piacere alle teen-agers che pare vadano pazze per le facce carnose, ingenuotte e un po' sporgenti (chiamasi "muso").
Sienna Miller, balzata alla cronaca qualche anno fa per la relazione con Jude Law, è quanto di più scialbo e insignificante possa apparire sullo schermo, quindi parte perfetta per lei quella di Victoria, di cui Tristan è inizialmente invaghito.
Dispiace che nella versione italiana sia andata persa la voce narrante di Ian McKellen, uno dei più grandi attori viventi e una voce estremamente affascinante (almeno come quella di John Hurt).
Il film saltella con agilità tra suspance, romanticismo, avventura e anche grande divertimento come la trasformazione in essere umano di un capretto che mantiene intatte le sue caratteristiche ovine e lo stuolo di fantasmi cialtroni e burberi che ricorda un po' quelli dell'indimenticato "Sospesi nel tempo".
Bellissimi i luoghi e le riprese dei grandi spazi effettuate tra Inghilterra, Scozia e Islanda...
Insomma film consigliato un po' a tutti tranne a chi veramente odia il fantasy con tutte le sue forze... a tutti gli altri la visione divertirà e farà sognare!

Abbinamento a Kamboo un bellissimo negozio di fiori che si trova in Piazza Crati, 26 (Via Nemorense), dove invece del solito mazzo di fiori troverete fiori rari ed esotici veramente affascinanti. Le composizioni hanno sempre un tocco speciale.. diciamo che si tratta di un "fiorario" che ha saputo aggiornare la sua professione con arte e gusto.
Non so se ci si possa trovare il fiore portafortuna che protegge Tristan durante il suo viaggio ma se c'è una possibilità di trovarlo è proprio lì... mai perdere la speranza che si avveri un desiderio...

lunedì 1 settembre 2008

Sweeney Todd

  • Ancora con il ventilatore acceso... fa ancora parecchio caldo...

Ieri 31 agosto scadeva il carnet dei buoni per Blockbuster e allora per non mandare sprecato l'ultimo sono andata alla ricerca di qualcosa da vedere. ..L'impresa è stata ardua. Avevo praticamente visto tutto e quello che non avevo visto era robaccia. Come me c'erano altre persone che vagavano attonite fra gli scaffali e ho sentito brani stupendi del tipo "Amo'... che ce pigliamo? too dico subito che nun ciò voglia de robba horror, ciò voglia de famme du' risate.. nun voglio impegna' il cervello...".
Dio santo mi sono detta.... è propro quello che stavo pensando anch'io...! sarà forse che da Blockbuster spruzzano negli areatori una qualche polverina anti cinema "serio"? Fatto sta che ho quando avevo quasi finito il giro ed ero quasi rassegnata a prendere "Io sono leggenda" (che già solo la sgrammaticatura del titolo non mi ispira..) scopro che in effetti l'ultimo film di Tim Burton l'ho saltato a piè pari e decido di colmare la lacuna.
Certo sarebbe stato meglio colmare la "laguna" di Fassbinder di cui non ho visto praticamente nulla ma vada per Sweeney Todd!
Sapevo che c'erano le canzoni e vabbè... Subito mi chiedo se Johnny Depp ha per contratto l'obbligo di girare film esclusivamente con l'occhio bistrato... sono anni che non si riesce a vederlo senza trucco...
Mi appresto a vedere il film in totale serenità visto che non ho aspettative e che non conosco la storia nei particolari. Mi lascio conquistare dalla bellissima fotografia a tratti veramente "portante", con sprazzi di sogno e lucidità in un perenne crepuscolo che è quello dell'anima.
Riconosco una Londra che è quella di Olivier Twist e di Jack lo Squartatore, umida, oscura, malsana e di certo fetida... In tale scenario dark Sweeney Todd è accecato dalla vendetta tanto da diventare lui stesso carnefice e proprio nei confronti di ciò che ha di più caro.
La storia non è male ma avrebbe potuto essere devastante se Tim Burton non avesse quel gusto fiabesco che riesce sempre a rendere l'orrore un po' più sopportabile.
Alla fine del film ti dimentichi subito delle canzoncine e ti rimane invece quest'atmosfera cupa e senza speranza che nemmeno la coppetta tutta fragola di gelato hagen dazs riesce ad alleviare.
Nel cast oltre a Jack Sparrow c'è uno dei miei attori preferiti, uno di quelli con la A maiuscola.. Alan Rickman, grande interprete shaekespeariano che non disdegna di divertirsi in ruoli da cattivo DOC, poi c'è Helena Bonham Carter che è la compagna di Tim Burton... anche lei da contratto sempre con un'accentuazione delle naturali occhiaie. Poi ad un certo punto mia madre dice: "quello assomiglia a Borat!" e infatti Sacha Baron Cohen si ritaglia una piccola parte devo dire carina...
Insomma non uno dei migliori "Tim Burton" (cosa che ormai continuo a ripetere da molti anni)... un film che è anche piuttosto imperfetto (ci lascia senza una visione della figlia e il giovane marinaio che in teoria dovrebbero fuggire insieme e iniziare una nuova vita) però che lascia una sensazione. E al giorno d'oggi questo è già qualcosa...

Abbinamento con l'ottimo caffè alla nocciola di Viale Adriatico 35.
Se non l'avete mai provato è inutile stare a parlarne... Andateci e ne riparliamo dopo!