mercoledì 14 gennaio 2009

Un matrimonio all'inglese

  • Martedì 13 gennaio 2008, Cinema King di Via Fogliano, 37 spettacolo delle 20.30
Film gradevole e ben confezionato che molti scambiano per la rappresentazione del conflitto tra due mondi diversi (l'Inghilterra del titolo e gli USA)... in realtà si tratta di un ritratto di famiglia in un interno, alle prese con giochi di potere e possesso che nulla hanno a che fare con i sentimenti.
La fichissima Jessica Biel (che ve lo dico a fare.... da anni assisto alla sua crescita professionale ma soprattutto al maturare della sua bellezza sempre più prorompente) è un'americana che sposa un inglese (cojone)...
Ammazza come hanno fatto bene il casting.... stavo lì seduta a chiedermi "ma io...? dove l'ho già visto sto cojone...?"
Poi l'illuminazione! E' il principe di Caspian! Il personaggio più scialbo della storia del cinema fantasy... di parecchi gradini sotto gli amici gay di Frodo, che già loro erano scialbi parecchio!
Insomma ogni volta che il principe di Caspian apriva bocca io non potevo fare a meno di sentenziare: "Questo è un cretino!" oppure "Ha sposato un cretino!"...
Che insomma sono sboccata ma all'uopo mi so contenere e quindi mi sono limitata a "cretino" per non turbare la platea del cinema King.
E comunque non sbagliavo... nel procedere del film Mister Caspian conferma che il suo personaggio, totalmente in lina col suo aspetto, è da prendere a legnate sugli stinchi.
Irritanti i suoi accenni canterini... io avrei chiesto il divorzio alla prima avvisaglia.
La disputa, se così vogliamo chiamarla, ha per protagoniste due primedonne, Larita/Jessica Biel, spregiudicata americana bella, giovane e diretta, con incantevoli "mises" anni trenta dagli splendidi pantaloni dalla linea morbida... e Christin Scott Thomas, donna gelida e scostante, che tra mille attività inutili cerca di mascherare l'inesistenza del rapporto con un marito avvizzito e stanco.
La convivenza nella splendida tenuta inglese risulterà fatale al precario equilibrio di falsità e teatro su cui poggia le fragili basi la famiglia dello sposo... fino ad un gustoso patatrac! Che io chiamerei un lieto fine!
Ma se la fine è lieta o no.. ci sono opinioni discordanti... di questo ne potremo parlare...
Ogni singolo dialogo comunque è lo spunto per denigrare stile e stili non consoni al teatro che la famiglia dell sposo manda in scena da anni, la matriarca sbiadita è perfetta nel suo personaggio costituito da coltivazione di ortenzie, feste di beneficienza (quanto è più facile aiutare chi non si conosce invece di se stessi o di chi ci sta vicino..) e ricordi di un tempo che fu, irrimediabilmente andato.
Simpatica la presenza di un maggiordomo (che per alcuni versi ricorda l'indimenticato cameriere di Hollywood party) che, come tutti gli altri domestici, non esita un secondo a prendere le parti della bella Jessica invece che della sua "padrona".
Una società ben rappresentata nella sua decadenza fortemente voluta e nella sua incapacità di evolversi al di là delle proprietà, dei terreni e di quello che gli altri pensano di noi.
Devo dire che il finale mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo, un senso di liberazione ma soprattutto di immedesimazione...

Per un film così ben curato (ero in visibilio per le porcellane da tè) voglio abbinare qualcosa di molto appropriato. La cartoleria Pantheon dal 1910, in Via della Rotonda, 15 e anche in Via della Maddalena, 41 è un piccolo tempio della carta declinata in tutte le sue versioni più eleganti... Biglietti di auguri con decorazioni che sono una delizia, fogli e buste filigranati e personalizzati... Un posto di altri tempi dove si possono trovare degli oggetti molto interessanti sempre legati al mondo della carta.. timbri a secco, fermacarte, album rilegati in pelle.. Insomma très chic!

sabato 10 gennaio 2009

Yes man

  • 10 gennaio 2009, Cinema Empire in Viale Regina Margherita

  • è stata una seconda scelta.. ma al Savoy non c'era più un posto per "Un matrimonio all'inglese"
Adoro Jim Carrey! Un colpo di fulmine che dura dal primo Ace Ventura! Aspetto sempre con entusiasmo un suo nuovo film...
Yes man è il film perfetto per lui, dove può dare il suo meglio e fare felice il suo pubblico (o almeno fare felice me!).
In sala ci sono parecchie persone e si divertono tutte, anche i bambini e pure la coppia di mezza età dietro di noi che, durante l'intervallo tra il primo e il secondo tempo, dichiara: "beh... vabbè carino... ma non è niente di che...". Niente di che... ma poi ridono di gusto!
A volte sembra quasi che farsi qualche sana risata al cinema non sia raffinato... che un film per essere "bello" debba per forza avere il tocco di Manoel De Oliveira (paragonabile ad una martellata sulle palle)...
Con Yes man potete riporre il martello nell'apposita cassetta degli attrezzi e farvi un po' di risate di gusto...
Personaggi ben delineati, storia divertente che tocca tutta una serie di problematiche con leggerezza senza essere evanescente, con un messaggio ben chiaro... siamo parte di un tutto!
Già il giorno dopo si fa fatica a ricordare la miriade di situazioni che animano altrettanti sketch alcuni dei quali veramente esilaranti... Non c'è un momento di noia, si è trascinati nel turbine degli avvenimenti in cui Jim Carrey brilla come star di prima grandezza, sostenuto da uno stuolo di comprimari brillanti e in parte.
La prima impressione al di là del film in questione è che Carrey sia veramente un attore eccezionale... capace di comunicare non solo attraverso la miriade di smorfie (qui a dire il vero piuttosto contenute) ma semplicemente con un o sguardo tutta una serie di emozioni.
Sul viso qualche ruga a testimoniare gli anni che passano e forse una nota in più di tristezza... si dice che nella vita sia veramente una persona piuttosto chiusa e incline a momenti di depressione... Gli piace cantare, questo sì, e sebbene uno dei suoi pezzi canterini più spassosi sia quello in The cable guy in cui canta Somebody to love dei Jefferson Airplane... qui trova il modo di accennare Can't buy me love dei Beatles... E quindi non posso fare a meno di mettere la sua versione di I'm the Walrus...

Nel film Carrey si affida ad una terapia alquanto particolare.... Aprirsi alla vita e alle infinite possibilità del caso dicendo sempre sì e non rinunciando a niente dalle occasioni alle rogne alle rogne! Il tutto producendo una serie di situazioni paradossali, estreme e spassose.
Fantastico il suo capo sul lavoro, con le sue feste a tema e affetto da manie tipicamente USA... un personaggio che sembra uscito dalla penna di Spike Jonze...
Due parole sul regista Peyton Reed che già da qualche annetto sforna, zitto zitto, gradevoli commedie mai stupide e sempre di una certa classe... vedremo cosa ci riserverà in futuro!
Insomma io sono di parte.. che Jim Carrey me lo porterei a casa e lascerei il lavoro solo per avere il tempo di coccolarlo a dovere...
Va da se quindi che se a voi sta particolarmente sulle scatole, non lo sopportate, non siete in linea con il suo modo di fare comicità... andate a vedere qualcosaltro!
Oppure ispiratevi alla filosofia del film... dite sì... andate a vederlo e c'è pure caso che vi piaccia o che sia il primo passo per fare qualche cambiamento nella propria vita...
Ma mi raccomando... fate attenzione alle vicine di casa attempate... eh eh eh!

Comunicazione di Servizio
Il bollino di censura sul biglietto è motivato dal tentativo di boicottaggio di questo blog da parte dei miei familiari... Mio fratello ha provveduto a decorarlo con un disegnino osceno e mia madre ad accartocciarlo e buttarlo nella pattumiera... E' stata una faticaccia recuperarlo!

Abbinamento... Ahhhhh oggi mi posso togliere la soddisfazione di rivelare il famoso posticino di cui vado accennando da tempo... Dunque dunque... zona Via Veneto, esattamente Via Francesco Crispi, scendendo dal Parking Ludovisi ve lo trovate sulla sinistra poco prima di incrociare Via Sistina....
A prima vista sembra il classico baretto per turisti... ci si può lasciare ingannare dal menu esposto in bella mostra all'entrata... niente di meno veritiero... Si tratta di un bar/Sala da tè che è anche ristorante...
All'interno sedie in paglia di vienna, specchi, atmosfera fin de siècle... ma questo sarebbe nulla... la vera scoperta è la qualità della gastronomia e la gentilezza del personale...
Tramezzini di pain brioche farciti con fantastia e generosità... pasticceria impensabile con profusione di frutti di bosco freschi e fragranti... minisformatini di pasta, bottoncini di pane al latte che sono praticamente tartine irresistibili... Si stenta a credere... e allora io, nota rompicoglioni arrivo a chiedere che tè hanno... immaginando che possano cadere miseramente con la selezione di filtri Eraclea... invece, meraviglia delle meraviglie... tè sfuso di alta qualità, compreso il pregiato tè bianco.
Teiera, tazze e piattini decorati con fiori, non la solita tazza da cappuccino in porcellanona bianca e spessa... Caffè ottimo...
Mentre incredula mi godo tutto ciò... entrano clienti stranieri che vengono serviti con disinvoltura in inglese invece dell'usuale "Ah signo' che vole?"...
Ormai sono in visibilio... una signora tende l'orecchio e sente gli entusiastici commenti che sussurro al Ballestrero... e mi fa: "Guardi... le dico... questa è un'oasi... non esistono posti così in zona... Io lavoro qui vicino e questo è l'unico posto!".
Non ho difficoltà a crederle... anzi non ho bisogno di andare sulla fiducia, sto toccando con mano.
Ci torno qualche giorno dopo per quella che per me è la prova finale.. quella del cornetto.
Cornetto molto sfogliato: BUONO!... cappuccino ottimo.. e la medesima cortesia di altissimo livello... non affettata o troppo confidenziale ma l'equilibrio perfetto di educazione e professionalità. Un posto dove tornare sempre quando si è in centro e di accendere un cero al vostro santo protettore per averlo trovato (nel vostro caso, se non lo conoscevate, il cero lo dovete accendere a me)!
E pure da provare come ristorante... se ci andate prima di me fatemi sapere....
La Fenice
Caffetteria e Ristorante
Via. F. Crispi, 68
tel 064883504

venerdì 9 gennaio 2009

La giusta distanza

  • Giovedì 9 gennaio 2009 su Sky
  • Sempre più intenzionata a disdire l'abbonamento...

Essendo nata e cresciuta in città io tutti sti film sulla provincia non è che li apprezzi poi tanto... Provincia del nord poi... Un mistero per me come gli esseri umani si possano essere adattati in un tale ambiente... e oltre il danno anche la beffa... Nascere in uno dei paesi più belli del mondo per risiedere, che so, nella pianura padana... Con la nebbia... Un inverno simile a quello della norvegia, tutti che si fanno i cazzi degli altri, sopravvivendo solo di corna e di mogli che vengono dall'europa dell'est...
La protagonista la pensa un po' come me... infatti il lavoro come maestra nel tristo sito nordico è solo momentaneo, il progetto è quello di andare in Brasile.
Il brasile... Io non ci sono mai stata... ma mi ci trasferirei ad occhi chiusi, senza rimpianti, a vivere in qualsiasi posto caldo, col sole e col mare dove si possa vivere tutto l'anno con un pareo, senza scarpe ed eventualmente con un maglioncino fino, simbolico più che altro, per la brezza della sera.
Insomma la protagonista è una maestrina appena un filino meno bona di una velina bruna... che non si capisce se ci è o ci fa... In questo posto dimenticato da dio, con tutti questi personaggetti forgiati dalla foschia e la noia cosa pensa bene di fare?
Inizia una relazione con un meccanico tunisino che la spia di notte mentre lei, discinta quanto basta, si muove nella sua casa con le luci accese, ovviamente, senza tende.
Il tunisino cià un problema... nessuno gli ha insegnato il proverbio "mogli e buoi dei paesi tuoi" e quindi per il solo fatto di essersi intreattenuto con lei per una notte le propone di sposarlo...
La pseudo velina poco dopo viene trovata morta e il tunisino condannato per omicidio si suicida...
In realtà tutta questa storia è raccontata da un ragazzetto aspirante giornalista, che lavora per Fabrizio Bentivoglio. Anni dopo risolverà l'arcano e scoprirà il vero colpevole... Il tutto senza mai cambiare espressione.
Magari capitasse un tizio così anche a Roma e risolvesse il caso di una Simonetta Cesaroni o di un'Alberica Filo della Torre e di tanti altri delitti insoluti che sono avvenuti in questa città.
Ogni tanto ci penso al fatto che i colpevoli sono in giro liberi, che magari si sono formati una famiglia e che chi vive con loro non immagina minimamente il mostro che ha accanto.
Vabbè che dire del film di Mazzacurati? Si lascia vedere ma non ti strappa unfilo di entusiasmo e nemmeno di indignazione... resta lì, adagiato, in questa cazzo di provincia nordica... amorfa come la campagna invernale. E' un film sufficiente, da chi timbra il cartellino alle cinque ed è di fronte all'orologio già dalle sedici e cinquantasei... da impiegato statale del cinema.
Abbiamo veramente bisogno di tali pellicole? Imbellettate con la cipria di una sempre più improbabile rinascita del cinema italiano?
Io capisco che non tutto nella vita possa essere sangue e passione... ma questa messa in scena così dilatata e didascalica, tecnica... come un piatto ben presentato di un ristorante dalla cucina senza sapore... non fa bene al nostro cinema. Non ci si lamenti che la gente se ne sta a casa a vedere i DVD e che non è più disposta a pagare 7 euri e 50 a capoccia... Film come "La giusta distanza" hanno effetti anestetizzanti sul pubblico... e questo senza volermi soffermare sulla sceneggiatura, deboluccia, piatta e con degli escamotage così forzati che Harold Pinter manco è morto che già si rivolta nella tomba... Mah! Vabbè.. continuiamo così... facciamoci del male...
E intanto io sogno il posto al sole, al mare.... Ci vediamo pianura padana... stammi bene!!! eh eh eh!

Abbinamento a luogo per non incorrere in rimostranze, insulti e/o maledizioni sulle prossime vite... Un piccolo museo in pieno centro... il Museo Barracco in Corso Vittorio Emanuele, 86A , certo... non è il Jaquemart-andre a Parigi (vabbè se siete da quelle parti vi segnalo pure questo va!) ma c'è una discreta collezione egizio/fenicia eccetera... e la sede stessa è molto carina!


lunedì 5 gennaio 2009

Irina Palm

  • Visto su Sky il 5 gennaio 2009
  • Special Guest Star per l'abbinamento Mr. Iavacc!
Questa sera quando ormai avevo perso ogni speranza di vedere qualcosa di interessante mi sono ricordata che avevo programmato sull'autoview di Sky Irina Palm.
Incuriosita più dalla presenza di Marianne Faithfull, icona maledetta del rock degli anni 60/70, musa di Mick Jagger, coinvolta in vari scandali per droga, lei stessa drogata fracica che non si sa come ancora si regga in piedi.... riciclatasi come cantante dalla voce roca (con anche qualche pezzo niente male), non ha mai disdegnato incursioni cinematografiche... un po' come Blondie.
La ritroviamo in versione nonna segaiola in questo film che, se non fosse fondamentalmente drammatico, sarebbe a tratti esilarante.
Insomma nonna con nipotino agonizzante si improvvisa a fare seghe in un locale a luci rosse per procurarsi il denaro necessario alle cure.
All'inizio con una certa riluttanza... con fare maldestro... con la grazia di un idraulico che stura un lavandino otturato... poi impratichendosi a mestiere e diventando Irina Palm "la maga della pippa".
Il figlio però la scopre e ne nasce un dialogo surreale in cui lui, urlandole contro, le dice che non capisce perché la madre faccia la puttana... che non capisce tante cose... che non capisce perché alla gente piacciano i Beatles.
Stop... Fermi tutti!
Con questa dichiarazione il figlio si classifica come un vero cretino oltre che un ingrato!
Insomma questa donna semplice, che ha vissuto tutta la vita senza mai un guizzo, senza pretese e anche cornuta... ha trovato finalmente una sua dimensione, un inserimento nel mondo del lavoro finanche facendo seghe a sconosciuti e sto figlio le fa un cazziatone immane..
Io dico... ma possibile che non ci sia libertà a questo mondo? E che questo ragazzo, invece di pensare che grazie a lei suo figlio potrà curarsi, sia ancora intrappolato in un intricato schema edipico, in cui è geloso della vita sessuale della madre...?
E se inizialmente Irina è frastornata, confusa e con un vago accenno di senso di colpa... la vediamo con soddisfazione affermarsi nella sua consapevolezza... Fantastica la confessione alle amiche in cui Irina si prende la sua piccola rivincita e descrive la sua attività, definendosi la migliore mano destra di Londra.
Il film parte da un soggetto che potrebbe prestarsi ad una serie di momenti trash e derive di una volgarità inaudita, invece è delicato, a modo... tanto che il fatto che questa nonna faccia pippe a debosciati londinesi che fanno la fila per lei.... è veramente l'ultimo dei problemi... Di fatto il film è costruito ad arte... il mondo dei locali porno alla fine sembra essere un'allegra famigliola dove è anche possibile trovare l'amore e tutto sommato la prostituzione non sembra essere una cosa così terribile....
Di certo le modalità delle prestazioni di Irina rasentano l'asettico, con questa fila di uomini che infilano l'uccello in un buco sulla parete mentre lei, senza esser vista, sta in uno stanzino, che ha arredato come una dependance del suo appartamento nei suburbs londinesi.
Insomma alla fine ci si chiede dove sta la vera prostituzione... se nel vendere il proprio corpo (o la propria abilità manuale) o nel vendere la propria mente 8 ore al giorno lavorando per qualcuno che sfrutta il tuo cervello sottopagandoti e togliendoti ogni velleità creativa....
Diciamolo... Irina Palm ti mette la pulce nell'orecchio sul fatto che sia molto meglio fare seghe per vivere (o comunque per salvare un nipotino morente) e che tutti quelli che hanno qualcosa da dire a riguardo siano solo dei moralisti del cazzo (nel vero senso della parola)...

Per Irina Palm un abbinamento d'eccezione... la presenza di una very special guest star come segnalatore... Questa volta la segnalazione è di Iavacc, uno dei miei migliori amici nonché mito vivente... affermato autore di satira politica, cuoco più che godereccio oltre che raffinato gourmet di profonda cultura vi fa sapere che ha scoperto una trattoria a Fiumicino che non è niente male. In genere agli abbinamenti dedico poche righe.. ma cazzo non sia mai detto che trancio la prosa iavacchiana.. quindi eccovi per intero la sua recensione dedicata agli estimatori del cinefilante! Buona lettura!Se c’è una cosa che non mi piace delle guide è che, col tempo, ci stanno disabituando ad affidarci alle nostre prime impressioni, che come è noto sono sempre giuste. Così abbiamo disimparato a cogliere quei piccoli, deboli segnali che fanno di un ristorante qualsiasi, magari bruttino e disadorno, un posto da provare, così, per il gusto di rischiare (poche decine di euro, per carità) e cavarsi lo sfizio di dire “avevo ragione io”. E’ successo così a Fiumicino, qualche giorno prima di Natale. Dopo una deludentissima esperienza in un ristorante (peraltro segnalato dalle suddette guide) un caffettino in un bar poco distante, lungo la “rive droite” del canale che sfocia fangoso in mare. Accanto al tavolo nostro, una tavolata di ritardatari, che finivano meglio un pasto già cominciato bene. Clienti normali, sicuramente di lungo corso, che sembravano a loro agio, come tutti gli altri che ancora si attardavano tra il frittino e qualcos’altro. Nel frattempo, i pescherecci del pomeriggio parcheggiavano nel porto canale oltre la stradina e dagli squarci nelle pance tiravano fuori ogni ben di Dio. Qualche cassetta di pescetti minuti (tra cui minuscoli scampi che ho saputo dopo essere tramutati in crema per le tagliatelle, alla faccia dei semilavorati della Metro) finiva dritta dritta nel retrobottega del ristorante. Ho capito dalle loro chiacchiere che è un bar tabaccheria dove i pescatori comprano le sigarette e si vanno a fare un cognac chino per smaltire l’umido e la salsedine di una nottata in mare aperto. Una veranda sul panorama “scrauso-romantico” del porto canale. Pochi tavoli, ben distanziati. Abbastanza, per me, per pensare di tornarci presto. E così è stato. Devo dire che, senza esaltarsi, devo dire che l’istinto del vecchio cacciatore di posti “best value for money” non mi ha tradito. E’ bello sapere che esistono ristorantini come questo, senza acuti ma anche senza cadute, una cucina normale, semplice come dovrebbe essere qualsiasi cucina di pesce, senza tonno-astice-scampi-mazzancolle, che rende più leggero il conto, oltre che il piatto. Non mi dilungo: una zuppetta di cozze per cominciare, cucinata come vorrebbe un napoletano, e cioè POCO (la cozza , appena rassodata dal fuoco deve mantenere morbidezza e grandezza naturali). Un piattino di lumachine alla marinara gentilmente offerta dallo chef. Adoro questo genere di gentilezze, se cucinate bene, oltre che gratuite, naturalmente. Tre secondi, senza pasta, che va già bene così. Un rombo con patate al forno (squisite) e un po’ di rucola per celebrare i ruggenti anni ’80. Un calamaro alla griglia (decisamente dolce e fresco). Un fritto di paranza (merluzzetti e triglie decisamente buoni ) con calamari fritti “a mestiere”. Se erano – come forse erano – surgelati, bè, la leggerezza e consistenza della frittura non faceva sentire troppo la differenza. Il cestino del pane ne conteneva di fresco e buono. E’ stato riempito di nuovo senza essere richiesto. Grazie. Vino mi sembra una parola un po’ grossa. Però una bottiglia di Torbato Sella e Mosca (4-5 euro al supermercato, 9 euro lì, onesto) e sicuramente bevibile nel frigo c’era. “Beati coloro che non hanno grandi aspettative, poiché non resteranno mai delusi”. Non ne avevo, non sono rimasto deluso. Fortunatamente. Oltretutto ho deciso di tornarci in quanto temevo una “giornata sì” - esistono anche le “giornate sì” oltre quelle “no”. Qualità standard, oltre che accettabilissima. Tiriamo le somme: per due persone , un antipasto (più un assaggio offerto dalla maison), tre secondi (tra 9 e 14 euro), una bottiglia di vino. Un gelato, caffè amari. A questo punto, come amo ripetere, il conto è solo un elemento in più per il giudizio finale. Ma l’esame è superato: 58 euro, che adesso vi sembran pochi, ma non voglio andare per il sottile. Ho trovato la mia trattoria di pesce a Fiumicino? Forse sì, l’ho trovata. E, sinceramente, in mancanza di meglio, per il momento me la tengo stretta.
I Gabbiani
Via Torre Clementina,210 a Fiumicino tel. tel. 066506274
Aperto a pranzo (anche la sera venerdì e sabato)
meglio prenotare, soprattutto a pranzo la domenica e la sera.

sabato 3 gennaio 2009

Quattro minuti

  • Visto su Sky il 2 gennaio 2008 nella speranza di esorcizzare "Scusa se ti chiamo amore"...

Quattro minuti me lo ero perso al cinema un po' di proposito... A volte mi sento intrappolata dalla programmazione dei cinema d'essai romani dove si incontra un genere di persone che sembra andare a vedere sempre un solo genere di film e per di più se lo fa piacere.
Gli utlimi due anni poi hanno visto la rinascita di un cinema tedesco che languiva da tempo e ora tutto ciò che arriva da là sembra dover essere bello per forza.. un po' come è accaduto per un certo periodo per tutto ciò che arriva dalla Cina, Hong Kong o Taiwan e successivamente per tutto ciò che arrivava dal medioriente. Insomma ora tocca alla Germania che devo dire a me non è mai stata gran che simpatica.
Poi c'è un fatto... stiamo parlando di paesi che hanno produzioni cinematografiche consistenti e qui in Italia ci eccitiamo per quei 4 o 5 film l'anno che sono decenti...
Ora se proprio controlliamo bene pure noi, se scremiamo tutta la monnezza che sono capaci di scaricare in sala i registi nostrani magari un paio di chicche l'anno riusciamo a tirarle fuori... Insomma per dire che la cinematografia di un paese sta risorgendo o che ci regala grandi capolavori forse bisognerebbe valutare un campione un po' più consistente de "Le vite degli altri", "Il falsario" e "Quattro minuti"... ma vabbè non voglio andare troppo per il sottile.
Il film non mi è dispiaciuto anche se non gli avrebbero nuociuto atmosfere più torbide e un montaggio meno pretenzioso... sostanzialmente è un film del filone carcerario e non tanto perché si svolge in una prigione ma per la gabbia in cui si rinchiudono i protagonisti... gabbie di odio, di dolore, di rimpianto... serrature mentali che cozzano l'una con l'altra e che, nel caso delle due protagoniste, riescono a trovare una chiave per comunicare solo attraverso l'arte della musica. Per l'insegnante tutto è disciplina e studio, per l'allieva è libertà... dovranno incontrarsi a metà strada e necessariamente ammorbidirsi nei confronti l'una dell'altra per riuscire a realizzare il loro progetto. Sebbene in questi cuori non ci sia più spazio per il sentimento c'è una speranza che prende vita dal potere catartico della musica sulla vita.
Purtroppo anche questo film non è esente dall'accenno al nazismo e allo scempo della seconda guerra mondiale.. Ora io comprendo che sia stata una cosa immonda e che non bisogna dimenticare ma francamente comincio a pensare che i tedeschi ci giochino un po' su sto fatto e che il richiamo a quei fatti non sia differente da una partita di calcio in un film di Salvatores...
E questo detto da una che non andrà a vedere il film del ragazzino col pigiama a righe per incapacità emotiva di guardare da vicino certi orrori dell'essere umano.. quindi una volta tanto non sto facendo dell'ironia bensì mi chiedo proprio se non sia il caso di tirar fuori un film tedesco che non abbia accenni alla questione e vedere cosa succede....
Ma niente.. ora ci si metterà anche Tom Cruise col film su Hitler quindi mi sa che il tutto dovrà essere rimandato a chissà quando.
Torno ai quattro minuti... sono quelli finali in cui avviene una liberazione e contemporaneamente l'accettazione, la concretizzazione di un filo di speranza che per tutto il film sembrava non poter trovare la sua strada tra violenza e vendetta...
Non lo metto tra i capolavori dell'anno (ma ce ne sono stati?) però le due interpreti principali restituiscono una storia e un'interpretazione notevole, la musica e l'atmosfera fa il resto.
Una bella storia al femminile come da un po' non se ne vedevano....

Non poteva mancare l'abbinamento musicale visto l'argomento... su www.lastfm.it troverete radio tematiche on line... basterà inserire il nome del vostro gruppo preferito e andrà in onda per voi una selezione di artisti sulla stessa lunghezza d'onda... buon ascolto!



venerdì 2 gennaio 2009

Scusa ma ti chiamo amore

  • Visto su Sky Cinema 1° il primo gennaio 2009, sfidando ogni scaramanzia...

Ieri, 1° gennaio 2009, reduce da un capodanno durato fino alle sette e mezza del mattino, il Cinefilante ha dormicchiato tutto il giorno... solo verso sera ha acceso la tele sperando in un bel film per inaugurare l'anno nuovo...
Speranza vana... su Sky Cinema 1 (e di conseguenza un'ora dopo su Sky Cinema 2), incuranti dei pensieri e dei propositi positivi che bisognerebbe avere almeno in questo giorno, programmavano impunemente Scusa ma ti chiamo amore....
Roba da chiedere il danno biologico a Sky o per lo meno da andare a cercare sotto casa i programmisti per dargli un paio di legnate sui denti.
Quello che invece bisognerebbe fare a Federico Moccia è tutta un'altra storia ma, sempre e comunque, a base di severe pene corporali.
Penso però che potrebbe uscirne un post dissacrante e liberatorio, di quelli che anche a rileggerli mesi dopo ti fai delle belle risate e allora mi accingo alla visione, sebbene guardata in cagnesco dal resto della famiglia.
Prima di tutto vorrei confessare la mia totale ignoranza su Federico Moccia... non ho mai letto un suo libro e nemmeno visto un film tratto da un libro. Per sentito dire so che scrive delle porcate modaiole che piacciono tanto ai teen-agers... ora almeno posso parlare a ragion veduta visto che il responsabile di questo orrore (sia letterario che cinematografico) è il Moccia in persona.
Il primo moto di disgusto si scatena quando sento le ragazzette protagoniste parlare con una cadenza romanesca strascicata, bora, fastidiosa e stridula...
La "C" (di Ciliegia per intenderci) è unicamente concepita e scandita come "SC" (di Sciare, per intenderci).
Dunque andiamo a cena diventa andiamo a scena, dieci diventa diesci...
Anche solo per questo Moccia.. ti meriti una zaccagnata sul naso.
Ho capito che girare un film è remunerativo e divertente ma cazzarola non è rimorchiando la prima pischella che prende l'aperitivo a Ponte Milvio che puoi pensare di fare del cinema...
In un'intervista immaginaria ora Moccia risponderebbe... "E chi si è mai sognato di fare del cinema? Sono un furbo.. mica un cretino..."
E non si potrebbe dargli torto (la zaccagnata sì però.... magari con un bel lucchettone di ponte Milvio).
Infatti il problema non è Moccia ma chiunque abbia pagato 7 euri per andare a vedere una tale immondizia. Luoghi comuni e banalità disarmanti, non un minimo accenno di qualcosa che non sia un inno alla lobotomizzazione giovanile... totale mancanza di struttura, di storia, di sceneggiatura... non mi viene la parola per sintetizzare il tutto... un attimo... ah sì... una merda.
La storia è risaputa e tra l'altro ben sintetizzata e "criticata" da uno dei geni della critica letteraria romana ovvero Mister Tuttattaccato... se vi volete fare 4 risate leggete la sua recensione che vi linko qui...
Insomma una sgallettata diciassettenne intruppa col motorino con un trentasettenne SUV munito, invece di fare la denuncia all'assicurazione lo usa come un taxi. Lui è totalmente amorfo... brutto non è brutto ma è totalmente vuoto e privo di qualsiasi fascino.
Il riflesso del nulla reciproco nei loro occhi fa scattare la scintilla e quindi nasce l'amore ma l'ostacolo è in guardia... l'ex fidanzata di Roul Bova ritorna e lui essendo un amorfo lascia la sgallettata. Lei con la sua vocetta stridula e tremolante gli urla, sotto i portici di Piazza Augusto Imperatore, "cresciiii..!".
Vabbè ma è solo una fase perché alla fine tutto finisce "bene" e sono anche certa che Moccia volendo potrebbe trovare il modo di farci un sequel... che dio lo perdoni!
E la cosa drammatica è che forse un giorno ne parleranno come di un ritratto di un'epoca, di una generazione... e invece si tratta di un film che ha la stessa utilità di un quiz televisivo, ovvero nessuna.
In genere quando inveisco nei confronti del cinema italiano mi assale un dubbio.. che qualcuno che ci abbia lavorato possa leggere quello che scrivo e rimanerci male.
Insomma.. è più probabile che Moccia si imbatta in questa mia disquisizione piuttosto che Al Pacino venga a sapere che non avevo apprezzato la sua interpretazione in People I know... ma in questo caso devo dire che non ho remore perché è talmente evidente l'operazione commerciale costruita a tavolino, ai danni di giovani menti decerebrate che veramente non ci si può esimere...
Dite che la visione di questa porcata il primo gennaio peserà sulle mie future visioni?
Tipo "chi vede film di merda a capodanno li vede tutto l'anno"?
Dite che la maledizione dell'inutilità di Moccia mi si attaccherà come una gomma da masticare alla suola delle scarpe sull'asfalto di agosto?
Speriamo di no.. ma soprattutto speriamo di imbattersi in almeno un paio di film decenti nei prossimi giorni, che ho due abbinamenti startosferici da fare e che non posso sprecare con Scusa se ti chiamo amore...

Abbinamento un po' da massaia ma tutto sommato attinente ai propositi per il nuovo anno... In particolare il proposito di ridurre un po' l'inquinamento che alimentiamo quotidianamente facendo la lavatrice.
Sono in commercio (e si trovano anche su internet presso il giardino dei libri) le noci lavatutto... un ottimo detersivo naturale che rende il bucato morbido e pulito senza inquinare fiumi e mari. Sono economiche e funzionano alla grande, io le uso da mesi e non posso fare a meno di pensare a come cambierebbero le cose se le usassero tutti....