martedì 25 agosto 2009

Ritorno a Brideshead

  • Lunedì 24 agosto 2009, scaricato da internet senza un vero perché...

Improvvisamente l'estate scorsa aveva già sondato in tempi non sospetti il rapporto irrisolto tra madre despota e figlio gay... Ritorno a Brideshead non aggiunge nulla di nuovo ma soprattutto non coinvolge. I personaggi sono slavati e assolutamente privi di fascino, le situazioni sono accennate e poi abbandonate nel più completo disinteresse. Non ci sono punti chiavi capaci di dare respiro a questopseudo drammone che ancora una volta vede come sfonda una splendida dimora inglese. Come a dire che nella terra di Albione sono le case a possedere i loro inquilini.... e in effetti le persone passano mentre le case per lo più restano, pretendendo tributi alla loro esagerata grandezza e eleganza.
Siamo in quel fastidioso territorio in cui un abito non adatto indossato ad una cena può precludere il futuro di una relazione ma soprattutto dove ogni azione imposta e subìta si costruisce sulla possibilità/necessità di generare il senso di colpa... muro, catena, gabbia, immobilità che ne derivano non scalfiscono il dogma di un cattolicesimo arido e aberrante che ben si adatta a menti automartirizzanti.
Ma a parte i temi un po' triti e ritriti e non eccessivamente interessanti tutto è un po' scialbo oltre che noioso. La conclusione è equiparabile ad un pranzo tronfio a cui non segue nemmeno un buon dessert... da dimenticare direi.
nel pomeriggio avevo beccato su skY gli ultimi venti minuti del film su Jane Austen "Becoming Jane", dello stesso regista... sempre roba inglese in costume, case grandi, soldi e matrimoni impossibili... almeno lì ho versato qualche lacrima... ho detto tutto!

Gli abbinamenti sono in vacanza! Almeno loro.....

martedì 11 agosto 2009

Le stagioni del nostro amore

  • Lunedì notte 10 agosto 2009, sul televisore di casa mia....

Ragazzi... ho scoperto l'acqua calda... adesso scarico da internet... non i film che sono in sala (se non non potrei più andare al cinema...) ma gli inediti vecchi film perduti, bianchi e neri dimenticati... filmografie complete che mi riescono a dare una panoramica dell'excursus di un autore....
Ci metto una vita... ed è un lavoro duro però può dare tante soddisfazioni.

Oggi inauguro quindi i film scaricati da internet!

Questo film è passato ogni tanto su Sky sul canale RaiSAT Cinema World... per quelli di voi che ancora non lo sanno canale morto e sepolto!

La crisi di un uomo come tanti che ha abdicato sogni e ideali pubblici e privati. Un bel film corposo e corroborante con un bianco e nero dai bei contrasti, con momenti di grande cinema soprattutto nelle sequenza con la giovane amante Jaqueline Sassard...
Leggermente verbose le discussioni che vertono sulla politica e sul fallimento di una generazione che si è lasciata andare e si è seduta sulle parole, incapace di passare ai fatti. La storia personale del Borghi (un Enrico Maria Salerno dolente in forma smagliante, mi si perdoni l'ossimoro ) sarà lo specchio della sua vicenda professionale... La rinuncia come forma inconsapevole di scelta di una prigionia che prima di tutto è mancanza di assunzione di responsabilità.

Nonostante il quasi mezzo secole che "Le stagioni del nostro amore" ha sul groppone si può affermare che nulla è cambiato.. un film che si potrebbe tranquillamente rieditare con un Bentivoglio di qualche anno fa, la Golino nella parte della moglie che non accetta un matrimonio finito (anche solo questo potrebbe animare tanto gossip giornalistico che tanto piace) e Diane Fleri nella parte della Sassard (che un po' me la ricorda). Mi restano Anouk Aimèe e Gastone Moschin... direi che si potrebbe riciclare Nastassia Kinsky per lei e il sempre valido Ivano Marescotti per lui....
Ah.. quanto mi piacerebbe occuparmi del casting di un film!


Le stagioni del nostro amore è anche una raccolta di Franco Battiato, uno dei pochi veri artisti che abbiamo in Italia. Se non lo conoscete ve ne suggerisco caldamente l'ascolto... Vi trasporterà in mondi densi di esotismo e misticismo che potranno evocare mondi perduti e/o dimenticati....

martedì 28 luglio 2009

Ghost Town

  • Domenica 26 luglio 2009 Cinema Savoy in via Bergamo
I fantasmi attecchiscono bene al cinema... ma diciamo la verità, è Ricky Gervais (conosciutissimo per la serie The Office, in cui interpreta un "capo" gradasso e marpione) a fare il film con la sua maschera cinica e dolente. L'attore inglese si concede sottotono, dosando al meglio le sfumature di un personaggio che ha imboccato la strada della misantropia per non incorrere in ulteriori delusioni.
La solitudine più che una scelta diventa un'arma di difesa che però dovrà suo malgrado deporre.
Dialoghi divertenti e con un tocco surreale dato non dall'elemento fantastico, che è trattato in maniera molto poco gotica, ma dalla volontà di restituire conversazioni tra persone che vivono solo apparentemente nella stessa comunità. Il confronto con i medici o anche semplicemente il senso dell'umorismo incompreso lasciano intravedere una visione delle relazioni interpersonali incentrata sull'isolamento e l'egocentrismo. La prima parte del film in cui questi aspetti sono più marcati.. la scoperta di un mondo altro che fino a poco prima si credeva inaccessibile, la persecuzione delle anime nei confronti del vico che le può vedere... è più riuscita e fluttua con classe nella commistione dei generi poi il gioco un po' si fa ripetitivo e prevedibile, togliendo quel po' di mordente iniziale.
Tèa Leoni, interprete femminile, che sembra sempre sull'orlo di un esaurimento nervoso (una sorta di energica Margherita Buy nostrana) forse non è stata la scelta più riuscita e anche Greg Kinnear sembra essere relegato al cliché del play-boy attempato e superficialotto in cui l'abbiamo visto altre volte.
Indubbiamente come pellicola estiva il film si lascia vedere e strappa anche qualche risata...
Ghost Town va ad arricchire comunque quello che sembra essere diventato un vero e proprio genere al quale il pubblico risponde sempre con discreto entusiasmo dai tempi della Signora Muir.
Detto ciò oggi ho starnutito parecchie volte... non è che proprio mi allieti il pensiero di essere stata "attraversata" da qualche fantasma... tant'è... me ne farò una ragione!

Dopo il cinema piacevole serata al Passaguai, un locale in cui mangiare e bere qualcosa al di sopra di ogni aspettattiva! Purtroppo ora chiude per ferie ma a fine agosto riaprirà!
Passaguai vin cafè, Via Pomponio Leto 1 (piazza Risorgimento)

mercoledì 15 luglio 2009

Chi nasce tondo

Diciamo la verità... fa caldo e non ho voglia di fare nulla.
Sono a Roma e la maggior parte delle mie energie è convogliata nel pensare di stare su una spiaggia bianca, con un mare turchese... 'na fatica!
Sì... al cinema ci vado ma dopo non mi va da scansire biglietti, cercare locandine e abbinamenti... troppa fatica...
Chi nasce tondo invece mi arriva fresco fresco come una bella coca-cola ghiacciata quando ancora non sai di desiderarla.... scaricato illegalmente da internet.
Al cinema c'è stato pochi giorni e sono mesi che chiedo a Blockbuster se arrivano delle copie per il noleggio... ma non sanno nemmeno cosa sia e alla fine a mali estremi, estremi rimedi.
Cavolo... si vede pure benissimo...
Mica male alla fine scaricare da internet...
Che poi io per il cinema sono come Carrie Bradshow per le scarpe.
Con quello che ho speso per il cinema in tutta la mia vita forse ci avrei potuto comprare un appartamento e quindi ora posso tranquillamente usufruire di chi mette gentilmente a disposizione film sulla rete, in barba all'orrido spot anti pirateria, senza sensi di colpa...
Ma torno a chi nasce tondo.
Il film è carino ma tutto sommato la storiella è esile esile, solo un presupposto per una serie di scketch tutti a base di "stocazzo" e "hai rotto il cazzo".
Per carità... ti fai quattro risate e del resto chiunque abbia un po' di sangue romano nelle vene, chissà per quale assurdo motivo, non può fare a meno almeno di increspare le labbra di fronte ad epiteti del genere "limortaccitua"...
Poi si sa... è sempre bello, per chi ha un po' di sangue romano nelle vene, riconoscere il luoghi... eccitarsi senza un vero perché si vede sullo schermo una strada che magari maledici ogni mattina perché ci stai bloccata almeno 5 minuti al semaforo.
Però che fico quando la vedi nel film...
Da segnalare i due protagonisti, il pregevole Valerio Mastandrea, che riesce sempre ad essere simpatico e Raffaele Vannoli che, se messo nelle mani giuste, potrebbe essere un John Belushi nostrano. Si rivede anche Regina Orioli, che mio fratello dice che è una gran fica ma dio santo un corso di recitazione non le farebbe male.
Insomma nella sua impostazione il film è molto già visto e si salva solo grazie alla simpatia dei personaggi che sono sempre un palmo più gagliardi dei comprimari.
Insomma dai... carino... eppoi... Ma quant'è bella Roma... Limortacci....

Come abbinamento ci vorrebbe una di quelle belle trattorie ignoranti che magni bene e spendi poco... praticamente un posto che non esiste. Anche se io continuo a trovarmi molto bene al Pot-pourri della Garbatella, una pizzeria dove fanno la migliore focaccia bianca del pianeta e si riesce ancora a spendere meno di 20 euri, mangiando anche delle ottime falafel come quelle che farebbe tua nonna se fosse araba. Si trova in Via Roberto De Nobili al numero 8 tel 065133312 Giorno di chiusura: Lunedi. D'estate ci fa un caldo boia ma ci sono i ventilatori a pale e un mini dehors dove si sta un po' più freschi.

martedì 16 giugno 2009

I love Radio Rock

  • Sabato 13 giugno 2009, Cinema Barberini nell'omonima piazza
È con grande dispiacere che mi accingo a recensire I love Radio Rock senza potermi esimere dal definirlo una delle più grandi puttanate degli ultimi anni.
Un film che viene spacciato per il manifesto di un’epoca e che non invece non è altro che una carrellata di gag tenute insieme da una regia fredda e posticcia. Un dispendio di energie inaccettabile… attori, scenografie, coreografie, costumi e soprattutto musica…
Tanti colori a contrasto, mescolati con cura maniacale, a confermare il cliché per il quale a metà degli anni Sessanta la donna doveva necessariamente indossare mutandine a fiori sgargianti che facevano capolino da vertiginose minigonne turchesi o arancioni ed avere costumi sessuali da rasentare le cronache di un bordello tailandese.
Il tutto è condito con ripetitivi siparietti di gruppi di persone facenti parte di ogni strato sociale che si agitano come ossessi, ascoltando la radio, per lo più saltando sui letti e ballando il twist (espediente identico a quello del pubblico che seguiva The Truman Show).
Tendenzialmente c’era materiale per il film del decennio invece tutto resta nella sfera delle possibilità perdute… I protagonisti sono una galleria interminabile di facce che sarebbero anche giuste ma che si avvicendano nel contesto corale stancamente senza nessun brio, nella più totale mancanza di alchimia.
I love radio rock è un film di una freddezza glaciale e non bastano i camei di lusso di Emma Thompson o il personaggio à la Monthy Pyton di Kenneth Brannagh… e purtroppo nemmeno la folgorante apparizione di Rhys Ifans riesce a risollevare le sorti di un film che affonda inesorabilmente nel nulla.
Poi mettiamoci il solito doppiaggio da pena corporale per il quale Bill Nighy parla come Alexander Petrosky in Sex and the city e abbiamo un film tra i più deludenti di sempre.
Lasciamo perdere poi gli anacronismi musicali… il film si svolge nel 1966 (glorioso anno che vide la mia nascita) e ci sono pezzi che sono anche di due o tre anni dopo. Cazzo… dico… se fai un film “musicale” minimo minimo questi errori sarebbero da evitare.
Un’altra pecca è che I love radio Rock non finisce mai… due ore e un quarto pesanti con la scena finale del naufragio interminabile, al rallentatore… che oltretutto toglie enfasi all’unica scena decente di tutto il film ovvero l’allagamento della nave con la perdita di tutti i preziosi vinili.
Durante l’allagamento poi in una sorta di sfida Jaques Maillol/Enzo Maiorca, il giovane ragazzo inconcludente e DJ Bob (suo padre a cui è partita la brocca) passano allegramente alcuni minuti sotto acqua per recuperare almeno un solo disco…
Questa per me è il vero tradimento del film.. far credere che chi ama veramente la musica potrebbe morire per salvare un supporto in vinile. La musica vive dentro di sé e non c’è bisogno di sacrificarsi per un pezzo di plastica…
Concetto tra l’altro esposto egregiamente in Farenheit 451 in cui, per chi non lo sapesse, in un futuro tristemente simile al nostro presente la lettura è bandita e perseguita e gruppi di ribelli imparano a memoria i testi affinché possano sopravvivere.
Ma di che sto parlando? Ah già vabbè… questo è Truffaut…

Abbinamento doveroso alla nostrana Radio Rock che dal 1984 allieta noi romani con musica splendida e al quale io sarò sempre grata per avermi fatto conoscere i Porcupine Tree oltre che tanta altra bella musica. Storica organizzatrice di eventi e scopritrice di talenti… a tutt’oggi resta una delle poche radio in cui una rockettara come me si sente a casa…
Frequenza 106,600 ma ormai si può ascoltare anche sul web….

lunedì 15 giugno 2009

Looking for Eric

  • Mercoledì 10 giugno 2009, Cinema Nuovo Sacher (ex Cinema Induno) in Largo Asciani, 1 tel. 065818116
  • Sempre per la rassegna Cannes a Roma, in lingua originale con sottotitoli
  • Nanni Moretti era presente a ricevere il pubblico... très chic...
Un Ken Loach lieve e ridanciano per una commedia piacevole e puntellata di speranza.
Un uomo sull'orlo della crisi di nervi trova la forza di reagire ad una vita che se ne sta fuggendo troppo in fretta grazie al suo idolo calcistico Eric Cantona. I suggerimenti del pittoresco calciatore (che da anni ha il vezzo del mondo del cinema) lo rimetteranno in sesto e lo renderanno il salvatore della famiglia allargata di cui è a capo.
L'inedito tocco surreale che vede la personificazione del salvatore del protagonista nelle vesti di Cantona, che si presta con ironia alla vicenda di cui è anche produttore, funziona e diverte.
Un film figlio dei nostri tempi in cui sembra volersi affermare la fine del nucleo familiare classico a favore di valori affettivi che si estendono all'ambiente lavorativo, alle amicizie del pub e soprattutto alla fede del calcio.
In un'epoca dove sono venute a cadere tante ideologie Loach immortala quello che Antonello Venditti cantava già svariati anni fa (secondo me riferendosi alla Magggica e non alla città eterna)... dimmi chi è che me fa sentì 'mportante anche se nun conto niente...
Esseri umani allo sbaraglio che trovano uno spiraglio di vitalità nell'appartenenza ad una squadra piuttsto che ad un'altra... cosa che per me resta un mistero ben più oscuro di quelli di Fatima.
Ma insomma a parte questa triste presa di coscienza personale... il film è carino e i personaggi sono tutti uno spasso. Il calcio poi tutto sommato è marginale e forse il pregio è che viene inquadrato come metafora della vita, con il lavoro di squadra dove ognuno deve fare la sua parte per raggiungere un obiettivo... tra imprevisti, casualità, incontri, scontri ecc. ecc.
Non credo di sbagliarmi nel dire che piacerà a molti per la sua leggerezza mai superficiale e per quel disincanto tutto anglosassone di cui il cinema italiano difetta in maniera invalidante.

Ovviamente io non avevo idea di chi fosse Erica Cantona... la mia cultura calcistica si ferma a quando mio fratello faceva l'album con le figurine e c'era Falcao. Però mi sono fatta un saco di risate a vedere il video con cui da un bel calcio ad un tifoso che gli ha detto una parola di troppo...


Abbinamento facilissimo alla piccola libreria di cinema annessa al Nuovo Sacher dove è possibile trovare una bella selezione di titoli sia per quanto riguarda i libri che i DVD... qualche tavolino e anche un piccolo bar dove in onore ai risaputi gusti mangerecci morettiani nella stagione più fredda si trova anche la Sachertorte.

giovedì 11 giugno 2009

Un prophete

  • Martedì 9 giugno 2009, Cinema Adriano a Piazza Cavour, nell'ambito della rassegna "Cannes a Roma"
Piccolo antefatto... dopo circa un'ora e mezza di rompe la macchina dei sottotitoli, il film viene interrotto e in sala parte la chiacchiera libera.
Dietro di noi sento conversazioni del tipo (che meraviglia origliare al cinema...):
Lui - "Ma chi è che non gli farebbe una pippa a Berlusconi?"
Lei - "Bè io non gliela farei..."
Lui scuote la testa.. è convinto del contrario.
Le stesse persone dopo un quarto d'ora di attesa a sala accesa confabulano:
"Ma che riprendessero il film! Vediamolo in francese! E sticazzi per quelli che non sanno il francese... peggio per loro..."
Accanto a me: "Voglio vedere se facevano lo stesso discorso se il film era in magrebino.."
Poi finalmente l'addetto alla macchina dei sottotitoli riesce a districarsi nel guasto e la tipa lo apostrofa: "Hai dei problemi a ritrovare il punto esatto per sincronizzare? Se vuoi ti do una mano IO SO IL FRANCESE!"
-"No grazie c'è un database... non è necessario..."
Per fortuna riinizia il film... e il silenzio scende in sala.
Che pazienza!
Arriviamo all’Adriano pensando che al cinema saremo i soliti quattro gatti, invece la sala 4 (quella con i sedili sbracabili) è bella piena. Tra il pubblico Nanni Moretti, Valentina Cervi, Andrea Occhipinti, molti addetti ai lavori e un’aria molto radical-chic.
Un prophet non indugia… l’impatto è immediato, è un film potente, che non fa sconti, tutto corpi e sostanza.
Il film proietta lo spettatore in universo fatto di personaggi che avresti paura a incontrarli per strada, governati da regole sovvertite su cui vige solo la legge del più forte, in uno scenario di violenza ed emarginazione al di fuori del bene e del male.
Protagonista assoluto un giovane francese, Tahar Rahim (classe 1981), con la faccia giusta e la capacità dar vita ad un’evoluzione del personaggio che non si dimentica, perfetto sia nello spaesamento iniziale sia nella sua scalata al potere malavitoso.
La parabola è intrigante e si segue con passione, si fa il tifo per il ragazzo e alla fine quando diventa un boss intoccabile invece di augurargli di finire in una cella per il resto della vita si esce dal cinema felici e contenti! Sto ragazzo nonostante sia diventato un assassino e capo di un importante traffico di droga ci sta simpatico e quindi gioiamo per lui! Bella sta capacità del Cinema (quello con la “C” maiuscola però…) di andare oltre la morale comune e di farci vedere le cose da un differente punto di vista…
Le prophete se ne dura una piao d’ore e mezza in cui si parlano tre diverse lingue, francese, corso e arabo… sebbene non sia facile da seguire (nonostante i sottotitoli) la versione originale, l’aspetto multilingue (e multietnico) è parte integrante del film aggiungendo una marcia in più ai dialoghi e alle situazioni.
Interessanti i personaggi, le dinamiche relazionali e la moltitudine di sottotracce che emergono dal profeta. Di fatto ci troviamo di fronte ad un microcosmo carcerario, ritratto di una Francia crogiuolo di razze ben lontane dall’integrazione e alla ricerca di un profeta che sia di ispirazione per una convivenza e un futuro migliore. Si tratta però di un profeta biblico, implacabile nel suo incedere ma pronto suo malgrado ad assumersi la responsabilità delle sue azioni nel diventare la guida di svariati ceppi di malviventi.
Al di là della storia che è bella densa pur senza essere particolarmente particolareggiata quello che rende Il profeta un ottimo film è una regia di gran talento che non si compiace, che non è ridondante e che non segue gli stereotipi post-tarantiniami, derive videoclippare o vorticismi stilistici alla Guy Ritchie. C’è una vera e propria identità nella messa in scena che trasuda da ogni inquadratura, che scava le scene prima ancora che i volti e che non necessita di nient’altro che dei personaggi stessi. Nessuna concessione all’ambientazione, nessuno svolazzo compiacente e addirittura la selta precisa della quasi totale mancanza dell’elemento femminile. Nessun volto noto se si eccettua un Niels Arestrup in un ruolo chiave di grande spessore.
Che ci vogliamo fare… ci dobbiamo rassegnare… se il profeta lo giravano in Italia come minimo ci mettono Roul Bova e trovavano pure il modo di far fare un cammeo a Nancy Brilli o Sabrina Ferilli… meno male che c’è il cinema francese…

Abbinamento con una delle mie sale da tè preferite... Sciam, in Via del Pellegrino 56 (Centro - Campo de’ Fiori) tel. 06 68308957... Sciam è lo splendido locale aperto accanto al negozio di tappeti e vetri siriani, si può fumare il narghilè, bere del buon tè in splendidi bicchieri di vertro gustando dolcetti tipici mediorentali... Andate e non ve ne pentirete!