venerdì 5 febbraio 2010

Divagatia Magna - Come finisce il film il dubbio?


Miei cari lettori!
Oggi inauguro la rubrica "Divagatia Magna" in cui approfondisco alcune tematiche sul cinema e il blog ed è la prima di alcune novità che si faranno strada nel 2010.

La divagatia magna, come tale, potrà trattare temi svariati come nella tradizione più consolidata del narcisismo da blog... ovvero persone che scrivono, convinte di aver qualcosa di interessante da dire e che alla fine cominciano ad annoiare mortalmente i lettori con gli affaracci propri...
Oggi comunque mi sento chiamata in causa a chiarire come finisce il film Il dubbio e vi spiego il perché.
Sapete che ci sono delle applicazioni che consentono di monitorare gli accessi al blog e di vedere cosa sta cercando il/la malcapitato/a che è capitato sulla pagina... ebbene sono mesi, vi giuro mesi che c'è qualcuno che, pressocché quotidianamente, sonda la rete per avere una risposta a questa domanda "come finisce il film il dubbio".
Cazzo... non riesco a crederci... mi rivolgo proprio a te... utente che vuoi sapere da mesi come finisce il dubbio... ma te lo sei visto il film? Non stiamo parlando di Inland Empire...
Però visto che da mesi capiti sul mio blog incerca di questa risposta ho deciso di premiarti e di spiegarti come finisce il dubbio.
Ascolta bene...
Meryl Streep, che fa la suora antipatica, sospetta che Philip Seymour Hoffman sia un po' pedofilo... Tanto fa... che quello se ne deve andare per evitare di finire nei casini.
Lei, oramai vittoriosa, ha un dubbio ( e lo dice anche nel didascalicissimo finale: ho un dubbioooooooo!!!!!).
Insomma tutto il suo intergralismo inflessibile, la sua rigidità, la sua convinzione di agire per il meglio, basata effettivamente solo su un sospetto, si sgretola di fronte al dubbio.
Dubbio che rappresenta il dilemma e, contemporaneamente, il fondamento della fede stessa....
Almeno questa è la mia interpretazione...

Caro utente che ti interroghi su come finisce il dubbio... mi auguro che tu non sia la stessa persona che da altrettanti mesi capiti sul Cinefilante in cerca di "Nonna segaiola", "Nonna che fa le pippe" e che tu non sia nemmeno quell'altro, che non riesce a passar nottata senza cercare forsennatamente una risposta ad una curiosità evidentemente insopprimibile: In Antichrist il cazzo di Defoe è vero?

Ecco io a volte sono in fila dal panettiere per comprare un paio di rosette, vedo accanto a me gente comune e sono certa che tra di loro si nascondono persone piene di domande che interrogano il web in cerca di risposte... e alcune capitano sul Cinefilante...
Come finisce il dubbio (per me) ve l'ho detto....
Per la nonna segaiola immagino che vi riferiate a Irina Palm, film delizioso e nient'affatto volgare...
Sul cazzo di Defoe non so che dire.. però sono certa che si possa sopravvivere anche senza conoscere la verità... ma voglio essere buona... appena incontro Willem glielo chiedo e vi faccio sapere...

giovedì 4 febbraio 2010

Soul Kitchen

  • Sabato 30 gennaio 2010, Cinema Giulio Cesare nel Viale omonimo, non si capisce quale antica maledizione gravi sul luogo... bar di uno squallore mai visto che ti fanno passare la voglia anche solo di prenere un caffè...
  • Quasi 40 minuti per trovare un parcheggio…
  • Sala 3.. sedili macchiati e strappati, tutto sporco… uno schifo... mi chiedo perché si debbano pagare 7 euri e 50 per stare seduti su dei sedili che sembra che qualcuno ci abbia cagato sopra...
  • Mi devo ricordare che non ci devo andare più, checcazzo!

Divertente, direi carino senza troppi eccessi di entusiasmo. Qualche anno fa Soul Kitchen sarebbe uscito in un paio di sale d’essai, avrebbe avuto nel suo pubblico uomini di mezza età che credono di restare giovani indossando pantaloni rossi e donne con lunghe collane etniche. Oggi Soul Kitchen scuote gli animi, scuote il gusto della platea che grida al miracolo. Vengo a scoprire che non è solo Avatar a creare l’allucinazione di massa…
La storia è caruccia, la forza del film (o meglio il suo successo) sta nella galleria di personaggi un po’ freak, nelle magliette sdrucite e i capelli spettinati, nel suo collocarsi in bilico tra una società integrata e opulenta e un’altra ai margini. Il nostro simpatico protagonista, un Jhonny Depp dei poveri, balzella infatti tra una fidanzata rompicoglioni e troia ma miliardaria e un fratello carcerato, le tasse da pagare, la mancanza dell’assicurazione sanitaria e la gestione di un ristorante fatiscente come i sedili del Cinema Giulio Cesare.
In molti (a causa dell’allucinazione) hanno detto che è un film sulla cucina e sui sapori…
Io onestamente comincio a pensare che sia necessario trovare un antidoto…
Di cucina e sapori c’è un accenno, del resto siamo in ristorante ma siamo ben lontani da atmosfere babettiane. Però oggi il cibo va di moda e quindi perché no… si usi anche per richiamare pubblico….
Detto ciò, il cuoco (che tra l’altro scompare senza una ragione precisa tradendo una delle tante sbavature della sceneggiatura) è il personaggio chiave, col suo integralismo gastronomico e la sua malcelata esasperazione nei confronti del cattivo gusto dilagante.
A voler ben guardare le risate di Soul Kitchen sono provocate da situazioni da “oggi le comiche”… la web cam che si stacca dal computer creando incidenti a catena, l’afrodisiaco che scioglie la gelida agente del fisco, la necessità di correre nonostante il mal di schiena… insomma una serie di pantomime riuscite che non vengono eguagliate né dai dialoghi né dalla sceneggiatura.
Fate quest’esercizio… portate il film nella provincia americana sostituite il protagonista con un faccione tipo Aron Eckart e via di seguito (abbiamo anche la contrapposizione tra biona e bruna, così cara alla tradizione delle veline), ebbene il film vi apparirà come un’americanata non degna nemmeno dell’uscita per il mercato video. Il lieto fine vi varà sospirare a denti stretti “che cazzata..” e dopo qualche giorno ve lo sarete bello che dimenticato.
Ebbene Soul Kitchen è solo più sporco, spettinato e con della musica pompata… è un film carino ma nulla di più.
Cercate di fare qualcosa per quel problemino dell’allucinazione perché sta diventando una cosa veramente inquietante…

Dopo il cinema una piacevola sosta presso lo Zen-0 di via Santamaura, 60 tel 0639750827, dove gustare tè prelibati ma soprattutto una cioccolata calda come dio comanda, fatta con il cioccolato Valhrona... una vera sciccheria! Ci sono anche proposte mangerecce interesanti e a pranzo business lunch. Se siete da quelle parti fateci un salto!

mercoledì 3 febbraio 2010

A single man

  • Martedì 2 febbraio 2010, cinema Quattro Fontane nella via omonima
  • saletta piccola

Avendo l’opportunità di scegliere una storia, scriverne la sceneggiatura, produrla e dirigerla Tom Ford si imbarca in questo personaggio tutto sommato un po’ noioso, quasi ossessivo nella sua maniacale metodicità. Un Colin Firth che sembra un Ewan MacGregor invecchiato e sbiadito..

La sequenza iniziale lascia sperare nel grande cinema, con immagini acquatiche che ricordano Vigo… poi tutto si allinea in un contesto eccessivamente fotografico. La cura dell’allestimento scenico è quasi invadente nella sua perfezione che travalica ogni realismo, la ricerca esasperata dell’eleganza finisce per dimenticare l’anima, se non quella venduta al diavolo della pubblicità… e si fa fatica a distinguere gli uomini del single man da quelli sui cartelloni di Calvin Klein o Dolce e Gabbana…

Innumerevoli ralenti, l’indugiare su partcolari di cachemire, le camice perfettamente bianche, il trucco delle donne senza una sbavatura.. alla fine diventa tutto un po’ frivolo e manierato, di un estetismo eccessivo… ma soprattutto ti aspetti che appaia la scritta a reclamizzare il profumo di turno...

Della necessità dei corpi, del sangue che pulsa, della forza che spinge l’essere umano ad essere se stesso contro tutto e tutti nessuna traccia… tutto sottaciuto.

Lo stilista pesca a piene mani in un mondo che ben conosce… l’eleganza, l’omosessualità, una certa cultura raffinata da cerchia ristretta… ci racconta una storia che già abbiamo visto tante volte aggiungendo di suo uno stile très chic.

Una piccola curiosità lo studente “confuso e felice” è l’ex bambino di About a boy…

Di fatto, comunque, un film sulla vita vissuta esclusivamente come attesa della morte che puntualmente arriva quando forse non la desideri più intensamente…

Per me l’unico momento di vera commozione c’è stato quando Colin Firth annusa un cane della stessa razza di quelli che ha perduto insieme al suo Amore…

Non si può dire che il film sia brutto ma è troppo freddo e immobile.. ditemi pure che sono blasfema ma dice tanto di più sulla condizione di solitudine e di costrizione all’occultamento dell’omosessuale il delizioso “Di giorno e di notte”…

Sans contrafaçon!


Abbinamento cinematografico di culto quindi con Pedale Douce, in italiano "Di giorno e di notte", con Patrick Timsit (immenso) e Fanny Ardant... un film che al mio attivo vanta molte più visioni del Rocky Horror... assolutmente da imparare a memoria e spacciare a tutti gli amici...

lunedì 18 gennaio 2010

Avatar

  • Domenica 17 gennaio 2020, Cinema Uci Cinema Marconi di Via Enrico Fermi
  • Dietro di noi una signora all'abbassarsi delle luci cheide: ma de che parla sto film?

Milioni di persone convinte di aver visto uno spettacolo che supera i limiti del cinema, milioni di persone che guardano senza vedere...
C’è un’idea…. Ed è quella scaturita da James Cameron.
L’idea è raccontare un mondo diverso da quello che conosciamo e l’abilità consiste nell’aver saputo tradurre la fantasia, il pensiero, lo squarcio su un’altra realtà, in immagini condivisibili dal resto dell’umanità.
C’è una tecnologia… che bene conosciamo, solo che è applicata ad una popolazione bluastra e ad una foresta tropicale con montagne sospese… ma tutti gridano al miracolo, anche se il pianeta alieno l’avevamo già visto nel giardino di Coraline.
Le montagne sospese hanno il loro fascino ma non sono una novità, così come non è una novità la traslazione della coscienza in altri corpi…
Indubbiamente la creazione di un mondo immaginario è un’impresa meravigliosa e titanica ma il suo valore sta più nell’idea che nella sua realizzazione
Tutti a dire che il film ti trascina dentro di sé, che il 3D è da paura.
Mi dispiace… non pervenuto.
Il 3D di Avatar è quanto di meno spettacolare io abbia mai visto nel mio mini curriculum 3D, quasi non riuscivo a credere… non un singolo oggetto che uscisse dallo schermo, il tutto si riduceva ad una profondità che francamente al giorno d’oggi ritrovi quasi in ogni televisore HD.
La storia purtroppo è quanto di più convenzionale si sia mai visto (e rivisto)… un passo indietro rispetto al Titanic che ci ha straziato i cuori, perché Di Caprio moriva e l’amore tra i protagonisti restava un sogno struggente, sfociando nella pornografia dei sentimenti.
Il film è prevedibile in ogni sua sequenza e anche un filino didascalico nella parte iniziale dove tutto è ben spiegato senza lasciare il minimo dubbio.
Detto questo Avatar te lo guardi, non ti annoi ma dura troppo, è un film che non contiene veramente nulla di nuovo sotto nessun aspetto perché anche l’aspetto ecologico è qualcosa di trito e ritrito.
E ora azzardo… se non fosse per l’impiego eccessivo di mezzi e per il digitale sopraffino…
Immaginate di girarlo in una foresta tipo Lost (Haway)… immaginate un bel fondotinta blu.. qualche animale in cartapesta e stop motion… e Avatar diventa il B movie del secolo. Quello che va in onda senza sosta a notte fonda su Odeon TV…
Non vorrei essere ripetitiva ma l’intera serie di Battlestar galactica gli fa un furto col botto.
Comunque Avatar contiene almeno un mistero… Uomini e donne sono coperti da un perizoma… non è dato sapere cosa ci sia sotto… di certo la coda però ha capacità particolari e infatti scopriamo che la maggior parte dei rapporti tra esseri e natura e/o animali avvengono per “incodatura”…
E da quel che ho sentito molti si sarebbero incodati la protagonista…
Dunque… è un buon film? Una cagata o una figata?
Per me si tratta di un film più che sufficiente, carino… nulla di più…
Che cosa meravigliosa l’allucinazione di massa…



All’uscita el cinema un gruppo di ragazzi:
“Oh… rega’…. Sono rimasti i biglietti solo per Avatar dueddì… che facciamo?”
intervengo… “Ragazzi… andate pure.. non è che ci sia sta grossa differenza con il treddì…”
- “Ma a noi ci hanno detto che in treddì t’arriva l’acqua addosso..”
- “Ehhh?”
- “Perché? Non t’arrivano gli schizzi d’acqua?”
- “Ma no…”
- “Allora mi sa che ci hanno detto ‘na cazzata…”
- “E pure grossa…

Abbinamento di luoghi... a volte per vedere mondi altri non serve fare tanta strada provate a fare un giro all'orto Botanico di Roma, in Largo Cristina di Svezia 2 a trastevere... scoprirete che molte specie botaniche di Avatar non sono poi tanto diverse da piante tropicali... ma soprattutto vi immergerete in un angolo di paradiso in pieno centro a Roma... non è cosa da poco.
Poi magari portatevi un bel libro da leggere, magari di fantascienza... suggerisco Paradosso cosmico di Charles Harness e create nella vostra mente il vostro piccolo Avatar... vedrete come sarà bello...

mercoledì 6 gennaio 2010

Welcome

Lento e tristo, con una martellante colonna sonora suonata per llo più su un solo tasto di pianoforte stridente, Welcome è il classico film da martellata sui coglioni che però bisogna dire per forza che è bello dato che non si può dire che un film sui profughi, sul razzismo, sull’umana ipocrisia e bestialità ma anche solo sull’indifferenza possa essere niente di che. È una questione politica…
Totalmente privo di pathos, raggelato in una lentezza dei movimenti e in un’assenza di espressione sui volti Welcome si lascia vedere con parecchie riserve.
Temevo groppi in gola e lacrime trattenute che mi avrebbero fatto ripiangere di non aver scelto Hachiko, invece la messa in scena così poco partecipativa mi ha portato ad un totale distacco dai personaggi e dalle loro miserie. La mia immedesimazione quindi è stata da curva sud… con battute continue sul perché l’ex campione di nuoto non si caricasse il ragazzo curdo nel portabagagli e non lo portasse lui a Londra… o perché la ragazza costretta a sposare un cugino non prendesse la porta di casa, chiudendola dietro di sé per sempre…
“”Eh ma sai… come si fa…”
"Si fa.. si fa…” dico io…
Cioè praticamente la gente commette i crimini più allucinanti, mente, sfrutta, odia… però non riesce a fare una scelta che comporta la propria libertà perché “Eh ma sai… come si fa…”.
Vabbè non che questo c’entri molto col film ma del resto non ho molto altro da dire… credo che nella prima frase sia riassunto il “concept” di Welcome con una sintesi che rasenta la perfezione…


Abbinamento cinematografico… Il cinema Quattro Fontane al numero 21 della via omonima, tel. 06 4742358 da metà novembre offre una graziosa proposta… il mercoledì, aperitivo, fingerfood (un’altra volta vi racconto bene di cosa si tratta…), biglietto a 7,50 euri… Bè… mi sembra una cosa molto carina e poi al Quattro Fontane fanno sempre dei bei film!

A serious man

Martedì 5 gennaio 2010, Cinema Fiamma in via Bissolati

  • Ancora molta puzza in sala come quando visto Be kind rewind, ricordarsi di evitare per il futuro...
  • Pubblico adulto con alta percentuale di chirurgia estetica (che poi proprio estetica non è)...
  • Ad alcuni non è piaciuto... una coppia di fronte a noi ha detto ai loro amici: se la prossima volta che vi incontriamo e facciamo finta di non vedervi... sapete il perché!
  • Altri si sono limitati a gesti che mimavano due palle smisurate e sbuffando sonoramente..

Nelle mie innumerevoli vite precedenti sicuramente ce n’è stata più d'una in cui sono stata/o yiddish... questo ha fatto sì che apprezzassi il film dei Coen con un godimento simile a quello del cattolico che viene ricevuto in udienza dal Papa.

Datemi un film a tematica yiddish e io mi ci tuffo con un triplo salto mortale carpiato, certa di sentirmi come se fossi a casuccia mia, sotto le coperte in una notte di pioggia.

E in tutto ciò mi sono fatta pure una mia idea su che cavolo volessero dire i Coen in questo film...

Il serious man è un uomo senza qualità, il primo impatto lo abbiamo sul suo abbigliamento… i suoi pantaloni sono più corti almeno 15 centimetri di come dovrebbero essere…

Forse non è sempre vero che l’abito fa il monaco ma se ti vesti come un cretino è molto probabile che tu sia un cretino.

Galleria di personaggi fantastici nella loro fisicità ai limiti del grottesco... Apprezzabile la scelta di ricorrere ad attori praticamente sconosciuti e sicuramente un bel po' di milioni di dollari risparmiati per i compensi di George Cloney o Brad Pitt.

Persone come denti di un ingranaggio che non si cura dell’individuo a favore del massimo sistema, del flusso, della macchina compattatrice che tiene insieme un popolo che è al contempo simbolo.

Un protagonista che è professore di fisica e che parla del gatto Schrödinger…

Schrödinger per tentare di spiegare le sue teorie ha dovuto usare un gatto perché parlare di elettroni e fotoni è troppo astratto… fa lo stesso.. il risultato non cambia, la sostanza è che l’osservazione di un evento influisce sull’evento stesso.

Voi direte: “azzo peppe… ma mo’ questa ardisce pure di parlare di certe cose? Non le basta sproloquiare di cinema, inserendo quegli irritanti siparietti in cui parla dei beati cazzi suoi?”

Ebbene sì... è proprio così...

Dicevo... se l’osservatore influisce sulla natura dell’evento contribuisce alla creazione dell’evento stesso e il suo stato d’animo di fronte all’evento condiziona ulteriormente la situazione…

Non si tratta di magia ma di fisica quantistica e bisogna farene una ragione ragazzi miei...

Applicando alla nostra quotidianità tutto ciò succede che se osserviamo la nostra vita giorno per giorno in totale abbandono, lasciandoci trasportare da forze estranee al sè, il massimo sistema, il flusso, l’ingranaggio superiore ti lascia, esattamente come desideri, a bollire nel tuo brodo.

Un’educazione rigida ed esteriore e una religiosità ingombrante come quella ebrea, che fa del senso di colpa la sua pietra angolare, fanno il resto e il serious man è sempre più avviluppato in una spirale di fallimento che in realtà è solo il risultato della sua rinuncia alla vita, goccia in un oceano, trasportata dalle onde.

Ad aiutare gli altri non si fa male… ma in realtà nessuno aiuta il serious man che infatti scivola inesorabilmente nei gironi infernali che tanto abilmente si è costruito giorno per giorno nella sua vita…

Affrontata la questione “ma che volevano dire sti fratelli Coen?” passo alla mesa in scena di classe, densa di particolari gustosissimi e contemporaneamente minimalissima… All’ironia sopraffina e ai momenti di conversazione raffinatissima.

Probabilmente, comunque, l’essere ebrei o “non ebrei” è sostanziale nell’apprezzamento o disprezzamento di questa pellicola oppure, come dicono gli adolescenti del nuovo decennio “ma anche no…!”.


Se ve regge la pompa e vi va di tuffarvi nel mondo della fisica quantistica io consiglio un libro che per me è stato rivelatorio “Tutto è uno – l’ipotesi della scienza olografica” di Michael Talbot.

Sono certa che questo sarà uno degli abbinamenti meno apprezzati e che forse avreste preferito un posto dove mangiare un buon panino all’ora di pranzo… bè sarà per la prossima volta!



sabato 2 gennaio 2010

Moon


Duncan Jones al suo debutto dirige un film notevolissimo di tutta sostanza.
L'avranno ripetuto all'infinito che è il figlio di David Bowie, non avrei bisogno di dirlo anche io ma la mia è solo un'amara constatazione per il fatto che noi in Italia abbiamo DJ Francesco (il figlio dei Pooh)...
Certo non è che potevamo aspettarci un Moon diretto da DJ Francesco, perché del resto i Pooh non sono David Bowie... ma ciò non rende meno triste la realtà nazionale dei figli d'arte, sebbene abbia scoperto solo pochi giorni fa come il figlio di Claudio Baglioni sia un vero portento della chitarra...
Ma torno a Moon che me lo sono visto veramente con grande soddisfazione, adoro quando un film si insinua nelle mie corde in maniera intelligente, senza l'ausilio di effetti speciali roboanti o ruffiani, senza George Clooney, senza buchi di sceneggiatura irrispettosi nei confronti di chi paga il biglietto ma soprattutto senza essere un cazzo di B-movie. Odio i B-movie...
Un Sam Rockwell che funziona a meraviglia, senza essere un adone, senza ragazzine che si strappano i capelli per lui ma dotato del "quid" del brutto che piace...
L'evoluzione del suo personaggio ha più di qualcosa in comune con l'Hector dei Cronocrimini... la replicazione dell'individuo, che sia per clonazione o per un intricato ritorno al futuro, conduce ad eventi disastrosi. L'uomo messo di fronte ad una natura fedifraga che gli toglie la certezza della sua unicità rivendica tale diritto a qualunque costo.
Moon riesce a citare tutta una serie di grandi classici in maniera originale e mantenendo una tensione notevole nonostante il materiale a disposizione avrebbe potuto essere tranquillamente condensato in un cortometraggio.
Al di là dell'assenza di spettacolarità Moon è un film che solleva parecchie questioni sulla natura dell'essere umano e dell'anima, dell'unicità dell'individuo, sulla necessità della speranza e sul valore dei ricordi.... insomma fantascienza di alto livello così come lo fu, all'epoca, quella dell'uomo che cadde sulla terra...
Ancora... ancora... per favore....

A questa fantascienza minimale dovrei abbinare un qualcosa di veramente particolare... io invece scado nel prosaico e ancora una volta cado nel mangereccio.. un ristorante da andarci al più presto, si chiama "Che te ne sa", si mangia pesce molto molto bene.. in Via Cnberra 10 ma praticamente si affacccia su via della Bufalotta, telefono 06 87140320... fatemi sapere....