domenica 10 luglio 2011

Psychoville


Vista la mosceria cinematografica che c'è in giro ho deciso di dare una svolta al blog e di parlare anche di quelle serie televisive che negli ultimi anni hanno gettato un'ancora di salvezza a chiunque fosse appassionato di belle storie, sceneggiature con meccanismi perfetti e messa in scena che non prescinda da videoclip o pubblicità di automobili.
Inizio con una recente scoperta che mi ha letteralmente ammaliato: Psychoville.
Prodotta dalla mia adorata BBC che difficilmente sbaglia un colpo, sia quando si tratti di produrre grandi classici che quando si tratti di osare là dove nessuno ha mai osato prima, Psychoville è frutto delle menti decisamente perverse di due vecchie conoscenze della televisione britannica Reece Shearsmith e Steve Pemberton già fautori dell'altrettanto eversivo The league of gentlemen negli anni '90.
Giustamente incuranti dell'ipocrisia del politically correct questi due geni danno vita ad una serie di situazioni tra il grottesco, il surreale e l'inimitabile english humour.
Il plot denso di sorprese e stravolgimenti è gustosissimo ma la vera attrattiva sono i personaggi, delineati con maestria e messi a nudo nelle loro piccole e grandi assurdità.
Se amate Little Britain (io per inciso lo ADORO) che sicuramente deve tanto ai due autori di The League of gentlemen, non perdetevi  Psychoville. E se volete sapere qulcosa di più sui protagonisti fatevi un giro sui seguenti siti web creati appositamente per lo show:

Mr. Lomax

David Sowerbutts

Joy Aston


Debbie Hart

Hoity Toity


Mr. Jolly

Mr. Jelly



Io questi personaggi li amo un po' tutti ma le mie preferenze vanno a coloro interpretati da Shearsmith e Pemberton in particolare quando vestono abiti femminili.
Buona visione e... magari il cinema fosse come certa televisione!

Via Savoia,  52  Tel. 068416279  Chiuso la domenica pomeriggio

domenica 3 luglio 2011

Transformers 3 (e pure 3D.... 3D stocazzo as usual)


Questo terzo Transformer l'ho negoziato con cognizione di causa, come male minore.
Posta di fronte ad una Scelta di Sophie tra Venere Nera e l'immane cazzata di questa saga della ferraglia ho preferito quest'ultima senza indugio.
Bisogna capire... Venere Nera pare sia una legnata di piatto sui coglioni, almeno transformer è fantascienza e tutto sommato aveva un bel trailer che, quando l'ho visto la prima volta, ho sperato ardentemente che si trattasse di qualcosaltro.
Ennesima bufala di un 3D inesistente,  ma mea culpa se ancora mi ci fregano con questa storia....
Però è divertente vedere come come gestisce la cosa l'UCI Cinema di Via Enrico Fermi, accanto alla Città del Gusto...
Il biglietto costa 10 euri e gli occhialetti un'euro, quindi se te li conservi dalla ciofeca precedente risparmi un euro...
Sì ma il biglietto sempre 10 euro costa, prezzo che nelle altre sale include l'uso degli occhialini...
Ma veniamo al film... Inizio decente con commistione di filmati di repertorio e fiction, tentativo di impreziosire il cast con un sempre fico John Malcovich e col marito di Grey's Anatomy, che però troppi ce ne sono meglio di lui nel simpatico telefilm ospedaliero arrivato ormai alla settima stagione.
Megan Fox (che per me è una bufala tale e quale al 3D) l'hanno eliminata e uno dei transformerini dice pure che era "cattiva", la nuova ragazza è bionda e ha le labbra che ogni 10.000 chilometri deve controllare la pressione dell'azoto.
Lui è sempre Shia Le Boeuf, con la sua boccuccia a culo di gallina  è un mistero che gli affidino dei ruoli.
Prima parte anche divertente con personaggi eccessivi che fanno sorridere poi il dramma... un'ora secca di transformers che combattono con un rumore infernale, decisamente la realizzazione tecnica è ottima ma due palle così non te le leva nessuno. E poi quando sono tutti aggrovigliati vai a distinguere i buoni e i cattivi ...
Non credo di dover sottolineare la sceneggiatura piuttosto debole e a colabrodo e i dialoghi a base di pane e retorica, non ci viene risparmiato nemmeno il rallentatore degli "eroi" che avanzano sulla linea di guerra. La cosa più fastidiosa però resta che gli umani vengono centrifugati in lungo e in largo,  precipitando da grattacieli, sbucando da palazzi esplosi eccetera eccetera e hanno meno ammaccature dei transformer.
A tutto c'è un limite... e tutto sommato mi sa che comunque deve essere stato meglio della legnata venere nera, ho detto tutto!

Consiglio letterario... Si ripeschi la saga dei Robot di Isaac Asimov per una panoramica sulla questione macchina/essere umano eccetera eccetera. Una lettura perfetta anche sotto l'ombrellone!







venerdì 24 giugno 2011

The conspirator


  • Qualche giorno fa al cinema Roxy Parioli nell'omonimo quartiere in Via Luciani.
  • Tante belle case e ci fosse un ristorante decente...

Un film di barbe, ecco in due parole il sunto di the conspirator. Più che altro senza nerbo e poco interessante quest’ultima inutile regia di Robert Redford tutta virata al seppia tipo quelle foto che il fotografo del matrimonio, senza che gli sia stato richiesto, ti fotoscioppa a tradimento.
Pathos assente, passaggi un po’ a casaccio.. mah… oserei dire che si può evitare tranquillamente. Non perché faccia proprio schifo ma per la sua totale piattezza.
E la sottile metafora sugli Stati Uniti attuali? Ah bè…. Talmente sottile che praticamente è l’unica cosa di cui si possa parlare se si vuole dire qualcosa di questo film.
E poi che palle co ste metafore… cioè… se vuoi dire qualcosa dilla e lascia perdere le metafore che la gente è di coccio e nemmeno le capisce…

Abbinamento cinematografico... Volendo parlare di eventi realmente accaduti rispolvererei lo stupendo In nome del padre... è chiedere troppo ad un film? che almeno emozioni?

mercoledì 22 giugno 2011

The hunter

Maledetto sia il cinema americano, che ormai fa talmente schifo da costringere il cinefilo a rivolgersi altrove per una boccata di aria fresca. Poi però si incappa in questo the hunter che le voci di corridoio dicono sia tanto bello e che senza pensarci due volte ti ruba un paio d’ore di vita in cui si sarebbe potuto fare tutt’altro.
Fondamentalmente una rottura di coioni che perdura dall’inizio alla fine, senza che ci sia un solo momento che abbia senso. E se nella prima parte per continuare la visione si cerca di inventare un senso recondito, invece del tutto assente, nella seconda si perde totalmente la bussola e i fatti si susseguono senza che lo spettatore ne sia messo a conoscenza.
Si può intuire una vendetta, l’uomo ridotto a macchina di morte perché gli è stato tolto il bene più caro, una famiglia che rappresenta la redenzione. Sì, si può intuire…. Ma sarebbe bello che il cinema, anche quando proviene da zone disagiate, riuscisse a raccontare delle storie invece che presentare una galleria di personaggi monocorde.
E il finale è quanto di più brutto si sia mai visto, quindi qualcuno griderà al capolavoro.
Insomma state lontani da the Hunter a meno che non siate insoddisfatti del diametro dei vostri testicoli e non vogliate aumentarli in maniera esponenziale!
Di certo cinema non si sente proprio la mancanza.

Sto film mi ha fatto talmente schifo che per protesta manco faccio l'abbinamento. E manco ci metto la locandina.

domenica 19 giugno 2011

X-Men: L'Inizio

  • Domenica 19 giugno 2011, Cinema Europa di Corso d'Italia. Alla cassiera rodeva il chiccherone.

Un prequel che fa impallidire la consueta trilogia oltre che l'orrido spin-off di Wolverine.
Cast in stato di grazia, approfondimento psicologico degno di questo nome, costumi da urlo e una storia che si segue tutta di un fiato. Si esce dal cinema con soddisfazione e maledicendo qualsiasi altro film fatto prima su qualsivoglia supereoe... L'inizio degli X-men li sbaraglia tutti a mani basse.
Fassbender oltre ad essere sofferto e intenso è un fico della madonna, McAvoy, di cui sto seguendo le gesta dai tempi di Espiazione è un perfetto giovane Xavier. Camei d'eccezione quello di Hugh Jackman nei panni di un già burbero Wolverine e dell'immancabile Michael Ironside che tante gioie ha dato agli appassionati negli Ottanta/Novanta.
Tutto qui? Nient'altro da dire?
Macché.... stasera vado a dormire felice!
Finalmente, veramente, un bel film!

La serata si è conclusa con uno splendido gelato della Gelateria artigianale Gori, in Piazza Menenio Agrippa, 8 (a un passo da Piazza Sempione) tel. 068272092. Se volete provare uno dei migliori gelati a Roma nonché una pregevole granita di mandorle correte senza indugio!


sabato 18 giugno 2011

Sei giorni sulla terra

  • Venerdì 18 giugno 2011, Cinema The Space Parco dei Medici (prima si chiamava Warner Village ma ha cambiato nome chissà perché...)

Sei giorni sulla terra non è un film di fantascienza… sembrerebbe un’affermazione magrittiana di primo acchitto e invece è proprio il regista Varo Venturi che vuole togliere questa etichetta, capace di attrarre un folto pubblico di aficionados ma anche di stravolgere il senso di un progetto fortemente voluto per risvegliare le coscienze.
La conferenza stampa è gremita, a parlare è il Prof. Corrado Malanga studioso di interferenze aliene e le cui conclusioni sono sconcertanti.
Alla base della trama il succo di centinaia di sedute di ipnosi regressiva che svelano una realtà agghiacciante. L’umanità come esperimento genetico per ospitare una serie di entità aliene che alla stregua di parassiti ne sfruttano l’energia cercando di catturarne l’anima immortale.
Si dimentichi il tenero E.T., si può smettere di rivolgere l’occhio al cielo per cominciare a fare i conti con una realtà ben più amara… l’essere umano come “contenitore” all’interno del quale, la maggior parte del tempo inconsapevolmente, si agitano forze e volontà altre.
E quando queste forze si scatenano lo sa bene Linda Blair cosa succede… Se l’alieno che usurpa il nostro contenitore viene sfrugugliato a dovere manifesta tutta la sua intransigenza e arroganza. Dunque la (fanta)scienza incontra la religione e c’è da giurare che se in parecchi hanno il dubbio che esistano forme di vita extraterrestre sono molto meno quelli che metterebbero la mano sul fuoco sul fatto che il demonio non esista.
A livello filosofico si tratta di un’intuizione mica da poco, a livello cinematografico ne esce fuori un cross-over coi fiocchi, altro che licantropi e vampiri...
E vengo al film, preceduto da critiche scalcagnate è invece una bella sorpresa. Una produzione tutta italiana che con investimenti contenuti è riuscita a mettere su un’opera con un’identità stilistica notevole partendo da una regia niente affatto scontata, una fotografia impressionista che usa la luce come fosse un elemento di scena vero e proprio. Effetti speciali pochi ma dignitosi e sufficientemente evocativi per una storia che tiene col fiato sospeso, a tratti disturbante. Non privo di una certa ironia e con la capacità di fotografare mondi solitamente nascosti ai più, Sei giorni sulla terra si lascia vedere senza lasciare indifferenti.
Interpreti giusti, dal regista che si ritaglia la parte del prete gesuita depositario di verità nascoste passando per l’interprete principale che è una versione un po’ più fashion di Malanga, fino alla giovane Laura Glavan che si destreggia abilmente tra la parte umana e quella aliena con un’immedesimazione che difficilmente non si imprimerà nella memoria dello spettatore.

Per un approfondimento, ça va sans dire, in libreria, Alieni o demoni di Corrado Malanga...

lunedì 13 giugno 2011

Bronson


Che essere strano è l'uomo... la seconda cosa che gli piace di più dopo l'idea di guardare due donne che fanno sesso e vedere un film dove altri uomini si massacrano di botte. Raggiungeranno quindi non la vetta ma vertici altissimi di piacere con questo Bronson di Nicolas Winding Refn.
Un film simmetrico dove ogni immagine è costruita (troppo) sulla sua centralità spesso definita dall'attore se non quasi unico direi principale. Un bel pelatone coi baffi con tanti muscoli così come a centinaia ne sono sfilati domenica all'Europride, un Ben Turpin cattivo e a briglia sciolta il cui unico interesse è massacrare e farsi massacrare, possibilmente nudo, meglio ancora se unto di un grasso scuro.
Psicologia assente... quant'è comodo scodellare questi ritratti in cui  il punto di vista è esclusivamente estetico e in superficie.. Io però francamente sono proprio annoiata dai ritratti della follia che bisogna accettare pedissequamente. Posso anche comprendere il fascino dell'l'outsider che nel vivere rinchiuso trova la sua libertà nelle regole della carne e del sangue su colui che tutti i giorni timbra il cartellino della propria disperazione... Però dio santo, che so, fate un po' attività fisica e se proprio non vi riesce quella più piacevole iscrivetevi in palestra (dove tra l'altro troverete una concentrazione di Bronson superiore all'Europride ma senza baffi)...
Insomma Winding Refn fotografa la violenza, la "abbellisce" con la consueta estetica della macchina da presa, la condisce con una colonna sonora sulla quale non si può dire nulla di male e ci restituisce un vuoto colmo di aberrazione. Ci fa sorbettare questo Bronson machissimo (anche se nei suoi 34 anni di carcere si può esser certi che gli hanno fatto delle belle feste) di cui non sappiamo nulla.
L'ho trovato noioso e noioso e alla fine due mazzate sui denti gliele avrei date volentieri anche io.

Ma che ci abbino con questo film? Vabbè.. per stemperare l'inutilità della violenza di Bronson vi suggerisco una visita al Roseto Comunale di Roma, in questo periodo ancora in massimo periodo di fioritura, aperto ancora per pochi giorni fino 19 giugno dalle 08.00 alle 19.30 (compresi sabato e festivi). L'ingresso è gratuito, per informazioni e prenotazioni visite guidate telefonare al numero
065746810 - fax 0657135413