martedì 7 giugno 2011

I guardiani del destino

Philip K. Dick nella sua lunga carriera di scrittore ha pubblicato veramente una miriade di romanzi e racconti tanto che il mio progetto di abbracciarne l’opera completa langue o piuttosto procede con la fatica (o la semplicità) di lasciare le cose al caso. Un’edizione originale del 1962 su una bancarella, una vecchia antologia di Urania in cui trovo la spelndida“la pulce d’acqua”, che meriterebbe un film tutto per sé, o la sbrilluccicante copertina di una delle ultime riedizioni che attira il mio sguardo da Feltrinelli.
E poi ci sono i film che con cadenza regolare si nutrono delle sue storie, capaci di ispirare registi o semplicemente di metterli in condizioni di sfornare l’agognato film di genere per coloro che come me salutano la fantascienza in sala con un sospiro di sollievo, una sorsata di acqua fresca nella calura, un felice ritorno.
I guardiani del destino si concentra su una delle “paranoie” dickiane per eccellenza, quella della nostra vita governata a nostra insaputa da leggi (e legislatori) al di fuori della nostra volontà.
Noi proseguiamo beati nelle nostre attività più disparate mentre entità altre muovono i fili per oscuri motivi. Fin qui nulla di nuovo... e sebbene Matrix abbia chiuso un po’ il cerchio su certe situazioni è sempre estremamente affascinante avvicinarsi alle possibili verità che giacciono sotto la superficie.
Protagonisti l’insipido Matt Damon sempre più con l’aspetto da adolescente attempato e non finito e l’eterna “spalla” Emily Blunt ancora in cerca di una vera occasione.
I guardiani del destino non vogliono che questi due coronino il loro sogno d’amore  e insomma secondo me se ci avessero messo uno un tantino più affascinante di Matt Damon  avrei fatto il tifo pure io. Invece per tutto il tempo ti chiedi se in effetti forse non fosse meglio che ognuno continui a vivere la propria vita e che a “vincere” siano i guardiani.
Come andrà a finire? Grazie al cielo non come i Ponti di Madison County…
I guardiani hanno il potere di muoversi attraverso delle semplici porte che però nelle loro mani diventano scorciatoie spaziali a mo’ di Monters e co. o proprio come i russi che arrivano a Parigi passando da una finestra in Insalata Russa.
La porta quindi prima ancora di essere quella della percezione di Huxleyana/doorsiana memoria annulla i confini consueti e diventa accesso tramite il quale ci si può muovere molto velocemente, saltando letteralmente di palo in frasca. La destabilizzazione spaziale garantisce quindi l’aspetto spettacolare pur non servendosi di grossi effetti speciali.
Si aggiunga una buona dose di azione e di pathos ma soprattutto un messaggio irresistibile, quello di continuare a lottare per ciò che si vuole veramente… E cosa possiamo volere di più a parte un attore meno insignificante di Matt Damon?
Non deluderà gli appassionati del genere in attesa di "6 giorni sulla terra" e del nuovo X-men.

Viste le accorate richieste in privato riprendo la consuetudine di raccontare il finale nel seguente testo da selezionare da qui: Nonostante i guardiani del destino tentino in tutti modi di allontanare i due protagonisti i due coroneranno il loro sogno d'amore... a qui...

Sebbene sia aperto dal 2009 ho scoperto questo posticino delizioso solo pochi giorni fa. .. Si chiama Dolce, in via Savoia, 52 tel. 068416279. Cosa dire? Un'isola felice di leccornie dolci senza dimenticare il salato. Dimenticate la pasticceria classica del 99% delle pasticcerie a Roma e recatevi senza indugio a provare la produzione di Dolce. Poi, fatemi sapere....

mercoledì 1 giugno 2011

Il ragazzo con la biciletta


  • In diretta telefonica con Bologna, recensione per interposta persona.
  • Resoconto passo passo.


Squilla il cellulare...
Rispondo: Ciao….

- Ciao!

- Che film hai visto?

- Il ladro del bambino delle biciclette….

- Ah… il ladro del bambino delle biciclette…..

- Ci avevi ragione tu senza averlo visto… chepppalleeeeeeee! Guarda veramente due palle…. Ma poi cià degli snodi tutti sbagliati nelle relazioni tra i personaggi…

- Ma com’è che poi avete visto questo?

- Mah... io avrei visto Corpo celeste, almeno sarebbe stato una novità.. invece questo…….. però ho lasciato decidere loro…

- Eh eh eh

- Perché ridi?

- Perché ti faccio uno scherzetto…

- No dai perché mi vuoi fare uno scherzetto?

- Lo sai.. perché sono una burlona….

- Nooo.... niente scherzetto…..

- Ma quante stellette gli daresti…?

- Quante stellette? Perché me lo chiedi?

- Dai! Quante stellette?

- Ma due! Gliene darei due! Ma sai… non se può parlar male… ma io gliene darei una! Cheppalle…. Qui c'è tutta st’intelligentia di sinistra….
Poi parlando degli amici con cui è stato al cinema: Anche a loro non è piaciuto… A un certo punto lei aveva gli occhi chiusi…

Giunge la voce di lei che protesta…

-È vero, lo giuro avevi gli occhi chiusi….! Vabè no, allora me lo sono inventato...
Comunque è stata una serata carina, siamo andati a mangiare in un’osteria accanto al cinema… io ho preso delle tagliatelle, un crostino con il pomodoro e pure la crema al mascarpone…. Tacabanda! …Tacabanda l’ho preso da te! 

-E lo so, immagino... ma ti ricordi? Era quel vecchio carosello in bianco e nero…

-Sì i Colussi….

-No no i colussi…

-I Doria?

-Sì i bucaneve!


-Vabbè ci sentiamo dopo?

-Vabbè a dopo….


domenica 29 maggio 2011

London Boulevard


Scandito da una colonna sonora coi controcojoni London Boulevard si dipana senza troppe smancerie tra facce giuste che corrispondono a personaggi senza domani.

Colin Farrel perfetto nella parte del delinquente che non riesce a scrollarsi di dosso il passato ma in effetti è tutto il cast ad essere azzeccato, in particolare il riciclato Ben Chaplin, che si tuffa in un ruolo unto e nervoso e il sempre mitico David Thewlis, con quell’irresistibile inglesità così late sixties.
Feroce e con pochi sorrisi eppure tutto sommato quasi brillante nella sua sfacciataggine  disincantata, London Boulevard fotografa un manipolo di personaggi che vive al di fuori delle regole e finirà per pagarne le conseguenze.
Atmosfere e ritmo che mi hanno ricordato quel venerdì maledetto di Mackenzie… un film bello sostanzanzioso con una regia tesa e serrata. Proprio ma proprio niente male...

venerdì 20 maggio 2011

The tree of life


  • Giovedì 19 maggio 2011 al Cinema Nuovo Olimpia, Via in Lucina 


Conterò fino a dieci, schioccherò le dita e vi risveglierete dallo stato ipnotico in cui vi siete convinti che the tree of life è un capolavoro…

Cinema Nuovo Olimpia, dopo una giornata tra personal trainer, bagno turco, sauna, idromassaggio e doccia nebulizzata all’essenza di rosa decido di aggregarmi ad un gruppo di amici ipercolti ma soprattutto coraggiosi che mi hanno proposto the tree of life in lingua originale alle 22,15.
Parcheggio dietro piazzale Flaminio e mi avvio a piedi verso la striminzita Via in Lucina… la stanchezza è in agguato… guardo con tristezza la facciata del glorioso Metropolitan sprangata, osservo affranta il basso livello dei negozi di abbigliamento anche se mi sembra che ci siano almeno due o tre negozi decenti, noto con piacere che hanno messo un mega marciapiede mi sembra di fronte al Plaza. Arrivo cinema che l’unica cosa che vorrei sarebbe tornare nella doccia alla rosa.
Appena mi siedo comincio a recitare un mantra di preghiera… “speriamo bene, speriamo bene…”.
Non è servito a un cazzo.
Malik destruttura quella che potrebbe essere una storia, toglie la spina dorsale per seguire come una farfalla ogni sensazione e emozione.
A dire così potrebbe essere interessante…. Potrebbe essere bello…
Ma qualcosa non funziona, le scene si ripetono… la madre per strada o in giardino che gioca coi figli con lo sguardo perennemente angelicato, il figlioletto ipercinetico che sbatte i rami sugli alberi, che corre con i fratelli. Cioè… ma quante volte me lo devi far vedere?
Dialoghi zero, solo sussurri fuori campo che fanno domande e considerazioni sulla vita senza per altro dire una sola cosa che tocchi le corde dell’emotività. E io sono una che piange anche con i TVmovie di Canale5 in agosto, ho detto tutto.
Sean Penn ridotto a poco più di un cammeo. Brad Pitt in un ruolo che sicuramente avrà soddisfatto le sue velleità artistiche ma che poco può di fronte allo strasboradmento di una non sceneggiatura e agli invasivi virtuosismi della macchina da presa.
Ecco.. da far venire il mal di mare al settecentesimo identico avvitamento, alla quarantesima ripresa dal basso, al miliardesimo grandangolo volevo gridare “Ebbbastaaaaaaaaaaa!
La cura maniacale di ogni immagine è qualcosa che ha più a che fare con la fotografia che con il cinema. Se questo devo vedere allora preferisco le immagini di Baraka o dell’antesignano Koyannisquatsi… e qui arriviamo agli inserti puramente “estetici” del film, inframezzato da una serie di immagini che spaziano dallo spazio profondo all’Odissea nello spazio all’infinitamente piccolo. Cavolo… non ce ne eravamo mai accorti che che la struttura dell’universo, il moto dei pianeti è identica a quella dell’atomo. Sarà forse che l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo c’è qualcosa che si rassomiglia?
Vita cellulare, mondo sottomarino, magma primordiale, aria, acqua, terra e fuoco, i quattro elementi continuamente presenti e che entrano l’uno nell’altro in un continuo cambiamento di stato.
E poi, improvvisamente, Jurassick Park… arrivano anche i dinosauri. Evvabbè pure i dinosauri…
Un film che nel suo tentativo di cogliere la bellezza è come una donna completamente rifatta, magari bella ma di plastica.
Indubbiamente dietro c’è un gran lavoro e le immagini sono belle ma dio santissimo credo sia la cosa più noiosa che abbia mai visto in assoluto a parte qualcosa a teatro e uno spettacolo di danza al Vascello che mi volevo suicidare...























giovedì 19 maggio 2011

Il film quiz di Nanni Moretti

Insomma qualche settimana fa vengo precettata per una serata in cui dobbiamo impegnarci a risolvere il film quiz di Nanni Moretti. Ci vado a nozze.

In attesa della serata evento mi guardo e mi riguardo quello che è proprio un vero e proprio minifilm di Nanni Moretti su Nanni Moretti. E non è che me lo guardo per cercare di risolvere il quiz (anche se ammetto di prendere carta e penna) ma per godermi la chicchierata sul cinema senza filtri, senza pippe da critico intrippato nella ricerca della verità assoluta ma come uno qualunque che va al cinema e descrive le sue sensazioni.

Guardiamo il video più volte, confrontiamo le risposte... per alcuni alcuni sono ovvi, altri imponderabili... Si ride, si concorda... chi non ha avuto lo stesso incubo con i sensi unici andando all'Archimede?
A volte non c'è il minimo dato, è solo una questione di sensazioni e allora ci diciamo: bisogna pensare come lui!
Tanti piccoli manhunter che cercano di entrare nella testa di Nanni e capire qual è il film che non gli piace, quello con cui rischia grosso... Si pensa a C'era una volta in America.
Mentre per secondo ci arriva un'ipotesi via sms "Ultimo tango a Zagarolo"... sììììììììììììììììì deve essere proprio questo!
A fine serata ci sembra di averne indovinati 30 più due che non si farà fatica a trovare con una ricerchina su google.
Io dico solo che anni or sono imparai a fare la Sachertorte solo per portarne una al Maestro...
Se dovesse consegnarci il premio in persona va a finire che gliela porto va!

Per vedere il filmquiz andate  sul sito di Habemus Papam e cliccate sul quarto papetto da destra, quello di spalle. Il concorso è chiuso ma la visione vale comunque la pena!

La risposta al trailer qui sotto è Corda tesa.... io lo sapevo, adoro Clint Eastwood!


lunedì 2 maggio 2011

Thor 3D (3D stocazzo...)



  • Domenica All'Embassy di Via Stoppani, poca gente in sala, ben gli sta!


Imperdonabile questo Thor, camionista pompato e ossigenato, totalmente privo di fascino. Insignificanti i comprimari, fuori parte Black Swan e un approfondimento psicologico che in confronto i teletubbies sono un trattato di Sigmund Freud. Peccato perché la rappresentazione del mondo di Asgard è affascinante e sufficientemente visionaria, niente di che, invece, i costumi.
Basta. Non c’è nient’altro da dire.

Parliamo invece dell’ennesima bufala del 3D che ci garantisce una bella profondità di campo ma nessun effetto degno di tale tecnologia. Il biglietto però costa 10 euro di cui ben 2 sono “giustificati” dal “noleggio“ degli occhialetti.
In alcuni cinema il dispositivo per la visione 3D resta di proprietà dello spettatore tanto che io stessa ne ho svariati paia a casa con cui non so cosa fare.
Cosa sarebbe successo se mi fosse presentata all’Embassy dicendo “No grazie gli occhialetti non mi servono… ho i miei! Ecco i miei 8 euro per il biglietto!”?
Mi avrebbero cacciato via a calci?
Forse la prossima volta proverò…. Quello che so è che il sovrapprezzo per il noleggio di occhialetti, che valgono pochi centesimi di euro,  oltretutto abbinati a film 3D quando 3D stocazzo... è una vera presa per il culo…. Poi non so… ditemi voi….

Abbinamento... Quanta buona volontà ci vuole per fare un abbinamento con questo film. 
Bè magari direi di non perdere le speranze e di restare in attesa del nuovo film di Tarsem Singh di cui potete vedere il trailer... speriamo bene!


lunedì 18 aprile 2011

Habemus papam

  • Cinema Eurcine di Via Listz
  • Entrati sul filo del rasoio... cinema semipieno

Nanni Moretti dirige il suo primo film di fantascienza. Cosa accade all’interno del buco nero del conclave? Nemmeno Stephen Hawking è arrivato a spingersi così lontano… Alti prelati scelti in base a caratteristiche lombrosiane  che sembrano più i contraltari maschili di Sister Act. Non si pretendeva il rigore degli Uomini di Dio ma la scelta di rappresentare il gotha della chiesa come un manipolo di cardinali dipendenti dagli psicofarmaci pronti ad eccitarsi per un torneo di pallavolo è una visione macchiettistica che quasi risulta simpatica. Volutamente saltato a piè pari l’aspetto politico di un Vaticano come realtà profondamente legata ad interessi ben più terreni rispetto alla salvezza dell’anima. E passiamo al grande vecchio… Michel Piccoli che sembra nato per fare il papa a questo punto della sua vita. Che gli puoi dire a Michel se non che sia “immenso”? Non si discute… però questo ruolo ritagliato intorno ad una non meglio identificata crisi è un tantino ripetitivo e lascia poco spazio al tormento esistenziale.
Appesantito da una seconda parte che abusa del ralenti e con un finale forse inaspettato ma che poteva racchiudere ben altro svolgimento, Habemus Papam ha i suoi momenti migliori negli intermezzi morettiani che conosciamo bene. Quel contrapporsi al cardinale che chiede di cambiare la formazione della squadra è identico all’Ecce Bombo “Ma come chi sono? L’ho preparato io!”.
Ed è lì che ritrovo quel Nanni con cui sono cresciuta che ora sembra però voler toccare temi assoluti quando invece potrebbe regalare al vituperato cinema italiano una di quelle commedie amare che nessuno riesce più a raccontare. Mi chiedo di cosa parlerà il prossimo film…. Dopo il Caimano in cui va a sfrugugliare il capo dello stato, dopo essersi rivolto al capo della chiesa forse deciderà di girare il prequel di Matrix.
Habemus papam ha pretese quasi gattopardiane nel mettere in scena ambientazioni e costumi che creano una cornice reverenziale ma di fatto nel suo irrealismo lascia un po’ il tempo che trova.
Asserito che se al Vaticano non gli piace un papa dura solo 33 giorni e che se c’è un omicidio tra le guardie svizzere Bruno Vespa non può nemmeno fare un plastico… questa boutade papale della fuga, del teatro, del mangiare il cornetto caldo di notte ha pretese che vanno un po’ oltre una realtà trasfigurata, fellinianamente parlando, ma che rinunciano spudoratamente a spingersi la dove nessun uomo si è ma spinto prima. E forsi da Nanni io mi aspettavo qualcosa di più.
Detto ciò… le risatine te le strappa, non dispiace in assoluto ma se decidi di esporti con la chiesa per me non puoi rimanere mezzo mezzo.

Consigliatissima la riflessologia plantare... una meraviglia!