Bè quello è sicuro!
Fino a che poi ti rendi conto che a questi manco gli importa più gnente di quelli che erano i loro cani e quindi non puoi fare a meno di pensare che siano dei grandissimi fiji de na mignotta.
Cinema Mignon di via Viterbo
Cinema Quattro fontane, giovedì 26 giugno 2025
Non ho accettato a cuor leggero di andarlo a vedere, temevo l'usuale mattonata che spesso ci tocca quando ci imbarchiamo in qualcosa di dichiaratamente "d'essai", poi non avevo avuto nemmeno tempo di informarmi e mi ero fatta l'idea di un film in bianco e nero dai forti contrasti e con silenzi esasperanti.
Mi ero pure portata avanti col lavoro della recensione immaginando che per l'evento dell'uscita in sala, come gadget, consegnassero ai coraggiosi avventori due laterizi refrattari per, appunto, percuotrersi i testicoli. Va da sé che confesso la mia ignoranza, il libro non l'ho letto e nonostante questo avevo pure un'idea strampalata della storia.
Bastano pochi fotogrammi per capire che il fascino, lo spessore e la densità delle immagini saranno solo una parte di un affascinante viaggio fantasmagorico.
La ricostruzione di una Mosca degli anni Trenta mi catapulta in un'altra dimensione e sarà solo una delle tante che, in quasi tre ore di durata, si avvicenderanno. Da qui in poi non parlerò più di film ma di opera, un'opera che poteva essere pesantissima e che invece si muove agilmente in un affascinante labirinto, capace di sorprendere ad ogni svolta.
Visivamente potente, ricca di un immaginario del tutto inconsueto, Il Maestro e Margherita ha un respiro universale e archetipico.
La storia per certi versi ha molte attinenze con la vicenda personale di Bulgakov, quella del suo paese, del comunismo e della censura che ha subìto ma come la mettiamo con i rimandi alla religione e alle dimensioni altre? E che gran guazzabuglio di linee narrative che si intersecano, si sovrappongono e si confondono come un balletto perfetto ma straniante. Quasi tre ore di immersione in un mondo sconosciuto di anime e personaggi e pure un gatto parlante. Nostalgico, dolente, grottesco, onirico, sentimentale, non risparmia nulla, anche se su tutto vince l'eterno struggimento degli amanti separati ingiustamente, come Candy Candy e Terence o gli indimenticabili Dominique e Gilles de' L'Amore e il Diavolo.
Usciamo dalla sala incantati per tanta bellezza, per la "sostanza" di cui ci siamo nutriti avidamente, una meravigliosa combinazione di letteratura e cinema che si fondono per trascendere il tempo e la realtà.
Ovviamente non si tratta di un film per tutti (in sala eravamo quattro gatti) ma si tratta definitivamente della visione (in tutti i sensi e significati) dell'anno!
Se poi pensate che sia troppo allora optate per il raffinatissimo Sotto le foglie di Francois Ozon. Un film che è un gioiello di sceneggiatura e dove la verità giace in ciò che non viene detto e che non viene mostrato.
Se poi anche Ozon vi sembra too much, che vi devo dire? C'è sempre il secondo episodio di Mission Impossible che è un bel vedere e intrattiene alla grande.
Però, veramente, ogni tanto bisognerebbe concedersi il tempo e la volentà di farsi un regalo di qualità e il Maestro e Margherita è decisamente uno di quelli.
Domenica 12 gennaio 2025, spettacolo delle 18.30
Cinema Quattro Fontane, nell'omonima via.
Sala 4, che io chiamo "l'autobus", per dimensioni e disposizione.
Apro questo 2025 al cinema con il bel Tofu in Japan.
Cinema Lux, sala 7, spettacolo delle 21.00 (mi pare)
Si segnalano in sala stronze che parlano tutto il tempo e con il cellulare acceso
SPOILER ALERT SPOILER ALERT SPOILER ALERT LER ALERT SPOI
Negli anni 70 molti bambini furono traumatizzati dai film di fantascienza trasmessi in televisione, di mattina, durante la Fiera di Roma.
31 ottobre 2024
Cinema Delle Province, in Via delle Province, spettacolo delle 20.30
Una storia, un documentario, un film, tutto nello stesso corpo messo in scena da una regista in stato di grazia. Siamo di fronte a una visione affascinenate dove la verità è rappresentata con tutte le sue contraddizioni e l'incapacità di sottrarsi da una catena di tradizioni che vanno al di là dell'estremismo religioso.
Il vero problema è la famiglia, luogo di orrore che troppo spesso assurge a ruolo di insindacabile guida e riferimento. Olfa, una donna tunisina, ha quattro figlie e due di loro si uniscono alla fascia estremista della lotta religiosa. La madre è disperata e sofferente per averle perse (sono state arrestate e imprigionate in Libia) ma è ben lontana dal guardare alle sue "colpe".
Le quattro ragazze hanno vissuto in un contesto di povertà, violenza, abusi e solitudine ed è in questa realtà che maturano un forte legame tra loro ma la necessità di trovare un punto fermo, un centro di gravità permanente, intorno al quale far ruotare le loro vite.
Siamo nel presente, tutto si svolge negli ultimi venta'anni, le cose stanno cambiando, i cellulari, la globalizzazione e le idee penetrano implacabilmente un tessuto sociale fino a qual momento chiuso e mai messo in discussione.
La storia è presentata magnificamente dalle reali protagoniste e dalle attrici, in una mescolanza continua di realtà e finzione, dove il dolore si sovrappone e si misura con le emozioni delle interpreti.
Interessante e metaforicissima l'idea di far girare le tre parti maschili allo stesso attore, mentre per Olfa c'è un'attrice, oltre che lei stessa, in un continuo confronto a due voci.
Un film che se concepito in un paese occidentale avrebbe non dico cambiato la storia del cinema ma avrebbe avuto ben altro impatto.
A riproporlo qui a Roma è Tonino, premiato a Venezia come miglior esercente. Da anni fa un lavoro pazzesco al cinema Delle Province dell'omonima via a Roma, proiettando ciò che resta del concetto di "d'essai".
Il Delle province, oltre a mantenere prezzi popolari (biglietti tra i 4 e i 5 euro), propone incontri con registi e attori, e restituisce, al pubblico che decide di scoprirla, un'idea di cinema con "C" maiuscola.
E' quel cinema che ti fa pensare, che ti commuove, ti fa incazzare e magari può anche non piacerti ma ti lascia quell'ineffabile qualcosa che ti da la possibilità di ragionare, di pensare.
A tutti coloro che si lamentano che al cinema ci sono solo i film della Marvel e poi passano la serata a scegliere cosa vedere su Netflix, sappiate che c'è qualcuno che, con coraggio e passione, si industria a portare in sala dei film che raccontano storie diverse che espandono i confini della visione, dallo schermo alla vita com'è e a come potrebbe essere.
Per questa scoperta devo ringraziare Emanuela (ve la ricordate? Colei che definì Daniel Craig una manovale rumeno) che è sempre foriera di cose interessanti e valide!
Qualora non fosse chiaro l'abbinamento è con il cinema delle Province, uno di quei casi in cui possiamo dire che The media is the message ha un'accezione più che positiva!
Tonino vi accoglierà e se volete vi invierà via whatsapp la programmazione!
Veramente non ci sono scuse!
Cinema delle Province
Via delle Province, 41
Telefono 06 4423 6021
Il gusto delle cose, titolo così così de La passion de Dodin Bouffant, spodesta senza indugio Il pranzo di Babette dall'Olimpo dei film sull'arte e il piacere del cibo e del vino.
Per te, lettore pigro e che raggungi il massimo godimento con l'hamburger di MacDOnald's, ti anticipo che puoi anche risparmiarti le prossime righe...
Proceda solo chi ama il buon bere e il buon mangiare, proceda senza indugio!
Vai al cinema che una tale visione merita un grande schermo (no, non il grosso televisore di casa),
Forse non ti interesserà la splendida storia tra i due protagonisti, Juliette Binoche e Benoit Magimel, un tempo insieme anche nella vita, ma non potrai fare a meno di restare sbalordito dalla magnificienza e lo splendore delle preparazioni. Ogni sfrigolio è pura poesia... E pure se pensi di frequentare buoni ristoranti, uscirai dalla sala con la sensazione che ciò che hai mangiato fino a ieri sia una sbobba da carcerato, del terzo mondo.
Se poi invece sei avvezzo a cotante prelibatezze, buon per te, non potrai che gioire dei dettagli e della cura di ogni particolare.
Per tutta la vita banalmente hai pensato che la perfezione non esistesse e dopo questa visione potresti perfino ricrederti.
Trần Anh Hùng, il regista vietnamita de Il profumo della papaya verde, dipinge un quadro di Dodin Bouffant talmente vero (magia del cinema) da lasciarci pensare che sia esistito veramente... Invece è solo il personaggio di una novella, ispirato a Brillat-Savarin.
Il film si svolge principalmente tra una splendida cucina di campagna e una sala da pranzo da togliere il fiato. Ogni inquadratura è appunto un quadro di rara bellezza.
Se hai occhi per vedere, ogni particolare ti riserverà un'emozione, la decorazione dei piatti, le pentole di rame, i fiori di campo ovunque, l'abbigliamento discreto ma dai materiali eccezionali.
Penseresti che Dodin Bouffant sia un cuoco e che abbia un ristorante, invece no è solo decisamente molto ricco e passa la sua vita ad organizzare pranzi e cene con un cenacolo di intenditori come lui. Ogni sorso di un vino pregiato racconta loro una storia meglio di un buon libro, ogni boccone di cibo li rapisce e li porta lontano. Principale artefice di tutto questo ben di Dio è Eugénie, la sempre intensa Juliette Binoche che già si era prestata con delicatezza al più commerciale Chocolat.
Da molti anni è non solo la cuoca ma anche l'amante del padrone di casa e non ha nessuna intenzione di rinunciare alla sua libertà, finché una cena memorabile preparata solo per lei da Dodin Bouffant in persona non la convincerà a sposarlo. Ma Il gusto delle cose è un film di altri tempi, in cui sguardi e non detti sovrastano i pochi dialoghi, facendoci riassaporare un'epoca in cui l'acqua si prendeva alla fonte e non esisteva Instagram.
Un inno straordinario alla cultura francese, con immagini capaci di risvegliare autentici piaceri, un atto d'amore nei confronti di una cucina che è vera e propria arte, capace di trascendere la materia, per restituire ai sensi un'esperienza che ti mette in contatto con mondi altri.
Piccola curiosità... La consulenza per la preparazione dei piatti è stata affidata a Pierre Gragnaire, celebre chef francese, che ha avuto anche una piccola parte nel film.
Il gusto delle cose esce il 9 maggio. Non perdetevelo!
Abbinamento con il bel vivaio D'Antoni Garden, in via delle Vigne Nuove, 246.
Un tripudio di colori e una varietà di piante veramente strepitosa in ogni stagione!
Serie TV (HBO)
Spoiler sul finale della serie, pay attention!
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Cinema UCI Porta di Roma,
Sala 7
Spettacolo delle 18.50 iniziato molto più tardi a causa di trailers ripetuti svariate svolte ma grazie al cielo già dimenticati
Un regista norvegese alle prese con una produzione internazionale e un Nicolas Cage irriconoscibile.
Dream Scenario è un film sui sogni e sull'invisibile trama di fili che ci connette tutti inesorabilmente, con risultati non sempre meravigliosi.
Qui Nicolas Cage è un professore universitario veramente un po' noioso, potrei dire che non è bello ma del resto Nicolas non lo è mai stato, nonostante i tanti interventi per sfinarsi il naso o forse proprio a causa di quelli...
Dicevo potrei dire che non è affascinante ma, insomma, su quasi 7 miliardi di essere umani su questo pianeta, stimando che circa un terzo siano uomini, trovatemelo voi uno che sia affascinante o quanto meno risolto, che basterebbe quello eh!
Questo deve essere lo stesso pensiero che ha fatto la moglie Janet che non solo lo tollera questo marito scialbo ma fa addirittura fantasie erotiche su di lui, vestito come David Byrne col vestito grigio con le spalline.
Sei troppo giovane per ricordarlo?
Non hai abbastanza cultura musicale per sapere chi è David Byrne o i Talking Heads?
Non capisci di cosa sto parlando?
Non aver paura, Google ti verrà in aiuto!
Va bene, insomma, che succede? Succede che improvvisamente la gente comincia a sognare questo professore barbuto e tristanzuolo.
Iniziano i suoi studenti, poi qualche amico e pure la figlia fino a che il fenomeno diventa "virale" (termine che mi sta parecchio sul cazzo in era Internet e che sta a significare la diffusione estrema di un conenuto video. Cioè a me basta che scrivono nella descrizione "E' virale!" e potete star sicuri che lo apro col cazzo. E sottolineo, in questa epoca un po' fluida, che io ne sono priva, quindi il video non lo apro proprio).
Paul Matthews si ritrova quindi ad essere suo malgrado il fenomeno del momento e diventa una star.
Il problema è che la sua presenza nei sogni altrui è non partecipativa, è un ignavo per lo più e i sognatori si lamentano un po' di questa cosa.
Ma che può fare Paul? Lui non ne sa nulla di questa cosa, non ha idea del perché accada.
Capiamo però, da alcuni dettagli che la sua vita gli sta un po' stretta, la tendenza a fare goffamente il piacione, una collega che gli soffia l'idea per un libro che non ha mai scritto, insomma tanti vorrei ma non riesco o forse non ci provo nemmeno ma comunque sono frustrato e, anche se non lo percepisco con certezza, sono un represso.
Tutto cambia quando una giovane ragazza gli confessa che nei suoi sogni lei realizza tutte le sue fantasie sessuali.
Come spesso accade però le fantasie sarebbe meglio lasciarle stare nel loro mondo perché nel mondo che dal sogno si passa alla realtà le cose precipitano malamente.
Da quel momento il tenore dei sogni cambia e il Paul sognato diventa un violento assassino e stupratore... Nessuno riesce più a stare in sua presenza e lui si ritrova ad essere un pariah, pure la famiglia lo esclude, tanto che è costretto ad andare a vivere in un piccolo appartamento.
Tempo dopo, qualcuno, ispirato dalla vicenda, inventa un dispositivo per entrare nei sogni altrui a scopo pubblicitario e Paul sfrutterà la cosa per indossare il celebre abito grigio e tentare di riconquistare la moglie. Anche nel sogno però verrà trascinato via dal suo desiderio...
Questa è la trama in breve, va da sé che la complessità dell'argomento è enorme e si presta ad una miriade di interpretazioni e teorie che vanno al di là di qualunque lettura di superficie, insomma no, non è Love actually. C'è tutta una disamina della massa che si fa trascinare dai social, c'è il problema di capire cosa sia realmente la vita e perché certe volte ci va così stretta ma per me più di tutto c'è questo scandagliare la psiche umana, sempre pronta a gettare sugli altri la causa del proprio disagio.
Il problema non è Paul, il problema è chi lo sogna, dando sfogo al proprio lato oscuro.
Il soggetto è originalissimo e girato come un thriller a metà tra Hitchcock e Lynch, ha momenti drammatici ma è sempre impregnato di una grande ironia che stempera parecchio l'aspetto surreale.
Un altro colpaccio dell'A24!
Abbinamento mangereccio, in pieno centro, a Palazzo Bonaparte, in piazza Venezia, hanno aperto una sala da tè di stampo british. Un posto delizioso per una sosta e un buon dolcetto firmato Vivi Bistrot.
Molto molto carino!
Cinema Lux di Via Massaciuccoli
Spettacolo delle 18.30, biglietti acquistati on-line
Indecisa sul senso del film vi propongo varie interpretazioni, certa che sicuramente ce ne saranno anche altre. Sicuramente Gli ospiti è un film che non lascia indifferenti e spinge all'analisi
Gli ospiti (comico/comico)
Una commedia corale che con la sua romanità ci ricorda i "Compagni di scuola" di verdoniana memoria, in un mix di risate e sorrisi dove non mancano momenti amari in cui si tirano le fila di intere esistenze. Quando la comicità va a braccetto con l''esistenzialismo.
Gli ospiti (fantascienza)
In un casale nei dintorni di Roma si apre un portale interdimensionale dove avviene l'incontro di gruppo di persone le cui identità si sovrappongono e si intrecciano, generando stupore e confusione, spingendoli ad un confronto tragico.
Gli ospiti (grottesco/surreale)
Un gruppo di amici in un casale, in un'atmosfera à la Bunuel, gioca al massacro in una sfida degli ego. La lotta del possesso (che fu preAlessandrino), l'affermazione della ragione sterile, cade di fronte all'innocenza di un bambino. Ne usciranno tutti devastati ed è vana la speranza di un'evoluzione.
Gli ospiti (Netflix)
Questo film scritto, diretto e interpretato da Svevo Moltrasio è stato definito un thriller dalle principali testate giornalistiche.
Questo, non per fare polemica, ma per dire che quando si cerca di capire di cosa stia parlando un film su Netflix, questa è la trama, scritta con lo stampino, che si trova il più delle volte. Ciò mi provoca quasi sempre il sorgere spontaneo di un malimortaccivostra e di chi viene pure pagato per scrivere queste ovvietà inutili e insulse.
Gli ospiti (thriller)
Dieci persone, quasi dieci piccoli indiani, in un casale isolato con tanto di intruso, molti non detti e segreti, in un crescendo dove appare chiaro che nessuno è veramente chi dice di essere. L'epilogo inaspettato vi sorprenderà ma vi lascerà l'amaro in bocca...
Gli ospiti (psicologico)
Le problematiche personalità multiple di un malato di mente si confrontano nello stesso luogo per cercare di far fronte comune, ma tutto va storto e dall'esplosione di violenza e follia si salverà solo il "bambino interiore" che, traumatizzato dai genitori, sceglierà di affidarsi ad un genitore single.
Gli ospiti (sentimentale)
Un gruppo eterogeneo dove regna la crisi della coppia, anche quella lesbo/trans, si presta al gioco degli equivoci, un inno alla vita ma soprattutto alla famiglia non tradizionale.
Gli ospiti (cinefilante)
Se avete amato i Ritals mettetevi l'animo in pace, gli ospiti non c'entrano niente!
Sì, ritroviamo i tre protagonisti Svevo, Federico e Quentin ma ne "gli ospiti" ricoprono ruoli che nulla hanno a che vedere con la serie che ce li ha fatti conoscere.
Praticamente è successo questo, Svevo Moltrasio, rottosi il cazzo, che nessuno gli facesse girare un film, ha deciso di fare tutto da solo, tramite un crowdfunding che ha sbaragliato ogni aspettativa.
Conquistata una sala "vera", nel cinema Lux, per fortuna pure molto vicina a casa mia, fa il pienone con aficionados che vengono da tutta Italia per applaudirlo.
L'idea alla base del film è decisamente originale e non lascia indifferenti, per me sarebbe perfetta anche a teatro ma anche ad essere venduta all'estero.
Moltrasio si conferma un autore, prima ancora che attore e regista, capace di entusiasmare il pubblico e di creare ancora una volta una "caso" oltre che un film.
In un panorama di filmetti fatti con lo stampino e studiati a tavolino, con Gli ospiti si torna al cinema, quello vero. E in questa epoca di Barbie è decisamente una grande sfida.
Abbinamento mangereccio con un posto piccolissino ma che da tante soddisfazioni Crepes Galettes in Via Leonina, 21/A (Quartiere Monti). Vi prepareranno crepes o galette al momento con la farcitura a vostra scelta, anche con un ottimo cioccolato invece dell'orrida nutella.
Lo so che manca l'accento circonflesso su crepes ma non riesco a trovarlo da nessuna parte....
5 ottobre 2023
- Sul treno
- Sul cellulare
Sono le 6.58 del mattino, siamo in treno già da 40 minuti.
Nei sedili vicino a noi c'è e ci sarà fino a Milano, una tizia che non smette un attimo di parlare.
Ha elaborato un'arte, quella di inzeppare ogni frase con più parole del necessario. Si ripete, gira intorno ad ogni concetto, arzigogolandolo all'inverosimile, mossa com'è dal suo horror vacui smazzola i cojoni con voce alta.
Noi ci siamo organizzati per vedere Beau ha paura, no, non sul computer ma ognuno sul suo cell.
Per riuscire in questa impresa è necessario sincronizzare l'inizio.
Dobbiamo avere la possibilità di sgranare gli occhi o saltare sulla poltrona nello stesso momento, se necessario.
Mio fratello vuole vedere questo film perché Mike Portnoy ne ha parlato in termini entusiastici in un post su facebook.
Voi direte "e chi cazzo è Mike Portnoy?".
Senza che scomodiate google vi dico che è il batterista dei Dream Theather un gruppo da me definito "metal barocco", che non mi ha mai fatto strappare i capelli. Troppi virtuosismi, melodie niente di che e un punto debole inaccettabile: la voce del cantante, un Bocelli metallaro che secondo me faceva cagare pure a Portnoy, tanto che ha abbandonato il gruppo nel 2013.
Io invece volevo vedere questo film perché adoro queste tematiche.
Purtroppo riesco a trovarlo solo in italiano, ma meglio di niente.
Insomma siamo in treno, senza aver fatto colazione perché era troppo presto, ma abbiamo entrambi il file...
Cosa facciamo, lo vediamo?
Eddai, vediamolo...
Beau ha paura dura tre ore, a dire il vero sono io che inizio ad avere paura.
Però c'è la speranza che, con le cuffie, l'audio sovrasti la logorroica vicino a noi.
Non è così, la prima parte del film è infestata dal niente irritante delle chiacchiere della tizia.
C'è Joaquin Phoenix che è Beau e parla con un filo di voce.
Io ho patito tutto il tempo questa voce di merda e oggi sono andata a vedere un trailer in lingua originale, per scoprire che proprio non c'entra nulla il doppiaggio italiano, che come al solito è da prendere a cinghiate sulle gengive.
Resistiamo un'ora, diciamo che Beau ha paura non è "Non mandarmi fiori" con Doris Day ma il problema vero è un altro, abbiamo una fame nera.
Mio fratello mi fa "Guarda, se vuoi, io ho portato un panino di segale con il Philadelphia vegetale, è pure già diviso in due!".
Dio sia lodato, dammi sto mezzo panino che non ci vedo più dalla fame, ieri sera nemmeno ho cenato poi.
Ai tempi mio fratello era uno che alle 4 del pomeriggio ci comunicava "Io mi vado a fare delle patate fritte...".
Si metteva lì e pelava 4 chili di patate (no per scherzo, proprio 4 chili) e le friggeva tutte in maniera magistrale.
E poi le mangiavamo.
Ed erano vere patate fritte, non le merdose patatine di McDonald's.
Ai tempi se a mio fratello gli veniva l'influenza mi dava cinquantamila lire e mi diceva: "Esci e non tornare senza un profiterole e almeno un chilo di pizzette...".
Io uscivo e mi procuravo sia il profiterole che le pizzette, poi tornavo a casa e ci mangiavamo tutto.
E così via, si potrebbe scrivere un libro su queste prodezze mangerecce.
Sono passati quei tempi...
Dai, dammi sto panino!
Tira fuori un incartino di stagnola grande quanto una saponetta usata da almeno un paio di settimane, assottigliata, quindi.
"Ah è già diviso?"
"No qui c'è il panino già tagliato a metà..."
Non mi voglio lamentare, qui c'è in gioco la sopravvivenza!
Prendo la mia metà.
Il Philadelphia vegetale è stato quasi completamente assorbito dalla segale e quindi c'è rimasto solo uno stratino bianco di un millimetro.
"Comunque considera che il pane l'ho fatto tre giorni fa....", sì, perché mio fratello fa pure il pane.
Ma io me lo mangio lo stesso, come se fosse un croissant di Pierre Hermé.
Con la scusa di questa parca colazioncina ci dimentichiamo del film.
Io faccio come facevo a scuola, poggio le braccia sul tavolinetto, ci appoggio la testa e mi addormento, sempre con quella che parla.
Allora cerco di usare le cuffie come tappi per le orecchie ma in quella posizione il mio padiglione auricolare le risputa fuori inesorabilmente. Mi addormento lo stesso e mi sveglio poco prima dell'arrivo.
Abbiamo pochi minuti per la coincidenza che dobbiamo prendere ma puntiamo un bar che si chiama qualcosa come "Prelibatezze napoletane".
C'è parecchia gente ma sono organizzatissimi, solo che nella confusione chiediamo un cornetto in meno. Nel frattempo infatti siamo diventati in quattro, che la vita a volte è strana più di un film.
Due caffè, due cappuccini e due cornetti che dovevano essere tre.
"Ma che ti sei mangiato il cornetto mio?"
Non c'è tempo per un"altra fila, spezziamo i cornetti con le mani e li ridistribuiamo. Va da sé che in stazione pure se si chiamano "Specialità napoletane", si tratta di cornetti demmerda.
Facciamo il viaggio in piedi, tra turisti e pendolari, sull'onda di ricordi.
Arriviamo, un taxi, una chiesa, un saluto attonito e meno di due ore dopo siamo di nuovo in viaggio verso Milano. Questa volta ci sediamo. Davanti a me c'è uno che beve yerba mate nella classica tazza, come se fosse tranquillamente seduto a Buenos Aires.
Questa volta in stazione a Milano andiamo in un locale che si forgia del titolo "Bistrot", in realtà è Autogrill.
Io gli ho dato anche un nome a questo bistrot "Dimenticare Parigi".
Sedie fatiscenti, panini che li trovi identici in tutta italia e toilette al terzo piano dove si aggirano loschi figuri.
Ci sdraiamo due panini mozzarella e pomodoro di cui ancora mi interrogo sulla consistenza.
Siamo di nuovo in viaggio verso Roma. Ovviamente anche ora c'è una che parla.
"Ma che facciamo... Lo continuiamo il film?"
"E vabbè, dai!".
Risincronizzare a un'ora e tre minuti si rivela difficilissimo ma alla fine ci riusciamo.
La seconda parte del film è ancora più strana della prima.
Mi comincio a chiedere cosa gli dica il cervello a Mike Portnoy.
Ci controllano i biglietti, interrompiamo, risincronizziamo, ricominciamo.
A un certo punto mio fratello fa: "Oh... Io ho un sonno... Non riesco a tenere gli occhi aperti.... Non ce la faccio a continuare..."
"Guarda pure io sono stremata... Interrompiamo?"
"Sì, sì interrompiamo!"
Basta dirlo che tutte le energie ritornano disponibili e il sonno scompare!
"Ehi... Io mi sento meglio, mi è passata la stanchezza...
"Incredibile... Pure a me! Che facciamo allora? Riprendiamo?"
Come l'idea prende forma riniziano i primi sbadigli, che anche ora che sto scrivendo, mi prende la cecagna.
"Oddio che sonno..."
"È bastato solo pensare di riprendere la visione e guarda come stiamo...".
Ipotizzo che Beau ha paura possa essere la cura risolutiva per l'insonnia.
Io però so che o vado avanti lì, sul treno, o sarà molto difficile che riprenda la visione di Beau.
Decidiamo di procedere, risincronizziamo, 1,47 aspetta io sono a 1,48, cazzo mi è saltato a 2,22, ripartiamo da 1,45.
Una fatica bestiale ma riusciamo ad arrivare alla terza parte, tutta molto scura.
Nonostante tiri giù la tendina, il riflesso incasina la visione. Oltretutto è risaputo che lo schermo del mio cell è sempre pieno di ditate.
Il mix scene scure più riflesso, più ditate è una sfida folle ma io procedo. Metto le mani a conchetta sullo schermo, lo inclino in tutti i modi possibili, lo strofino suo pantaloni sperando che le ditate si tolgano, e invece le ditate diventano come pozze di benzina esposte al calore, concentriche e iridiscenti.
Arriviamo alla quarta parte e tutto è ancora più scuro.
Io praticamente non vedo più un cazzo.
Però Beau è una visione potentissima, pure se non vedi un cazzo.
Si volge all'epilogo tirando le fila di un'esistenza, delle esistenze, tra le esistenze, a momenti squarciando veli su verità incomprensibili. Nel risparmiarvi pipponi psicanalitici, vi dico che è un viaggio, un'Odissea o una Divina Commedia della mente in un interminabile ciclo di vite.
Consigliato a tutti?
No, a pochissimi direi, ma quei pochissimi potrebbero apprezzarlo.
Però magari non guardatelo sul cellulare, soprattutto se è pieno di ditate.
L'abbinamento mangereccio è con il Philadelphia vegetale. E' buonissimo, lo preferisco all'originale! Non è facilissimo trovarlo nei supernercati ma vale la pena provarlo!
Martedì 5 settembre 2023, Cinem Giulio Cesare, sala 8.
Un Giulio Cesare finalmente rinovato, con tante sale, poltrone super comode e oltretutto biglietto a 3,5 euro, tariffa che, per film italiani e europei, durerà fino al 21 settembre (2023).
Una cosa preziosa come la perla in un'ostrica, questo è il sapore della felicità, un film che si muove con delicatezza tra sentimenti sfilacciati di persone che si perdono e si ritrovano.
Depardieu, magnificente, impersona uno chef tristellato, eccessivo, arrogante, scontento e fondamentalmente solo, oltre che reduce da un infarto.
Grazie al suo vecchio amico Pierre Richard (La chevre), meno egocentrico e più connesso con la vita, intuisce che, per riportare ordine nella sua interiorità, deve affrontare un viaggio (o solo sognarlo).
Lo chef quindi parte per il Giappone, alla ricerca di un rivale del passato, che gli aveva soffiato il primo posto in un concorso culinario, con un piatto dal gusto "umami".
Ora umami di base sarebbe il gusto del glutammato che, a noi occidentali, non solo fa schifo ma riteniamo che faccia male e sia sinonimo di bassa qualità (è uno degli ingredieni di base dell'orrido dado da cucina). In realtà umami è anche il gusto del parmigiano bello imvecchiato e quello ci piace molto.
La ricerca di umami diventerà un modo per ammorbidire le chiusure personali dello chef ma anche una metafora per ritrovare il gusto della vita e della famiglia.
L'istrione Depardieu si concede come sempre a totale servizio del personaggio, con grande autoironia e forse anche con un po' di sofferenza ma è l'essenza del Giappone, con le sue macroscopiche differenze ma anche con un candore fatto di riti e riservatezza, a permeare l'atmosfera.
Siamo comunque dalle parti della commedia ma declinata con strordinaria poeticità, classica, e a dire il vero unica, solo di certo cinema francese.
Una bella storia che si fonde con la regia lieve ma efficacie che accarezza i personaggi.
Alcuni momenti danno uno sguardo al surreale ma
rimanendo in bilico tra spezie e sapori.
Ovviamente il titolo originale è Umami ma come al solito in Italia si è pensato che fosse troppo difficile far passare il messaggio. Incredibilmente IMDB gli da un voto basso, un misero 5,7 ma del resto molto spesso, quasi sempre, la bellezza è negli occhi di chi guarda.
Consigliato, ovviamente!
Prima del cinema un aperitivo da Fabrica, in via Girolamo Savonarola, 8. Un posto molto accogliente, sia all'esterno che all'interno, dove il pomeriggio è possibile anche gustare molti tè con una vasta scelta di dolci.
29 marzo 2023 Cinema Nuvo Sacher di Largo Asciaghi, completamente sventrato da lavori stradali.
Nanni Moretti dice che ne avranno per due mesi e mezzo.
Decidiamo di andare a vedere questo "Mon crime", snza saperne nulla a parte che ci sarà Francois Ozon in persona a presentare il film. Per me è già un buon motivo.
I biglietti li prendiamo on line, con largo anticipo ma comunque ci toccano i posti in galleria.
Io avverto Alessandro "Come sai il Nuovo Sacher accoglie un pubblico di radical chic che te lo raccomando, ci dovremo adeguare... Minimo minimo dovrò tirare fuori la mia collezione di gioielli etnici africani...
- A questo punto io opterei più per uno stile "Alla corte del Re Sole", con altissime parrucche bianche...
Appuntamento alle 18.30 davanti al cinema, il progetto è di mangiare qualcosa fuori prima del film. Io propongo Aromaticus a Via Natale del Grande, sono solo 5 minuti a piedi.
Arriviamo e chiedo: "Scusate, ce la facciamo a mangiare in fretta che abbiamo un cinema che ci aspetta?".
- Ehhh no... la cucina è chiusa! Cioè... Se volete possiamo portarvi delle tapas...
Ora a me, quando mi dicono tapas, mi viene in mente sempre la magia di Barcellona e quelle splendide vetrine piene di ogni bendidio, qui però le tapas sono una vellutata di cavolfiore, falafel con hummus e polentine fritte con della maionese. Vabbè portaci tutto dico io!
Nel frattempo ci sediamo e Alessandro tira fuori dallo zaino del computer un pacchetto meraviglioso con un regalo di compleanno, veramente très chic. Aspettiamo, aspettiamo e dopo circa un quarto d'ora arrivano le tapas, solo che invece di averne portate per due, le hanno portate per uno.
Scusi ma siamo in due.... E niente non ci eravamo capiti.
Insomma tutto era iper buono, meraviglioso, eccezionale ma con porzioni contenutissime.
Io e Alessandro ci trasformiamo immediatamente in Remo e Augusta delle vacanze intelligenti quando i figli li mettono a dieta.
E che ce facciamo co' sta roba? Io ciò 'na fame...
Ah io dopo un supplì me lo vado a fare....
E dove?
Ho visto che c'è tipo una pizzeria qui all'angolo...
Ora mi sembra ininfluente sottolineare che poi non ci siamo vestiti come per andare dal Re Sole, anche se può essere impagabilmente surreale ommaginare noi due con le parrucche ma a sognar supplì...
Alla fine Alessandro è venuto direttamente dal lavoro e io vestita
con degli splendidi pantaloni neri, una maglia maculata e sì, i
gioielli africani. Stonavano le scarpe sicuramente... nessuna pianella
in cuoio dai colori sgargianti ma garbati al tempo stesso ma delle New
Balance tra il rosa e il bordeaux.
Uscendo dal delizioso ristorantino, propongo di allungarci da Le levain, che è sempre un piacere.
Una baguette vegetariana, un panino al prosciutto per lui e una crostatina con crema frangipane e pere caramellate che resterà nelle mie memorie gustative, per questa vita e almeno per le prossime due.
Non resisto e compro anche del pane di grano duro e un altro di segale con semi di girasole e zucca.
Mentre ci avviamo velocemente verso il cinema mi rendo conto che non posso commettere il sacrilegio di presentarmi al Nuovo Sacher con una busta in materiale adatto alla raccolta differenziata dell'umido.
Costringo allora Alessandro a infilare nel suo zaino le due pagnotte e pure il regalo che mi ha portato.
Diventa un complicato gioco di incastri che il Tetris gliè fa un baffo. Tira fuori una busta (adatta alla raccolta indifferenziata) e mi fa: Eh qui ci sono dei fili...
"Ma scusa eh?! Che ci fai co' sti fili?"
"Sono i fili del computer..."
"Ah!"
Riusciamo a comprimere tutto ed entriamo, lo scandalo è scongiurato.
In fila ci sono i radical chic, quelli veri.
Una signora poco più grande di me, con un giacca di velluto a coste verde acido, la cosa di cavallo e dei monili in plastica, dice "Pare che i biglietti siano finiti...".
Gli altri radical chic le rispondono rabbiosi "E certo che sono finiti! E pure da parecchio tempo!"
"Ma io ho la tessera! Pensavo di entrare con la tessera!"
"No signora, non può entrare con la tessera..."
Un'altra signora "Ma allora non posso entrare nemmeno io..."
NOO! Ve ne dovete anna'!
I radical chic si rivelano spietati.
Ci dirigiamo in galleria e c'è Nanni Moretti seduto su un divano, ha la mascherina, quasi clandestino a casa sua. Prendiamo posto. Alla mia destra Alesandro, alla mia sinistra un posto vuoto e poi due uomini.
Improvvisamente arriva una ragazza, tutta trafelata e molto scollata, si siede nel posto vuoto e dopo neanche un secondo si alza e dice che deve scendere di sotto ma che poi torna.
L'uomo più distante da me dice all'amico "Ma c'hai fatto? Com'è che se n'è andata così?"
"No niente, ha detto che doveva andare a fare delle foto di sotto... Ma poi torna!"
"Ah ecco! No perché se n'è andata così di colpo che mi sono detto... Ma non è che questo gli ha messo una mano sulla coscia?"
Momento di silenzio.
"Guarda... Io ti devo confessare una cosa...."
Pausa, silenzio.
"Io nella mia vita non ci ho mai provato con una donna... Sai... le donne le devi incoraggiare ma devi lasciare fare tutto a loro, è la cosa migliore...".
L'arrivo sul palco di Nanni Moretti (pantaloni di velluto a coste verdi, maglioncino giro collo blu in Shetland con camicia bianca sotto) e dell'Ambasciatore di Francia (completo grigio), interrompe questa confessione che poteva essere foriera di chissà quali altre storie.
Arriva, puntualissimo anche Ozon con le due attrici protagoniste.
Sono felici di essere in Italia
Nanni parlando dell'ultimo film di Valeria Bruni Tedeschi (dove recita anche Nadia Tereszekiewicz) dice che è stato distribuito in Italia con un titolo "insensato", Forever Young".
Cioè, capite? Un vero signore! "Insensato", meraviglioso!
Ma veniamo a Mon crime, il classico gioiellino frizzante, divertente, tutto in punta di fioretto. Grande regia e grandi interpretazioni, ambientazioni stupende (Villa Empain a Bruxelles è da togliere il fiato).
Si sorride, ci si fa qualche risata, ci sono i colpi di scena... il tutto è leggero ma gradevolissimo, come solo certo cinema francese sa essere. Consigliato praticamente chiunque.
Alla fine, dopo averne tanto parlato, Alessandro mi fa "Comunque anche tu sei una radical chic...".
No, mi dispiace, rispondo io, non ho mai fatto mistero di amare le cose belle e la cultura, senza per questo dover fingere impegno per un cambiamento sociale che non avverrà mai!
"Ma di che parla st'America Latina?
"Aspetta che leggo.... Dice che è un thriller... Un uomo entra nel suo scantinato e incontra l'assurdo..."
Io sono un'amante dell'assurdo e immediatamente il mio pensiero va a Insalata russa un film del 1994 in cui, in un appartamento, condiviso comunisticamente da molte persone, scoprono una finestra che se attraversata conduce direttamente a Parigi. Un film adorabile Insalata russa, forse oggi un po' datato ma se non l'avete visto, da recuperare.
Va da sé che lo scantinato di America Latina purtroppo non porta né a Parigi, né da qualsiasi altra parte.
Da qui è un agguato lo spoilerone, quindi decidete voi se proseguire o no.
Dentista pontino, vive in una villa molto brutta, a Borgo Sabotino, con un paio di cani, una moglie e due figlie.
La moglie dorme sempre, al massimo socchiude gli occhi per sussurrare qualcosa.
Sappiate che America Latina è un film di sussurri, non è dato usare la voce in un tono normale ma solo come se foste Marylin Monroe che canta Happy birthday Mr. President.
Il dentista ha una routine settimanale che include una sbronza con un amico, sussurrante anche lui.
Praticamente il dentista si prende un suo spazio, un suo momento di libertà dalla consuetudine familiare.
E per carità... Che le famiglie, si sa, possono essere luoghi di detenzione estremamente pesanti, ben venga l'ora d'aria, ben venga l'amico strambo, che però non basta, visto che Elio/Massimo necessita di un bel mix di pillole per sostenere la quotidianeità.
E per carità... Chi dice gnente... Il lavoro, il traffico, i mille obblighi...
Ah no, mi sono sbagliata, questo vive perso nel nulla di Borgo Sabotino dove c'è una casa ogni quarto d'ora di macchina a velocità sostenuta....
Nel suo studio dentistico è pure aiutato da ben due assistenti, cosa che manco il dentista privato di Madonna. Insomma lo stress è ridotto al minimo.
Eppure... Eppure scende in cantina e trova un gran casino, un sacco di carta straccia e una ragazza imbavagliata e legata a un palo.
Lì per lì gli prende un mezzo colpo, poi tenta di comunicare con la ragazza che però urla senza dire nulla di intellegibile. Invece di slegarla le porta una bottiglietta d'acqua e inizia così a visitarla ogni giorno, cercando di capire come possa essere arrivata lì.
Io avrei sospettato subito della figlia maggiore, tipo storie di bullismo, ma no, lui, comincia a pensare di essere stato lui e di non ricordarselo. Poi sospetta pure dell'amico strambo, perché si sa, ci sta tutta che uno rapisca una ragazza e la nasconda nella cantina di qualcun altro.
Poi sospetta pure del padre, vecchio, malandato e stronzo.
L'apoteosi avviene quando in preda ad un attacco psicotico rompe un tubo dell'acqua che comincia a inondare la cantina.
Rompe il tubo e dice alla moglie e alle figlie di non entrare in cantina che c'è un problema idraulico.
Il tempo passa e in sala si comincia a sussurrare "Oh... ma ormai non sarà affogata sta ragazza?".
E invece no, i giorni passano ma l'acqua le arriva sempre alla gola.
Ma ci sono anche altre domande, "Ma sta ragazza non fa né la cacca né la pipì?" oppure "Ma se c'è il tubo rotto in cantina, non si accorgono in casa che sono senza acqua?"
Comunque sia, dopo un tentativo di affogamento e una partaccia alla famiglia, il dentista si costituisce e la ragazza, che fino a quel momento c'era pure l'ipotesi che fosse la proiezione di una psiche malata, viene portata in salvo.
Quelle che si rivelano inesistenti sono le figlie e la moglie.
Di lui, in sostanza, si dirà "Era una brava persona, salutava sempre!", insomma quello che dicono di tuti quelli che improvvisamente sterminano la famiglia.
Ora io qualche considerazione la butto lì, così a casaccio... Cioè vivi isolato a Borgo Sabotino e ti inventi una famiglia co' una moglie moscia, due figlie, di cui una ti lamenti che sia un po' zoccola e per completare il quadro rapisci una ragazza, la leghi a un palo in cantina e te ne dimentichi.
Malimorte'.... Ma almeno non ti potevi inventare una vita felice invece di quella gran rottura di cojoni?
E incredibilmente, ormai giustamente al gabbio, il dentista Elio Germano continua a vedere la sua famiglia immaginaria, la moglie e le figlie, che per l'occasione indossano abiti da quadro preraffaellita.
E giuro, il presupposto strampalato, sarebbe il meno, perché sono almeno trent'anni che ci sommergono di film tutti uguali sulla follia dell'essere umano.
Il problema di America Latina è che lo potevano girare pure nel garage di casa mia, non c'era bisogno di scomodare il ridente Borgo Sabotino, visto che le riprese sono fatte a due centimetri dalla faccia degli attori, veri e immaginari.
Infatti, non a caso, the Oscar goes to:
Oh... Io ve lo dico poi fate un po' voi, ma dopo un ora e mezza di campagna avvolta nel nulla, pori, peli, pelle sudaticcia e cantine allagate, l'unica cosa di cui si è riconoscenti è che questo film duri solo 90 minuti. Però dai, 90 minuti di pori e peli del naso sono decisamente troppi.
C'è anche un'altra questione, i fratelli D'Innocenzo o il loro Ufficio Stampa, hanno fatto uscire il film con una campagna à la Matrix, in cui si lascia intendere che la realtà potrebbe non essere quella che sembra ecc. ecc.
Ecco i fratelli Wachosky iniziarono così e ora sono sorelle. Io ci abdrei piano con certe dichiarazioni, io farei un po' di attenzione...
Concludo immaginando degli strascichi legali, tipo che il Sindaco di Borgo Sabotino faccia causa per la pessima pubblicità turistica o che i fratelli D'Innocenzo potrebbero denunciarsi l'un l'altro, per rendersi giustizia in una vicendevole necessità di redenzione.
La visione è stata comunque allietata dagli improperi di Gian Luca che ha mortacciato con grande generosità ogni aspetto dell'opera, iniziando dal manifesto "Ma poi perché sta testa bucata?".
Ancora una volta un cinema italiano a cui difetta la mancanza di una storia solida e che diventa presupposto per atti masturbatori con la macchina da presa.
Ay que dolor!
Abbinamento ormai quasi inevitabilmente con una serie TV spagnola, tanto per non sembrare ripetitiva con le solite produzioni USA e/o UK. Dunque la serie, poco conosciuta, è El ministerio del tiempo, divertente, intelligente, avvincente, ironica e con dei personaggi splendidi. Se la trovate dategli uno sguardo....
PS "Ridente" lo dicevo pe' ride, eh!