mercoledì 31 dicembre 2025

Pluribus

 


Oggi vi dico la mia su Pluribus.
Se non guardate serie TV saltate pure a piè pari.
Ormai mi emoziono più con una bella serie che con un film, quasi sempre di merda, al cinema.
Non mi fraintendete, Pluribus fino ad ora mi ha fatto i due consueti coglioni così, quindi non posso dire di essere felice di averla vista, però nutro speranza.
È anche vero che chi di speranza vive, di speranza muore, quindi nel frattempo ho aggredito il filone d'oro delle serie coreane.
Io, cinematograficamente parlando, la Corea l'ho scoperta oltre venti anni fa, quando per vedere un bel film horror dovevi andarlo a cercare proprio lì, tra l'infida e omonima sorella nordica e la vastità del mare.
In un'epoca in cui l'horror si era scolorito e aveva perso la sua carica e eversiva, i veri gioielli arrivavano dalla Corea del Sud.

Certo, bisognava arrivare fino in via Urbana, al glorioso e ormai chiuso Detour, ma poi era una festa!
All'epoca YouTube era agli albori ed era un tempo in cui che se volevi vedere la sequenza psichedelica di 2001 Odissea nello spazio, montata con Echoes dei Pink Floyd, potevi vederla solo al Detour.
Vabbè ma come sono arrivata qui? Pensate un po' che volevo fare un paragone tra Pluribus e Star Trek The next generation e invece mi sono impantanata con la Corea. Comunque...
Pluribus nasce dalla mente di Vince Gilligan e quindi che fai? Non glieli perdoni sti nove episodi inconcludenti e ripetitivi?
E certo che si!
Io però voglio sperare che la seconda stagione sia la follia!
Voglio un cambio di registro come tra il primo e il secondo tempo di Dal tramonto all'alba di Robert Rodriguez.
Voglio che il mio sproloquiare su Pluribus venga annientato dal twist più pazzesco della storia delle serie TV. Roba che mi deve far dimenticare in una botta sola la morte di Eddard Stark, che ancora lo piango, e le nozze di sangue in Games of thrones.
Voglio che nella seconda stagione succeda qualcosa che stravolga la mie poche certezze.
Voglio vedere le foto di Vince Gilligan che gode perché sa di essere al di sopra di ogni nostra fantasia, dando senso a tutte le cose. 
Perché diciamo la verità, non può continuare così.
Stiamo parlando del creatore di Breaking bad e di Better call Saul, uno che scrive sceneggiature come se Euripide e Shakespeare avessero deciso di collaborare alla Garinei e Giovannini.
Ci sta quindi che, dopo il successo universale di Breaking bad e il suo fortunato spin off, ci voglia un po' coglionare e voglia costruire una storia su un'impalcatura di noia e vuoto abissale per sorprenderci sul più bello.

La storia
Improvvisamente l'umanità viene "contagiata" da un imperativo biologico alieno che connette tutte le menti.
Se ciò accadesse veramente ne conseguirebbe che le mie splendide qualità di chef raffinatissima le avrebbe chiunque sulla faccia della terra, pure il cuoco del ristorante Il Curvone, celebrato da Fantozzi.
La mia sagacia no, quella andrà persa, perché questa comunione di menti non sa che farsene.
La comunità infatti è di per sé noiosa, dormono per terra nelle palestre come i terremotati, lasciano i musei incustoditi, sembrano non avere velleità di alcun tipo, di certo non scopano, sono freddi come il ghiaccio.
Believe me, so boring!
11 persone sono rimaste come prima, Carol è una di loro, nonché la nostra protagonista che sopravvive tra impeti di resistenza, incertezze, dubbi, debolezze e anche sterili isterismi.
Trattandosi produzione 2025 Carol è lesbica, perché la legge ormai impone che in ogni film o serie TV ci sia almeno un omosessuale, un trans, un non binario e/o qualcun altro che non si capisce bene come voglia essere etichettato.
I neri ormai non se l'inculano più manco di striscio, pensa te come cambiano i tempi!
Nell'ottica pluribusiana tutti sanno tutto e tutti percepiscono tutti.
È la fine delle guerre, dell'avidità, del senso del possesso (che fu prealessandrino), solo che magnano solo frutta caduta dagli alberi e dato che non basta a sfamare tutti, se magnano pure una specie di soylent green. 
Hanno stimato che pure nutrendosi di pregevole succo di cadaveri non riusciranno a sopravvivere per una cronica mancanza di cibo per l'intera umanità.
Sorge dunque spontanea la domanda: "Ma allora, ma che cazzo ce siete venuti a fa' qui? A rompere i cojoni?".
Bè quello è sicuro!
Anche perché a ben guardare rompere i cojoni è anche il fine ultimo di molta parte degli esseri umani.
La comunione/comunità aliena è comunque saggia, servizievole e sempre a disposizione!
Fino a che poi ti rendi conto che a questi manco gli importa più gnente di quelli che erano i loro cani e quindi non puoi fare a meno di pensare che siano dei grandissimi fiji de na mignotta.
Insomma questo un po' il succo.

Per coerenza torno sulle serie coreane... Ma quanto mi è piaciuta Bon appétit, Sua Maestà?
E See you in my 19th life? Ora sto guardando Alchemy of souls e ho intenzione di proseguire nell'Universo coreano in attesa della nuova stagione di Pluribus!
 
Buon 2026!
 
Vi abbino una serie Coreana che ho appena citato in questo post Bon appètit, Sua Maestà, storia di un viaggio nel tempo e di un libro di splendide ricette. Visivamente intrigante, diverso, con qualche ingenuità e forse risolto frettolosamente nel finale ma ad avercene di serie con una conclusione, così godibili! Se amate il cibo non potete perdervela!
 
 



domenica 14 settembre 2025

Un film fatto per Bene

Cinema Mignon di via Viterbo

sabato 28 giugno 2025

Il Maestro e Margherita

Cinema Quattro fontane, giovedì 26 giugno 2025


 Arriviamo al cinema.
Alessandro si rivolge alla casssiera: "Vorrei due biglietti per..." ma io lo interrompo e dico "No.... non dirlo, vediamo se indovina!".
La cassiera non si degna nemmeno di studiarci, alza a malapena gli occhi e fa: "Il Maestro e Margherita?".
Ebbene sì e oltretutto in lingua originale, anzi in quattro lingue originali, russo, tedesco, latino e aramaico.

Non ho accettato a cuor leggero di andarlo a vedere, temevo l'usuale mattonata che spesso ci tocca quando ci imbarchiamo in qualcosa di dichiaratamente "d'essai", poi non avevo avuto nemmeno tempo di informarmi e mi ero fatta l'idea di un film in bianco e nero dai forti contrasti e con silenzi esasperanti.
Mi ero pure portata avanti col lavoro della recensione immaginando che per l'evento dell'uscita in sala, come gadget, consegnassero ai coraggiosi avventori due laterizi refrattari per, appunto, percuotrersi i testicoli. Va da sé che confesso la mia ignoranza, il libro non l'ho letto e nonostante questo avevo pure un'idea strampalata della storia. 

Bastano pochi fotogrammi per capire che il fascino, lo spessore e la densità delle immagini saranno solo una parte di un affascinante viaggio fantasmagorico. 

La ricostruzione di una Mosca degli anni Trenta mi catapulta in un'altra dimensione e sarà solo una delle tante che, in quasi tre ore di durata, si avvicenderanno. Da qui in poi non parlerò più di film ma di opera, un'opera che poteva essere pesantissima e che invece  si muove agilmente in un affascinante labirinto, capace di sorprendere ad ogni svolta.
Visivamente potente, ricca di un immaginario del tutto inconsueto, Il Maestro e Margherita ha un respiro universale e archetipico.

La storia per certi versi ha molte attinenze con la vicenda personale di Bulgakov, quella del suo paese, del comunismo e della censura che ha subìto ma come la mettiamo con i rimandi alla religione e alle dimensioni altre? E che gran guazzabuglio di linee narrative che si intersecano, si sovrappongono e si confondono come un balletto perfetto ma straniante. Quasi tre ore di immersione in un mondo sconosciuto di anime e personaggi e pure un gatto parlante. Nostalgico, dolente, grottesco, onirico, sentimentale, non risparmia nulla, anche se su tutto vince l'eterno struggimento degli amanti separati ingiustamente, come Candy Candy e Terence o gli indimenticabili Dominique e Gilles de' L'Amore e il Diavolo.

Usciamo dalla sala incantati per tanta bellezza, per la "sostanza" di cui ci siamo nutriti avidamente, una meravigliosa combinazione di letteratura e cinema che si fondono per trascendere il tempo e la realtà.

Ovviamente non si tratta di un film per tutti (in sala eravamo quattro gatti) ma si tratta definitivamente della visione (in tutti i sensi e significati) dell'anno!

Se poi pensate che sia troppo allora optate per il raffinatissimo Sotto le foglie di Francois Ozon. Un film che è un gioiello di sceneggiatura e dove la verità giace in ciò che non viene detto e che non viene mostrato.

Se poi anche Ozon vi sembra too much, che vi devo dire? C'è sempre il secondo episodio di Mission Impossible che è un bel vedere e intrattiene alla grande.

Però,  veramente, ogni tanto bisognerebbe concedersi il tempo e la volentà di farsi un regalo di qualità e il Maestro e Margherita è decisamente uno di quelli.

Abbinamento con La Menagere in via Mario de' Fiori, dove ogni dettaglio è ispirato dalla bellezza. un ristorante ma anche sala da tè, con fiori, oggetti e tessuti per una sosta raffinatissima in centro.

 



mercoledì 15 gennaio 2025

Tofu in Japan

Domenica 12 gennaio 2025, spettacolo delle 18.30

Cinema Quattro Fontane, nell'omonima via.

Sala 4, che io chiamo "l'autobus", per dimensioni e disposizione.

 

 

 

Apro questo 2025 al cinema con il bel Tofu in Japan.

A me il tofu fa cagare, la soia in particolare fa cagare, però dopo questo film quasi quasi gli concedo un'altra chance.
Dimenticate la computer grafica, gli effetti speciali e i ritmi roboanti, qui ogni parola ne sottotace altre cento, è un raffinato lavoro di ricamo bianco su bianco.
La delicatezza di quest'opera avrebbe bisogno di neologisimi consoni allo spessore etereo ma stratificato che appartiene ai sentimenti più puri.
In questo tofu c'è l'amicizia, l'affetto, il mistero di cosa faccia nascere un'amore, la famiglia, la dedizione al lavoro, la storia.... La storia di come il Giappone e giapponesi siano ancora oppressi dal peso della bomba atomica e di come abbia lasciato intere generazioni orfane e malate.
Ed è tutto modellato come un sussurro, con pennellate di rispetto, riserbo e timidezza, classiche della cultura giapponese.
Il tofu diventa l'emblema dell'unicità di ogni essere umano e di come l'impegno, la costanza e la passione possano riversarsi anche in un insipido formaggio.

I protagonisti, un padre e una figlia divorziata, hanno un piccolo laboratorio dove ogni giorno si compie il rito dell'estrazione del latte dai fagioli di soia.  Con pazienza si aggiunge il nigiri per la cagliata e poi, con gesti che hanno un sapore millenario, producono le due varietà di formaggio, solido e cremoso.
Come tutto ciò che riguarda la produzione di cibo, l'aspetto "esoterico" è il principio che rende speciale una preparazione...
Del resto, come dico sempre, "una ricetta è uno spartito musicale, dipende da chi suona".
Ne è consapevole il signor Takano che non vuole lasciare a nessun altro il compito della preparazione, relegando la figlia ad un ruolo marginale della piccola azienda.
L'incontro casuale di una donna gentile per lui e di un uomo con cui condividere gli interessi per lei, dopo qualche ostacolo, cambierà le loro vite e li porterà finalmente ad aprirsi alla gratitudine e alla vita stessa.

Il buon tofu che da il titolo al film, già difficile da trovare in Japan (figuriamoci qui in Italia), resta una chimera, quindi ci si goda il film senza l'aspettativa di ritrovare quella magia che invece ci ha concesso quest visione.
 
 

venerdì 15 novembre 2024

The substance

Cinema Lux, sala 7, spettacolo delle 21.00 (mi pare)
Si segnalano in sala stronze che parlano tutto il tempo e con il cellulare acceso

                  SPOILER ALERT  SPOILER ALERT  SPOILER ALERT LER ALERT SPOI

Negli anni 70 molti bambini furono traumatizzati dai film di fantascienza trasmessi in televisione, di mattina, durante la Fiera di Roma.

Io sono una di loro.
Fu alora che m'imbattei ne Il pianeta proibito, restando profondamente turbata dai mostri dell'Id, la manifestazione fisica dell'inconscio del Dottor Morbius.

Quanti anni avrò avuto? Non più di nove o dieci e i mostri dell'Id rimasero scolpiti nella mia testa come la cosa più spaventosa che avessi mai visto.

Un rumore nella notte?
Immediatamente si materializzava nel mio schermo mentale il mostro dell'Id, uno e in bianco e nero, perché all'epoca non avevamo ancora il televisore a colori.
Percepivo un'ombra dietro di me?
Era sempre il mostro dell'Id in agguato!
 
Con il passare del tempo dimenticai il film, la trama e pure il titolo ma il mostro era sempre pronto a rispuntare ogni volta che provavo paura per qualcosa.
Quando rividi Il pianeta proibito, da adulta, la visione mi lasciò talmente indifferente, che quasi rimasi delusa.
Si formarono quindi in me due sensazioni totalmente distinte, la prima, quella agghiacciante di quando ero piccola e la seconda, legata alla visione da grande, che non faceva alcuna presa sul mio immaginario.
Questo fatto era talmente eclatante che spesso mi divertivo  a sperimentare il passaggio dal presente al passato, misurando la differenza tra le emozioni.

Tutto questo per dire che The substance è prima di tutto una spietata e lucida analisi sulla mente aberrata dell'essere umano, vittima del proprio mostro dell'Id!

Demi Moore si fece conoscere con Ghost, sia lei che il film ebbero un successo planetario.
Subito dopo però cominciò a entrare in fissa con la chirurgia estetica e poco ci mancò che non si riducesse come Ornella Vanoni oggi 
Il mio parrucchiere dice che Ornella Vanoni, oggi, ha un sex-appeal incredibile e quindi, come al solito, sono io a non capire un cazzo.
Comunque Demi dopo parecchi scempi perpetrati su di lei medesima ha trovato finalmente uno bravo e alla fine, dai sì, si sta mantenendo sicuramente meglio di Madonna o della sexy Ornella Vanoni.
 
Colpo di genio della regista, sceglierla per interpretare la protagonista di The substance in un mix audace di realtà e finzione.

Demi è una showgirl sul Viale del tramonto ma senza Erich von Stroheim a venerarla e a stirarle i vestiti.
Viene licenziata e la sua vita sembra non avere più senso alcuno, fino a che viene contattata anonimamente da un'azienda che ha messo a punto una sostanza capace di generare una sua doppelganger, giovane e bella.
Si dovranno però spartire l'esistenza su questo pianeta, una settimana ciascuna, senza eccezioni.

La nuova Demi è Margaret Qualley (la figlia di Andy MacDowell, la protagonista di Quattro matrimoni e un funerale).
Margaret scala il successo in un nanosecondo e ci prende gusto.
Finirà in un Maracanà!
The substance è un film tutto al femminile ma di certo non femminista. È un orrido ritratto di come la donna, ancora schiava di un'immagine del tutto effimera e superficiale, si nutra di un vuoto cosmico, capace di risucchiare ogni cosa.
E' una fotografia sul The wall che ci costruiamo intorno, giorno dopo giorno, lasciando spazio ad una psiche malata e profondamente immatura, capace di dirigersi esclusivamente all'autodistruzione.
Dopo un inizio super patinato, dove ogni inquadratura ricerca una citazione e una simmetria quasi ossessiva, si palesano le prime avvisaglie horror che, in un crescendo senza freni, si appropriano dell'opera rivendicandone la matrice splatter.
La conclusione si svoge in un bagno di sangue, quasi  una cisterna di liquido rosso, spruzzata senza interruzione da una mostruosa idrovora di carne impazzita
Non ci viene risparmiato nulla, denti, bocche deformi e corpi agglomerati in odor di The society ma siamo anche dalle parti del più recente Il colore venuto dallo spazio.
Piacerà da impazzire a feticisti e ai pipparoli dell'horror/splatter.
Secondo me e avrebbe funzionato anche senza lo scempio finale ma ci sta la necessità di scuotere lo spettatore omologato.
La sceneggiatura oro che cola se sono tre pagine, i dialoghi sono ridotti al minimo essenziale.
Si gioca tutto sulle due protagoniste, entrambe bravissime, che si prestano ad  un gioco al massacro, senza filtri e di cui colpisce una solitudine lacerante.
In The Substance non c'è spazio per null'altro che non sia il "successo", al punto di preferire vivere letteralmente per interposta persona.

Sicuramente The substance lascia il segno, forse non entrerà nella storia del Cinema ma se non avete particolari problemi con lo splatter, vi piacerà. Dentro c'è parecchio, il grottesco, il patinato, la fiaba in stile fratelli Grimm, la fantascienza, l'horror, la satira e molta realtà contemporanea...
Cosa sia poi la substance o chi la produce e perché, non è dato saperlo.
Ma francamente nessuno se lo chiede.


Ne approfitto per fare una minirecensione di una serie Tv che mi è piaciuta moltissimo anche se ho dovuto superare il fastidio dell'animazione rotoscopica. Ma insomma se sono riuscita ad andare oltre io, lo potete fare pure voi. Una bellissima storia che vi porterà ai confini dell'Universo e della mente umana, che alla fine sono un po' la stessa cosa, passando per tutta una serie di sentimenti e... Vabbè, non la voglio raccontare, guardatela! La fanno su Amaozn Prime.

venerdì 1 novembre 2024

Quattro figlie

31 ottobre 2024
Cinema Delle Province, in Via delle Province, spettacolo delle 20.30



Una storia, un documentario, un film, tutto nello stesso corpo messo in scena da una regista in stato di grazia. Siamo di fronte a una visione affascinenate dove la verità è rappresentata con tutte le sue contraddizioni e l'incapacità di sottrarsi da una catena di tradizioni che vanno al di là dell'estremismo religioso.
Il vero problema è la famiglia, luogo di orrore che troppo spesso assurge a ruolo di insindacabile guida e riferimento. Olfa, una donna tunisina, ha quattro figlie e due di loro si uniscono alla fascia estremista della lotta religiosa. La madre è disperata e sofferente per averle perse (sono state arrestate e imprigionate in Libia) ma è ben lontana dal guardare alle sue "colpe".
Le quattro ragazze hanno vissuto in un contesto di povertà, violenza, abusi e solitudine ed è in questa realtà che maturano un forte legame tra loro ma la necessità di trovare un punto fermo, un centro di gravità permanente, intorno al quale far ruotare le loro vite.
Siamo nel presente, tutto si svolge negli ultimi venta'anni, le cose stanno cambiando, i cellulari, la globalizzazione e le idee penetrano implacabilmente un tessuto sociale fino a qual momento chiuso e mai messo in discussione.
La storia è presentata magnificamente dalle reali protagoniste e dalle attrici, in una mescolanza continua di realtà e finzione, dove il dolore si sovrappone e si misura con le emozioni delle interpreti.
Interessante e metaforicissima l'idea di far girare le tre parti maschili allo stesso attore, mentre per Olfa c'è un'attrice, oltre che lei stessa, in un continuo confronto a due voci.

Un film che se concepito in un paese occidentale avrebbe non dico cambiato la storia del cinema ma avrebbe avuto ben altro impatto.
A riproporlo qui a Roma è Tonino, premiato a Venezia come miglior esercente. Da anni fa un lavoro pazzesco al cinema Delle Province dell'omonima via a Roma, proiettando ciò che resta del concetto di "d'essai".
Il Delle province, oltre a mantenere prezzi popolari (biglietti tra i 4 e i 5 euro), propone incontri con registi e attori, e restituisce, al pubblico che decide di scoprirla, un'idea di cinema con "C" maiuscola.
E' quel cinema che ti fa pensare, che ti commuove, ti fa incazzare e magari può anche non piacerti ma ti lascia quell'ineffabile qualcosa che ti da la possibilità di ragionare, di pensare.

A tutti coloro che si lamentano che al cinema ci sono solo i film della Marvel e poi passano la serata a scegliere cosa vedere su Netflix, sappiate che c'è qualcuno che, con coraggio e passione,  si industria a portare in sala dei film che raccontano storie diverse che espandono i confini della visione, dallo schermo alla vita com'è e a come potrebbe essere.

Per questa scoperta devo ringraziare Emanuela (ve la ricordate? Colei che definì Daniel Craig una manovale rumeno) che è sempre foriera di cose interessanti e valide!

Qualora non fosse chiaro l'abbinamento è con il cinema delle Province, uno di quei casi in cui possiamo dire che The media is the message ha un'accezione più che positiva!
Tonino vi accoglierà e se volete vi invierà via whatsapp la programmazione!
Veramente non ci sono scuse!
Cinema delle Province
Via delle Province, 41
Telefono 06 4423 6021

domenica 27 ottobre 2024

Megalopolis

Venerdì 25 ottobre 2024, Cinema Barberini ore 19.00   

 
Mi sono presa un paio di giorni prima di dire la mia su Megalopolis, perché il primo pensiero. appena uscita dal cinema. è stato: ammazza che boiata.

Il termine "boiata" era molto usato da mio padre per definire ciò che per lui era una boiata e in questo caso ci sta tutto.

Per puro caso becchiamo la versione in lingua originale. 
Nella mia folle ingenuità penso che ciò mi eviterà il consueto milkshake a base di cojoni per il pessimo doppiaggio.
Sono felice! Almeno questa volta Emilio Cigoli non si rivolterà nella tomba.
E invece no, appare subito evidente che le voci originali sono pompose e suonano false, quindi il frullatore impietosamente si aziona automaticamente sul programma "Milkshake".
Scopro con orrore come il problema infatti sia la sceneggiatura, una fastidiosa accozzaglia di citazioni "colte".
Citazioni colte, ahimè.
Le stesse frasette che girano su Facebook, attribuite di volta in volta a Oscar Wild, anzi no a Jim Morrison, anzi no a Orazio, anzi no a Stocazzio.
Nel conformarmi alla ridondanza megalopolisiana sottolineao che "stocazzio" non è il solito refuso bensì una licenza poetica per rimeggiar con Orazio.
Nel lontano futuro non vi è stato alcun progresso, né materiale né spirituale.
Nonostante la vicenda si svolga tra più di mille anni, i titoli dei giornali citano Hitchcock e ci sono emuli di Elvis.
La moda è ancora saldamente legata ad un'estetica che più pacchiana non si può, Versace.
New York ora si chiama New Rome ma i poveracci restano sempre gli stessi, pure tra un millennio, sono un esercito di marionette che si fanno trascinare da chi urla più forte false promesse.
Improvvisamente il milkshake di cojoni evapora in una miriade di lucine paillettose e, per tutte le due ore e mezza di durata, c'è sempre questa luce che veleggia, senza decidersi, in una dimensione tra l'onirico, la psichedelia, il me so' rincojonito e l'energia che è vibrazione e sostanza di tutte le cose.
Quel che è...
Curiosamente dopo che il milkshake di cojoni si è vaporizzato in queste golden bubbles che restano sospese nell'aria, il tempo si ferma.
Penso che Megalopolis non finirà mai.
Megalopolis diventa il mio inferno personale, in cui qualcosa che mi piace, il cinema e la fantascienza, mi si rivoltano contro in un infinito e inutile fastidio visivo e auditivo, nonchè svaporamento luccicante di un milkshakecojoni.
Il problema è "Megalon", una sostanza che si potrebbe definire "vivente", con cui Adam Driver vorrebbe costruire la città del futuro, in un' ottica "Se il popolo non ha il pane, che mangi brioche!".
Megalon sì megalon no, corruzione, prevaricazione, accuse, filmati contraffatti, comizi a base di Shakeaspeare, lotte per eredità miliardarie (e le banche pure loro ci sono ancora)...
Nonostante il tempo sia tornato a scorrere, ci si trova in questa strana situazione in cui i cojoni esistono in uno stato quantistico, sia come milkshake che come  una miriade di LED natalizi che si riflettono su ogni fotogramma della pellicola.
Tutto collassa quando vedo Lawrence Fishburne, indimenticabile Morpheus, in una micro particina del cazzo, l'autista di Adam Driver.
E passi pure la micro particina, ma perché gli hanno fatto le sopracciglia ad ali di gabbiano come un coatto di periferia?
Dunque è questa la visione coppoliana?
Tra mille anni ci saranno ancora le sopracciglia ad ali di gabbiano?
Che altro vi devo dire?
Che ogni scena è didascalicamente introdotta da un'introduzione esplicativa incisa su una targa di marmo?
Che ora hanno tutti nomi latini?
Che comunque finisce tutto a tarallucci e vino?
O forse dovrei parlare dell'inutile perfermance di Dustin Hoffman o John Voight?
Una parata di personaggi che sembrano gettati lì a caso.
Aggiungerei anche una menzione negativa per la visione della città del futuro... Roba già vista e rivista in qualsiasi episodio di Star Trek quando sbarcano nel solito pianeta alieno, così come le strade che scorrono come scale mobili, prese pari pari dal ciclo della Fondaione di Asimov.
La fantascienza non è da queste parti, è solo un presupposto usato a scopo ingannevole nei confronti di chi aspettava un nuovo grande film dopo Matrix.
Sì, dopo Matrix c'è stato Interstellar, per carità, bello ma il solito tecnicismo di Nolan che non ti fa sognare e io direi che sarebbe pure arrivato il momento di un nuovo capolavoro.
Ora a me dispiace molto bocciare Magalopolis, vorrei salvare qualcosa di questo calderone luccicoso ma proprio non ci riesco, forse mi sono piaciute solo le statue che si muovono di vita propria (anche questo preso da un racconto cyberpunk).
Mi dispiace molto per Francis Ford Coppola che pare si sia ridotto sul lastrico pe' sto baraccone, ma almeno posso dire di essere andata al cinema e aver pagato il biglietto.
Anzi nemmeno quello, perché il biglietto me l'ha pagato Alessandro (me lo appunto così magari la prossima volta faccio io).
Comunque il mio consiglio è di andare a vederlo questo Megalopolis, almeno per aiutare Francis a rientrare dell'investimento, tipo il carrello della spesa sospesa al supermercato, dove lasciano i pacchi di pasta e i barattoli di passata di pomodoro.
Concludo dicendo che oggi, al telefono con mio fratello, gli dicevo:
- ... Che poi a me Adam Driver proprio non mi piace, lo trovo proprio brutto... Solo che non lo posso dire perché ormai è body shaming...
- Ma che te frega scusa... Tu mica scrivi per prendere i like!
- No certo e poi Adam Driver piace tantissimo, solo che a me no!
- Ma scrivi! Lo devi scrivere!
- Va bene! Scriverò!

Abbinamento con una serie che mi ha conquistato, come non capitava da tempo. The devil's hour, di cui sono uscite due stagioni e né uscirà una terza.
Non si tratta di un horror ma di una splendida e interessante visione sulla natura dello spazio, del tempo e della realtà. Pure Francis dovrebbe farcisi un giro...

mercoledì 1 maggio 2024

Il gusto delle cose

  • Mercoledì 24 aprile 2024
  • Anteprima mattutina al Cinema Quattro Fontane dell'omonima via.

 

 

Il gusto delle cose, titolo così così de La passion de Dodin Bouffant, spodesta senza indugio Il pranzo di Babette dall'Olimpo dei film sull'arte e il piacere del cibo e del vino.
Per te, lettore pigro e che raggungi il massimo godimento con l'hamburger di MacDOnald's, ti anticipo che puoi anche risparmiarti le prossime righe...
Proceda solo chi ama il buon bere e il buon mangiare, proceda senza indugio!
Vai al cinema che una tale visione merita un grande schermo (no, non il grosso televisore di casa),
Forse non ti interesserà la splendida storia tra i due protagonisti, Juliette Binoche e Benoit Magimel, un tempo insieme anche nella vita, ma non potrai fare a meno di restare sbalordito dalla magnificienza e lo splendore delle preparazioni. Ogni sfrigolio è pura poesia... E pure se pensi di frequentare buoni ristoranti, uscirai dalla sala con la sensazione che ciò che hai mangiato fino a ieri sia una sbobba da carcerato, del terzo mondo.

Se poi invece sei avvezzo a cotante prelibatezze, buon per te,  non potrai che gioire dei dettagli e della cura di ogni particolare.
Per tutta la vita banalmente hai pensato che la perfezione non esistesse e dopo questa visione potresti perfino ricrederti.

Trần Anh Hùng, il regista vietnamita de Il profumo della papaya verde, dipinge un quadro di Dodin Bouffant talmente vero (magia del cinema) da lasciarci pensare che sia esistito veramente... Invece è solo il personaggio di una novella, ispirato a Brillat-Savarin.
Il film si svolge principalmente tra una splendida cucina di campagna e una sala da pranzo da togliere il fiato. Ogni inquadratura è appunto un quadro di rara bellezza.
Se hai occhi per vedere, ogni particolare ti riserverà un'emozione, la decorazione dei piatti, le pentole di rame, i fiori di campo ovunque, l'abbigliamento discreto ma dai materiali eccezionali.

Penseresti che Dodin Bouffant sia un cuoco e che abbia un ristorante, invece no è solo  decisamente molto ricco e passa la sua vita ad organizzare pranzi e cene con un cenacolo di intenditori come lui. Ogni sorso di un vino pregiato racconta loro una storia meglio di un buon libro, ogni boccone di cibo li rapisce e li porta lontano. Principale artefice di tutto questo ben di Dio è Eugénie, la sempre intensa Juliette Binoche che già si era prestata con delicatezza al più commerciale Chocolat.
Da molti anni è non solo la cuoca ma anche l'amante del padrone di casa e non ha nessuna intenzione di rinunciare alla sua libertà, finché una cena memorabile preparata solo per lei da Dodin Bouffant in persona non la convincerà a sposarlo. Ma Il gusto delle cose è un film di altri tempi, in cui sguardi e non detti sovrastano i pochi dialoghi, facendoci riassaporare un'epoca in cui l'acqua si prendeva alla fonte e non esisteva Instagram.

Un inno straordinario alla cultura francese, con immagini capaci di risvegliare autentici  piaceri, un atto d'amore nei confronti di una cucina che è vera e propria arte, capace di trascendere la materia, per restituire ai sensi un'esperienza che ti mette in contatto con mondi altri.

Piccola curiosità... La consulenza per la preparazione dei piatti è stata affidata a Pierre Gragnaire, celebre chef francese, che ha avuto anche una piccola parte nel film.

Il gusto delle cose esce il 9 maggio. Non perdetevelo!

Abbinamento con il bel vivaio D'Antoni Garden, in via delle Vigne Nuove, 246.
Un tripudio di colori e una varietà di piante veramente strepitosa in ogni stagione!

 


mercoledì 13 dicembre 2023

La chimera

 


Venerdì 8 dicembre 2023 Cinema Eden di Piazza Cola di Rienzo, spettacolo delle 20.45
 
Mi trovo quasi in difficoltà a scrivere de La chimera, un'opera delicata, profonda ma con una levità equiparabile solo da una farfalla, guai a toccarle le ali.
Non so se ho gli strumenti per abbracciare quelle sfumature di sensibilità inusitata, che intessono la trama, nel senso di fili.
Fili da tirare...
La storia si muove in punta di piedi intorno a un inglese tormentato e con scarso senso dell'igiene.
Però bello e probabilmente lo sarà ancora di più tra qualche anno e qualche chilo in più.
Arthur ha un dono, che è pure una maledizione, un vortice che lo divora.
Vive del dono e del ricordo, quello di una ragazza con due grandi occhi azzurri, con cui era felice.
Li vediamo giovani e innamorati nei sogni di lui ma non sappiamo lei ora dove sia. C'è stata una separazione ma ne aspettiamo il ritorno...
E poi c'è tutta la banda, un cast pasoliniano che a momenti si muove veloce, come in un film dei fratelli Marx.
C'è Isabella Rossellini, sempre splendida, che anima un personaggio struggente e divertente, e c'è "la scopetta", la sua domestica che vuole imparare l'arte del canto.
E poi ci sono i luoghi... Invece dell'accattivante scenario che potrebbero essere le torri di Tarquinia c'è una Tuscia anonima e un po' sgangherata ma che sotto pochi centimetri di terra nasconde i misteri e i tesori della civiltà etrusca.
Arthur e i suoi compagni vivono trafugando reperti, fuggendo da carabinieri macchiettistici, ricettando e vivendo alla giornata, in attesa di un colpo grosso che li possa fare ricchi a tutti.
Fino a che  "la scopetta", con il suo fare spontaneo e appassionato, assistendo al ritrovamento di un luogo sacro, resta sconvolta, gridando tutto il suo orrore per la profanazione di questi luoghi che non sono fatti per occhi viventi.
L'unico che resta colpito è Arthur, una realizzazione che sembra rimettere in discussione tutta la sua vita e i suoi principi...
Basta, non dico altro sull'intreccio che tocca tante piccole storie sottotraccia. Dico però che ho adorato i cantastorie che tramutano in ballate le vicende di questi antieroi ma più di tutto ho adorato come tutti i pezzi vadano al  posto dove dovrebbero essere, sul fondo di un lago ma anche sotto la terra.
Alice Rorwacher riesce a incantare anche così, con un lieto fine di una tristezza infinita...
Sulla colonna sonoradei titoli finali Gli uccelli di Battiato...
 






lunedì 27 novembre 2023

And just like that...

Serie TV (HBO)

Spoiler sul finale della serie, pay attention!

Sì, ho visto Mission Impossible, l'anteprima del nuovo film di Wes Anderson e pure Oppenheimer eppure oggi parlo di And just like that, così è la vita!
Per chi non lo sapesse si tratta del sequel di Sex and the city, un successo planetario tra il 1998 e il 2004 per un totale di sei stagioni, dove quattro amiche più o meno spregiudicate si confrontavano sulle loro avventure sentimentali e sessuali (The sex) a New York (the city).
A guidare le fila era Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker), celebre per vivere come una miliardaria ma la cui unica fonte di reddito è scrivere la rubrica (a column), che da il titolo alla serie, su un quotidiano.
Sua è la voce narrante e sue sono le amiche:
- Samantha (Kim Kattral), la più zoccola
- Miranda (Cynthia Nixon), la più disillusa
- Charlotte (Kristin Davis), la più romantica
Divertente, pungente, se vogliamo anche didattica (consigliatissima agli uomini), Sex and the city, ci ha proiettato in un mondo di vestiti, scarpe, ristoranti e feste che fanno da background alla marea di uomini che incrociano i letti delle protagoniste.
La serie si conclude come una favola, le nostre quattro si arrrendono all monogamia!
Seguono diversi film più inutili che altro ma che hanno avuto il merito di tenere viva la "connessione emotiva" con i personaggi.
Fino a che...
Fino a che qualcuno, in costanza di mancanza di idee, decide di riciclare le nostre "ragazze" oramai piuttosto attempate e di elaborare un sequel.
Così stanno le cose....
Primo episodio, del tutto a freddo... Carrie torna nella splendida magione dove vive con il marito e lo trova a terra che ha avuto un infarto dopo aver fatto un po' di cyclette.
Invece di chiamare un ambulanza, sta lì ad aspettare che esali l'ultimo respiro e poi si dispera.
A tutt'oggi si tratta di una delle scene o scelte più contestate dagli spettatori.
Diciamo che per assurdità può corrispondere al fatto che in Titanic Kate Winslet lascia affogare di Caprio.
La ditta di cyclette ha pure fatto causa alla produzione per cattiva pubblicità.
Scopriamo che Samantha non c'è più, si è trasferita a Londra e la sua presenza si riduce a una chat di Whatsapp.
Del resto pare che Kim Cattral e Sarah Jessica Parker si siano sempre odiate, tra di loro volavano coltelli e la Cattral ha deciso di rovinare il giocattolo, negando la sua partecipazione. O forse non ce l'hanno proprio voluta, non è chiaro, ma tant'è che uno dei personaggi più divertenti, ironici, eccessivi e pazzeschi è missing.
Miranda, che aveva abdicato alla sua rigidità, cedendo alla maternità e al matrimonio con un tipo del tutto anonimo ma di buon cuore, si sveglia un bel  mattino e diventa lesbica.
Ciò è avvenuto anche nella vita reale e quindi Cynthia Nixon ha voluto un po' portare un po' di sè nella nuova produzione, di cui spesso cura anche la regia.
Charlotte è sempre sposata con il suo marito ebreo, per il quale si è convertita, ha  due figlie, una adottata e una biologica che si rivela di genere non binario.
Ora... Per me binario è solo qualcosa relativo ad una ferrovia. Invece no, negli ultimi anni le persone si dichiarano "non binarie" e fin qui tutto bene.... La cosa che però mi torna difficile da comprendere è che  ti devi rivolgere a un non binario con "Loro". Che poi se ci pensi, i binari sono due, però usano "NON binario" per dire che sono "loro" ovvero lei/lui, quindi due, esattamente come i binari. Vabbè.
La novità di And just  like that sta nel fatto che in quest'epoca di pazzi non puoi più fare una serie se non ci metti:
- Una storia gay maschile
- Una storia gay femminile
- Trans, transgender ecc.
- Non binari o binari o quel che è
- Persone di colore

Dunque come gay maschile abbiamo l'italo/americano Anthony, piuttosto inutile e pure un po' macchiettistico.
Come storia gay femminile abbiamo Miranda che però si mette con la non binaria Che, che diventa di fatto un personaggio fisso anche quando la storia tra loro finisce.
E poi così dal nulla vengono intrufolate nel cast una coppia di colore, però super ricchi e super affermati socialmente, che dal niente sembrano essere amici da sempre delle tre protagoniste.
Poi c'è una professoressa, sempre di colore, che all'inizio è sposata e poi da un giorno all'altro non lo è più e infine un'agente immobiliare con ascendenze indiane/orientali.
La multietnicità si conclude con la figlia cinese adottata di Charlotte.

In una serie dove è sempre stato basato tutto sui dialoghi e sulle situazioni più che su una trama orizzontale, si sono moltiplicati i personaggi fissi per esigenze del politically correct, senza un minimo di attenzione bensì buttati allo sbaraglio con pochissima coerenza. Ne consegue che nella durata di un episodio, dove di base manca sempre Samantha, ci troviamo ad assistere alle beghe matrimoniali della coppia di colore upper class o ad assistere ai nuovi amori di Che, dopo la rottura con Miranda.
Un mischione senza né capo né coda capitanato da una Sarah Jessica Parker sempre più scheletrica.
Ma, giuro, tutto questo sarebbe nulla se confrontato a ciò:
Carrie decide di ricontattare il suo ex di 25 anni prima, Aiden. L'attore ebbe un momento di popolarità con Il mio grosso grasso matrimonio greco. All'epoca, a secondo dei gusti, si poteva reputare un belloccio ma, believe me if I tell you che la scena di lui in mutande nella nuova serie ha qualcosa di raccapricciante. Insomma lui arriva a razzo e riniziano la storia, esattamente da dove l'avevano interrotta, tranne che lui si rifiuta di entrare in casa sua perché gli evoca brutti ricordi.
Ora Carrie, non te lo devo dire io che uno così è un po' problematico e in questi 25 anni che vi siete persi di vista non ha risolto nulla...
E Carrie cosa fa? Decide addirittura di comprare una nuova casa per iniziare una nuova vita con lui.
Bè, insomma, è tutto pronto, compresa un'inaugurazione con chef stellato, ma Aiden, piagnucolando, le fa: "No senti scusa, sai mio figlio ha bisogno di me perché si è fatto di allucinogeni e ha avuto un incidente stradale, non posso andarmene dalla Virginia...".
Lei sente cadere le sue palle immaginarie sul parquet intarsiato ma cerca di fare buon viso a cattivo gioco...
"Dai allora verrò io da te...!"
Ma questa soluzione a lui non va bene, la sua proposta è "Guarda ti chiedo di aspettare cinque anni, fino a che non finisce l'adolescenza di mio figlio...".
E allora Carrie che fa?
Va ai Caraibi con un'amica sua!
Fine!
 
Decisamente abbino con la serie capostipite! Una vera delizia! Riscoprite The sex and the city e abbiate l'accortezza di guardarla in lingua originale perché la versione italiana è stata censurata in più punti.







giovedì 23 novembre 2023

Dream Scenario

Cinema UCI Porta di Roma, Sala 7
Spettacolo delle 18.50 iniziato molto più tardi a causa di trailers ripetuti svariate svolte ma grazie al cielo già dimenticati

 


 

Un regista norvegese alle prese con una produzione internazionale e un Nicolas Cage irriconoscibile.
Dream Scenario è un film sui sogni e sull'invisibile trama di fili che ci connette tutti inesorabilmente, con risultati non sempre meravigliosi.
Qui Nicolas Cage è un professore universitario veramente un po' noioso, potrei dire che non è bello ma del resto Nicolas non lo è mai stato, nonostante i tanti interventi per sfinarsi il naso o forse proprio a causa di quelli...
Dicevo potrei dire che non è affascinante ma, insomma, su quasi 7 miliardi di essere umani su questo pianeta, stimando che circa un terzo siano uomini, trovatemelo voi uno che sia affascinante o quanto meno risolto, che basterebbe quello eh!
Questo deve essere lo stesso pensiero che ha fatto la moglie Janet che non solo lo tollera questo marito scialbo ma fa addirittura fantasie erotiche su di lui, vestito come David Byrne col vestito grigio con le spalline.
Sei troppo giovane per ricordarlo?
Non hai abbastanza cultura musicale per sapere chi è David Byrne o i Talking Heads?
Non capisci di cosa sto parlando? Non aver paura, Google ti verrà in aiuto!
Va bene, insomma, che succede? Succede che improvvisamente la gente comincia a sognare questo professore barbuto e tristanzuolo.

Iniziano i suoi studenti, poi qualche amico e pure la figlia fino a che il fenomeno diventa "virale" (termine che mi sta parecchio sul cazzo in era Internet e che sta a significare la diffusione estrema di un conenuto video. Cioè a me basta che scrivono nella descrizione "E' virale!" e potete star sicuri che lo apro col cazzo. E sottolineo, in questa epoca un po' fluida, che io ne sono priva, quindi il video non lo apro proprio).

Paul Matthews si ritrova quindi ad essere suo malgrado il fenomeno del momento e diventa una star.
Il problema è che la sua presenza nei sogni altrui è non partecipativa, è un ignavo per lo più e i sognatori si lamentano un po' di questa cosa.
Ma che può fare Paul? Lui non ne sa nulla di questa cosa, non ha idea del perché accada.
Capiamo però, da alcuni dettagli che la sua vita gli sta un po' stretta, la tendenza a fare goffamente il piacione, una collega che gli soffia l'idea per un libro che non ha mai scritto, insomma tanti vorrei ma non riesco o forse non ci provo nemmeno ma comunque sono frustrato e, anche se non lo percepisco con certezza, sono un represso.
Tutto cambia quando una giovane ragazza gli confessa che nei suoi sogni lei realizza tutte le sue fantasie sessuali. Come spesso accade però le fantasie sarebbe meglio lasciarle stare nel loro mondo perché nel mondo che dal sogno si passa alla realtà le cose precipitano malamente.
Da quel momento il tenore dei sogni cambia e il Paul sognato diventa un violento assassino e stupratore... Nessuno riesce più a stare in sua presenza e lui si ritrova ad essere un pariah, pure la famiglia lo esclude, tanto che è costretto ad andare a vivere in un piccolo appartamento.

Tempo dopo, qualcuno, ispirato dalla vicenda, inventa un dispositivo per entrare nei sogni altrui a scopo pubblicitario e Paul sfrutterà la cosa per indossare il celebre abito grigio e tentare di riconquistare la moglie. Anche nel sogno però verrà trascinato via dal suo desiderio...

Questa è la trama in breve, va da sé che la complessità dell'argomento è enorme e si presta ad una miriade di interpretazioni e teorie che vanno al di là di qualunque lettura di superficie, insomma no, non è Love actually. C'è tutta una disamina della massa che si fa trascinare dai social, c'è il problema di capire cosa sia realmente la vita e perché certe volte ci va così stretta ma per me più di tutto c'è questo scandagliare la psiche umana, sempre pronta a gettare sugli altri la causa del proprio disagio.
Il problema non è Paul, il problema è chi lo sogna, dando sfogo al proprio lato oscuro.

Il soggetto è originalissimo e girato come un thriller a metà tra Hitchcock e Lynch, ha momenti drammatici ma è sempre impregnato di una grande ironia che stempera parecchio l'aspetto surreale.
Un altro colpaccio dell'A24!


Abbinamento mangereccio, in pieno centro, a Palazzo Bonaparte, in piazza Venezia,  hanno aperto una sala da tè di stampo british. Un posto delizioso per una sosta e un buon dolcetto firmato Vivi Bistrot.
Molto molto carino!


martedì 17 ottobre 2023

Gli ospiti

Cinema Lux di Via Massaciuccoli

Spettacolo delle 18.30, biglietti acquistati on-line



Indecisa sul senso del film vi propongo varie interpretazioni, certa che sicuramente ce ne saranno anche altre. Sicuramente Gli ospiti è un film che non lascia indifferenti e spinge all'analisi

Gli ospiti (comico/comico)
Una commedia corale che con la sua romanità ci ricorda i "Compagni di scuola" di verdoniana memoria, in un mix di risate e sorrisi dove non mancano momenti amari in cui si tirano le fila di intere esistenze. Quando la comicità va a braccetto con l''esistenzialismo.
 

Gli ospiti (fantascienza)
In un casale nei dintorni di Roma si apre un portale interdimensionale dove avviene l'incontro di gruppo di persone le cui identità si sovrappongono e si intrecciano, generando stupore e confusione, spingendoli ad un confronto tragico.

Gli ospiti (grottesco/surreale)
Un gruppo di amici in un casale, in un'atmosfera à la Bunuel, gioca al massacro in una sfida degli ego. La lotta del possesso (che fu preAlessandrino), l'affermazione della ragione sterile, cade di fronte all'innocenza di un bambino. Ne usciranno tutti devastati ed è vana la speranza di un'evoluzione.

Gli ospiti (Netflix)
Questo film scritto, diretto e interpretato da Svevo Moltrasio è stato definito un thriller dalle principali testate giornalistiche.
Questo, non per fare polemica, ma per dire che quando si cerca di capire di cosa stia parlando un film su Netflix, questa è la trama, scritta con lo stampino, che si trova il più delle volte. Ciò mi provoca quasi sempre il sorgere spontaneo di un malimortaccivostra e di chi viene pure pagato per scrivere queste ovvietà inutili e insulse.

Gli ospiti (thriller)
Dieci persone, quasi dieci piccoli indiani, in un casale isolato con tanto di intruso, molti non detti e segreti, in un crescendo dove appare chiaro che nessuno è veramente chi dice di essere. L'epilogo inaspettato vi sorprenderà ma vi lascerà l'amaro in bocca...

Gli ospiti (psicologico)
Le problematiche personalità multiple di un malato di mente si confrontano nello stesso luogo per cercare di far fronte comune, ma tutto va storto e dall'esplosione di violenza e follia si salverà solo il "bambino interiore" che, traumatizzato dai genitori, sceglierà di affidarsi ad un genitore single.

Gli ospiti (sentimentale)
Un gruppo eterogeneo dove regna la crisi della coppia, anche quella lesbo/trans, si presta al gioco degli equivoci, un inno alla vita ma soprattutto alla famiglia non tradizionale.

Gli ospiti (cinefilante)
Se avete amato i Ritals mettetevi l'animo in pace, gli ospiti non c'entrano niente!
Sì, ritroviamo i tre protagonisti Svevo, Federico e Quentin ma ne "gli ospiti" ricoprono ruoli che nulla hanno a che vedere con la serie che ce li ha fatti conoscere.
Praticamente è successo questo, Svevo Moltrasio, rottosi il cazzo, che nessuno gli facesse girare un film, ha deciso di fare tutto da solo, tramite un crowdfunding che ha sbaragliato ogni aspettativa.
Conquistata una sala "vera", nel cinema Lux, per fortuna pure molto vicina a casa mia, fa il pienone con aficionados che vengono da tutta Italia per applaudirlo.
L'idea alla base del film è decisamente originale e non lascia indifferenti, per me sarebbe perfetta anche a teatro ma anche ad essere venduta all'estero.
Moltrasio si conferma un autore, prima ancora che attore e regista, capace di entusiasmare il pubblico e di creare ancora una volta una "caso" oltre che un film.
In un panorama di filmetti fatti con lo stampino e studiati a tavolino, con Gli ospiti si torna al cinema, quello vero. E in questa epoca di Barbie è decisamente una grande sfida.

Abbinamento mangereccio con un posto piccolissino ma che da tante soddisfazioni Crepes Galettes in Via Leonina, 21/A (Quartiere Monti). Vi prepareranno crepes o galette al momento con la farcitura a vostra scelta, anche con un ottimo cioccolato invece dell'orrida nutella.
Lo so che manca l'accento circonflesso su crepes ma non riesco a trovarlo da nessuna parte....


venerdì 13 ottobre 2023

Beau ha paura

 5 ottobre 2023

- Sul treno
- Sul cellulare



 

Sono le 6.58 del mattino, siamo in treno già da 40 minuti.
Nei sedili vicino a noi c'è e ci sarà fino a Milano, una tizia che non smette un attimo di parlare.
Ha elaborato un'arte, quella di inzeppare ogni frase con più parole del necessario. Si ripete, gira intorno ad ogni concetto, arzigogolandolo all'inverosimile, mossa com'è dal suo horror vacui smazzola i cojoni con voce alta.
Noi ci siamo organizzati per vedere Beau ha paura, no, non sul computer ma ognuno sul suo cell. Per riuscire in questa impresa è necessario sincronizzare l'inizio.
Dobbiamo avere la possibilità di sgranare gli occhi o saltare sulla poltrona nello stesso momento, se necessario. Mio fratello vuole vedere questo film perché Mike Portnoy ne ha parlato in termini entusiastici in un post su facebook.
Voi direte "e chi cazzo è Mike Portnoy?".
Senza che scomodiate google vi dico che è il batterista dei Dream Theather un gruppo da me definito "metal barocco", che non mi ha mai fatto strappare i capelli. Troppi virtuosismi, melodie niente di che e un punto debole inaccettabile: la voce del cantante, un Bocelli metallaro che secondo me faceva cagare pure a Portnoy, tanto che ha abbandonato il gruppo nel 2013.
Io invece volevo vedere questo film perché adoro queste tematiche.
Purtroppo riesco a trovarlo solo in italiano, ma meglio di niente. Insomma siamo in treno, senza aver fatto colazione perché era troppo presto, ma abbiamo entrambi il file...
Cosa facciamo, lo vediamo?
Eddai, vediamolo...
Beau ha paura dura tre ore, a dire il vero sono io che inizio ad avere paura. Però c'è la speranza che, con le cuffie, l'audio sovrasti la logorroica vicino a noi. Non è così, la prima parte del film è infestata dal niente irritante delle chiacchiere della tizia.
C'è Joaquin Phoenix che è Beau e parla con un filo di voce. Io ho patito tutto il tempo questa voce di merda e oggi sono andata a vedere un trailer in lingua originale, per scoprire che proprio non c'entra nulla il doppiaggio italiano, che come al solito è da prendere a cinghiate sulle gengive.
Resistiamo un'ora, diciamo che Beau ha paura non è "Non mandarmi fiori" con Doris Day ma il problema vero è un altro, abbiamo una fame nera.
Mio fratello mi fa "Guarda, se vuoi, io ho portato un panino di segale con il Philadelphia vegetale, è pure già diviso in due!".
Dio sia lodato, dammi sto mezzo panino che non ci vedo più dalla fame, ieri sera nemmeno ho cenato poi.
Ai tempi mio fratello era uno che alle 4 del pomeriggio ci comunicava "Io mi vado a fare delle patate fritte...". Si metteva lì e pelava 4 chili di patate (no per scherzo, proprio 4 chili) e le friggeva tutte in maniera magistrale. E poi le mangiavamo. Ed erano vere patate fritte, non le merdose patatine di McDonald's.
Ai tempi se a mio fratello gli veniva l'influenza mi dava cinquantamila lire e mi diceva: "Esci e non tornare senza un profiterole e almeno un chilo di pizzette...".
Io uscivo e mi procuravo sia il profiterole che le pizzette, poi tornavo a casa e ci mangiavamo tutto.
E così via, si potrebbe scrivere un libro su queste prodezze mangerecce. Sono passati quei tempi...
Dai, dammi sto panino!
Tira fuori un incartino di stagnola grande quanto una saponetta usata da almeno un paio di settimane, assottigliata, quindi.
"Ah è già diviso?"
"No qui c'è il panino già tagliato a metà..."
Non mi voglio lamentare, qui c'è in gioco la sopravvivenza!
Prendo la mia metà.
Il Philadelphia vegetale è stato quasi completamente assorbito dalla segale e quindi c'è rimasto solo uno stratino bianco di un millimetro.
"Comunque considera che il pane l'ho fatto tre giorni fa....", sì, perché mio fratello fa pure il pane.
Ma io me lo mangio lo stesso, come se fosse un croissant di Pierre Hermé.
Con la scusa di questa parca colazioncina ci dimentichiamo del film.
Io faccio come facevo a scuola, poggio le braccia sul tavolinetto, ci appoggio la testa e mi addormento, sempre con quella che parla. Allora cerco di usare le cuffie come tappi per le orecchie ma in quella posizione il mio padiglione auricolare le risputa fuori inesorabilmente. Mi addormento lo stesso e mi sveglio poco prima dell'arrivo. Abbiamo pochi minuti per la coincidenza che dobbiamo prendere ma puntiamo un bar che si chiama qualcosa come "Prelibatezze napoletane".
C'è parecchia gente ma sono organizzatissimi, solo che nella confusione chiediamo un cornetto in meno. Nel frattempo infatti siamo diventati in quattro, che la vita a volte è strana più di un film.
Due caffè, due cappuccini e due cornetti che dovevano essere tre.
"Ma che ti sei mangiato il cornetto mio?"
Non c'è tempo per un"altra fila, spezziamo i cornetti con le mani e li ridistribuiamo. Va da sé che in stazione pure se si chiamano "Specialità napoletane", si tratta di cornetti demmerda.
Facciamo il viaggio in piedi, tra turisti e pendolari, sull'onda di ricordi.
Arriviamo, un taxi, una chiesa, un  saluto attonito e meno di due ore dopo siamo di nuovo in viaggio verso Milano. Questa volta ci sediamo. Davanti a me c'è uno che beve yerba mate nella classica tazza, come se fosse tranquillamente seduto a Buenos Aires.
Questa volta in stazione a Milano andiamo in un locale che si forgia del titolo "Bistrot", in realtà è Autogrill.
Io gli ho dato anche un nome a questo bistrot "Dimenticare Parigi".
Sedie fatiscenti, panini che li trovi identici in tutta italia e toilette al terzo piano dove si aggirano loschi figuri. Ci sdraiamo due panini mozzarella e pomodoro di cui ancora mi interrogo sulla consistenza.
Siamo di nuovo in viaggio verso Roma. Ovviamente anche ora c'è una che parla.
"Ma che facciamo... Lo continuiamo il film?"
"E vabbè, dai!".
Risincronizzare a un'ora e tre minuti si rivela difficilissimo ma alla fine ci riusciamo.
La seconda parte del film è ancora più strana della prima. Mi comincio a chiedere cosa gli dica il cervello a Mike Portnoy. Ci controllano i biglietti, interrompiamo, risincronizziamo, ricominciamo. A un certo punto mio fratello fa: "Oh... Io ho un sonno... Non riesco a tenere gli occhi aperti.... Non ce la faccio a continuare..."
"Guarda pure io sono stremata... Interrompiamo?"
"Sì, sì interrompiamo!"
Basta dirlo che tutte le energie ritornano disponibili e il sonno scompare!
"Ehi... Io mi sento meglio, mi è passata la stanchezza...
"Incredibile... Pure a me! Che facciamo allora? Riprendiamo?"
Come l'idea prende forma riniziano i primi sbadigli, che anche ora che sto scrivendo, mi prende la cecagna.
"Oddio che sonno..."
"È bastato solo pensare di riprendere la visione e guarda come stiamo...".
Ipotizzo che Beau ha paura possa essere la cura risolutiva per l'insonnia. Io però so che o vado avanti lì, sul treno, o sarà molto difficile che riprenda la visione di Beau. Decidiamo di procedere, risincronizziamo, 1,47 aspetta io sono a 1,48, cazzo mi è saltato a 2,22, ripartiamo da 1,45.
Una fatica bestiale ma riusciamo ad arrivare alla terza parte, tutta molto scura.
Nonostante tiri giù la tendina, il riflesso incasina la visione. Oltretutto è risaputo che lo schermo del mio cell è sempre pieno di ditate. Il mix scene scure più riflesso, più ditate è una sfida folle ma io procedo. Metto le mani a conchetta sullo schermo, lo inclino in tutti i modi possibili, lo strofino suo pantaloni sperando che le ditate si tolgano, e invece le ditate diventano come pozze di benzina esposte al calore, concentriche e iridiscenti.
Arriviamo alla quarta parte e tutto è ancora più scuro. Io praticamente non vedo più un cazzo.
Però Beau è una visione potentissima, pure se non vedi un cazzo.
Si volge all'epilogo tirando le fila di un'esistenza, delle esistenze, tra le esistenze, a momenti squarciando veli su verità incomprensibili. Nel risparmiarvi pipponi psicanalitici, vi dico che è un viaggio, un'Odissea o una Divina Commedia della mente in un interminabile ciclo di vite.
Consigliato a tutti? No, a pochissimi direi, ma quei pochissimi potrebbero apprezzarlo.
Però magari non guardatelo sul cellulare, soprattutto se è pieno di ditate. 

L'abbinamento mangereccio è con il Philadelphia vegetale. E' buonissimo, lo preferisco all'originale! Non è facilissimo trovarlo nei supernercati ma vale la pena provarlo!

giovedì 7 settembre 2023

Umami - Il sapore della felicità

Martedì 5 settembre 2023, Cinem Giulio Cesare, sala 8.

Un Giulio Cesare finalmente rinovato, con tante sale, poltrone super comode e oltretutto biglietto a 3,5 euro, tariffa che, per film italiani e europei, durerà fino al 21 settembre (2023).

 

 

Una cosa preziosa come la perla in un'ostrica, questo è il sapore della felicità, un film che si muove con delicatezza tra sentimenti sfilacciati di persone che si perdono e si ritrovano.

Depardieu, magnificente, impersona uno chef tristellato, eccessivo, arrogante, scontento e fondamentalmente solo, oltre che reduce da un infarto.
Grazie al suo vecchio amico Pierre Richard (La chevre), meno egocentrico e più connesso con la vita, intuisce che, per riportare ordine nella sua interiorità, deve affrontare un viaggio (o solo sognarlo).

Lo chef quindi parte per il Giappone, alla ricerca di un rivale del passato, che gli aveva soffiato il primo posto in un concorso culinario, con un piatto dal gusto "umami".

Ora umami di base sarebbe il gusto del glutammato che, a noi occidentali, non solo fa schifo ma riteniamo che faccia male e sia sinonimo di bassa qualità (è uno degli ingredieni di base dell'orrido dado da cucina). In realtà umami è anche il gusto del parmigiano bello imvecchiato e quello ci piace molto.

La ricerca di umami diventerà un modo per ammorbidire le chiusure personali dello chef  ma anche una metafora per ritrovare il gusto della vita e della famiglia.

L'istrione Depardieu si concede come sempre a totale servizio del personaggio, con grande autoironia e forse anche con un po' di sofferenza ma è l'essenza del Giappone, con le sue macroscopiche differenze ma anche con un candore fatto di riti e riservatezza, a permeare l'atmosfera.

Siamo comunque dalle parti della commedia ma declinata con strordinaria poeticità, classica, e a dire il vero unica, solo di certo cinema francese.
Una bella storia che si fonde  con la regia lieve ma efficacie che accarezza i personaggi.
Alcuni momenti danno uno sguardo al surreale ma
rimanendo in bilico tra spezie e sapori.

Ovviamente il titolo originale è Umami ma come al solito in Italia si è pensato che fosse troppo difficile far passare il messaggio. Incredibilmente IMDB gli da un voto basso, un misero 5,7 ma del resto molto spesso, quasi sempre, la bellezza è negli occhi di chi guarda.

Consigliato, ovviamente!


Prima del cinema un aperitivo da Fabrica, in via Girolamo Savonarola, 8. Un posto molto accogliente, sia all'esterno che all'interno, dove il pomeriggio è possibile anche gustare molti tè con una vasta scelta di dolci.

giovedì 30 marzo 2023

Mon crime

29 marzo 2023 Cinema Nuvo Sacher di Largo Asciaghi, completamente sventrato da lavori stradali.

Nanni Moretti dice che ne avranno per due mesi e mezzo. 


 

Decidiamo di andare a vedere questo "Mon crime", snza saperne nulla a parte che ci sarà Francois Ozon in persona a presentare il film. Per me è già un buon motivo.
I biglietti li prendiamo on line, con largo anticipo ma comunque ci toccano i posti in galleria.

Io avverto Alessandro "Come sai il Nuovo Sacher accoglie un pubblico di radical chic che te lo raccomando, ci dovremo adeguare... Minimo minimo dovrò tirare fuori la mia collezione di gioielli etnici africani... 

- A questo punto io opterei più per uno stile "Alla corte del Re Sole", con altissime parrucche bianche...

Appuntamento alle 18.30 davanti al cinema, il progetto è di mangiare qualcosa fuori prima del film. Io propongo Aromaticus a Via Natale del Grande, sono solo 5 minuti a piedi.
Arriviamo e chiedo: "Scusate, ce la facciamo a mangiare in fretta che abbiamo un cinema che ci aspetta?".

- Ehhh no... la cucina è chiusa! Cioè... Se volete possiamo portarvi delle tapas...

Ora a me, quando mi dicono tapas, mi viene in mente sempre la magia di Barcellona e quelle splendide vetrine piene di ogni bendidio, qui però le tapas sono una vellutata di cavolfiore, falafel con hummus e polentine fritte con della maionese. Vabbè portaci tutto dico io!

Nel frattempo ci sediamo e Alessandro tira fuori dallo zaino del computer un pacchetto meraviglioso con un regalo di compleanno, veramente très chic. Aspettiamo, aspettiamo e dopo circa un quarto d'ora arrivano le tapas, solo che invece di averne portate per due, le hanno portate per uno.

Scusi ma siamo in due.... E niente non ci eravamo capiti.

Insomma tutto era iper buono, meraviglioso, eccezionale ma con porzioni contenutissime.

Io e Alessandro ci trasformiamo immediatamente in Remo e Augusta delle vacanze intelligenti quando i figli li mettono a dieta.
E che ce facciamo co' sta roba? Io ciò 'na fame...
Ah io dopo un supplì me lo vado a fare....
E dove?
Ho visto che c'è tipo una pizzeria qui all'angolo...

Ora mi sembra ininfluente sottolineare che poi non ci siamo vestiti come per andare dal Re Sole, anche se può essere impagabilmente surreale ommaginare noi due con le parrucche ma a sognar supplì...
Alla fine Alessandro è venuto direttamente dal lavoro e io vestita con degli splendidi pantaloni neri, una maglia maculata e sì, i gioielli africani. Stonavano le scarpe sicuramente... nessuna pianella in cuoio dai colori sgargianti ma garbati al tempo stesso  ma delle New Balance tra il rosa e il bordeaux.

Uscendo dal delizioso ristorantino, propongo di allungarci da Le levain, che è sempre un piacere.

Una baguette vegetariana, un panino al prosciutto per lui e una crostatina con crema frangipane e pere caramellate che resterà nelle mie memorie gustative, per questa vita e almeno per le prossime due.

Non resisto e compro anche del pane di grano duro e un altro di segale con semi di girasole e zucca.

Mentre ci avviamo velocemente verso il cinema mi rendo conto che non posso commettere il sacrilegio di presentarmi al Nuovo Sacher con una busta in materiale adatto alla raccolta differenziata dell'umido.
Costringo allora Alessandro a infilare nel suo zaino le due pagnotte e pure il regalo che mi ha portato.
Diventa un complicato gioco di incastri che il Tetris gliè fa un baffo. Tira fuori una busta (adatta alla raccolta indifferenziata) e mi fa: Eh qui ci sono dei fili...
"Ma scusa eh?! Che ci fai co' sti fili?"
"Sono i fili del computer..."
"Ah!"

Riusciamo a comprimere tutto ed entriamo, lo scandalo è scongiurato.
In fila ci sono i radical chic, quelli veri.

Una signora poco più grande di me, con un giacca di velluto a coste verde acido, la cosa di cavallo e dei monili in plastica, dice "Pare che i biglietti siano finiti...".
Gli altri radical chic le rispondono rabbiosi "E certo che sono finiti! E pure da parecchio tempo!"
"Ma io ho la tessera! Pensavo di entrare con la tessera!"
"No signora, non può entrare con la tessera..."
Un'altra signora "Ma allora non posso entrare nemmeno io..."
NOO! Ve ne dovete anna'!
I radical chic si rivelano spietati.

Ci dirigiamo in galleria e c'è Nanni Moretti seduto su un divano, ha la mascherina, quasi clandestino a casa sua. Prendiamo posto. Alla mia destra Alesandro, alla mia sinistra un posto vuoto e poi due uomini.

Improvvisamente arriva una ragazza, tutta trafelata e molto scollata, si siede nel posto vuoto e dopo neanche un secondo si alza e dice che deve scendere di sotto ma che poi torna.

L'uomo più distante da me dice all'amico "Ma c'hai fatto? Com'è che se n'è andata così?"

"No niente, ha detto che doveva andare a fare delle foto di sotto... Ma poi torna!"

"Ah ecco! No perché se n'è andata così di colpo che mi sono detto... Ma non è che questo gli ha messo una mano sulla coscia?"

Momento di silenzio.

"Guarda... Io ti devo confessare una cosa...."

Pausa, silenzio.

"Io nella mia vita non ci ho mai provato con una donna... Sai... le donne le devi incoraggiare ma devi lasciare fare tutto a loro, è la cosa migliore...".

L'arrivo sul palco di Nanni Moretti (pantaloni di velluto a coste verdi, maglioncino giro collo blu in Shetland con camicia bianca sotto) e dell'Ambasciatore di Francia (completo grigio), interrompe questa confessione che poteva essere foriera di chissà quali altre storie.
Arriva, puntualissimo anche Ozon con le due attrici protagoniste.
Sono felici di essere in Italia
Nanni parlando dell'ultimo film di Valeria Bruni Tedeschi (dove recita anche Nadia Tereszekiewicz) dice che è stato distribuito in Italia con un titolo "insensato", Forever Young".
Cioè, capite? Un vero signore! "Insensato", meraviglioso!

Ma veniamo a Mon crime, il classico gioiellino frizzante, divertente, tutto in punta di fioretto. Grande regia e grandi interpretazioni, ambientazioni stupende (Villa Empain a Bruxelles è da togliere il fiato).
Si sorride, ci si fa qualche risata, ci sono i colpi di scena... il tutto è leggero ma gradevolissimo, come solo certo cinema francese sa essere. Consigliato praticamente chiunque.
Alla fine, dopo averne tanto parlato, Alessandro mi fa "Comunque anche tu sei una radical chic...".

No, mi dispiace, rispondo io, non ho mai fatto mistero di amare le cose belle e la cultura, senza per questo dover fingere impegno per un cambiamento sociale che non avverrà mai!

Abbinamento con Aromaticus (avevo già segnalato la sede di via Urbana ma oggi segnalo quella di Trastevere. Però prima controllate bene orari e sedi e chiamate per sapere se la cucina è aperta e sicuramente non vi deluderà!

 


giovedì 3 febbraio 2022

America Latina

  • Sabato 29 gennaio 2022
  • Cinema Moderno The Space a Piazza Esedra, spettacolo delle 19.30


"Ma di che parla st'America Latina? 

"Aspetta che leggo.... Dice che è un thriller... Un uomo entra nel suo scantinato e incontra l'assurdo..."

Io sono un'amante dell'assurdo e immediatamente il mio pensiero va a Insalata russa un film del 1994 in cui, in un appartamento, condiviso comunisticamente da molte persone, scoprono una finestra che se attraversata conduce direttamente a Parigi. Un film adorabile Insalata russa, forse oggi un po' datato ma se non l'avete visto, da recuperare.

Va da sé che lo scantinato di America Latina purtroppo non porta né a Parigi, né da qualsiasi altra parte.

Da qui è un agguato lo spoilerone, quindi decidete voi se proseguire o no.

Dentista pontino, vive in una villa molto brutta, a Borgo Sabotino, con un paio di cani, una moglie e due figlie.

La moglie dorme sempre, al massimo socchiude gli occhi per sussurrare qualcosa.

Sappiate che America Latina è un film di sussurri, non è dato usare la voce in un tono normale ma solo come se foste Marylin Monroe che canta Happy birthday Mr. President.

Il dentista ha una routine settimanale che include una sbronza con un amico, sussurrante anche lui.
Praticamente il dentista si prende un suo spazio, un suo momento di libertà dalla consuetudine familiare.
E per carità... Che le famiglie, si sa, possono essere luoghi di detenzione estremamente pesanti, ben venga l'ora d'aria, ben venga l'amico strambo, che però non basta, visto che Elio/Massimo necessita di un bel mix di pillole per sostenere la quotidianeità.

E per carità... Chi dice gnente... Il lavoro, il traffico, i mille obblighi...
Ah no, mi sono sbagliata, questo vive perso nel nulla di Borgo Sabotino dove c'è una casa ogni quarto d'ora di macchina a velocità sostenuta....
Nel suo studio dentistico è pure aiutato da ben due assistenti, cosa che manco il dentista privato di Madonna. Insomma lo stress è ridotto al minimo.
Eppure... Eppure scende in cantina e trova un gran casino, un sacco di carta straccia e una ragazza imbavagliata e legata a un palo.

Lì per lì gli prende un mezzo colpo, poi tenta di comunicare con la ragazza che però urla senza dire nulla di intellegibile. Invece di slegarla le porta una bottiglietta d'acqua e inizia così a visitarla ogni giorno, cercando di capire come possa essere arrivata lì.
Io avrei sospettato subito della figlia maggiore, tipo storie di bullismo, ma no, lui, comincia a pensare di essere stato lui e di non ricordarselo. Poi sospetta pure dell'amico strambo, perché si sa, ci sta tutta che uno rapisca una ragazza e la nasconda nella cantina di qualcun altro.
Poi sospetta pure del padre, vecchio, malandato e stronzo.

L'apoteosi avviene quando in preda ad un attacco psicotico rompe un tubo dell'acqua che comincia a inondare la cantina.
Rompe il tubo e dice alla moglie e alle figlie di non entrare in cantina che c'è un problema idraulico.

Il tempo passa e in sala si comincia a sussurrare "Oh... ma ormai non sarà affogata sta ragazza?".
E invece no, i giorni passano ma l'acqua le arriva sempre alla gola.
Ma ci sono anche altre domande, "Ma sta ragazza non fa né la cacca né la pipì?" oppure "Ma se c'è il tubo rotto in cantina, non si accorgono in casa che sono senza acqua?"

Comunque sia, dopo un tentativo di affogamento e una partaccia alla famiglia, il dentista si costituisce e la ragazza, che fino a quel momento c'era pure l'ipotesi che fosse la proiezione di una psiche malata, viene portata in salvo.
Quelle che si rivelano inesistenti sono le figlie e la moglie.
Di lui, in sostanza, si dirà "Era una brava persona, salutava sempre!", insomma quello che dicono di tuti quelli che improvvisamente sterminano la famiglia.

Ora io qualche considerazione la butto lì, così a casaccio... Cioè vivi isolato a Borgo Sabotino e ti inventi una famiglia co' una moglie moscia, due figlie, di cui una ti lamenti che sia un po' zoccola e per completare il quadro rapisci una ragazza, la leghi a un palo in cantina e te ne dimentichi.
Malimorte'.... Ma almeno non ti potevi inventare una vita felice invece di quella gran rottura di cojoni?

E incredibilmente, ormai giustamente al gabbio, il dentista Elio Germano continua a vedere la sua famiglia immaginaria, la moglie e le figlie, che per l'occasione indossano abiti da quadro preraffaellita.

E giuro, il presupposto strampalato, sarebbe il meno, perché sono almeno trent'anni che ci sommergono di film tutti uguali sulla follia dell'essere umano.
Il problema di America Latina è che lo potevano girare pure nel garage di casa mia, non c'era bisogno di scomodare il ridente Borgo Sabotino, visto che le riprese sono fatte a due centimetri dalla faccia degli attori, veri e immaginari.
Infatti, non a caso, the Oscar goes to:

  • I peli del naso di Elio Germano
  • I pori della fronte di Elio Germano
  • Le sopracciglia di Elio Germano
  • Il derma in generale di Elio Germano

Oh... Io ve lo dico poi fate un po' voi, ma dopo un ora e mezza di campagna avvolta nel nulla, pori, peli, pelle sudaticcia e cantine allagate, l'unica cosa di cui si è riconoscenti è che questo film duri solo 90 minuti. Però dai, 90 minuti di pori e peli del naso sono decisamente troppi.

C'è anche un'altra questione, i fratelli D'Innocenzo o il loro Ufficio Stampa, hanno fatto uscire il film con una campagna à la Matrix, in cui si lascia intendere che la realtà potrebbe non essere quella che sembra ecc. ecc.

Ecco i fratelli Wachosky iniziarono così e ora sono sorelle. Io ci abdrei piano con certe dichiarazioni, io farei un po' di attenzione...

Concludo immaginando degli strascichi legali, tipo che il Sindaco di Borgo Sabotino faccia causa per la pessima pubblicità turistica o che i fratelli D'Innocenzo potrebbero denunciarsi l'un l'altro, per rendersi giustizia in una vicendevole necessità di redenzione.

La visione è stata comunque allietata dagli improperi di Gian Luca che ha mortacciato con grande generosità ogni aspetto dell'opera, iniziando dal manifesto "Ma poi perché sta testa bucata?".

Ancora una volta un cinema italiano a cui difetta la mancanza di una storia solida e che diventa presupposto per atti masturbatori con la macchina da presa.

Ay que dolor!

Abbinamento ormai quasi inevitabilmente con una serie TV spagnola, tanto per non sembrare ripetitiva con le solite produzioni USA e/o UK. Dunque la serie, poco conosciuta, è El ministerio del tiempo, divertente, intelligente, avvincente, ironica e con dei  personaggi splendidi. Se la trovate dategli uno sguardo....

PS "Ridente" lo dicevo pe' ride, eh!